Una sospensione tira l'altra e gli avvocati puntano alla Bersani

Critiche al governo da Cnf, Cassa, Ordine di Roma e Oua. De Tilla si potrà parlare di riforma solo dopo lo stop al decreto. Alpa abbiamo ripreso il cammino con le audizioni alla Giustizia ma i 4 cardini della professione vanno salvaguardati

Sospendere il decreto Bersani e sedersi attorno ad un tavolo per riaprire il dialogo sulle riforme. Gli avvocati non cedono, ieri alla presentazione della seconda sessione del XXVIII Congresso nazionale forense, i rappresentanti della categoria hanno mostrato un fronte più che mai unito contro il provvedimento che viene considerato gravemente lesivo di principi costituzionali come il diritto di difesa . Il presidente del Consiglio dell'Ordine di Roma organizzatore dell'evento Alessandro Cassiani, il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura Michelina Grillo e il presidente della Cassa forense Maurizio De Tilla presentando i lavori hanno duramente criticato l'esecutivo di Centrosinistra per le modalità con le quali il decreto è stato presentato, discusso e approvato. Il decreto Bersani va cancellato o sospeso ha detto il presidente della Cassa forense Maurizio De Tilla, appena tornato da un viaggio istituzionale in Cina. Il Congresso dovrà prendere iniziative forti - ha continuato De Tilla - si potrà parlare di una riforma della professione solo dopo la sospensione del decreto se l'esecutivo persevererà nel suo atteggiamento di chiusura ci sarà uno scontro durissimo . Il presidente della Cassa forense ha quindi richiamato la categoria a stringersi a corte sostenendo e ringraziando l'Oua per la battaglia che sta portando avanti perchè chi non lo farà non avrà capito la gravità del momento. Se non ci sarà un'inversione di tendenza si aprirà per il presidente della Cassa una stagione di grandi iniziative fatte di scioperi bianchi e manifestazioni di piazza . Se ci si muove per sospendere una riforma dell'Ordinamento giudiziario - ha aggiunto Michelina Grillo - ritenuta dai magistrati lesiva della loro autonomia e indipendenza non vedo perché non si possa sostenere di sospendere questo provvedimento che è lesivo dell'autonomia degli avvocati. A differenza dei magistrati però, noi veniamo trattati con sarcasmo . I rapporti si sono inaspriti poi con l'iniziativa annunciata martedì sera dal ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani di interpellare l'Antitrust sulla circolare del Cnf riguardante le modalità per la pubblicità degli avvocati. Abbiamo cercato di dare un'interpretazione alla legge - ha ribattuto ieri Alpa - e la circolare non ha valore vincolante, ma ritengo che non si possa parlare di pubblicità veritiera se prima non si attuano le specializzazioni . Alpa e tutta l'avvocatura vorrebbero inoltre capire le strategie dell'esecutivo non c'è una linea unitaria all'interno del governo così come non c'è sintonia tra governo e Parlamento . Se ci fosse stato un dialogo costruttivo, probabilmente il presidente del Cnf Alpa, avrebbe potuto illustrato i motivi per i quali non si può pensare ad una disciplina identica per tutti gli avvocati dei paesi europei, dal momento che, ad esempio, esiste una tradizione latina ed una anglosassone. Oppure avrebbe spiegato perché prima di parlare di pubblicità bisognerebbe parlare di specializzazione dell'avvocato. Abbiamo ripreso il cammino delle riforme - ha detto ieri Alpa - con le audizioni presso il ministero della Giustizia, durante le quali abbiamo precisato che l'avvocatura è pronta alle modifiche necessarie per l'ammodernamento del mercato, salvaguardando però i quattro principi fondamentali che sono alla base della professione e cioè l'indipendenza, l'autonomia il decoro e la qualificazione. L'avvocatura è il cardine dello stato di diritto e quindi della tutela dei cittadini . La battaglia dell'avvocato italiano non è una battaglia di retroguardia, ha aggiunto il presidente dell'Oua Michelina Grillo, ma è una battaglia contro un provvedimento che anziché puntare alla vera liberalizzazione ha tagliato fondi alla giustizia, perché questo è stato fatto con l'articolo 21 del decreto Bersani . Contro una legge che ha indebolito i valori costituzionali portando ad una deriva della giurisdizione, Grillo ha invitato l'avvocatura deve avere un colpo d'ala, uscire dall'angolo dove la vogliono relegare . All'unitarietà dimostrata dai vertici della categoria però si contrappone l'Anpa, l'associazione dei giovani legali italiani, che non solo ha deciso di non partecipare al Congresso ma ha definito comico e farsesco il tentativo dell'Oua di ovviare alla mancanza dell'associazione dei giovani avvocati citando la presenza dell'Aiga Associazione italiana giovani avvocati . Una associazione, secondo l'Anpa presieduta da avvocati cassazionisti . Noi conosciamo la reale rappresentatività delle associazioni - ha ribattuto ieri Grillo - e sappiamo anche che i giovani avvocati sono preoccupati . L'Aiga, da parte sua ha inviato al ministro una lettera con la quale esprime tutta la delusione per i contenuti del provvedimento, invitandolo al confronto pubblico in occasione della prima conferenza nazionale sulla tutela dei giovani professionisti la lettera è integralmente leggibile tra i documenti correlati . A tutti, ma soprattutto al Governo, Michelina Grillo ha quindi rivolto un invito Chi ha la ricetta giusta per normalizzare la categoria venga a discutere con l'avvocatura . Durante il primo giorno di lavori, comunque, il presidente del Cnf Guido Alpa ha incassato la solidarietà del presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi per essere stato oggetto di attacchi solo per aver difeso l'autonomia dell'avvocatura. Salvi ha inoltre sottoscritto la cautela dello stesso Alpa nell'importare in Italia modelli stranieri Si corre il rischio - ha detto Salvi - della mercatizzazione di tutto con l'effetto di ottenere la prevalenza del più forte, del più ricco e del più furbo e non prevalenza del diritto . Non solo, per Salvi lo stesso problema di indipendenza e autonomia che si pone per la magistratura si ripropone allo stesso modo per l'avvocatura . Dichiarazioni, quelle di Salvi, che avvalorano più di una tesi di Alpa da quella dell'importazione dei modelli stranieri alla diversità di vedute all'interno della maggioranza. Solo il sottosegretario Luigi Li Gotti, pur appartenendo alla categoria ha incassato non pochi fischi dell'assemblea, e parlando di tariffe ha ricordato la procedura di infrazione avviata nei confronti dell'Italia per violazione del Trattato europeo Se non vogliamo parlare di queste cose, se non ci vogliamo confrontare con le leggi esistenti e con gli obblighi, non affrontiamo il problema e mettiamo la testa sotto la sabbia . L'apertura al confronto c'è, ha risposto Alpa ma appunto, proprio in tema di tariffe, prima di prendere iniziative legislative sarebbe stato più opportuno aspettare le pronunce dell'Europa . p.a. Per una introduzione al Congresso vedi anche le interviste ad Alessandro Cassiani, Guido Alpa e Michelina Grillo tra gli arretrati del 16 settembre 2006

Organismo unitario avvocatura italiana Documento approvato dall'Assemblea del 15-17 settembre 2006 L'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, riunita in Anzio nei giorni 15/17 settembre 2006, uditi i contenuti della relazione politica svolta dal Presidente, in merito all'intervenuta conversione in Legge del c.d. Decreto Bersani, alle iniziative di mobilitazione e di protesta attuate ed in corso da parte dell'Avvocatura e di tutte le professioni, all' oramai prossimo svolgimento della seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense, preso atto della linea politica indicata per l'azione a svolgersi nell'ambito del Congresso Forense, e più in generale in tema di politica delle professioni e della Giustizia, approva la relazione del Presidente e le iniziative tutte poste in essere dal Presidente e dalla Giunta a tutela e salvaguardia dei principi fondamentali della professione forense e del diritto di difesa di cui essa è custode e tutrice, per espresso dettato costituzionale rivendica a merito della ferma e costruttiva azione politica condotta dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura, in una costante e quotidiana dialettica con le forze politiche di ambo gli schieramenti, i risultati positivi ottenuti, ancorchè obiettivamente modesti e del tutto insufficienti a fornire adeguate risposte ai motivati rilievi, puntualmente esposti nelle note critiche tempestivamente diffuse dalla Giunta, e del tutto alieni dall'accoglimento delle proposte formulate, anche con riferimento agli aspetti fiscali, pure contenuti nel censurato provvedimento esprime altresì le seguenti considerazioni La valutazione negativa che l'Avvocatura ha inteso mantenere nei confronti dell'intervento normativo di cui al decreto legge cd. Bersani anche dopo la sua conversione con alcune modifiche al testo originario, trae il suo fondamento dalla considerazione che le limitate, seppur apprezzabili, revisioni operate dalla legge di conversione non cancellano affatto il giudizio di contrarietà al metodo ed al merito della nuova normativa. Ciò, non solo per la parte che più direttamente riguarda la professione forense - abolizione dei divieti di pubblicità, del patto di quota lite e della obbligatorietà del sistema tariffario -, per la quale appare comunque giustificato, contro ogni demonizzante e comunque falsa accusa di corporativismo, difendere i legittimi interessi ed i diritti degli avvocati e dei professionisti in generale che ne sono stati, per l'effetto, gravemente compromessi ma anche e soprattutto, per l'incidenza che la nuova legge ha sulla giurisdizione e quindi sul concreto esercizio della domanda di giustizia, che, secondo la previsione dell'articolo 24 della Costituzione che la prevede e la garantisce, si declina a mezzo della difesa tecnica e perciò con l'ineliminabile apporto degli avvocati. Una incidenza tesa ad ulteriormente limitare ed in qualche caso ad annullare la capacità di risposta giurisdizionale all'istanza di giustizia, di cui sono indice - la riduzione dei fondi statali destinati al comparto giustizia - la eliminazione dell'anticipazione a mezzo di Poste Italiane SpA dei costi di giustizia tra cui gli emolumenti dei Giudici di Pace e i compensi per i difensori d'ufficio e dei non abbienti e per i consulenti tecnici di ufficio - la tracciabilità dei compensi professionali che, sulla scorta del fumus persecutionis di chi ha individuato nel professionista un potenziale evasore a prescindere , ha notevolmente aggravato gli incombenti amministrativi degli studi e la gestione dei rapporti con il cliente. L'Avvocatura italiana, peraltro, malgrado ogni accusa che le è stata strumentalmente rivolta, non ha mai inteso - come attesta tutta la sua storia - protestare solo a difesa dei suoi pur legittimi diritti, ma anche e soprattutto, quale garante costituzionale del diritto di difesa, a tutela della giurisdizione. A chi si è vantato di avere tenuto volutamente nascosto il testo del decreto, nottetempo portato all'approvazione del governo a chi si è appropriato all'interno della stessa compagine governativa di competenze proprie di altri dicasteri, i cui titolari non hanno né conosciuto né partecipato alla stesura di quello stesso testo supinamente accettandolo a chi, dopo avere vantato nel proprio programma elettorale il metodo della concertazione, ha rifiutato il dialogo o anche solo l'ascolto, prima, durante e dopo la lavorazione legislativa della novella a tutti costoro l'Avvocatura italiana risponde di avere da tempo compreso che la prospettiva perseguita non è limitata ai ristretti ambiti della legge 248/06. Appare chiaro, infatti, che la filosofia dell'iniziativa è orientata e finalizzata a sferrare un forte ed inusitato attacco ad una intera parte del tessuto socioeconomico del nostro paese, di cui le professioni e la piccola e media imprenditoria - aggredita nella stessa logica di sfavore fiscale - sono la nervatura sociale, in una malcelata e financo dichiarata volontà di favorire alcune parti sociali a danno di altre, quasi in una rivisitata forma di lotta di classe da terzo millennio. Il tutto con l'aggravante di avere usato termini falsificanti, di asserita liberalizzazione e di tutela delle classi sociali più deboli per introdurre, invece, politiche di affidamento ad oligopoli dei servizi professionali, con il risultato finale non solo di aumento dei loro costi, ma anche di controllo dirigistico in danno della indipendenza ed autonomia dei soggetti sociali professionali ed imprenditoriali. È questa la ragione per cui gli avvocati non si sentono e non sono soli in questa battaglia di libertà, di presidio delle libertà concrete in cui si esplica la vita di chi non vuole essere un mero mercante delle proprie conoscenze e professionalità, di chi, pur vantando la propria qualità di lavoratore - e precisamente di lavoratore della conoscenza - ne ascrive la dignità anche alla capacità di non essere coartato in alcun modo nella declinazione sociale di tale sapienza professionale. Gli avvocati hanno, poi, la convinzione e l'ambizione di essere l'avanguardia della lotta che tutte le professioni hanno con fermezza intrapreso a tutela di sé e dei propri beneficiati, e cioè dei cittadini che fruiscono dei loro servizi. Tanto con la ferma consapevolezza che le forme dell'esercizio professionale pur debbano adeguarsi alle mutate esigenze della società aperta e globalizzata e che, altresì, debbano aggiornarsi gli ordinamenti che presiedono al concreto esercizio della professione. Consapevolezza che per anni ha portato l'avvocatura, durante legislature di diverso colore politico, a richiedere, sollecitare ed attendere invano una riforma delle professioni, che appare oggi più che mai essere l'unica modalità di intervento capace di dare una risposta organica e di sistema a tali esigenze di modernizzazione cui non ci si intende sottrarre e che da tempo si rivendica. Non si pretende, ovviamente, né di dettare, in modo autoreferenziale, la riforma delle professioni, né di costringere altri alla concertazione, ma solo di affermare come imprescindibile il colloquio preventivo che sappia far conoscere al legislatore la realtà da normare e valorizzare l'apporto di contributi e di esperienza che tale colloquio consente, nell'ottica non già di prevaricare ma di comprendere le effettive esigenze e peculiarità delle categorie oggetto di intervento. Non può essere accettata, quindi, né ora né in futuro, una modalità di intervento che privilegi blitz notturni ad un corretto e fisiologico, dialettico e costruttivo rapporto con le forze economicosociali, e tra esse con le professioni e con l'Avvocatura. E non va sottaciuto che qualsiasi intervento riformatore che non incida realmente ed in modo efficace e determinante sulla soluzione dei problemi che affliggono la giustizia suona oggi come una tragica farsa. Che cosa, infatti, ha a che fare con le sbandierate concorrenza e liberalizzazione il deciso taglio delle risorse economiche destinate al funzionamento della giustizia? Che cosa ha a che fare con la concorrenza e la liberalizzazione l'aumento indiscriminato del contributo di iscrizione a ruolo per le controversie amministrative, se non si interviene poi per modificare la natura ormai esclusivamente cautelare della giustizia amministrativa e per evitare che il giudizio di merito intervenga dopo anni ed anni dal fatto? E perché questo governo, sensibile a suo dire alle aspettative sociali, ha in tal modo colpito senza alcuna distinzione sia il cittadino costretto a difendersi da un torto subito da un ente pubblico che la grossa impresa, estromessa magari da un appalto milionario? Che cosa ha a che fare con la concorrenza e la liberalizzazione l'attuale perdurante impossibilità per i giovani avvocati di ottenere il compenso della loro attività professionale per le difese officiose svolte in conseguenza del blocco dei pagamenti tramite anticipazione delle Poste? Quella giovane avvocatura i cui interessi questa compagine governativa e il decreto Bersani pur dicono di voler favorire. La verità è che a distanza di quasi cinque mesi dal varo della nuova legislatura questa maggioranza non ha, in modo serio, messo mano a nessuna delle iniziative in materia di giustizia esposte nel programma elettorale, né, a voler seguire le dichiarazioni del ministro, sembra che tale intenzione vi sia. Ed è a dir poco provocatorio sentire il ministro affermare - che il problema delle inammissibili lungaggini della giustizia civile si risolve intervenendo sul sistema delle impugnazioni, riducendole contro ogni ragionevolezza - che in Italia si fanno troppe cause con un costo insopportabile - che insostenibile è il costo delle difese di ufficio - che occorre prevedere il modo ed il sistema di ovviarvi ipotizzando la creazione di appositi uffici questo sempre e si fa per dire per favorire i giovani avvocati - che gli ordini professionali vanno di fatto sostituiti da un organismo pubblico a composizione interministeriale e costituto presso il ministero della Giustizia . E se questo è lo stato dell'arte, se si continua cioè a ritenere che per la giustizia le risorse economiche dello Stato devono necessariamente essere e restare limitate, se si continua a restare in attesa di conoscere quanta parte del contributo unificato di iscrizione a ruolo va alla Giustizia e quanta parte, invece, alla fiscalità generale dello Stato, se si continua ad ingannare l'opinione pubblica attribuendo all'avvocatura inesistenti responsabilità nella oramai cronica crisi della giustizia, se nessuna seria iniziativa si intravede nella direzione di una drastica ed urgente inversione di rotta, se tutto questo è vero, l'avvocatura italiana ha validissimi motivi, oltre ed a prescindere da quelli scaturenti dal decreto Bersani, per protestare e gridare la propria indignazione. L'avvocatura italiana, che da tempo si è volontariamente prestata in opera di sostituzione e surrogazione nell'esercizio della giurisdizione, con i giudici onorari di Tribunale ed i giudici onorari aggregati, opera tanto preziosa quanto misconosciuta, e che, in ossequio alla sua rilevanza costituzionale, si è adoperata e si adopera nella gestione delle difese di ufficio e nel patrocinio dei non abbienti - rilevanti funzioni di tutela e garanzia e di indubbia rilevanza sociale -, è stanca di essere per contro pregiudizialmente additata come categoria che, vessando il cittadino consumatore , evade le tasse. E soprattutto è stanca di assistere alla catastrofe giudiziaria italiana. E l'avvocatura italiana è stanca anche di essere oggetto di indecenti ed abusate accuse, come quella fatta propria anche da autorevoli rappresentanti della odierna maggioranza, secondo i quali la lite più pende, più rende , con la conseguenza che l'avvocato italiano avrebbe motivo per far durare le cause all'infinito e, quindi e paradossalmente, sarebbe - esso e solo - responsabile della irragionevole durata dei processi, delle innumerevoli condanne subite dallo Stato in Europa, dello stato di perenne indagine, prossima al vero e proprio commissariamento , disposta dagli organi comunitari sul malfunzionamento del sistema giustizia italiano, che di fatto non consente più il corretto esplicarsi di tale fondamentale funzione dello Stato di diritto. In altri termini, è questo il momento in cui non è più possibile continuare a sopportare senza far nulla e, quindi, vi sono tutti i motivi per proseguire l'agitazione e la mobilitazione in atto, anche attraverso l'adozione di diversificate forme di protesta oltre all'astensione dalle udienze, mezzo estremo cui si è dovuto far ricorso, e tra esse la ferma richiesta, in ogni foro, a che sia rispettata rigidamente la legge ad esempio pretendere ossequio rigoroso di tutte le norme che disciplinano il processo dalla presenza ed assistenza del Cancelliere nelle udienze, al divieto dello svolgimento di attività giurisdizionale da parte di soggetti diversi da quelli previsti dalla legge e dalla Costituzione, ad ogni altra forma di gratuita supplenza anche di carattere materiale . In aggiunta a ciò ci si propone di valutare l'opportunità - oggi consentita proprio dalle avversate disposizioni del decreto Bersani - di attuare una volta al mese, quantomeno finchè permarrà l'attuale stato delle cose, una giornata dell'avvocatura per la tutela dei diritti , nella quale fornire consulenza gratuita ai cittadini, adeguatamente pubblicizzata, diffondendo nell'occasione un documento che succintamente e chiaramente evidenzi l'interesse primario dell'utente a sostenere in prima persona le ragioni della protesta. Resta ferma, in ogni caso, la volontà dell'Oua di attuare, a tutela e salvaguardia degli avvocati italiani, dei diritti e valori, anche di rilevanza costituzionale, di cui sono custodi, e di principi irrinunciabili, salvaguardati anche a livello europeo, tutte le iniziative ritenute opportune in ogni sede giurisdizionale, sia nazionale che comunitaria. L'Avvocatura, quindi, a fronte di visioni riduttive e limitanti, scarsamente rispettose del dettato costituzionale, riafferma il proprio ruolo di garante professionale e necessario per la tutela dei diritti, per l'esercizio della difesa e per la composizione dei contrasti in un ambito di civile, dialettica e corretta convivenza. La seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense - cui significativamente parteciperanno tutte le componenti dell'Avvocatura - rappresenterà nei prossimi giorni l'occasione per offrire agli interlocutori ed all'opinione pubblica elementi reali di analisi e di riflessione, unitamente a proposte concrete di intervento, sia nel settore delle professioni e dell'ordinamento forense, che in tema di Giustizia in generale, al fine di evitare che i cittadini siano più a lungo e volutamente indotti, contro i propri interessi, a valutare negativamente ed a svilire le ragioni dell'avvocatura italiana. ?? ?? ?? ?? 5 Via G. Belli, 27 - 00193 Roma - Tel. 06.32.18.983 - 06.32.21.805 - Fax 06.32.19.431

Associazione italiana giovani avvocati Lettera aperta al ministro per lo Sviluppo Economico, On. le Pierluigi Bersani. Inviata dal presidente dell'Aiga Valter Militi il 15 settembre 2006 Illustre Sig. Ministro, nei mesi che hanno preceduto le elezioni del nove aprile, tutte le forze politiche impegnate nella competizione elettorale si sono rivolte con insistenza ai giovani, facendosi interpreti di una questione giovanile da tempo irrisolta. Grande è stata la delusione alla lettura delle disposizioni contenute nel decreto che porta il Suo nome, strumentalmente presentate come misure introdotte anche in nome dei giovani professionisti, le cui aspirazioni sarebbero frustrate dalla esistenza di tutta una serie di restrizioni alla concorrenza. Al contrario gli abnormi numeri dell'avvocatura italiana quasi 160.000 avvocati ci dicono che il problema non è affatto, come per altre professioni, quello di una maggiore apertura alla concorrenza, ma di come garantire l'indipendenza, la professionalità e la responsabilità di professionisti così decisivi per la tutela di diritti primari dei cittadini parole tratte dal programma dei Ds, sottoscrivibili in toto, con la piccola precisazione che il trend numerico è in continua crescita e già oggi gli avvocati raggiungono il numero di 175.000! La sconfessione di un programma di governo, unitamente alla mancanza di concertazione, ha fatto sì che il percorso di conversione in legge del decreto da Ella fortemente voluto sia stato caratterizzato dalla netta opposizione delle categorie maggiormente interessate dalla riforma, le quali hanno vissuto l'iniziativa del Governo come un atto vessatorio nei loro confronti. Non sono mancate, all'interno delle suddette categorie, voci in controtendenza poiché è normale che, nella dialettica democratica, certe scelte legislative possano essere condivise da alcuni e criticate da altri. Purtroppo, é altrettanto normale che espressioni favorevoli al provvedimento siano state decisamente condizionate da un mero interesse di bottega, tanto economico quanto di effimera visibilità politico-mediatica. Alla luce di queste ovvie considerazioni, non appare democratica la rappresentazione in termini dispregiativi, da parte delle forze politiche di maggioranza e della quasi totalità dei mezzi di informazione, delle organizzazioni maggiormente rappresentative che hanno inteso manifestare il proprio motivato dissenso, quasi fossero la zavorra dell'economia italiana della quale questo Paese deve disfarsi per potere confidare in una ripresa del ciclo produttivo. Peraltro, non si è trattato di un disagio strumentale espresso da categorie che non godevano di solidarietà tra i deputati della stessa maggioranza se così fosse, non sarebbe stato necessario blindare la riforma chiedendo al Parlamento un voto di fiducia che azzerava il parere della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica. Nonostante tutto, il decreto è divenuto legge e con le nuove norme i professionisti italiani si stanno misurando già da alcune settimane. È logico, quindi, che possano sorgere questioni applicative, a legislazione vigente, con il conseguente intervento interpretativo del Consiglio Nazionale Forense, organo istituzionalmente deputato alla vigilanza sulla Deontologia Professionale. Se l'iniziativa del Consiglio Nazionale Forense sia legittima o meno non sta a noi dirlo, certo è, che Ella, reagendo in modo quasi infastidito, ha confermato nei più il sospetto che la riforma abbia un profondo radicamento ideologico sotto le mentite spoglie del messaggio generazionale, rilanciato nella recentissima intervista al Sole 24 Ore attraverso la precisazione che dalla circolare del Cnf avrebbe preso le distanze la associazione dei giovani avvocati. Ma quale associazione? Non l'Associazione Italiana Giovani Avvocati che, forte della rappresentanza di 12.000 iscritti in tutto il territorio nazionale, non si è espressa né a favore né contro la suddetta circolare ma, semmai, in questi mesi ha criticato costruttivamente una riforma che, incidendo su alcuni limitati aspetti del lavoro intellettuale, è stata varata anche in nome dell'interesse dei giovani senza neppure ascoltarli. E duole constatare che questo metodo sembra esserLe particolarmente caro se Ella, continuando ad evocare i giovani avvocati, con la storica e maggiormente rappresentativa associazione dei Giovani Avvocati non dialoga solo perché potrebbe pensarla diversamente. Naturalmente, coerenti con le regole democratiche, siamo pronti al pubblico confronto di idee in occasione della 1 Conferenza Nazionale sulla Tutela dei Giovani Professionisti, significativamente intitolata La primavera delle professioni immaginare per competere insieme , che stiamo organizzando insieme ai Giovani Dottori Commercialisti per il 20 e 21 Ottobre a Bergamo, ove Ella sarà graditissimo ed ascoltato ospite. Siamo infatti consapevoli che la maggiore centralità dei servizi nel sistema economico del nostro paese ha avviato un profondo processo di trasformazione dei ceti intellettuali, favorendo l'affermazione di nuove professionalità ed influendo sulle modalità di svolgimento delle attività tradizionali. Come Giovani, siamo interessati a guardare in avanti, e, quindi, prima di altri, ad immaginare il nostro futuro.