Figli naturali, indaga il Tribunale per i minorenni

Per accertare la veridicità del riconoscimento vengono ipotizzati ampi poteri con il ricorso a indagini e consulenze tecniche

Accertamenti ad ampio raggio per smascherare i falsi riconoscimenti di paternità. Nel nome di un volontà legislativa diretta ad impedire che le norme sull'adozione vengano scavalcate da riconoscimenti non veritieri di rapporti di filiazione legittima, la Cassazione ha dato carta bianca ai Tribunali per i minorenni nella scelta dei mezzi di indagine per portare alla luce la verità sui figli naturali non riconosciuti. Con la sentenza 3563/06 - depositata il 17 febbraio e qui integralmente leggibile tra gli allegati - la Suprema corte, infatti, ha affrontato per la prima volta la problematica degli effetti dell'avvenuto riconoscimento da parte di persona coniugata di un figlio naturale non riconosciuto dall'altro genitore. In particolare, gli ermellini hanno chiarito la portata dell'articolo 74 della legge sull'adozione la n. 184/83 che attribuisce poteri penetranti ai Tribunali per i minori nell'accertamento della veridicità del riconoscimento la norma - si legge nel verdetto in esame - nell'affidare, con una formulazione ampia, al Tribunale per i minorenni l'esecuzione di opportune indagini per accertare la veridicità del riconoscimento non determina né limita i mezzi utilizzabili a tal fine, potendo l'indagine richiedere strumenti più o meno penetranti a seconda delle particolarità del caso concreto . Sulla base di questa affermazione, quindi, l'organo giudiziario è legittimato a disporre anche un accertamento tecnico in ordine al rapporto di paternità. Non solo, la Cassazione stabilisce pure il valore probatorio da assegnare a questo tipo di accertamento le relative risultanze così come il rifiuto dell'interessato a sottoporvisi - dicono i Supremi giudici - hanno valenza probatoria piena solo per il rilascio dell'autorizzazione all'impugnativa del riconoscimento per difetto di veridicità e per la nomina di un curatore speciale. Sempre nell'ottica di controlli a tutto capmo in favore dei Tribunali per i minorenni, la Cassazione fa un'altra importante affermazione di principio che va al di là del particolare giudizio di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità la consulenza tecnica può assurgere a prova regina . Più precisamente - in materia di accertamenti relativi alla paternità e alla maternità - i magistrati della I sezione civile di piazza Cavour hanno affermato che la consulenza tecnica ha funzione di mezzo obbiettivo di prova, costituendo lo strumento più idoneo, avente margini di sicurezza elevatissimi, per l'accertamento del rapporto di filiazione . In pratica, essa non è un semplice mezzo per valutare elementi di prova offerti dalle parti, ma costituisce strumento per l'acquisizione della conoscenza del rapporto di filiazione.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 1 - 17 febbraio 2006, n. 3563 Presidente Luccioli - Relatore Felicetti Svolgimento del processo 1 Perugia Umberto in data 27 settembre 2000, con il consenso della moglie, chiese al Tribunale per i minorenni di Roma l'autorizzazione a inserire nella propria famiglia una bambina, Azzurra, nata il 20 settembre 2000, a Roma, da donna che non intese essere nominata come madre della stessa, e che il Perugia riconobbe come propria figlia naturale. Il Tribunale apri due distinti procedimenti, uno ex articolo 74 della legge 184/83 e l'altro ex articolo 252 Cc, disponendo un accertamento tecnico genetico ematologico sulla minore e sul Perugia, che accettò di sottoporvisi e vi si sottopose. L'accertamento diede esito negativo circa la paternità del Perugia nei confronti della minore, cosicché il Tribunale, con decreto 1 giugno 2001, si pronuncIò negativamente circa la domanda d'inserimento della minore nella famiglia del Perugia, dispose la nomina di un curatore speciale alla minore per il promovimento dell'azione di accertamento della non veridicità del riconoscimento di paternità, ed aprì un procedimento civile volto all'accertamento dello stato di adottabilità della minore. Detto decreto venne impugnato dal Perugia dinanzi alla Corte di appello di Roma, che modificò Il decreto emesso dal Tribunale solo limitatamente alla frequentazione della minore da parte dei coniugi Perugia. Il curatore speciale, con citazione 19 Settembre 2001, propose azione, dinanzi al Tribunale ordinario, ex articolo 263 Cc, per l'accertamento della non veridicità del riconoscimento. Il Perugia sì costituì chiedendo la reiezione della domanda. Nel corso del giudizio venne disposta una CTU alla quale il Perugia non si sottopose. Il Tribunale, con sentenza 29 maggio 2003, accolse la domanda di accertamento della non veridicità del riconoscimento e ordinò la conseguenti annotazioni nei registri dello stato civile. Il Perugia impugnò la sentenza, con atto notificato al curatore della minore il 2 ottobre 2003, deducendo la nullità dell'accertamento tecnico disposto in primo grado e la declaratoria di nullità della sentenza impugnata, e formulando una prova per testi. Il curatore chiese la conforma della sentenza impugnata. La Corte di appello, con sentenza depositata il 16 febbraio 2005, rigettò il gravame, giudicando non fondate le eccezioni di nullità dell'accertamento tecnico ammesso in primo grado, negando la rilevanza della prova per testimoni richiesta e affermando la legittimità e utilizzabilità nel procedimento dell'accertamento tecnico espletato nell'ambito del procedimento ex articolo 74 dalla Iegge 184/83. Avverso la sentenza il Perugia ha proposto ricorso a questa Corte, con atto notificato al curatore speciale della minore il 18 maggio 2005. il curatore si è costituito proponendo ricorso incidentale con il quale chiede a sua volta la cassazione della sentenza impugnata. Motivi della decisione 1 I ricorsi, riguardando la stessa sentenza, debbono essere riuniti per essere decisi unitariamente. 2 Premesso che la Corte di appello aveva confermato la sentenza di primo grado, di accoglimento dell'impugnazione del riconoscimento di paternità per difetto di veridicità, ecco il primo motivo del ricorso principale si denunciano, la violazione dell'articolo 74 della legge 74/1983, nonché degli articoli 61 e 115 Cpc. Si deduce che erroneamente la Corte di appello - accogliendo la domanda per essersi l'odierno ricorrente principale sottratto ingiustamente alla consulenza tecnica disposta dal Tribunale ordinario, e per essere utilizzabili, nel giudizio de quo, la risultanza della consulenza tecnica espletata dinanzi al Tribunale per i minorenni - avrebbe ritenuto che il tribunale per i minorenni potesse disporre, nell'esercizio della facoltà di effettuare le indagini previste dall'articolo 74, una consulenza tecnica relativa all'accertamento della veridicità del riconoscimento della paternità della minore, potendo il Tribunale per i minorenni, in caso di sospetto falso riconoscimento, unicamente nominare un curatore speciale per la proposizione della relativa azione di accertamento. Si deduce la conseguante nullità dell'accertamento tecnico, espletato in un procedimento di volontaria giurisdizione senza garanzia di difesa tecnica per la parte. Quanto al diniego del ricorrente a sottoporsi a nuovi accertamenti tecnici nel giudizio di primo grado instaurato per l'accertamento della non veridicità del riconoscimento, si deduce che la CTU era stata ammessa senza la precisazione del suo oggetto, senza che ne sussistessero i presupposti, non essendo essa fonte di prova, ma strumento di valutazione della prova. con inizio delle operazioni entro un termine così breve da non consentire la nomina di un consulente di parte. Il motivo è infondato. Al riguardo va considerato che l'articolo 74, comma 1, della legge 184/83 prevede che gli ufficiali dello stato civile trasmettano al competente tribunale per i minorenni comunicazione dell'avvenuto riconoscimento da parte di persona coniugata dì un figlio naturale non riconosciuto dall'altro genitore, e prevede altresì che il Tribunale disponga l'esecuzione di opportune indagini per accertare la veridicità del riconoscimento . Ciò - secondo quanto emerge dal comma successivo - al fine dì verificare se sussistano fondati motivi per ritenere che ricorrano gli estremi dell'impugnazione del riconoscimento nel qual caso il Tribunale assume, anche di ufficio, i provvedimenti di cui all'articolo 264, comma 2, Cc , nominando, con provvedimento incamera di consiglio, un curatore speciale al minore e autorizzando l'impugnazione del riconoscimento Cassazione 4839/91 5818/89 . La norma dell'articolo 74, in correlazione con quella dettata dall'articolo 264, comma 2, Cc, prevede pertanto un procedimento camerale, attivabile di ufficio dal Tribunale per i minorenni, al fine di svolgere le indagini necessarie per valutare se debba nominare un curatore speciale al minore affinché impugni il riconoscimento. L'inserimento di tale disposizione nella legge di disciplina dell'adozione dei minori, con l'attribuzione di poteri officiosi al Tribunale per i minorenni - così immutandosi l'originaria previsione dell'articolo 264, comma 2, Cc - è espressione di un indirizzo legislativo mirante ad impedire, con il maggiore impegno possibile, l'elusione della normativa sull'adozione dei minori attraverso riconoscimenti non veritieri di rapporti dì filiazione legittima. Ciò al fine di evitare l'inserimento di un minore in una famiglia senza la verifica della sussistenza dei presupposti e delle condizioni dì legge. In tale ottica legislativa la norma del primo comma dell'articolo 74 ha una formulazione ampia, che non determina né limita i mezzi utilizzabili al fine su detto, potendo l'indagine richiedere strumenti più o meno penetranti a seconda delle particolarità del caso concreto, la cui adozione è rimessa alla valutazioni del Tribunale per ì minorenni fermo restando che la veridicità del riconoscimento andrà definitivamente accertata nella successiva fase del giudizio di cognizione dinanzi al giudice ordinario. Essendo rimessa al Tribunale per ì minorenni senza limitazioni, la scelta dei mezzi d'indagine e delle modalità di esperimento, qual Tribunale potrà anche disporre un accertamento tecnico in ordine al rapporto di paternità. Nel qual caso deve ritenermi che il rifiuto dell'interessato a sottoporvisi, così come le sue risultanze, potranno avere valenza probatoria piena solo ai limitati fIni del procedimento ex artioolo 74 della legge 184 e 264, comma 2, Cc, in relazione al quale l'accertamento sia stato disposto, potendo la veridicità del riconoscimento essere accertata solo nel successivo giudizio dinanzi al giudice ordinario, in contraddittorio anche con il curatore del minore. Tuttavia gli accertamenti tecnici compiuti in tale fase prodromica dal Tribunale per i minorenni, ove l'interessato si sottragga alla consulenza tecnica disposta dal Tribunale ordinario nel giudizio promosso dinanzi ad esso, pur non potendo assurgere di per ad elementi di prova sulla veridicità o non veridicità del riconoscimento, potranno avere, secondo il prudente apprezzamento del gIudico, valore indiziario, se in questo prodotti o acquisiti - come ogni altro elemento istruttorio raccolto in quella fase - tenuto anche conto che. su di essi, in tale giudizio, le parti potranno formulare i loro rilievi e deduzioni, con l'esercizio di ogni mezzo di difesa. Fermo restando che l'accertamento sulla veridicità del riconoscimento andrà compiuto nel giudizio di merito essenzialmente proprio attraverso l'ammissione di una Ct da svolgersi nella pienezza del contraddittorio fra le parti, sottraendosi alla quale, dopo l'esito a lui sfavorevole dell'accertamento svoltosi nella fase prodromica, il presunto padre offrirà un significativo argomento di valutazione ai fini della decisione della causa. Nel caso di specie la Corte di appello ha confermato la sentenza di primo grado - che aveva ritenuto provato il difetto di veridicità del riconoscimento di paternità naturale - per essersi l'odierno ricorrente principale, Perugia Umberto, sottratto ingiustificatamente alla consulenza tecnica disposta dal tribunale ordinario, e per essere concorrentemente utilizzabili, nel giudizio de quo, le risultanze dell'accertamento tecnico espletato con il pieno e consapevole consenso del Perugia dinanzi al tribunale per i minorenni, le quali avevano escluso il rapporto di paternità. Sulla base dei principi sopra indicati e delle suddette assorbenti considerazioni, deriva che legittimamente la Corte di appello ha utilizzato, valutandolo in concorso con Il successivo rifiuto del presunto padre a sottoporsi a consulenza tecnica nel corso del giudizio di merito, la risultanza dell'accertamento tecnico espletato dinanzi al Tribunale per i minorenni. Quanto alle censure relative all'ammissione da parte del Tribunale ordinario, nel primo grado del giudizio d'impugnazione del riconoscimento, della consulenza tecnica alla quale l'odierno ricorrente principale si è sottratto, va considerato che, In materia di accertamenti relatìvì alla paternità ed alla maternità, la consulenza tecnica ha funzione di mezzo obbiettivo di prova, costituendo lo strumento più idoneo, avente margini di sicurezza elevatissimi, per l'accertamento del rapporto dì fìliazione. Essa, pertanto, in tal caso, non è un mezzo per valutare elementi di prova offerti dalle parti, ma costituisca strumento per l'acquisizione della conoscenza del rapporto di filìazione. Ne risulta, pertanto, la legIttimità della sua ammissione nel giudizio de quo quale fonte di prova. Quanto alle modalità della sua ammissione, la mancata specifica indicazione del suo oggetto nell'ordinanza ammissiva, all'udienza del 30 maggio 2002, non implica alcuna nullità, essendone evidente il contenuto in relazione all'oggetto del giudizio ad alla richiesta del curatore del minore ed essendo stato il quesito precisato alla successiva udienza dell'11 luglio 2002. Mentre quanto alla fissazione della data d'inizio della operazioni per il giorno 22 luglio 2002 ed al termine per la nomina di un perito di parte entro il giorno precedente, non è ravvisabIle alcuna lesione del diritto di difesa del ricorrente, bon potendo egli nominare entro tale termine un consulente di parte, essendo, oltre tutto, sin dal 30 maggio precedente consapevole dell'ammissione della consulenza tecnica. Ne deriva la infondatezza del primo motivo del ricorso principale. 3 Con il secondo motivo del ricorso principale si denunciano la violazione degli articoli115 e 244 Cpc, nonché vizi motìvazionalì In relazione alla ritenuta ininfluenza di una prova per testi non ammessa né in primo né in secondo grado, relativa alla dichiarazione, da parte della madre della minore, che quest'ultima era nata da una relazione con il ricorrente. Anche tale motivo è Infondato, avendo la Corte di appello esaustivamente motivato In ordine alla ininfluenza della prova non ammessa, idonea unicamente a dimostrare che il ricorrente aveva intrattenuto una relazione sessuale con la madre della minore, ma non il rapporto di paternità. Ma discende Il rigetto del ricorso principale. 4 Quanto al ricorso incidentale del curatore della minore, avendo egli promosso l'azione ed avendo nel precedente grado del giudizio concluso chiedendo la conferma della sentenza di primo grado, così da essere stato - secondo quanto egli stesso riconosca nel ricorso incidentale - vittorioso in entrambi I gradi del giudizio, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per carenza d'interesse all'impugnazione. Si ravvisano giusti motivi per compensare le spese del giudizio. PQM La corte di cassazione, riuniti i ricorsi, rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale. Compensa le spese.