Cronaca giudiziaria: prima di scrivere consultare il ""decalogo""

L'auspicio di una Carta organica che riepiloghi regole e principi per gli operatori di questo settore dell'informazione arriva da Mauro Paissan, componente del Garante, che ricorda gli eccessi del mass-media

Sarà per la fioritura sui mass-media dei contenuti di intercettazioni telefoniche, sarà per una situazione generale discutibile si pensi alla foto, pubblicata in prima pagina da un quotidiano veneto, del bimbo mai nato di Jennifer, la donna uccisa recentemente , sarà perché l'occasione è stata una giornata di studi intitolata Dalle notizie da bar alle notizie da galera - organizzata presso la Casa di reclusione di Padova - fatto sta che Mauro Paissan, componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha lanciato l'idea di una nuova Carta cui i giornalisti che si occupano di vicende giudiziarie dovrebbero far riferimento prima di scrivere i propri articoli. L'intento, ovviamente, non è censorio ma, per così dire, didattico. Le regole e le leggi, infatti, già esistono e non sono poche. Tuttavia una Carta apposita potrebbe ricomprenderle dando unità, almeno nella pratica di consultazione, a più testi di riferimento. Il componente dell'Authority - che proprio sulla vicenda della foto del figlio di Jennifer aveva espresso viva indignazione rilevando che la dignità di un cadavere non è nella disponibilità dei familiari - sostiene ora che l'approvazione di una Carta per l'informazione giudiziaria, oltre a rafforzare l'impegno dei giornalisti sul piano prettamente deontologico, costituirebbe una ulteriore utile occasione per sensibilizzare il mondo dell'informazione al rispetto dei diritti di chi si trova esposto, insieme ai propri familiari, alla cruda esibizione dei propri fatti di vita di fronte alla pubblica opinione e spesso alla pubblica curiosità . Sul tema specifico della giornata padovana sottotitolo Per un'informazione onesta, sobria, pulita dal carcere e sul carcere , ovvero sull'esigenza di trovare un equilibrio tra l'indiscutibile diritto di cronaca - proprio Paissan aveva curato per le edizioni del Garante il volume Privacy e giornalismo, diritto di cronaca e diritti dei cittadini - e i diritti fondamentali delle persone detenute. E non a caso il convegno si proponeva, tra l'altro, la creazione di una Carta di Padova, destinata a raccogliere una sorta di decalogo su questo ulteriore e più ristretto aspetto della comunicazione nella quale si auspica la salvaguardia di alcuni spazi di riservatezza anche all'interno del carcere l'idea di una Carta più ampia, sull'intera tematica dell'informazione giudiziaria, potrebbe ricomprendere naturalmente tale ipotesi al suo interno. Nell'occasione Paissan ha ricordato i principi, in buona parte indicati dal Codice deontologico dei giornalisti, ai quali deve attenersi chi fa cronaca giudiziaria ed ha posto l'accento in particolare sul rispetto della dignità personale, sulla tutela assoluta dei minori e dei soggetti deboli. Ha inoltre rammentato come la divulgazione dei nomi delle persone indagate o arrestate possa avvenire solo nel rispetto del segreto investigativo così come non devono essere pubblicate fotografie segnaletiche o foto di persone ammanettate. E, infine, come debba essere garantito il diritto all'oblio, cioè a non trovare riproposta, magari a distanza di anni, le proprie vicende giudiziarie ormai definite una circostanza, quest'ultima, sulla quale il Garante si è pronunciato più volte anche a proposito della gogna mediatica riproposta dalla infinita memoria di Internet dove si trovano informazioni personali pregiudizievoli su persone che da tempo hanno chiarito o saldato ogni questione con la Giustizia censurando gli illeciti e vietando i trattamenti effettuati in violazione delle norme sulla privacy. m.c.m.