La mamma è sempre la mamma: la riconciliazione esclude le obbligazioni civili a carico del figlio

In tema di condizioni per la riabilitazione, l’impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato non va intesa in senso restrittivo cioè solo economico , ma comprende situazioni di fatto che impediscono l’adempimento.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 817/13, depositata il 9 gennaio. Il caso le ingiurie e minacce alla madre Un uomo condannato per ingiurie e minacce nei confronti della madre fa richiesta di riabilitazione, ma la sua domanda viene respinta in quanto egli non avrebbe dimostrato l’adempimento delle obbligazioni civili ex delicto ed inoltre sarebbe imputato in un processo penale per reati della stessa indole commessi successivamente. La questione è posta all’attenzione della S.C e la successiva riappacificazione. Il ricorrente lamenta anzitutto il fatto che le condanne inflitte con decreto non producono ipso iure in capo al condannato un’obbligazione risarcitoria nel caso di specie l’uomo avrebbe poi documentato la riappacificazione con la madre e la successiva remissione della querela con rinuncia a qualsiasi pretesa risarcitoria. Quanto alla pendenza di un ulteriore processo penale, questo non sarebbe di per sé ostacolo alla riabilitazione stante la presunzione di non colpevolezza statuita dalla Costituzione. L’impossibilità di adempiere va intesa in senso largo. A giudizio degli Ermellini il ricorso merita accoglimento il Tribunale di sorveglianza, infatti, non ha valutato la pratica impossibilità di adempiere alle obbligazioni civili derivanti da reato in relazione all’intervenuta riappacificazione con la vittima, convivente con il condannato e legata ad esso da rapporto di parentela. E’ principio consolidato il fatto che, in tema di condizioni per la riabilitazione, l’impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti da reato non va intesa in senso restrittivo cioè solo economico , ma comprende situazioni di fatto che impediscono l’adempimento. Quanto alla seconda censura, il Tribunale si è soffermato sulla sola pendenza del processo, omettendo di acquisire i doverosi elementi di giudizio e procedere alla loro valutazione nel quadro della complessiva condotta tenuta dal condannato. Per questi motivi la Cassazione annulla con rinvio l’ordinanza impugnata.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 18 dicembre 2012 9 gennaio 2013, n. 817 Presidente Bardovagni Relatore Vecchio Rileva in fatto e diritto 1. - Con ordinanza, deliberata il 14 febbraio 2012 e depositata il 20 febbraio 2012, il Tribunale di sorveglianza di Campobasso ha respinto la richiesta di riabilitazione presentata da D.L. , condannato giusta decreto del giudice per le indagini preliminari del tribunale ordinario di Cassino 24 gennaio 2007 irrevocabile dal 6 marzo 2007 alla pena della multa in Euro cinquecentottantuno, per i delitti di ingiuria e minaccia, commessi il 13 febbraio 2007, motivando l'instante non ha dimostrato l'adempimento delle obbligazioni civili ex delicto e, inoltre, a suo carico il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cassino ha chiesto il giudizio immediato per il delitto di lesione personale commesso l'8 maggio 2005, in epoca successiva alla commissione dei reati, della stessa indole, per i quali ha riportato la condanna. 2. - Ricorre per cassazione il condannato, col ministero del difensore di fiducia, avvocato Gabriele Melogli, mediante atto recante la data del 2 marzo 2012, col quale sviluppa due motivi, dichiarando promiscuamente di denunciare, a' sensi dell'articolo 606, comma 1, lettere b ed e , cod. proc. pen., inosservanza o erronea applicazione della legge penale, o di altre norme giuridiche di cui si deve tenere conto nella applicazione della legge penale, in relazione agli articoli 179, comma 6, cod. pen. e 460, comma 5, cod. proc. pen., primo motivo e in relazione all'articolo 179, comma 1, cod. pen. secondo motivo , nonché contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione con entrambi i mezzi di impugnazione . 2.1 - Con il primo motivo il difensore deduce le condanne inflitte con decreto non producono ipso iure in capo al condannato una obbligazione risarcitoria il ricorrente ha documentato la riappacificazione colla vittima del reato la madre , producendo il processo verbale della remissione della querela effettuata da costei dopo la condanna e i Carabinieri della Stazione di Venafro, con informativa del 30 novembre 2011, hanno confermato che la persona offesa ha rinunciato a portare avanti qualsiasi pretesa risarcitoria . 2.2 - Con il secondo motivo il difensore oppone la mera pendenza di un procedimento penale non è di per sé di ostacolo alla riabilitazione osta la presunzione di non colpevolezza stabilita dalla Costituzione la imputazione concerne un singolo e-pisodio circoscritto [ ] risalente nel tempo il ricorrente convive colla madre, lavora regolarmente ed intende accedere alla carriera militare il Tribunale di sorveglianza ha trascurato la valutazione globale della condotta successiva al reato. 3. - Il procuratore generale della Repubblica presso questa Corte, con atto recante la data del 3 luglio 2012, rileva ad adiuvandum la mera pendenza di un procedimento penale a carico dell'instante non giustifica il diniego della riabilitazione e, quanto all'adempimento delle obbligazioni civili nei confronti della vittima, la impossibilità non deve essere intesa in senso restrittivo limitato alla impossidenza economica , ma sussiste anche nel caso, ricorrente nella specie, della piena riconciliazione con la vittima madre del condannato . 4. - Con memoria, recante la data del 26 novembre 2012, depositata il 27 novembre 2012, il difensore, insistendo per l’accoglimento della impugnazione, ribadisce che il ricorrente convive colla madre e deduce che il D. sostiene le spese di locazione dell'abitazione familiare come accertato dai Carabinieri di Venafro e dal 2005 conduce condotta di vita intemerata. 5. - Il ricorso merita, nei termini che seguono, accoglimento. La ordinanza impugnata è inficiata dal vizio della motivazione. Il Tribunale di sorveglianza ha, infatti, trascurato di valutare la pratica impossibilità dell'adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato, in relazione alla intervenuta riconciliazione colla vittima convivente col condannato e al rapporto di parentela, tra costei e il ricorrente, alla luce del principio di diritto fissato da questa Corte suprema di cassazione, secondo il quale in tema di condizioni per la riabilitazione [ ] la impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato non va intesa in senso restrittivo e, cioè, come conseguenza della sola impossidenza economica, ma ricomprende [ ] situazioni di fatto [ ] che [ ] impediscono l'adempimento Sez. 1, n. 6704 del 02/12/2005 - dep. 22/02/2006, Pettenati, Rv. 233406 Sez. 1, n. 39468 del 21/09/2007 - dep. 25/10/2007, Catania, Rv. 237738 Sez. 1, n. 4089 del 07/01/2010 - dep. 01/02/2010, De Stasio, Rv. 246052 . Inoltre, affatto illogicamente il Collegio, ponendo a fondamento del diniego della riabilitazione, il mero rilievo della pendenza del procedimento penale per reato commesso nel 2005, ha addossato alla difesa l'inadempimento dell'onere probatorio, per non aver riferito nulla [ ] sul punto non ostante il rinvio accordato al difensore per informarsi sul processo mentre è il Tribunale che ha omesso di acquisire i doverosi elementi di giudizio e di procedere alla loro valutazione nel quadro della complessiva condotta tenuta dal condannato. Conseguono l'annullamento della ordinanza impugnata e il rinvio, per nuovo esame, al Tribunale di sorveglianza di Campobasso. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Campobasso.