Ordinanza di vendita pronunciata il giorno di entrata in vigore della nuova legge: quale norma si applica?

La Cassazione scioglie il nodo della norma applicabile nel caso in cui il giudice dell’esecuzione abbia pronunciato una ordinanza di vendita l’8 settembre 1998, giorno di entrata in vigore della nuova norma.

Il caso. L’istanza di estinzione della procedura immobiliare veniva rigettata in entrambi i giudizi di merito, pertanto l’impresa edile interessata all’estinzione stessa presenta ricorso per cassazione. L’impresa ricorrente sostiene che la Corte di appello aveva erroneamente ritenuto che nella fattispecie la novellazione dell’art. 567 c.p.c. istanza di vendita , operata dalla l. n. 302/1998, non aveva potuto spiegare i suoi effetti sulla procedura esecutiva, in quanto l’ordinanza di vendita era stata pronunciata lo stesso giorno dell’entrata in vigore della legge. Ordinanza di vendita pronunciata lo stesso giorno di entrata in vigore della nuova legge. Insomma la Cassazione, con la sentenza n. 8105/2013 depositata il 3 aprile scorso, ha dovuto pronunciarsi sulla legge applicabile al caso concreto, visto che l’ordinanza di vendita era stata pronunciata il giorno di entrata in vigore della legge. Quale norma si applica? La S.C., nel rigettare in toto il ricorso, precisa che il giudice dell’esecuzione, pur avendo pronunciato l’ordinanza l’8 settembre 1998, cioè nella vigenza del nuovo testo dell’art. 567 come novellato dalla l. n. 302/1998, ha correttamente applicato la norma previgente. Per le ordinanze di vendita emesse fra l’8 e il 22 settembre 1998 si applica la norma previgente. Infatti, chiarisce la Cassazione, il testo dell’art. 567 novellato dalla l. n. 302/1998 divenne applicabile alle procedure esecutive pendenti alla data di entrata in vigore di detta legge, cioè all’8 settembre 1998, soltanto a far tempo dall’entrata in vigore della disciplina transitoria introdotta dall’art. 4 d.l. n. 328/1998, convertito, con modificazioni dalla l. n. 399/1998 e, quindi, ai sensi del suo art. 5 dal 23 settembre 1998, giorno successivo alla pubblicazione del detto d.l. nella Gazzetta Ufficiale . Di conseguenza nelle dette procedure conclude - le ordinanze di vendita emesse fra l’8 settembre 1998 e il 22 settembre 1998 sulla base di istanze di vendita presentate prima dell’8 settembre 1998, furono legittimamente emesse sulla base del testo previgente dell’art. 567, secondo comma, c.p.c. .

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 12 febbraio 3 aprile 2013, n. 8105 Presidente Petti Relatore Frasca Svolgimento del processo p.1. La Edil Costruzioni Gestioni s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione contro la Banca Popolare dell'Irpinia soc. coop. a r.l., la s a. Gei, la s.r.l. Tele ed I M. avverso la sentenza dell'11 dicembre 2006, con la quale la Corte d'Appello di Napoli ha rigettato il suo appello avverso la sentenza con cui in primo grado il Tribunale di Avellino, in funzione di Giudice dell'Esecuzione, aveva rigettato il reclamo da essa proposto avverso l'ordinanza del 30 marzo 2004 con cui il Giudice dell'Esecuzione, investito della procedura immobiliare n. 137 del 1990 a carico di essa reclamante e della s.r.l. Tele, aveva rigettato l'istanza di estinzione della procedura. Detta istanza era stata proposta adducendosi che l'istanza di vendita a suo tempo presentata dalla Banca, creditrice procedente, non era stata corredata dai documenti richiesti dall'art. 567 nel testo novellato dalla l. n. 302 del 1998 e che, pertanto, essendo spirato il termine del 30 giugno 2001, fissato dalla norma transitoria di cui all'art. 13-bis della legge n. 302 del 1998, la procedura esecutiva doveva essere dichiarata estinta, come prescriveva lo stesso novellato art. 567. Il rigetto dell'istanza era stato motivato dal Giudice del'Esecuzione sul riflesso che la documentazione relativa all'istanza di vendita era stata depositata il 15 ottobre 1991 e che, essendo stata l'ordinanza di vendita emessa il giorno 8 settembre 1998, cioè lo stesso giorno della entrata in vigore della novellazione dell'art. 567, non si poteva considerare applicabile la nuova disciplina e la documentazione richiesta per procedere alla vendita doveva considerarsi quella prescritta dal vecchio testo dell'art. 567. 2. Nessuno degli intimati ha svolto attività difensiva, ma la Banca Popolare di Salerno, quale soggetto nascente dalla fusione della banca Popolare dell'Irpinia s.p.a. e della Banca Popolare di Salerno s.p.a. e, quindi nella pretesa qualità di successore a titolo universale di entrambe, come da atto di fusione del 19 giugno 2003, ha depositato procura notarile rilasciata a difensore per la partecipazione alla discussione orale ai sensi dell'art. 370, primo comma, c.p.c Motivi della decisione p.1. Il Collegio rileva preliminarmente che non è stata contestata la modalità di costituzione della Banca Popolare di Salerno. All'udienza, infatti, parte ricorrente non è comparsa. In proposito si osserva che, dovendosi considerare il fenomeno della fusione come fenomeno successorio al tempo in cui si è verificato alla stregua di Cass. sez. un. n. 19698 del 2010, secondo cui In tema di fusione, l'art. 2504-bis cod. civ. introdotto dalla riforma del diritto societario d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 ha natura innovativa e non interpretativa e, pertanto, il principio, da esso desumibile, per cui la fusione tra società si risolve in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo, non vale per le fusioni per unione od incorporazione anteriori all'entrata in vigore della nuova disciplina 1 gennaio 2004 , le quali tuttavia pur dando luogo ad un fenomeno successorio, si diversificano dalla successione mortis causa perché la modificazione dell'organizzazione societaria dipende esclusivamente dalla volontà delle società partecipanti, con la conseguenza che quella che viene meno non è pregiudicata dalla continuazione di un processo del quale era perfettamente a conoscenza, così come nessun pregiudizio subisce la incorporante o risultante dalla fusione , che può intervenire nel processo ed impugnare la decisione sfavorevole. Ad esse, di conseguenza non si applica la disciplina dell'interruzione di cui agli artt. 299 e seguenti del codice di procedura civile e non essendovi stata notificazione dell'atto, avrebbe potuto venire in rilievo il principio di diritto affermato da Cass. n. 7441 del 2011, secondo cui Nel caso di morte della parte durante il giudizio di legittimità, avvenuta dopo la sua costituzione in giudizio mediante deposito del ricorso o del controricorso, il successore ha facoltà di intervenire nel giudizio, con un atto avente natura sostanziale di atto di intervento nel quale può essere rilasciata la procura a difensore iscritto nell'albo speciale che deve essere notificato alla controparte, in vista dell'assicurazione del contraddittorio sulla nuova manifesta legittimazione, non potendo l'intervento detto aver luogo con il mero deposito di un atto nella cancelleria della S.C. e stante l'esigenza di assicurare a tale atto una forma simile a quella del ricorso e del controricorso. Tuttavia, la nullità derivante dall'omissione della notificazione è sanata se le controparti costituite accettino il contraddittorio senza eccezioni . Poiché parte ricorrente aveva l'onere di comparire all'udienza ed in quella sede avrebbe potuto sollevare contestazioni, la nullità della costituzione avversaria risulta sanata. p.2. Con l'unico motivo di ricorso, concluso da idoneo quesito di diritto, si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 567 e dell'art. 13-bis della legge n. 302/1998 in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c. . Vi si sostiene che erroneamente la Corte d'Appello avrebbe ritenuto che nella fattispecie la novellazione dell'art. 567 operata dalla l. n. 302 del 1998 non aveva potuto spiegare effetti sulla procedura esecutiva, in quanto l'ordinanza di vendita era stata pronunciata lo stesso giorno dell'entrata in vigore della legge. In particolare, la critica di cui al motivo si appunta sulla parte della motivazione con cui la Corte territoriale, dopo avere, a quel che sembra, ritenuto che la novellazione dell'art. 567 c.p.c., di per sé considerata, cioè parrebbe con riguardo all'entrata in vigore della l. n. 302 del 1998, in ossequio al principio tempus regit actum poteva regolare soltanto le istanza di vendita proposte dopo la sua entrata in vigore e non quelle proposte anteriormente affermazione, peraltro, fatta con una certa ambiguità, perché in chiusura della pagina cinque e nella prima parte della pagina sei, si fa riferimento alla pronuncia dell'ordinanza di vendita contestualmente all'entrata in vigore della legge e, quindi, all'esaurimento del subprocedimento di vendita in quella data, per escludere che il creditore procedente si fosse potuto trovare nella possibilità di integrare la documentazione , si occupa del rilievo della successiva legislazione transitoria introdotta poco dopo l'entrata in vigore della l. n. 302 del 1998 ed esclude nuovamente che anche con riferimento ad essa l'applicazione del principio tempus regit actum avesse potuto giustificare l'insorgenza a carico della creditrice procedente dell'onere di depositare la documentazione nei termini previsti dal nuovo art. 567. Effettivamente la Corte territoriale, riferendosi genericamente alla legislazione transitoria, ha osservato quanto segue, vero è che, come deduce l'appellante, il legislatore ha, con tali successive previsioni normative, finito per optare verso l'ancoraggio del principio tempus regit actum alla data dell'ordinanza, dal momento che non vi sarebbe stata altrimenti alcuna necessità di concedere l'integrazione documentale di istanze di vendita antecedenti alla riforma ma è d'altra parte vero che tale scelta, in quanto priva di carattere interpretativo della preesistente normativa, non possa applicarsi retroattivamente art. 11 Cost. al subprocedimento conclusosi con l'ordinanza di vendita, evidentemente emessa sulla base di valide opzioni interpretative, esaurite prima delle nuove previsioni in argomento . p.2.1. Il motivo non è fondato. La motivazione della sentenza impugnata, pur con una motivazione errata, che, però, si presta soltanto ad essere integrata con le considerazioni correttive che seguono, ha fatto esatta applicazione del diritto pertinente alla fattispecie, là dove si è rifiutata di ritenere che la fattispecie oggetto di lite potesse risultare regolata dal nuovo art. 567 c.p.c. e ciò sia all'atto dell'entrata in vigore del suo nuovo testo, per effetto della vigenza della l. n. 302 del 1998, sia in conseguenza della successiva legislazione transitoria, che il legislatore ritenne di dettare a far tempo da pochi giorni dopo l'entrata in vigore della legge n. 302. p.2.1.1. Queste le ragioni. In tanto va rilevato che la detta legislazione transitoria, evocata nell'illustrazione del motivo con il solo riferimento all'art. 13-bis della l. n. 302 del 1998, nel testo sostituito dal d.lg. 12 ottobre 2000 e convertito, con modificazioni, nella l. 14 dicembre 2000 n. 372 , risulta correttamente individuata nell'esposizione del fatto da parte ricorrente e comunque avrebbe dovuto esserlo da parte di questa Corte nella seguente sequenza di provvedimenti a l'art. 4 del d.l. 21 settembre 1998, n. 328 ebbe a disporre che Per i procedimenti esecutivi nei quali sia già stata presentata istanza di vendita alla data di entrata in vigore della legge 3 agosto 1998, n. 302, il termine per l'allegazione della documentazione prevista dal secondo comma dell'articolo 567 del codice di procedura civile è di giorni centottanta e decorre dalla data di entrata in vigore della predetta legge b in sede di conversione in legge del d.l. da parte della l. 19 novembre 1998, n. 399 l'art. 4 del d.l. venne modificato e previde - sotto la rubrica disciplina delle procedure esecutive pendenti alla data di entrata in vigore della legge 3 agosto 1998, n. 302 - l'introduzione di apposita norma transitoria nella legge n. 302 del 1998 e ciò con il seguente testo, risultante composto da due commi 1. Dopo l'articolo 13 della legge 3 agosto 1998, n. 302, è aggiunto il seguente art. 13-bis Norma transitoria . - 1. Per i procedimenti esecutivi nei quali sia già stata presentata istanza di vendita alla data di entrata in vigore della presente legge, il termine per l'allegazione della documentazione prevista dal secondo comma dell'articolo 567 del codice di procedura civile, come sostituito dall'articolo 1 della presente legge, è di quattro mesi per le procedure esecutive immobiliari nelle quali il ricorso di cui al primo comma dell'articolo 567 del codice di procedura civile è stato depositato entro il 31 dicembre 1995, di sei mesi se il ricorso è Stato depositato entro il 31 dicembre 1996, di nove mesi se il ricorso è Stato depositato entro il 31 dicembre 1997 e di dodici mesi se il ricorso è Stato depositato entro la data di entrata in vigore della presente legge. 2. Il termine per l'allegazione della documentazione di cui all'articolo 13-bis della legge 3 agosto 1998, n. 302, introdotto dal comma 1 del presente articolo, decorre dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto c successivamente l'art. 13-bis venne sostituito una prima volta dall'art. 1 del d.l. 17 marzo 1999 n. 64, convertito, con modificazioni, con l. 14 maggio 1999, n. 134, una seconda volta dall'art. 1 del d.l. 17 dicembre 1999 n. 480, convertito, con modificazioni, con l. 16 febbraio 2000, n. 25 ed in fine una terza ed ultima volta con l'art. 1 del d.l. 18 ottobre 2000, n. 291, convertito, con modificazioni, in legge 14 dicembre 2000, n. 372. p.2.1.2. Ebbene, in ragione di detta sequenza legislativa si debbono svolgere le seguenti considerazioni a1 una volta entrata in vigore la l. n. 302 del 1998 e sostituito il secondo comma dell'art. 567 c.p.c., il tenore della nuova previsione, secondo l'art. 11 delle disposizioni preliminari al cod. civ. cui fa riferimento la sentenza impugnata, ancorché riferisca la norma alla Costituzione comportava che la nuova norma, efficace dall'8 settembre 1998, nel suo contenuto precettivo potesse regolare soltanto le situazioni da essa supposte, verificatesi dopo tale data, o meglio a far tempo da tale data. Poiché all'atto dell'entrata in vigore della l. n. 302 del 1998 non era stata dettata alcuna norma transitoria diretta a regolare l'efficacia della norma con riferimento alle procedure esecutive pendenti, il testo della nuova norma del secondo comma dell'art. 567 c.p.c. si presentava idoneo ad essere applicato anche ad esse. E, tuttavia, in relazione al suo contenuto, che si riferiva al creditore che richiede la vendita , l'applicazione dell'art. 11, primo comma, c.p.c. e, quindi, del principio tempus regit actum comportava che la sua efficacia normativa, essendo la situazione regolata da esso quella appena detta, non poteva che comprendere esclusivamente le istanze di vendita presentate a far tempo dall'8 settembre 1998 e non anche quelle presentate prima di tale data, anche se non evase, cioè anche se su di esse non si fosse provveduto, determinandosi per esse l'ultrattività della disciplina previgente, pur quando il giudice dell'esecuzione avesse provveduto vigente il nuovo testo dell'art. 567 c.p.c. b1 solo a far tempo dall'entrata in vigore del d.l. n. 328 del 1998 e, quindi, dalla vigenza del suo art. 4 che dettò una norma di diritto transitorio, come tale operante, però, sempre per l'avvenire, cioè a far tempo dalla sua entrata in vigore, in assenza di una autoqualificazione in via interpretativa e di indici che tale la potessero qualificare, si verificò che il nuovo art. 567, secondo comma, diventasse applicabile alle istanza di vendita presentate nelle procedure esecutive pendenti all'8 settembre 1998 con riferimento al caso di istanze di vendita presentate anteriormente, sì da determinarsi a carico dei giudici dell'esecuzione, dalla data di vigenza del d.l., l'obbligo di applicare la norma e, quindi, di non pronunciare sulla istanza di vendita prima del decorso del termine previsto dalla nuova norma transitoria in centottanta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore della l. n. 302 del 1998 invero, il riferimento ai procedimenti esecutivi nei quali sia già stata presentata istanza di vendita alla data di entrata in vigore della legge 3 agosto 1998, n. 302 e la previsione che il termine per l'allegazione della documentazione prevista dal secondo comma dell'articolo 567 del codice di procedura civile è di giorni centottanta e decorre dalla data di entrata in vigore della predetta legge , evidenziavano una volontà del legislatore di sancire l'applicabilità del nuovo testo dell'art. 567, con riguardo alle procedure esecutive pendenti, a tutte le istanza di vendita che fossero già state presentate anteriormente all'8 settembre 1998, ma, evidentemente, a condizione che su di esse non si fosse ancora provveduto, giacché il contenuto della disposizione riguardava il termine per l'allegazione in relazione alle istanza di vendita e, dunque, si presentava atto a regolare un comportamento ancora possibile e non un comportamento che, in ragione della pronuncia dell'ordinanza di vendita, non si poteva più tenere ci anche la legge di conversione, con l'introduzione dell'art. 13-bis nella l. n. 302 del 1998, poté regolare soltanto le istanze di vendita non ancora evase alla data di entrata in vigore del d.l. di ne deriva che nelle procedura esecutive pendenti all'8 settembre 1998 la pronuncia fino alla data di entrata in vigore del d.l. n. 328 del 1998, pur nella vigenza della l. n. 302 del 1998, di ordinanze di vendita sulla base della documentazione prescritta dal testo previgente dell'art. 567, secondo comma, c.p.c, in relazione ad istanze di vendita presentate prima dell'8 settembre 1998, si presentò come attività del giudice dell'esecuzione legittimamente compiuta con l'applicazione di quel testo del'art. 567, perché la novellazione di cui alla l. n. 302 del 1998 si prestava a regolare soltanto le istanze di vendita presentate a far tempo dall'8 settembre 1998 e non quelle presentate prima di tale data, nel mentre la normativa transitoria. p.2.1.3. Da tanto discende che nel procedimento esecutivo a carico della ricorrente il Giudice dell'Esecuzione, pur avendo pronunciato l'ordinanza di vendita l'8 settembre 1998, cioè nella vigenza del nuovo testo dell'art. 567 come novellato dalla l. n. 302 del 1998, ebbe ad applicare correttamente il testo del secondo comma della norma previgente, perché quello nuovo non trovava applicazione alla procedura esecutiva, essendo divenuto applicabile in relazione a istanza di vendita pendenti all'8 settembre 1998 soltanto a far tempo dall'entrata in vigore del d.l. n. 328 del 1998 ed a condizione che su di esse non si fosse ancora provveduto. p.3. Conclusivamente il ricorso dev'essere rigettato in applicazione del seguente principio di diritto Il testo dell'art. 567 novellato dalla l. n. 302 del 1998 divenne applicabile alle procedure esecutive pendenti alla data di entrata in vigore di detta legge, cioè all'8 settembre 1998, soltanto a far tempo dall'entrata in vigore della disciplina transitoria introdotta dall'art. 4 del d.l. n. 328 del 1998, convertito, con modificazioni dalla l. n. 399 del 1998 e, quindi, ai sensi del suo art. 5 dal 23 settembre 1998, giorno successivo alla pubblicazione del detto d.l. nella Gazzetta Ufficiale. Tale applicabilità rimase confermata anche in sede di conversione del d.l. per effetto della modifica del detto art. 4 e dell'introduzione dell'art. 13-bis nella l. n. 302 del 1998, nonché per effetto delle successive sostituzioni del testo di quest'ultimo da parte di altri dd.ii. fino al d.l. n. 291 de 2000, convertito con modificazioni, nella l. n. 372 del 2000. Ne deriva che nelle dette procedura le ordinanza di vendita emesse fra l'8 settembre 1998 e il 22 settembre 1998 sulla base di istanza di vendita presentate prima dell'8 settembre 1998, furono legittimamente emesse sulla base del testo previgente dell'art. 567, secondo comma, c.p.c. . Le spese del giudizio di cassazione possono compensarsi data la delicatezza e novità della questione di diritto esaminata. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di cassazione.