Espropri: l'avvio del procedimento deve essere comunicato sempre prima della dichiarazione di pubblica utilità

di Massimo e Francesco Minniti

di Massimo e Francesco Minniti L'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento deve essere adempiuto prima della dichiarazione di pubblica utilità per consentire una effettiva tutela delle proprie ragioni ai privati incisi dal procedimento espropriativo. L'articolo 21 octies, comma 2 , legge n. 241/90 come modificata con legge n. 15/2005 impedisce l'annullamento del provvedimento illegittimo per omessa comunicazione di avvio del procedimento qualora la PA dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato tale disposizione è applicabile ai giudizi in corso, anche se sopravvenuta, ed ha le caratteristiche di una vera e propria eccezione con conseguente onere probatorio in capo alla PA che la introduce nel giudizio. In queste affermazioni possono condensarsi le conclusioni cui è giunto il Tar siciliano Catania, sez. I con la sentenza 14/2006. Sentenza che verteva sull'applicabilità e sugli effetti dell'articolo 21 octies della legge n. 241/90. Come ormai noto, la disposizione testè menzionata è stata introdotta dall'articolo 14 della legge n. 15/2005 ed è stata oggetto di diverse critiche sotto il profilo della sua incerta compatibilità con i principi costituzionali. Essa, infatti, e secondo tali critiche, consentendo alla PA di salvare i propri provvedimenti illegittimi anche se per vizi meramente formali , cozzerebbe con il diritto di agire in giudizio, con il principio di effettività della tutela e con il diritto di difesa del cittadino. Di contrario avviso coloro che, invece, hanno rinvenuto nella disposizione in questione una norma addirittura di garanzia per il cittadino al quale, proprio in ragione di una logica di tutela giurisdizionale sostanziale ed effettiva, verrebbe risparmiata un'amara vittoria di Pirro cui farebbe seguito un rinnovato esercizio del potere amministrativo cd. riedizione del potere ed una nuova sentenza formalmente e sostanzialmente sfavorevole al privato. LA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO La vicenda fattuale esaminata dal collegio siciliano concerneva una procedura espropriativa in cui era stata omessa la comunicazione di avvio del procedimento o meglio, era stata eseguita ma dopo l'emanazione di una seconda dichiarazione di pubblica utilità a seguito di scadenza dei termini di efficacia della prima . In merito, i giudici amministrativi, hanno affermato chiaramente che la comunicazione di avvio del procedimento deve essere necessariamente anteriore alla dichiarazione di pubblica utilità v. articolo 11 Dpr n. 327/01, Tu Espropri , pena l'impossibilità per i privati incisi dal procedimento di esproprio di poter effettivamente tutelare le proprie ragioni. Se la comunicazione di avvio del procedimento ha finalità partecipative, affinché i soggetti legittimati possano parteciparvi dialetticamente, è necessario che essi siano resi edotti della pendenza del procedimento stesso. Come ben evidenziato da AP n. 14/99, con la partecipazione del soggetto destinatario del provvedimento amministrativo introdotta in termini ampi e generali dall'articolo 7 legge n. 241/90 si è sostituito alla prassi della definizione unilaterale del pubblico interesse il sistema della democraticità delle decisioni , in cui l'adeguatezza dell'istruttoria si valuta anzitutto nella misura in cui i destinatari sono stati messi in condizione di contraddire. NATURA DELL'ARTICOLO 21 OCTIES L'articolo 21 octies, comma 2, ha natura sostanziale o processuale? Si è evidenziato come la norma in questione abbia di fatto trasformato l'oggetto del giudizio amministrativo dall'atto al rapporto con coeva necessità non di fornire risposte interlocutorie ma definire la sostanza della controversia atteso che chi ha torto ha interesse ad avere subito torto e chi ha ragione ha interesse ad avere subito ragione Caringella . In questa logica, quindi, il giudizio amministrativo, salvo eccezioni, dovrebbe essere un giudizio che definisca in modo conclusivo la sostanza del rapporto e nel cui ambito il privato non avrebbe interesse ad un'apparente ed effimera vittoria quale sarebbe un annullamento seguito da una riedizione negativa del potere cassato dal giudice in prima battuta. Pertanto, considerato anche che il legislatore non ha affermato la legittimità di un provvedimento affetto da vizi formali, ma - al contrario - ha sancito che il provvedimento de quo non è annullabile, la disposizione oggetto di disamina è stata definita norma sostanziale con effetti processuali che non incide sulla qualificazione del provvedimento in termini di illegittimità, ma incide sulla sanzione si tratterebbe di un provvedimento illegittimo per il quale il legislatore ha preventivamente valutato che la sanzione dell'annullamento sarebbe eccessiva, inutile e processualmente non economica alla luce di una certa riedizione del potere senza vizi formali. Ora, le conclusioni innanzi dette possono ritenersi corrette in relazione alla prima parte dell'articolo 21 octies, comma 2 , ove peraltro sembra plausibile ritenere che il giudice abbia un potere officioso di accertamento tenuto anche conto che la citata disposizione fa riferimento alla natura vincolata del provvedimento in tema, TAR Calabria, sez. Reggio Calabria, 16.08.2005 n. 1319 TAR Abruzzo, Pescara, 14.04.2005 nn. 185, 186 . Viceversa, discorso a parte merita il secondo periodo del 2 comma citato Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell'avvio del procedimento qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato . Questo, infatti, ha indubbiamente carattere processuale e coerentemente con detto carattere è applicabile anche ai giudizi in corso al momento della sua entrata in vigore così, TAR Calabria, sez. Reggio Calabria, 16.08.2005 n. 1319 TAR Liguria, 21.04.2005 n. 519 CdS AP n. 1/01, oltre la sentenza che qui si commenta . Il TAR siciliano, in particolare, non solo si è espresso in adesione a tale principio, ma ha espressamente definito la norma in questione quale vera e propria eccezione con la conseguenza che l'onere probatorio relativo ai fatti introdotti con l'eccezione medesima ricade interamente sulla PA che la fa valere. Sebbene l'articolo 21 octies, comma 2 , nulla dica in ordine alla rilevabilità d'ufficio o meno dell'inevitabilità del provvedimento sicché gli apporti partecipativi del destinatario sarebbero inutili al fine di orientare l'amministrazione , occorre precisare che mentre la prima parte del comma citato, concernendo provvedimenti vincolati, può anche lasciar presumere un potere officioso del giudice in tal senso, v. supra , la seconda parte, prevedendo una vera e propria eccezione ed un espresso addossamento dell'onere probatorio in capo alla PA, lascerebbe intendere che rientri nella disponibilità della PA stessa la scelta se introdurre o meno in giudizio la questione dell'inevitabilità del provvedimento. Detto per inciso, è noto come vi siano dei casi in cui la difesa del convenuto non miri ad escludere o negare l'esistenza del diritto e del fatto costitutivo del diritto essa tende piuttosto a far valere un altro fatto la cui sussistenza esclude che il fatto costitutivo possa produrre gli effetti ai quali in sé e per sé è pienamente idoneo. In altri termini, tende a rimuovere quegli effetti mediante un'impugnazione del fatto. In questi casi il convenuto la PA per rimanere in tema è arbitro di far valere questa impugnazione che, in definitiva, si risolve in un suo potere recte onere coordinato alla tutela di un suo interesse. E l'eccezione mediante la quale lo esercita in giudizio si distingue dalla generica difesa prendendo il nome di eccezione in senso stretto o sostanziale storicamente la vera exceptio del diritto romano e distinguendosi dalla eccezione in senso lato che è mera negazione del fatto costitutivo. Ciò detto, sembra del tutto plausibile affermare che la seconda parte del comma 2 citato articolo 21 octies conferisca alla PA, convenuta in giudizio per la mancata comunicazione di avvio del procedimento, un'eccezione vera e propria consentendole una prova di resistenza e cioè la possibilità di dimostrare che quel dato procedimento non avrebbe potuto avere nessuno sbocco alternativo. La differenza con la prima parte balza evidente in essa, infatti, si fa riferimento a provvedimenti di natura vincolata da cui il potere officioso del giudice di valutare l'inevitabilità di quel dato contenuto del provvedimento. Quanto alla inesistenza di sbocchi alternativi per il procedimento amministrativo affetto da vizi formali, si è posto il problema se essa vada valutata solo con riferimento alla situazione di diritto oppure anche alla luce delle circostanze di fatto. Mentre la prima parte del comma 2 fa espresso riferimento alla natura vincolata del provvedimento restringendo il campo alla valutazione delle sole alternative di diritto, la tesi dell'alternatività di fatto resiste per il caso di omessa comunicazione di avvio del procedimento di cui alla seconda parte della norma. Pertanto, non è annullabile il provvedimento quante volte la PA dimostri che, pur essendo il provvedimento discrezionale, nella situazione concreta - alla luce degli elementi di fatto acquisiti - non sussistevano alternative percorribili. CONCLUSIONI La disposizione di cui all'articolo 21 octies, comma 2 , sembra animata dal principio di raggiungimento dello scopo se il provvedimento ha raggiunto il suo scopo esso non è annullabile per vizi meramente formali. Tale principio è ancor più pregnante nel caso di omessa comunicazione di avvio del procedimento. E tanto sia nei casi in cui l'avviso non avrebbe consentito comunque al destinatario di influire sull'azione amministrativa, qualora il contenuto del provvedimento amministrativo sia interamente vincolato anche in punto di fatto , sia nei casi in cui i soggetti incisi da quest'ultimo abbiano avuto contezza del provvedimento aliunde sulla possibilità di avere notizia del provvedimento da altro atto che non sia la formale comunicazione di avvio ex articolo 7 legge n. 241/90 e senza che questo risulti quindi violato, ex plurimis, TAR Lazio, Latina, 23.05.2001 n. 527 CdS, sez. V., 23.02.2000 n. 956 CdS, sez. V, 28.05.2001 n. 2884 . L'intento del legislatore, come noto, è stato quello di condensare nella nuova 241 precedenti e consolidati orientamenti giurisprudenziali, tuttavia esso non può ritenersi concretizzato a 360 gradi atteso che persiste l'incertezza - tra l'altro - sugli esatti confini dell'area dei vizi meramente procedurali e/o formali senza tralasciare che, proprio la scelta di ritenere non annullabile l'atto viziato da omessa comunicazione dell'avvio del procedimento o altri vizi formali , appare stridente riguardo alla complessiva ed intrinseca funzione garantista della legge n. 241/90. Sarà, in definitiva, il diritto vivente a dirci, rebus sic stantibus, quando possa ritenersi palese che il contenuto del provvedimento non sarebbe comunque cambiato anche in caso di un intervento partecipativo.

Tar Sicilia - Catania - Sezione prima - sentenza 11 gennaio 2006, n. 14 Presidente Zingales - estensore Messina Fatto e diritto I. Premesse di fatto Con il ricorso all'esame e con i successivi atti di motivi aggiunti sono stati impugnati gli atti della procedura ablatoria relativa alla realizzazione, da parte del Comune di Pedara, di una struttura polivalente per attività sportive in area destinata dal PRG vigente ad attrezzature sportive. In detta area ricadrebbero terreni meglio specificati negli atti di causa di proprietà della ricorrente , la quale ivi esercita attività vivaistica. La pubblica utilità, nonché indifferibilità ed urgenza della realizzazione dell'opera in questione è stata dichiarata con deliberazione di Giunta municipale 244/00 con deliberazione 14/2003 la Giunta approvava il progetto esecutivo e fissava i termini per l'inizio e l'ultimazione delle procedure espropriative con deliberazione 218/03 detti termini venivano modificati. Parte ricorrente veniva resa edotta di tale procedimento e dei relativi atti con avviso di deposito notificato in data 8 luglio 2004 essa reagiva in via giurisdizionale con il ricorso originario in epigrafe descritto, e deduceva violazione degli articoli 10 e 11 legge 865/71 e degli articoli 7 e ss. legge 241/90, nonché 8 ss. della legge regionale 10/1991, eccesso di potere per difetto di istruttoria primo motivo, riferito alle prime due deliberazioni sopra indicate , ed invalidità derivata secondo motivo, riferito alla più recente di esse . Il Comune di Pedara si costituiva in resistenza, ed in primo luogo eccepiva la tardività del gravame con riferimento ai su richiamati provvedimenti deliberativi del 2000 e del febbraio 2003 ciò sul rilievo della piena conoscenza da parte della ricorrente della prima di tali deliberazioni. Tale piena conoscenza sarebbe da ricollegare, secondo parte resistente, alla comunicazione del 13 ottobre 2000, di invito a prendere visione degli atti del procedimento depositati presso l'Ufficio tecnico comunale. Inoltre, piena conoscenza delle deliberazioni del 2003 si sarebbe poi verificata giusta pubblicazione in GURS 27/7/2004, parte II, n. 9. In secondo luogo il ricorso sarebbe, secondo parte resistente, infondato, in quanto la ricorrente avrebbe avuto la possibilità di esaminare gli atti del procedimento prima della redazione del progetto esecutivo, sì da presentare le proprie osservazioni, cui è stato dato riscontro. Con ord. n. 1592/2004 l'istanza cautelare avanzata dalla ricorrente veniva rigettata, per ritenuta fondatezza dell'eccezione di irricevibilità per tardività. In sede d'appello detta decisione veniva confermata ordinanza 909/2004 . Con un primo atto di motivi aggiunti parte ricorrente impugnava l'ordinanza di occupazione d'urgenza dell'immobile di sua proprietà e l'avviso di immissione in possesso, meglio indicati in epigrafe censurava tali atti per violazione dell'articolo 1, comma 3, legge 1/1978, eccesso di potere per carenza dei presupposti, invalidità derivata in relazione alla violazione delle norme sulla partecipazione primo motivo , eccesso di potere per indeterminatezza delle aree da occupare secondo motivo , violazione dell'articolo 3 della legge 1/1978 terzo motivo . Il Comune di Pedara contestava tutte le deduzioni avversarie. Con ordinanza 349/2005 veniva rigettata per ritenuta infondatezza delle predette censure l'istanza cautelare avanzata in una ai suddetti motivi aggiunti. In sede d'appello veniva rilevata la sussistenza del fumus di fondatezza con riferimento alla sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di p.u. originaria, comportante ex se l'illegittimità dell'impugnato decreto d'occupazione d'urgenza , e tuttavia non veniva ritenuta sussistente l'estrema gravità ed urgenza di cui all'articolo 23 bis, quinto comma, della legge T.a.r. Con ulteriore atto di motivi aggiunti parte ricorrente impugnava un successivo avviso di immissione in possesso meglio indicato in epigrafe , deducendo - con unico articolato motivo - le censure di violazione dell'articolo 20 legge 865/71, eccesso di potere per carenza dei presupposti, invalidità derivata in relazione alla violazione delle norme sulla partecipazione. Su richiesta della parte ricorrente, il Presidente del Tar Catania concedeva in sede monocratica la tutela cautelare, sospendendo le operazioni di immissione in possesso D.P. 1161/2005 . Con ord. n. 1420/2005 è stato confermato il predetto D.P., con motivazione basata sul rilievo della inefficacia di una prima dichiarazione di pubblica utilità e della illegittimità di ulteriori deliberazioni non precedute da comunicazione di avvio del procedimento. Trattenuta la causa in decisione alla pubblica udienza del 11/10/ 2005, è stato pubblicato il dispositivo di sentenza 82/2005, ai sensi del comma sesto dell'articolo 23 bis legge T.a.r. II. Esame delle questioni di diritto Ritiene il collegio di dover seguire l'orientamento già espresso in sede cautelare, in prime cure come in secondo grado, laddove si è sottolineata la rilevanza di due aspetti da un lato quello dell'inefficacia, sopravvenuta nelle more del giudizio, della dichiarazione di p.u. dall'altro, quello della mancata comunicazione di avvio del procedimento in relazione agli atti a detta dichiarazione successivi, che vizia tutti gli atti della procedura espropriativa. E' appena il caso di osservare che la su rilevata inefficacia comporta l'assorbimento ed il superamento della eccezione di tardività del ricorso introduttivo del giudizio. In sostanza, la vicenda va così ricostruita Alla dichiarazione di p.u. del 12/10/2000 non hanno fatto seguito nel termine triennale di cui all'articolo 1, comma 3, della legge n. 1 del 1978, l'inizio e l'ultimazione dell'espropriazione. Né le successive deliberazioni adottate dall'amministrazione avrebbero potuto impedire la sopravvenuta inefficacia della dichiarazione di p.u. ciò in quanto la deliberazione n. 14/2003, recante approvazione del progetto esecutivo, non costituisce ovviamente effettivo inizio dei lavori, e la deliberazione n. 218/2003, recante nuova e diversa dichiarazione di p.u., è viziata dalla violazione delle garanzie partecipative previste dalla legge generale sul procedimento 241/1990, e, in Sicilia, legge regionale n. 10/1991 , nonché dalla legge n. 865/1971 articoli 10 ss. . Orbene, con particolare riferimento a tale nuova dichiarazione di p.u. del 2003, osserva il collegio che è pacifico il principio secondo cui l'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento ai soggetti che saranno incisi dalla realizzazione dell'opera deve avvenire prima di tale dichiarazione cfr. T.a.r. Catania, I sezione, sent. n. 1525/2005 C.S., A.p., n. 14/1999 , e ciò per consentire una effettiva tutela delle proprie ragioni ai privati interessati dal procedimento espropriativo. Quanto al più recente avviso di immissione in possesso, adottato dall'amministrazione dopo la interruzione delle operazioni avviate a seguito di ordinanza di occupazione d'urgenza e relativo primo avviso di immissione in possesso, oggetto del primo atto di motivi aggiunti, deve ritenersi ormai inefficace - come esattamente sostenuto nella prima delle censure dedotte con il secondo atto di motivi aggiunti - l'ordinanza con la quale è stata disposta l'occupazione temporanea e d'urgenza, per mancata esecuzione entro il termine trimestrale fissato dall'articolo 20 della legge n. 865/1971. Vale la pena di dedicare qualche attenzione all'applicabilità alla fattispecie dell'articolo 21 octies, 2 comma, della legge n. 241 del 1990, introdotto con recente legge n. 15 del 2005 articolo 14 , norma richiamata nelle difese svolte oralmente dall'amministrazione resistente in pubblica udienza, ma che tuttavia nella specie, ad avviso del collegio, non è idonea, per le ragioni che si passa ad esporre, a determinare la infondatezza del gravame, ovvero, a seconda delle ricostruzioni, la inammissibilità di esso per difetto di interesse a far valere l'astratta violazione delle garanzie partecipative . L'articolo 21 octies, 2 comma, poco oltre riportato consente all'amministrazione, in sostanza, di far valere - contro la pretesa del privato di veder annullato l'atto per mancata partecipazione al procedimento - la inevitabilità dell'assetto di interessi determinato dall'atto stesso in astratto, ma solo in astratto illegittimo a causa di tale omessa partecipazione , così paralizzandosi la pretesa del ricorrente. La norma, secondo cui il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell'avvio del procedimento qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato , descrive un meccanismo che ha tutte le caratteristiche di una vera e propria eccezione, con la conseguenza che - secondo le ordinarie e notissime regole in materia di distribuzione dell'onere della prova -i fatti idonei a paralizzare l'azione devono essere dimostrati dalla parte che li introduce nel giudizio a fondamento dell'eccezione. Prima di approfondire l'esame dell'appena citata disposizione, emanata in epoca successiva alla proposizione del ricorso in epigrafe, va innanzitutto premesso che, in astratto, essa, in quanto norma processuale, è applicabile al giudizio in questione cfr., per l'applicabilità dello jus superveniens in materia processuale ai giudizi pendenti, C.S., A. p., 14 febbraio 2001, n. 1 T.a.r. Toscana, 8 giugno 2000, n. 1123 C. Conti reg. Sicilia, sez. giurisd., 6 novembre 1995, n. 362 con specifico riferimento all'applicabilità immediata dell'articolo 21 octies sopra richiamato, cfr. T.a.r. Liguria, I, 21 aprile 2005, n. 519 . Sebbene l'articolo 21 octies, 2 comma, nulla dica sulla rilevabilità d'ufficio o meno della inevitabilità del provvedimento e della speculare inutilità della partecipazione, che costituiscono le due facce del medesimo fenomeno sicché il contenuto dell'atto non sarebbe stato modificabile a causa degli apporti partecipativi dell'interessato, dei quali si assume che sono inutili al fine di orientare l'amministrazione nel provvedere , tuttavia, ad avviso del collegio, la natura di eccezione e, soprattutto, l'espresso addossamento dell'onere della relativa prova all'amministrazione resistente il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell'avvio del procedimento qualora l'amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato , fanno propendere per la necessità che sia quest'ultima ad introdurre nel giudizio la questione della inevitabilità del provvedimento ai sensi del ripetuto secondo comma dell'articolo 21 octies della legge n. 241/1990 e successive modificazioni ed integrazioni. Insomma, resta per così dire nella disponibilità dell'amministrazione la scelta difensiva di andare incontro alla riedizione del procedimento a seguito del probabile annullamento in sede giurisdizionale degli atti impugnati per omessa partecipazione di correrne il rischio, per così dire , ovvero di tentare di conservare l'azione amministrativa svolta, ove in mancanza di altri vizi suscettibili di condurre all'annullamento essa si ritenga in grado di dimostrare l'ininfluenza di una eventuale partecipazione del privato. Tale impostazione è per altro coerente con la funzione della partecipazione, che soddisfa non soltanto interessi dei privati ad interloquire, rappresentando circostanze e osservazioni, prima dell'emanazione del provvedimento finale, orientandone il contenuto in senso a loro favorevole , bensì anche interessi pubblici, quale quello specifico dell'amministrazione procedente alla composizione anticipata, in sede procedimentale, dei possibili conflitti giuridicamente rilevanti suscettibili di sfociare in controversie giudiziarie, e quello generale della collettività intera ad evitare le conseguenze indirette ma pesanti delle soluzioni giudiziarie dei conflitti, ovvero gli esborsi di denaro anche pubblico, l'inceppamento della macchina giudiziaria, le stasi del procedimento e i rifacimenti dello stesso ogni qual volta si pervenga a decisioni giurisdizionali di annullamento. Tutto ciò premesso a fini di chiarezza del quadro di riferimento, occorre tuttavia rilevare che nella fattispecie in esame la su richiamata disposizione non è in grado di spiegare alcun effetto, in quanto essa non è stata adeguatamente invocata dall'amministrazione. Non solo parte resistente non ha sollevato l'eccezione di cui all'articolo 21 octies, 2 comma, più volte citato negli scritti difensivi, facendone soltanto oggetto di rilievi in sede di discussione orale in pubblica udienza, ma - quel che più conta - non ha fornito alcuna concreta prova della impossibilità di disporre diversamente degli interessi in gioco, che, come s'è detto, costituisce l'unica via consentita per accertare la superfluità della partecipazione del privato, e, nella specie, della partecipazione della ricorrente, proprietaria dell'area, ai fini dell'adozione dei provvedimenti impugnati. Tale prova avrebbe dovuto riguardare la inesistenza di altre aree, di proprietà della stessa ricorrente ma diverse da quella su cui insiste il vivaio di cui essa si occupa, ovvero di proprietà di altre ditte, idonee alla realizzazione dell'opera pubblica di cui trattasi. In mancanza di ciò, deve ritenersi che la partecipazione della ricorrente avrebbe consentito e potrà consentire nella futura azione amministrativa di trovare un assetto di interessi soddisfacente per tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti. Pertanto, conclusivamente, attesa la fondatezza delle doglianze con cui nei diversi atti di impugnazione proposti da parte ricorrente è stata fatta valere la violazione delle norme sulla partecipazione primo motivo del ricorso introduttivo, e, in termini di invalidità derivata, secondo motivo del medesimo ricorso nonché primo di entrambi i motivi aggiunti , ed attesa altresì l'inefficacia sopravvenuta della originaria dichiarazione di p.u. - che già ex se priva di fondamento tutti gli atti ad essa successivi - ed assorbite le ulteriori censure, vanno accolti sia il ricorso originario sia i motivi aggiunti successivamente proposti, e per l'effetto vanno annullati tutti gli atti della procedura espropriativa in questione, salvi gli ulteriori motivati e legittimi provvedimenti che potranno sempre essere adottati nell'ambito di un nuovo procedimento conforme alla legalità ed ai principi statuiti con la presente decisione. Appare tuttavia equo, tenuto conto di tutte le circostanze, compensare integralmente le spese e gli onorari di giudizio. PQM Il Tar per la Sicilia - Sezione staccata di Catania Sezione prima - accoglie il ricorso ed i motivi aggiunti in epigrafe, come precisato in motivazione, per l'effetto annullando gli atti impugnati, salvi gli ulteriori provvedimenti dell'amministrazione conformi all'ordinamento ed ai principi statuiti nella presente decisione. ?? ?? ?? ?? 1