La tempesta non si placa: l’uragano gdp si prepara ad una nuova protesta

L’Unione Nazionale dei Giudici di Pace ha proclamato un nuovo sciopero, dopo quello svoltosi ad inizio novembre, per protestare contro le misure che il Ministero della Giustizia intende adottare nell’ambito della riforma complessiva. Gli uffici saranno chiusi dal 15 al 19 dicembre prossimo.

La protesta non si placa. Nuova settimana di sciopero in arrivo da parte dei giudici di pace dal 15 al 19 dicembre gli uffici saranno chiusi nuovamente. La richiesta manifestata dal direttivo nazionale dell’Unione nazionale giudici di pace coinvolge «il riconoscimento dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta Costituzionale e dai principi enunciati dal Consiglio d’Europa e dai massimi organismi internazionali ONU nei confronti di chi esercita la funzione giurisdizionale». In seguito allo sciopero di inizio novembre, in cui i giudici, sottolinea l’Unagipa, si sono compattati per l’adesione, continuano quindi le proteste contro il disegno di legge presentato dal Consiglio dei Ministri il 29 agosto scorso, che «non riconosce i diritti fondamentali della stabilità del rapporto, della tutela della maternità, della previdenza, dell’indipendenza, imparzialità e professionalità di chi esercita la funzione giurisdizionale, peggiorando in modo consistente l’attuale trattamento». Sotto accusa anche il decreto ministeriale del 10 novembre scorso, con cui sono state soppresse altre 100 sedi dei gdp, «peraltro senza rispettare il termine di un anno concesso dalla legge ai Comuni per rispettare i loro impegni». Atteggiamento incomprensibile da parte del Ministero. Paradossale, per l’Unagipa, è l’atteggiamento mostrato nei confronti dei giudici di pace da parte del Ministero, che, per bocca del massimo responsabile del Dipartimento organizzazione del Ministero Mario Barbuto, aveva recentemente sottolineato i dati positivi riguardanti l’attività degli uffici dei gdp. Nella nota ministeriale si leggeva infatti «gli uffici del Giudice di Pace, nel loro insieme, contribuiscono a neutralizzare i dati negativi delle Corti d’Appello e della Corte di Cassazione». Inoltre, sottolinea l’Unione in chiusura del comunicato sullo sciopero, dai dati statistici è emerso che i giudici di pace hanno «una capacità di risoluzione delle controversie di gran lunga superiore al 100% e, come riferisce il Capo Dipartimento Barbuto, garantiscono “un esaurimento dell’attuale giacenza in 10,3 mesi circa, cioè in meno di un anno”».