Sentenze straniere, beni all'estero ma esecuzione forzata in Italia

Le sezioni unite spiegano che il giudizio di riconoscimento spetta comunque alla magistratura italiana che non deve nemmeno verificare la titolarità del patrimonio esecutato

Affrontando per la prima volta la questione nel nuovo sistema del diritto internazionale privato, le Sezioni unite civili della Cassazione hanno affermato che nel giudizio di riconoscimento di sentenze straniere in Italia ai sensi dell'articolo 67 della legge 218/95, quando si renda necessario procedere ad esecuzione forzata per la loro attuazione, sussiste la giurisdizione del giudice italiano anche se all'attualità manchino in Italia beni da sottoporre all'esecuzione. Ma non è tutto. La Corte d'appello, attesa la natura ed i limiti di tale giudizio, deve limitarsi ad accertare, al fine di pronunciare il riconoscimento, la sussistenza dei soli requisiti per il riconoscimento automatico di cui all'articolo 64 della legge citata, rimanendo estranea a tale giudizio, anche quale oggetto di accertamento solo incidentale, ogni altra questione in merito alla titolarità dei beni che l'attore intenda sottoporre ad esecuzione. È quanto emerge dalla sentenza 22663/06 delle Sezioni unite civili della Suprema corte, depositata il 23 ottobre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 28 settembre-23 ottobre 2006, n. 22663 Presidente Carbone - Relatore Segreto Svolgimento del processo Con citazione notificata il 23 dicembre 2003, Bozidar Vukasovic, quale rappresentante di Ratko Blaic, Branimir Goricki, Milojka Stambuck, Stjepan Drenski, Darko Drenski, e Katica Drenski, Milenka Deskovic - Vukasovic, conveniva davanti alla corte di appello di Trieste, Ljubljanska Banka, filiale di Trieste corrente sotto il nome di Nova Ljiubljanska Banka, filiale di Trieste Ljubljanska Banka corrente in Ljubljana, Nova Liubljanska Banka, corrente in Ljubljana, per sentire accertare e dichiarare che la sentenza del tribunale di Ljubljana n. 83/95, resa nella causa di Ratko Blaic contro Ljubljanska Banka, la sentenza del tribunale di Zagabria 1345/95, resa nella causa tra Branimir Goricki contro Ljubljanska Banka, le sentenze del tribunale di Zagabria 1881/92 e 4937/94, rese nelle cause tra Darko, Stjepan e Katica Drenski contro Ljubljanska Banka, la sentenza del tribunale di Zagabria 7579/199 resa nella causa tra Milenka Descovic e la Ljiubljanska Banka, avevano tutti i requisiti per essere valide ed efficaci nello territorio dello Stato italiano. Gli attori richiedevano che, in via preliminare, fosse accertato che la filale italiana di Ljubljanska Banka, corrente in Milano alla data della promulgazione della legge costituzionale slovena 27 luglio 1994 e successivamente trasferita a Trieste, non era stata apportata alla Nova Ljubljanska Banka e che il preteso apparente trasferimento era nullo ed inesistente per mancanza dei presupposti e degli elementi costitutivi per contrarietà all'ordine pubblico italiano e costituzionale, per cui continuava ad essere filiale della Ljubljanska Banka e - quindi -patrimonio ed articolazione aziendale della stessa. Gli attori chiedevano, inoltre, che fosse ordinato alla Banca d'Italia di vigilare che la Nova Ljubljanska Banka si astenesse da ogni ingerenza nella filiale detta e che fosse informato il Pm competente per l'accertamento di eventuali reati. Assumevano gli attori che avevano effettuato depositi in valuta presso la Ljubljanska Banka che, a seguito della disgregazione dello Stato federale Iugoslavo e la costituzione dello Stato sloveno, quest'ultimo, per evitare il collasso monetario, aveva creato, con legge costituzionale la Nova Ljubljanska Banka, a cui aveva trasferito gli attivi della Ljubljanska Banka, mentre le passività erano rimaste a quest'ultima, a copertura delle quali era stata posta la garanzia prestata dall'originario Stato federale iugoslavo per i depositi in valuta che tale legge costituzionale slovena era inoperante in Italia e contraria all'ordine pubblico internazionale che, non avendo la possibilità di vedere soddisfatti i loro crediti in Slovenia, per la mancanza di beni o di attivo della Ljubljanska Banka, essi attori intendevano mettere in esecuzione le suddette sentenze, agendo sui beni e crediti della filiale italiana della Ljubljanska Banka, che invalidamente era stata conferita alla Nova Ljubljanska Banka nel 1994, ma in realtà era rimasta filiale della banca conferente. Si costituivano con rispettivi atti la Ljubljanska Banka e la No a Ljubljanska Banka, che eccepivano l'inammissibilità della domanda, che, in modo surrettizio e stravolgendo la funzione del procedimento di riconoscimento di sentenze straniere, mirava a pronunzie sottratte alla competenza della Ca che, non avendo la Ljubljanska Banka alcun bene in Italia, non sussisteva la giurisdizione del giudice italiano e che, in ogni caso, non sussisteva la comp tenza territoriale della Corte di appello di Trieste, in quanto la filiale si apparteneva alla Nova Ljubljanska Bank che quest'ultima, non essendo parte nei giudizi conclusisi con le sentenze estere, non aveva legittimazione passiva. Non si costituiva la filiale convenuta. La Ca di Trieste, con sentenza depositata l'1 aprile 2004, rigettava la domanda. Riteneva la Corte che non sussisteva la legittimazione passiva della Nova Ljubljanska Banka e della sua filiale di Trieste, non essendo le stesse state parti nei giudizi, di cui alle sentenze delibande che la domanda degli attori nei confronti di Ljubljanska Banka era inammissibile per mancanza di interesse, non avendo detta banca beni in Italia e, quinidi, non potendo sottoporre ad esecuzione alcun bene che e n ciò veniva meno anche l'unico elemento fondante la giurisdizione del giudice italiano, costituito dall'attuazione in Italia della sentenza straniera delibanda. La Corte territoriale riteneva inammissibili le altre domande, perché estranee al giudizio di riconoscimento delle sentenze straniere. Avverso questa sentenza hanno proposto ricorso per cassa ione gli attori, che ha anche presentato memoria. Resistono con rispettivi controricorsi Ljubljanska Banka e Nova Ljubljanska Banka, che hanno anche presentato memoria. Motivi della decisione 1. Co l'unico articolato motivo i ricorrenti lamentano la violazione ed errata applicazione degli articoli 64, 67, 6 e 3 1. 218/1995, nonché l'omessa, carente, insufficiente moti azione dell'impugnata sentenza, a norma dell'articolo 360 n. 3 e 5 Cpc. Assumono i ricorrenti che la sentenza impugnata non ha inteso la portata della domanda, che avrebbe riguardato, quanto alle domande diverse dal riconoscimento della sentenza, solo l'accertamento dei presupposti della giurisdizione e della competenza che la corte di appello avrebbe dovuto esaminare congiuntamente la questione della presenza dei beni di Ljubljanska Banka in Italia che il tra ferimento della filiale da Ljubljanska Banka a Nova Ljublanska Banka era nullo ed inesistente, perché contrario alle norme di ordine pubblico italiano che erratamente la sentenza impugnata avrebbe omesso di verificare la situazione della filale italiana che erratamente era stato dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Nova Ljubljanska Banka che tali accertamenti potevano essere effettuati, quanto meno in via incidentale, a norma dell'articolo 6 della legge 218/95 che il criterio di collegamento giurisdizionale poteva trarsi, a norma dell'articolo 5 della convenzione di Bruxeklles del 1968, essendo fatti attinenti all'esercizio di una filiale quella di Trieste che Erratamente non era stato effettuato il riconoscimento delle sentenze straniere. 2.1. Il motivo è in parte infondato ed in parte fondato, per cui va accolto solo parzialmente. osservano preliminarmente queste Su che uno degli aspetti più innovativi della riforma del sistema del diritto internazionale privato, di cui alla legge 218/95 è stata la reintroduzione vedasi Cpc 1865 del principio del riconoscimento automatico, in presenza delle condizioni di cui all'articolo 64 Cpc, delle sentenze straniere passate in giudicato, nel loro effetto di cosa giudicata sostanziale e di cosa giudicata formale o processuale, sia tra le parti sia nei confronti dei giudici italiani, sotto l'aspetto positivo dell'obbligo di attenersi ad esse e sotto l'aspetto negativo dell'impedimento al formarsi di un giudicato italiano sulla stessa lite. Viene così, generalizzato un principio che precedentemente era previsto solo da alcune convenzioni bilaterali e nel cd. sistema di Bruxelles conv. di Bruxelles del 19968 e succ. mod. e conv. di Lugano del 1988 . Solo per far valere gli effetti esecutivi del giudicato, o per superare la contestazione degli altri effetti o la mancata ottemperanza, è previsto un procedimento giudiziario di accertamento delle condizioni che consentono il riconoscimento automatico dall'articolo 67 Cpc. Tale articolo così statuisce nei primi due commi 1. In caso di mancata ottemperanza o di contestazione del riconoscimento della sentenza straniera o del provvedimento straniero di volontaria giurisdizione, ovvero quando sia necessario procedere ad esecuzione forzata, chiunque vi abbia interesse può chiedere alla corte d'appello del luogo di attuazione l'accertamento dei requisiti del riconoscimento. 2. La sentenza straniera o il provvedimento straniero di volontaria giurisdizione, unitamente al provvedimento che accoglie la domanda di cui al comma 1, costituiscono titolo per l'attuazione e per l'esecuzione forzata . 2.2. Va, anzitutto, osservato che nella fattispecie non può porsi, come erratamente ritenuto dalle parti resistenti e dalla sentenza impugnata, una questione di difetto di giurisdizione del giudice italiano in merito alla domanda di riconoscimento di sentenza straniera in Italia. Infatti la giurisdizione su tale domanda non può che appartenersi al giudice italiano, mentre le questioni che attengono all'esistenza delle condizioni dell'azione ed all'esistenza dei presupposti formali per il riconoscimento attengono al merito in senso lato della decisione emessa da giudice che ha giurisdizione. Quella che può proporsi è solo una questione di competenza, attinente al punto se sia stato esattamente adito il giudice funzionalmente competente nella specie la corte di appello e territorialmente competente. 2.3. L'elemento indicato dalla sentenza impugnata e dalle resistenti per negare la giurisdizione al giudice italiano, e cioè l'assunta mancanza in Italia di beni da sottoporre ad esecuzione, che rendeva impossibile l'esecuzione futura delle sentenze e quindi gli attori privi di interesse processuale a richiedere il riconoscimento delle sentenze straniere, indipendentemente dal punto se possa integrare effettivamente la condizione processuale dell'interesse ad agire per il riconoscimento delle sentenze su cui si dirà in seguito , certamente non è un elemento per negare la giurisdizione del giudice italiano nel procedimento de quo. Inoltre la tesi è contraddittoria in quanto, come accennato, la pronunzia sull'esistenza delle condizioni dell'azione e dei presupposti per il riconoscimento delle sentenze presuppone che il giudice abbia positivamente risolto la questione della sua giurisdizione. 3.1. In siffatto procedimento, il controllo giudiziario viene ad assumere, con l'attuale normativa contrariamente a quanto avveniva precedentemente, articoli 796 e ss. Cpc abrogati una natura del tutto differente rispetto al passato e cioè puramente dichiarativa Cassazione 9247/02 , risolvendosi nel mero accertamento della sussistenza dei requisiti prescritti perché l'atto straniero possa esplicare i propri effetti, a decorrere dal passaggio in giudicato se sentenza o dalla pubblicazione. Ne consegue che a maggior ragione con la nuova disciplina come peraltro già avveniva con per la precedente Cassazione 1301/99 la corte di appello, adita per la delibazione, deve limitarsi ad accertare l'esistenza dei requisiti del riconoscimento, indicati nell'articolo 64 legge 218/95, non potendosi procedere né ad una nuova statuizione sul rapporto sostanziale dedotto in giudizio dinanzi al giudice straniero, né ad accertamenti o statuizioni su questioni estranee al mero accertamento dei requisiti del riconoscimento. 3.2. Ovviamente, però, anche per questo giudizio, il giudice, prima di procedere all'accertamento dei requisiti necessari al riconoscimento previsti dall'articolo 64 legge 218/95, deve verificare, come in ogni altro processo, l'esistenza dei presupposti processuali e delle condizioni dell'azione sancite dal nostro ordinamento, e, pertanto, l'esistenza della legittimazione attiva e passiva delle parti. A tal fine, quanto alla legittimazione attiva, l'articolo 67 cit. prevede che la domanda di riconoscimento possa essere proposta da chiunque vi abbia interesse. in dottrina si è esattamente rilevato che la genericità dell'espressione usata dal legislatore non porta comunque ad estendere la legittimazione sia attiva che passiva al di là dei soggetti che siano stati parti nel giudizio davanti al giudice straniero, qualora siano ancora esistenti così confermandosi l'orientamento che si era manifestato sotto la precedente normativa, Cassazione Su, 996/73 . 3.3. Ne consegue, nella fattispecie, che correttamente la corte di appello ha ritenuto inammissibile la domanda di riconoscimento nei confronti della Nova Ljubljanska Banka e della Nova Ljubljanska Banka, filiale di Trieste, non essendo state le stesse parti nei giudizi presso i giudici stranieri. Quanto alla filiale va, peraltro, osservato che, in mancanza della prova di elementi contrari, essa non aveva neppure personalità giuridica, come risultante dall'espressa indicazione dell'articolo 1 della direttiva Cee n. 780 del 12 dicembre 1977, esplicitamente ribadita dall'articolo 1 Dl 385/93 -, per cui l'attività va sempre imputata alla persona giuridica di cui quelle filiali o succursali costituiscono una emanazione Cassazione 17797/04 1819/00 Corte Giustizia Eur. 6 aprile 1995, C - 439-93 , per cui anche sotto questo profilo va dichiarata l'inammissibilità della domanda nei confronti della filiale in proprio. Sul punto, quindi, il ricorso va rigettato. 4.1. Più articolato è l'esame del ricorso nella parte in cui viene rigettata la domanda nei confronti di Ljubljanska Banka. La sentenza correttamente dichiara inammissibili le domande proposte dagli attori di accertamento preliminare in merito al punto che la filiale italiana di Ljubljanska Banka f con sede in Milano, non è stata apportata nella Nova Ljubljanska Banka e che il preteso trasferimento è inesistente o nullo e che la filale detta, corrente in Trieste, continua ad essere la filiale di Ljubljanska Banka e non di Nova Ljubljanska Banka. Infatti per la natura speciale della competenza in unico grado della corte di appello, che deroga alla regola del doppio grado di giurisdizione, e, soprattutto, per i limiti propri del giudizio di riconoscimento di sentenze straniere, nei giudizi di tale specie non sono ammissibili domande cumulate di natura diversa da quella del mero accertamento dell'esistenza dei requisiti per il riconoscimento della sentenza. Nella fattispecie è quindi inammissibile la richiesta degli attori di statuizione preliminare sulle questioni attinenti al trasferimento della filiale di Trieste da Ljubljanska Banka a Nova Ljubljanska Banka. 4.2.Né tali questioni potevano essere decise dal giudice di appello, incidenter tantum, come pure adombrato dai ricorrenti nel ricorso. Infatti, a parte il rilievo che nella specie era stata richiesta un'espressa statuizione sul punto in via preliminare e non una decisione incidentale , va osservato che in tema di questioni pregiudiziali, occorre distinguere quelle che sono tali soltanto in senso logico in quanto investono circostanze che rientrano nel fatto costitutivo del diritto dedotto in causa e devono essere necessariamente decise incidenter tantum , e questioni pregiudiziali in senso tecnico che concernono circostanze distinte ed indipendenti dal dedotto fatto costitutivo, del quale, tuttavia, rappresentano un presupposto giuridico, e che possono dare luogo ad un giudizio autonomo, con la conseguenza che la formazione della cosa giudicata sulla pregiudiziale in senso tecnico può aversi, unitamente a quella sul diritto dedotto in lite, solo in presenza di espressa domanda di parte indirizzata alla soluzione della questione stessa Cassazione 3248/01 14578/05 . Nella fattispecie la validità o meno del trasferimento di questa filiale da una banca ad un'altra, non integra in questa sede di riconoscimento di sentenze straniere emesse nei confronti della Ljubljanska Banka un presupposto logico, indispensabile per effettuare la delibazione delle sentenze in questione, come meglio si vedrà nel punto che segue. 5.1. Fondata è invece la doglianza relativa alla dichiarazione di inammissibilità del riconoscimento delle sentenze straniere, limitatamente alla sola banca Ljubljanska Banka. Infatti, a parte la contraddittorietà della sentenza che da una parte ha ritenuto il difetto di giurisdizione del giudice adito e dall'altra ha ritenuto inammissibile la domanda per mancanza di interesse, va osservato che la possibilità o meno di procedere ad esecuzione forzata, per la presenza o assenza di beni in Italia da sottoporre al procedimento esecutivo, già di per sé non costituisce un elemento il cui accertamento competa al giudice della delibazione della sentenza straniera, sia pure incidentalmente, ai fini della decisione sulla domanda di riconoscimento di cui all'articolo 67 legge 218/95. La norma non richiede l'esistenza di detto presupposto, ma solo che, non essendo stata data attuazione alla sentenza, si renda necessario procedere all'esecuzione, essendo irrilevante poi, in questa sede se potrà soddisfarsi il credito esecutivamente. 5.2. Qui ciò che rileva è esclusivamente l'allegazione della parte attrice che alla sentenza straniera, emessa in suo favore, non è stata data attuazione e che essa parte intende procedere ad esecuzione forzata della stessa in Italia. Sotto questo profilo non è necessario che i beni da sottoporre ad esecuzione già esistano, perché la legge non vieta che l'attore richieda il riconoscimento della sentenza nei confronti della controparte, anche priva di qualsiasi riso.rsa economica, per porla in esecuzione se e quando quest'ultima sarà in bonis. 5.3.In ogni caso, allorché l'attore indica anche quali sono i beni su cui intenderà procedere esecutivamente nella specie quelli presso la filiale di Trieste della Nova Ljubljanska Banka , non può il giudice del riconoscimento della sentenza straniera, decidere, così come ha fatto nella specie, che tali beni non si appartengono al soggetto condannato al pagamento dalla sentenza straniera, anticipando, sia pure in via incidentale su un fatto che non è un presupposto della domanda, un giudizio che dovrà essere trattato nelle forme di legge, in altra sede opposizione di terzo, proposta dal soggetto che si assume proprietario, ovvero, eventualmente, autonomo giudizio di accertamento della titolarità del bene . Infatti,come detto, all'accertamento incidentale attiene solo a fatti costitutivi del diritto azionato e tale non è il buon fine dell'esecuzione che si intende porre in essere. 6.1. Quanto alla competenza territoriale della corte adita, essa è stata correttamente individuata nella corte di appello di Trieste. Infatti, come sostenuto da autorevole dottrina, la competenza territoriale va individuata con il criterio del luogo di attuazione, se l'attore indica l'attuazione che intende porre in essere nella specie esecuzione forzata su beni esistenti in Trieste . Anche a questo fine è irrilevante se tale prospettata l'attuazione della sentenza delibanda, andrà a buon fine o meno. 6.2.Solo se non sia identificabile un foro con il criterio dell'attuazione ad esempio perché l'attore, pur indicando che intende porre in esecuzione la sentenza, essendo rimasta inadempiuto il comando, non indica dove si trovino i beni , vengono in rilievo le ordinarie regole sulla competenza territoriale. 7.1. In definitiva nella fattispecie va accolto il ricorso limitatamente alle censure attinenti alla dichiarazione di inammissibilità e difetto di giurisdizione della sola domanda di riconoscimento delle sentenze straniere nei confronti della Ljubljanska Banka, per cui sul punto va cassata l'impugnata sentenza con rinvio ad altra sezione della corte di appello di Trieste. Il giudice del rinvio si uniformerà al seguente principio di diritto Nel giudizio di riconoscimento di sentenze straniere in Italia ai sensi dell'articolo 67 legge 218/95, quando si renda necessario procedere ad esecuzione forzata per la loro attuazione, sussiste la giurisdizione del giudice italiano anche se all'attualità manchino in Italia beni da sottoporre all'esecuzione e la Ca, attesa la natura ed i limiti di tale giudizio, deve limitarsi ad accertare, al fine di pronunziare il riconoscimento, la sussistenza dei soli requisiti per il riconoscimento automatico di cui all'articolo 64 legge cit., rimanendo estranea a tale giudizio, anche quale oggetto di accertamento solo incidentale, ogni altra questione in merito alla titolarità di beni, che l'attore intenda sottoporre ad esecuzione . 7.2. Va, invece rigettato il ricorso relativamente alle censure avverso la ritenuta inammissibilità delle altre domande proposte dalla parte attrice nei confronti della Ljubljanska Banka, nonché di tutte le domande proposte nei confronti di Nova Ljubljanska Banka e della filiale di Trieste. Esistono giusti motivi per compensare per intero tra le parti le spese di questo giudizio di Cassazione. PQM Accoglie parzialmente il ricorso. Dichiara la giurisdizione del giudice italiano. Cassa, in relazione, l'impugnata sentenza e rinvia la causa ad altra sezione della Ca di Trieste. Compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.