Se il teste denuncia intimidazioni l'indagato deve restare agli arresti

Annullata la revoca dei domiciliari per padre Fedele, il sacerdote accusato di violenza sessuale gravi gli indizi di pericolosità

Per la Cassazione su padre Fedele, il francescano accusato da una giovane suora di violenza sessuale, ci sono gravi indizi che segnalano condotte di spregiudicata aggressività sul piano sessuale, ripetute e assai ravvicinate nel tempo, obiettivamente rilevate da testimoni e subite dalle vittime, che denotano proclività a commettere, senza eccessive remore, fatti della stessa specie . A fronte di queste ragioni la Suprema corte - con la sentenza 39366/06 qui leggibile nei documenti correlati della terza sezione penale depositata il 29 novembre e relativa all'udienza svoltasi lo scorso 26 ottobre - ritiene che il religioso possa tornare a compiere abusi e a minacciare le vittime di tacere, e che sia meglio se i giudici di merito rivedono il via libera dato al venir meno della custodia cautelare. In particolare la Terza sezione penale, in undici pagine, spiega perché - poco più di un mese fa - ha deciso di accogliere il ricorso della Procura del Tribunale di Catanzaro contro le ordinanze con le quali erano stati revocati gli arresti domiciliari a Francesco Bisceglia padre Fedele e al suo segretario Antonio Gaudio, indagato sempre in seguito alla denuncia di suor Tania. Sull'identità della donna, la stessa Cassazione richiede il riserbo più assoluto in nome della legge sulla privacy considerando che la suora è stata, più volte, trasferita in diverse località per le minacce subite. Ad avviso della Suprema Corte, i magistrati di merito hanno sbagliato a non riconoscere la rilevanza ai fini indiziari delle intimidazioni con le quali padre Fedele avrebbe costretto la suora alla ritrattazione delle accuse . Inoltre sarebbe stato sottovalutato il contenuto compiacentemente morboso e sboccato su concrete esperienze sessuali delle intercettazioni telefoniche che il frate effettuava con donne . Per la Cassazione, bisogna anche tenere conto delle plurime dichiarazioni di ragazze, accolte nella struttura l'Oasi francescana diretta da padre Fedele e molestate sessualmente tramite condotte ingannevoli, violente e ricattatorie, descrittive di medesime tecniche di adescamento attuate dagli indagati . Per i giudici della Terza sezione, poi, bisogna considerare anche le dichiarazioni delle suore che avevano vissuto nell'Oasi, che delineano la fragile personalità e la dirittura morale di suor Tania e che mettono in luce la spregiudicata condotta sessuale degli indagati proclivi a rapportarsi con le numerose frequentatrici della struttura in termini di sessualità . Perché proprio la ricostruzione della loro personalità - prosegue la Cassazione - può spiegare come in una struttura religiosa, luogo di raccoglimento e di preghiera destinato all'accoglienza di sofferenti e bisognosi, possano essere accaduti episodi di estremo degrado . La Suprema corte sottolinea che suor Tania non può essere giudicata poco credibile solo perché, per una volta, durante la sua deposizione, ha sbagliato ad indicare la data del giorno in cui avrebbe subito violenza. Adesso il Tribunale di Catanzaro dovrà rivedere la sua posizione. Anche il sostituto procuratore generale Francesco Salzano ha chiesto l'annullamento con rinvio delle ordinanze impugnate.

Cassazione - Sezione terza penale cc - sentenza 26 ottobre-29 novembre 2006, n. 39366 Presidente Vitalone - Relatore Teresi Pm Salzano - Ricorrente Pg in proc. Gaudio ed altri Osserva Con ordinanza 23 febbraio 2006 il Tribunale di Catanzaro, in riforma dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Cosenza 22.01.2006, revocava la misura coercitiva degli arresti domiciliari applicata a Gaudio Antonio, indagato perché, con Bisceglia Francesco noto come padre Fedele e con altra personale non identificata, con violenza, consistita nel picchiarla e nell'aprirle la bocca per somministrarle una pillola per impedirle di reagire, avevano costretto suor Tania Gaetana Alesci a masturbarsi, riprendendola con una videocamera e fotografandola nel compimento dell'atto. Il Tribunale riteneva insussistente la gravità indiziaria rilevando che nella querela presentata in data 24 ottobre 2005 suor Tania aveva descritto una serie di abusi sessuali subiti durante il proprio soggiorno presso l'oasi francescana di Cosenza, tra i quali anche quello sopraindicato, avvenuto il 4 aprile 2005. Successivamente, il 3 novembre 2005, la donna, sentita dal Pm, pur confermando nel suo nucleo essenziale il suddetto episodio, aveva dichiarato che lo stesso si era verificato il giorno successivo al rientro di padre Fedele all'Oasi e quindi il 29 marzo e non il 4 aprile . Il 20 febbraio 2006 3 giorni prima dell'udienza di riesame , sentita ancora dal Pm, la querelante aveva rettificato la data del fatto nei termini riferIti nella querela 4 aprile 2005 ricollegata anche al ricordo della morte del Papa avvenuta il 2 aprile specificando che l'indicazione del giorno 29 marzo era frutto di un equivoco. La suora, a supporto della rettifica, confermativa della prima dichiarazione, aveva precisato che nella querela essa non aveva affermato che l'episodio fosse avvenuto il giorno dopo il rientro di Padre Fedele dalla predicazione della settimana santa a Palmi e che aveva voluto solo mettere in risalto che il padre, prima del fatto, aveva predicato in quella città. Poiché in un primo tempo aveva pensato la settimana santa per stabilire la data del fatto errando sulla sua collocazione temporale 27 marzo-3 aprile , avendo poi accertato che tale settimana era, in realtà, compresa tra il 20/27 marzo, aveva ancora errato nell'anticipare l'episodio ponendo in essere un involontario equivoco. Tanto Premesso, il Tribunale vagliava negativamente l'attendibilità intrinseca della denunciante, essendo necessari ulteriori, opportuni approfondimenti. L'accusa era viziata da insanabili contraddizioni, tali da escludere una lacunosità mnemonica da riferire ad eventi traumatici, perché, sentita una prima volta dal Pm ed invitata a fare luce sulle imprecisioni circa le date in cui si erano svolti i fatti, aveva collocato il fatto nel pomeriggio del 29 marzo coincidente col giorno successivo al rientro del frate nell'oasi. La seconda rettifica che riportava l'accadimento del fatto al 4 aprile era considerata anomala e inverosimile perché effettuata il 20febbraio u.s. ovvero solo tre giorni prima la data fissata per la trattazione del presente procedimento incidentale e, soprattutto, dopo che i legali del ricorrente, espletata attività di investigazione difensiva, avevano pubblicamente divulgato, a mezzo stampa, la notizia secondo cui, nel giorno di presunta verificazione del fatto-reato ovvero il pomeriggio del 29 marzo, così come inizialmente contestato, padre Fedele, coindagato non si trovava a Cosenza presso l'oasi francescana, luogo dove sarebbe accaduto l'episodio, bensì a Taurianova per la celebrazione di un funerale . Le contraddizioni logiche sulla data del fatto incrinavano irrimediabilmente secondo il Tribunale, l'attendibilità intrinseca della querelante, sia perché essa, il 20 febbraio 2006, non aveva più usato come dato di riferimento la settimana santa, negando di averlo fatto in precedenza, ma n'aveva proposto uno nuovo la morte del Papa sia perché la rettifica era stata resa a seguito della divulgazione della notizia dell'esistenza di un alibi per uno degli indagati relativamente alla data del 29 marzo di cui all'iniziale contestazione . Escludeva il Tribunale che costituissero riscontri obiettivi le dichiarazioni rese da altre suore dell'oasi e le intercettazioni di conversazioni telefoniche di sboccato contenuto sessuale, ritenuti utili solo per tratteggiare la personalità dell'indagato e della presunta persona offesa. Non erano stati rinvenute nella disponibilità degli indagati macchine fotografiche o videocamere, né fotografie e videoriprese riproducenti la suora. Le indagini difensive avevano svelato contrasti tra la predetta e il Gaudio e fornito, elementi per ritenere che la donna sarebbe stata solita far uso di bevande alcoliche ed avrebbe, verosimilmente, intrattenuto relazioni con altri uomini cfr, in specie, le dichiarazioni rese da Pucci Maria . Il disturbo postraumatico da stress e la depressione maggiore grave, accertati con una consulenza psicologica, concorrevano, con i dati in precedenza indicati, a delineare tratti di personalità non univocamente valutabili e certamente meritevoli di un accertamento più rigoroso del narrato e, dunque, della complessiva credibilità della propalante . Proponeva ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza il quale, richiamando la giurisprudenza di questa Corte secondo cui la deposizione della persona offesa ove ritenuta intrinsecamente attendibile, costituisce una vera e propria fonte di prova, senza la necessità di riscontri esterni, denunciava la violazione di tale principio avendo il Tribunale affermato che allo stato le dichiarazioni accusatorie dell'indicata fonte orale non si appalesano, di per sé sole ed in assenza di precisi ed oggettivi riscontri, sufficienti a fondare a carico del ricorrente quel quadro di gravita indiziaria necessario per l'applicazione della misura cautelare . Denunciava, altresì, mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine all'esclusione della gravità indiziaria rilevando che - nella rettifica del 20 febbraio la suora aveva confermato la data del fatto specificata in querela - non era certa la veridicità di quanto riportato nell'articolo di stampa perché la difesa, violando l'articolo 391octies Cpp, non aveva depositato in cancelleria i verbali comprovanti l'alibi - dall'esame dei tabulati telefonici era astrattamente possibile che il fatto fosse avvenuto il 29 marzo, prima della partenza di padre Fedele per Taurianova - dal verbale del 20 febbraio risultava che la suora non era stata informata dell'articolo pubblicato da un giornale a diffusione regionale, sicché nulla autorizza a ritenere che la predetta, che viveva a Roma, potesse averne avuta conoscenza - la suora aveva puntualmente confermato le date degli altri episodi delittuosi - dall'esame dei tabulati dei cellulari in uso a padre Fedele, alla suora e al Gaudio era emerso che il 4 aprile i tre si trovavano tutti a Cosenza negli orari e parti della giornata nei quali la donna aveva collocato i fatti - era stata superficialmente confutata la tesi dell'equivoco, credibile, invece, alla luce delle reazioni emotive e alla fragilità manifestata dalla donna nel corso dell'esame interrotto più volte - non era assolutamente vero che la suora per ben due volte avesse collocato espressamente il fatto nel giorno successivo al rientro di padre Fedele nell'oasi francescana di Cosenza perché tale affermazione compare soltanto nel verbale del 3.11.2005 ed è spiegabile con l'equivoco sopraindicato, mentre il riferimento al giorno della morte del Papa è un elemento aggiuntivo che non può essere assolutamente considerato dimostrativo dell'inattendibilità della persona offesa. Il Tribunale, inoltre aveva omesso qualsiasi valutazione critica circa l'attendibilità delle indagini difensive la cui consistenza probatoria doveva essere drasticamente ridimensionata alla stregua del complesso delle dichiarazioni delle suore e delle altre ragazze ospiti della struttura dettagliatamente specificate che avevano fugato ogni dubbio circa la moralità e la buona condotta di suor Tania, che neppure aveva avuto contrasti di rilievo col Gaudio, segretario della struttura. La relazione di consulenza tecnica, infine, deponeva nettamente per la credibilità della querelante perché le caratteristiche psicologiche erano perfettamente compatibili con la tipologia delle vittime di abusi perché - dall'indagine non si traggono dati da cui possa evincersi alcuna alterazione del o nel pensiero della paziente - costei non Presenta alcuno spunto di ideazione fantastica per l'inesistenza di tratti patologici di personalità o psichici che possano far pensare alla presenza di alterata percezione della realtà, - dalla disamina delle caratteristiche strutturale della personalità non sono state riscontrate contraddizioni deduttive o fattori d'influenza esterna - la donna era affetta da disturbo post-traumatico cronico, da stress associato a disturbo depressivo, maggiore, diagnosi congruente con I 'ipotesi dell'abuso sessuale denunciato. Il Pm, inoltre denunciava l'omessa valutazione di una serie di elementi di fatto e di giudizio anch'essi dettagliatamente specificati il cui esame è essenziale, non già per il riesame del fatto, ma per valutare compiutamente l'attendibilità delle accuse della suora, sicché l'obiettivo vaglio dell'intero materiale probatorio acquisito imponeva una lettura della vicenda diversa da quella ricostruita dal Tribunale, basata esclusivamente sullo smisurato rilievo dato ad un'insignificante imprecisione sulla data del fatto, sulla quale la persona offesa aveva dato una valida spiegazione. Chiedeva l'annullamento dell'ordinanza. Con altra ordinanza in data 15.05.2006 lo stesso Tribunale, accogliendo l'appello dell'indagato e in riforma dell'ordinanza del GIP del Tribunale di Cosenza 18.03.2006, revocava la misura coercitiva degli arresti domiciliari applicata a Bisceglia Francesco padre Fedele , indagato per un serie di abusi sessuali, consistiti in congiungimenti carnali, commessi in danno della suora Alesci Tania il 28 gennaio, il 4 aprile in concorso con Gaudio ed altra persona non identificata , il 23 aprile, l'11 maggio anche con un complice e il primo giugno 2005, nonché per tentativi di violenza privata attuati, di persona e per telefono, allo scopo di costringere la persona offesa a non denunciare gli abusi sessuali. Il Tribunale riteneva insussistente la gravità indiziaria richiamando la propria ordinanza 22.01.2006, emessa nei confronti di Gaudio Antonio coimputato del Bisceglia in relazione all'addebito di avere con violenza, consistita nel picchiarla e nell'aprirle la bocca per somministrarle una pillola per impedirle di reagire, costretto la suora a masturbarsi, riprendendola con una videocamera e fotografandola nel compimento dell'atto ripetendo che, sul punto, la predetta era incorsa in contraddizioni anche logiche sulla data del fatto per cui si rendeva necessario sottoporre ad un più rigoroso ed approfondito vaglio il giudizio di attendibilità intrinseca della dichiarante, tenuto contodelle circostanze già evidenziate, nonché dell'assenza di riscontri oggettivi . Quanto alla credibilità soggettiva della p. o. il Tribunale rilevava la presenza di elementi di non univoca interpretazione in riferimento ad alcuni passaggi dell'ordinanza impositiva della misura. Della telefonata minatoria che il Bisceglia avrebbe fatto alla suora il 18 settembre 2005 sul cellulare dalla stessa usato non risultava traccia sul tabulati ed era irrilevante sia che la Vodafone avesse chiarito che le telefonate provenienti da alcuni paesi esteri non fossero registrate dal sistema informatico di documentazione dei dati sia il fatto che, quel giorno, il Bisceglia si trovasse in Portogallo. In ordine all'sms di minaccia pervenuto il 19.10.2005 sulla nuova utenza in uso alla suora registrato in memoria alla telefonata del 20.10.2005 ricevuta da uno dei quattro uomini che avevano partecipato alla violenza sessuale che la suora avrebbe subito il 25.06.2005 non rientrante nella contestazione e all'sms ricevuto il 2.11.2005 dal suo cellulare e registrato in memoria, detenuto da altra suora. con cui le veniva intimato di ritirare la denuncia rilevava il Collegio di non condividere la prospettazione accusatoria fatta propria dal GIP, secondo cui tali sms sarebbero stati inviati da quei quattro uomini -o, meglio da uno. di costoro che stando sempre al narrato della denunciante, il 25.0605, l'avrebbero indotta a salire a bordo di un'auto nera di grossa cilindrata e, condottala in luogo di aperta campagnc4 uno di loro l'avrebbe violentata . Ciò perché era poco verosimile il racconto dell'Alesci sul presunto episodio d'abusi del 25.06.05 anche perché non era stato spiegato come i quattro soggetti fossero venuti a conoscenza del nuovo numero di telefono dell'Alesci e dei luoghi segreti, in Anzio e Roma, in cui la stessa aveva fissato la nuova dimora, anche perché solo il di lei padre aveva dichiarato di aver potuto fornire il nuovo numero di telefono a chi lo contattava per conto di qualche istituto religioso. Deduceva, poi, l'estraneità del Bisceglia dagli atti intimidatori dal fatto che egli avesse continuato a cercare la suora, nei mesi di novembre e di dicembre 2005 non già sulla nuova utenza cellulare, ma su quella precedentemente in uso alla predetta. Escludevano la gravità indiziaria l'assenza di riscontri e l'inconcludenza dei dati segnalati dal Pm controdeduzioni dei consulenti del Pm alle relazioni tecniche ginecologica, urologia e psicologica dei periti di parte le dichiarazioni di numerose donne le quali avevano riferito di avere subito proposte sessuali da parte del Bisceglia e di essere al corrente dell'atteggiamento spregiudicato del frate in campo sessuale le intercettazioni, a carico dell'indagato di contenuto sessuale, la vicenda relativa alla presunta violenza sessuale perpetrata dal Bisceglia in danno della camerunese Ewole Marthe le minacce e lesione di cui era rimasta vittima Vocaturi Maria Concetta perché - le relazioni tecniche erano contrastanti - le dichiarazioni delle donne e le intercettazioni telefoniche erano indicative della personalità dell'indagato e sintomatiche di condotte eticamente censurabili, ma non denotavano indole violenta - l'Ewole, che aveva dichiarato di avere avuto, contro la sua volontà, un rapporto sessuale completo col frate, rimanendo incinta, e di essere stata indotta con l'inganno dal Bisceglia e da Corrente Anna, collaboratrice dell'oasi ad abortire, non era credibile perché era stato accertato clinicamente che la gravidanza non era attribuibile al frate - la telefonata fatta il 27 febbraio 2006 da Capano Angela, ospite dell'oasi, a Vocaturi Maria Concetta la quale aveva riferito di avere subito molestie dal frate di non raccontare bugie era da attribuire ad autonoma iniziativa della donna e non poteva essere stata concordata col frate sottoposto sin dal 22 gennaio 2006, prima, a custodia in carcere e poi agli arresti domiciliari. Anche avverso la seconda ordinanza proponeva ricorso per cassazione il Pm denunciando mancanza di motivazione in riferimento all'omessa allegazione al provvedimento dell'ordinanza in data 23.02.2006 nonostante l'espresso ed integrale rinvio recettizio operato in motivazione. Riproponeva, quindi, tutte le censure già avanzate nei confronti della predetta ordinanza integrandole con altre a confutazione delle argomentazioni relative alla posizione dell'indagato Bisceglia, avulse dai motivi dell'appello da costui proposto. Denunciava, quindi, il Pm violazione del principio del tantum devolutum quantum appellatum, di cui all'articolo 310 Cpp, perché il Tribunale non aveva preso in esame i motivi specifici formulati nell'atto d'appello le valutazioni fatte nel provvedimento de libertate adottato dal Tribunale nei confronti del coindagato Gaudio in ordine alla ritenuta inattendibilità della persona offesa andavano estese al Bisceglia e agli altri episodi delittuosi a costui ascritti erano validi gli alibi proposti ed era inutilizzabile l'attività d'indagine di cui all'informativa della Squadra mobile di Cosenza del 15 marzo 2006 la persona offesa sarebbe stata assente dall'oasi francescana nei giorni 4 e 23 aprile 2005 , ma aveva effettuato un'autonoma e non richiesta rivalutazione critica delle considerazioni contenute nell'ordinanza del Gip e degli atti di indagine prodotti dalle parti all'udienza camerale dell'11 maggio 2006. L'ordinanza impugnata era generica relativamente alla richiesta estensione al Bisceglia delle argomentazioni sull'inattendibilità della persona offesa adottante nell'ordinanza Gaudio e mancante in toto di motivazione sui presunti alibi dell'indagato e sull'assenza dell'Alesci in due degli episodi in contestazione. Invece, illegittimamente e con illogica motivazione, aveva esaminato nel merito, d'ufficio, un episodio d'abusi sessuali 25.06.2005 non contestato agli indagati e i nuovi elementi d'accusa prodotti dal Pm l'11 maggio 2006, riesaminando cosi la gravità indiziaria e le esigenze cautelari sulle quali era intervenuto il c.d. giudicato cautelare non avendo proposto l'indagato istanza di riesame sull'ordinanza 22.01.2006 impositiva della misura coercitiva. Deduceva, inoltre, il Pm mancanza e illogicità della motivazione in ordine - alle valutazioni espresse dal Tribunale sulla telefonata minatoria del 18.9.2005, sugli sms di minaccia ricevuti dalla suora e sull'episodio, di abusi accaduto il 25 giugno 2005 - alla svalutazione degli elementi di conferma della credibilità soggettiva della suora e dell'attendbilità estrinseca del suo racconto la relazione di Ct psicologica la visita ginecologica e gli esami di laboratorio il racconto di suor Loredana sul saio del frate macchiato di sugo la conoscenza da parte dell'indagato del numero del cellulare intestato all'oasi francescana e già in uso alla persona offesa - all'asserita irrilevanza degli elementi prodotti dal Pm relazioni psicologiche consulenze ginecologiche le dichiarazione delle donne sulle molestie sessuali commesse dall'indagato la compatibilità della gravidanza della donna cemerunese con l'abuso sessuale dalla stessa attribuito al frate le gravi intimidazioni subite dalla teste Vocaturi secondo cui i suoi aggressori le rinfacciavano l'arresto del frate intimandole di ritrattare le dichiarazioni rese. Chiedeva l'annullamento dell'ordinanza. Va, anzitutto, rilevato che la riunione dei procedimenti che hanno ad oggetto una serie di abusi sessuali in danno della querelante ascritti a Bisceglia Francesco, soltanto uno dei quali commesso con il coindagato Gaudio rende irrilevante la censura di mancanza di motivazione in riferimento all'omessa allegazione al provvedimento dell'ordinanza in data 23.02.2006 nonostante l'espresso ed integrale rinvio recettizio operato in motivazione. I ricorsi sono fondati. Nell'ordinanza Bisceglia il Tribunale ha escluso la gravità indiziaria richiamando integralmente la propria ordinanza 22 gennaio 2006 emessa nei confronti del coindagato Gaudio limitatamente all'addebito di avere con violenza, consistita nel picchiare la suora Alesci Tania e nell'aprirle la bocca per somministrarle una pillola onde impedirle di reagire, costretto la predetta a masturbarsi, riprendendola con una videocamera e fotografandola nel compimento dell'atto e ripetendo che, sul punto, l'Alesci era incorsa in contraddizioni anche logiche sulla data del fatto e che la stessa non era intrinsecamente attendibile per l'assenza di riscontri oggettivi, ma non ha valutato, nella loro globalità, le dichiarazioni accusatorie correlandole con l'acquisto materiale probatorio. Ma quel che più risalta, nell'espresso convincimento di palese inattendibilità intrinseca della presunta persona offesa, è l'enfatizzazione della correzione della data di uno soltanto tra i numerosi abusi denunciati, con una forzatura logica circa la reale consistenza della rettifica temporale proveniente da una donna in stato di turbamento emotivo cosi eclatante da essere consacrato nel verbale di s.i.t., al punto di ritenerlo determinante per inficiare la sua complessiva credibilità. Quindi, la gravità indiziaria non è stata ravvisata sol perché l'Alesci, avendo in querela collocato il fatto il 4 aprile 2005, successivamente, interrogata dal Pm, ha corretto la data anticipandola al 29 marzo per poi riconfermare allo stesso Pm che era esatta la prima data indicata. Da tale correzione di data il Tribunale, trascurando la globalità del quadro accusatorio delineato a carico dell'indagato Bisceglia, cui si attribuiscono 5 congiunzioni carnali violente in danno della suora, oltre alle due offerte a complici non identificati, nonché vari tentativi di assicurarsi l'impunità con condotte minacciose, ha inferito la mancanza d'attendibilità della persona offesa, con argomentazioni illogiche ed elusive del conseguito quadro probatorio, senza considerare che - secondo la querela, dopo la prima violenza del 28 febbraio 2005, il fatto è avvenuto il 4 aprile e che l'accadimento è stato costantemente e puntualmente confermato, unitamente a tutti gli altri episodi delittuosi anche in ordine alle date - la correzione di data è giustificabile col riconosciuto errore della persona offesa circa i tempi reali della settimana santa 2005, errore che aveva determinato la dichiarazione secondo cui il fatto sarebbe avvenuto il giorno dopo il rientro del padre da Palmi, dove aveva predicato, a Cosenza - tale ultima dichiarazione a rettifica di quanto affermato nell'ordinanza nella denuncia-querela del 24 ottobre 2005, suo Tania indica la data del 4 aprile, ricollegandola come esplicitato nelle ultime sit, all'erronea collocazione temporale della settimana santa 27 marzo-3 aprile e poi pertanto, per ben due volte la dichiarazione associa il fatto al giorno successivo al rientro di padre Fedele dall'oasi, spostando il giorno dal 4 aprile al 29 marzo a causa dell'erronea collocazione cronologica della settimana santa non era stata fatta in querela, sicché il punto di riferimento costituito dal rientro del frate a Cosenza non corrisponde ad un dato obiettivo ma è riconducibile all'equivoco in cui può essere incorsa la suora circa la reale data della settimana santa 2005 20-27 marzo - la rettifica del 20 febbraio, quali che siano le ragioni che l'hanno determinata, non introduce una data nuova, ma conferma quella inizialmente indicata. Pertanto, illegittimamente è stata esclusa la gravità indiziaria che in sede cautelare prescinde dalla precisione e concordanza degli indizi , alla stregua di una non decisiva correzione di data, poi rettificata secondo l'originaria indicazione, dovendosi pure considerare che la capacità di contestualizzare un'esperienza vissuta consiste non solo e non tanto nell'indicarne una data, ma essenzialmente nell'inquadrarla in una cornice di accadimenti in sequenza tra loro, sicché, per la precisione dei riferimenti e la specificazione del contesto operativo, l'atto sessuale poteva inserirsi nella serie di abusi subiti dalla suora tra la fine di febbraio e i primi di giugno 2005. Ne consegue che sia lo spostamento della data del fatto al 29 marzo 2005 sia la rettifica nei termini precisati per la prima volta in querela sono inidonei ad inficiare il quadro indiziario richiesto ai fini cautelari, fondato su dichiarazioni accusatorie non investite da puntuali doglianze circa l'insussistenza dei parametri di valutazione dell'attendibilità. Tanto premesso, frana l'impalcatura del discorso argomentativo del Tribunale, il quale, in entrambe le ordinanze ha usato un dato irrilevante sul piano della gravità indiziaria, invece puntualmente delineata dal GIP nel provvedimento impositivo in cui sono richiamati i racconti dei fatti, descritti nella loro genesi e nella loro progressione criminosa, confrontati con le osservazioni delle consorelle della parte lesa del mutato comportamento di costei, connotato, in quel periodo, da prostrazione ed insicurezza mai riscontrati in precedenza, ed in cui sono spiegati i tempi e le ragioni del progressivo svelamento fino alla proposizione della quercia, donde l'evidente erroneità dell'asserzione contenuta f. 9 dell'ordinanza Bisceglia secondo cui il mero spostamento della data sarebbe idoneo a fondare un preliminare giudizio di insufficiente attendibilità intrinseca della medesima fonte orale al punto da rendere ultronea la valutazione degli elementi indicati dal Pm, e cioè le dichiarazioni rese da tutte le consorelle della vittima e le intercettazioni telefoniche che avevano catturato morbose conversazioni su pratiche e progetti di carattere sessuale effettuate dal frate con varie donne, di sicura rilevanza in materia cautelare. Non essendo intaccata dall'erronea valutazione del Tribunale l'attendibilità intrinseca della parte lesa, opera, quindi, il principio, costantemente affermato da questa Corte e da osservare in sede di nuovo esame secondo cui le dichiarazioni accusatorie della persona offesa possono essere assunte, anche da sole, come fonte di prova quando abbiano avuto positivo riscontro i profili d'attendibilità oggettivi e soggettivi Cassazione, Sezione quarta, 16860/04, 13/11/2003 - 09/4/2004, Verardi, rv 22790l . Né l'avvenuto inserimento, nel testo dell'art. 273 Cpp, del comma 1bis ove si stabilisce che nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si applicano, fra le altre, le disposizioni dell'art. 192, commi 3 e 4, stesso codice , ha introdotto la necessità, ai fini cautelari di riscontri alle dichiarazioni accusatorie della persona offesa che, invece, per i principi della libertà dei mezzi di prova e del libero convincimento del giudice, può da sola essere posta a base del giudizio di prognosi di responsabilità purché si spieghino le ragioni che hanno indotto il giudice a ritenere attendibili le accuse di siffatto teste. Inoltre, non è stato rispettato neppure l'altro pacifico principio secondo cui in tema di misura cautelari personali l'indizio richiesto dall'articolo 273 Cpp ai fini dell'adozione della misura non coincide con quello di cui all'articolo 192, comma 2, che indica i criteri di valutazione della prova logica indiziaria, necessaria e sufficiente per affermare la responsabilità dell'imputato. L'articolo 273 Cpp non richiede, infatti, anche l'univocità e la convergenza dei dati indizianti, ma soltanto la gravità di essi. Il concetto di gravità non può essere identificato poi con quello di sufficienza dal quale si distingue sia quantitativamente sia qualitativamente, non dovendo raggiungere il grado di certezza richiesto per la condanna, ma l'alta probabilità dell'attribuibilità del reato all'indagato Cassazione, Sezione terza, 742/98, 23-2-1998/22-4-1998, Derzsiosa, rv 210514 . Ne consegue che il concetto di inizio accolto dal legislatore nell'articolo 273 Cpp è assai più ampio di quello strettamente tecnico di fatto certo dal quale si risale, per massime di comune esperienza ad uno incerto e può consistere in qualsiasi elemento di prova che appaia idoneo allo scopo e comprendere sia le prove dirette che le prove cosiddette logiche o indirette cfr. Cassazione, Sezione prima, 2749/93, Marrazzo, rv 194644 . Va pure sottolineato che il requisito della gravità degli indizi di colpevolezza non può essere ritenuto insussistente sulla base di una valutazione separata dei vari dati probatori, dovendosi invece verificare se gli stessi, coordinati ed apprezzati globalmente secondo logica comune, assumano la valenza richiesta dall'articolo 273 Cpp. Ciò in considerazione della natura stessa degli indizi, quali circostanze collegate o collegabili ad un determinato fatto che non rivelano, se esaminate singolarmente, un'apprezzabile inerenza al fatto da provare, essendo ciascuno suscettibile di spiegazioni alternative, ma che si dimostrano idonei a dimostrare il fatto se coordinati organicamente Cassazione, Sezione sesta, 249/99, 26-1-99/11-2-99, Di Girolamo, rv 212708 . Invece il Tribunale ha superato il ristretto ambito di giudizio proprio del procedimento incidentale cautelare con affermazioni censurabili in sede di legittimità sotto i profili della sussistenza, adeguatezza, completezza e logicità della motivazione all'interno del provvedimento e del materiale indiziante specificato nel provvedimento cautelare e della correttezza dei canoni di esperienza applicati immotivate, incongrue, frammentare e limitate a singoli dati non confrontati con altri con essi collidenti omettendo di prendere in esame tutto il compendio indiziario riportato nell'ordinanza 22 gennaio 20065, impositiva delle misura cautelari con riferimento alla totalità delle fattispecie criminose ipotizzate, nella quale è positivamente verificata l'attendibilità della parte lesa - dando spiegazione logica del tempo della formulazione delle accuse l'allontanamento da Cosenza aveva affrancato la suora dalla nefasta influenza esercitata su di lei dall'indagato Bisceglia, facendole superare l'imbarazzo per la scabrosità degli abusi subiti e i gravi timori generati dalle minacce più volte rivoltele da predetto spendendo il nome di un mafioso operante nel paese natale della donna - riconoscendo alle accuse spontaneità, genuinità, precisione, assenza di contraddizioni di rilievo e di qualsiasi ragione di astio o di risentimento - collegando tali elementi allo stato di sensibile mutamento di carattere e di profonda prostrazione psicofisica rilevato dalle suore che l'avevano frequentata durante il suo soggiorno nell'oasi e successivamente da una consulenza psichiatrica in cui la suora era caduta al tempo dei fatti, stato compatibile con la tipologia delle vittime di abusi sessuali - prendendo atto dei risultati delle consulenze svolte dalla quali era emersa l'assenza di spunti fantastici tali da far dubitarsi della capacità di testimoniare della donna, nonché la sicura deflorazione associata a piccole lesioni compatibili con eventi traumatici e ad infezioni virali a trasmissione sessuale. Richiamata, in sintesi, la trama argomentativi dei provvedimenti di revoca delle misure cautelari basta a sull'insussistenza della gravità indiziaria in accoglimento dell'istanza di riesame dell'indagato Gaudio b sull'idoneità del fatto nuovo costituito dalla riconosciuta inattendibilità intrinseca della presunta persona offesa circa l'ipotesi criminosa, ascritta al solo Gaudio, ritenuta datata 29 marzo 20051 a travolgere la complessiva credibilità della stessa in ordine a tutti i fatti criminosi denunciati anche per l'assenza di riscontri obiettivi e per la presenza di elementi di non univoca interpret zione circa la credibilità soggettiva della p.o , va, in conclusione affermato che la revoca delle misure è affetta vizi argomentativi che incidono sui requisiti minimi di esistenza e di logicità del discorso motivazionale tali, quindi, da imporre l'annullamento dei provvedimenti impugnati. È opportuno, ora, osservare che, in terna di misure cautelari personali quando sia denunciato, con ricorso per cassazione, vizio di motivazione del provvedimento emesso dal tribunale del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, alla Corte suprema spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, la correttezza della motivazione di legittimità, e cioè se il giudice di rito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che l'hanno indotto ad affermare o ad escludere la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie con gli adattamenti resi necessari dal particolare contenuto della pronuncia cautelare, non fondata su prove. ma su indizi e tendente all'accertamento non della responsabilità, bensì di una qualificata probabilità di colpevolezza Cassazione Su, 11/2000 22103/00, 02/05/2000, Audino, rv 215828 . Orbene, nella specie, i vizi motivazionali che inficiano i provvedimenti emergono dalla rilevata illogicità della risolutiva rilevanza, ai fini della non ipotizzabilità di tutte le menzionate fattispecie criminose, attribuita alla rettifica conforme, peraltro, all'originaria indicazione modificata per uno spiegabile errore mnemonico della data di uno solo tra i tanti episodi criminosi nonché dall'apodittico disconoscimento di dati probatori individuati dal GIP anche se non necessari per la configurabilità della gravità indiziaria ed ancora dalla sostanziale mancanza di motivazione circa la ritenuta rilevanza di taluni esiti di attività difensiva e circa l'irrilevanza di elementi negativi segnalati a carico degli indagati, sicché, anche per tali censurabili ragioni è stata esclusa dal Tribunale la gravità del quadro indiziario. Non poteva disconoscersi, infatti, rilevanza ai fini indiziari - alle condotte minacciose, ascritte al Bisceglia, dirette a costringere la suora alla ritrattazione delle accuso, attuate anche tramite telefono e con sms quello del 28 ottobre 2005 è stato direttamente osservato dagli inquirenti e quello del 28 ottobre 2005 è stato materialmente ricevuto da suor Gianna Giavannangoli che aveva la disponibilità del telefono cellulare della vittima , sicché sono inconferenti le considerazioni su chi quest'ultime abbia fatto e sugli apparecchi allo scopo utilizzati, certo essendo che le azioni criminose giovavano all'indagato che non sottovalutava l'iniziativa giudiziaria della suora - al contenuto compiacentemente morboso e sboccato su concrete esperienze sessuali delle intercettazioni telefoniche che il frate effettuava con donne - alle plurime dichiarazioni di ragazze, accolte nella struttura e molestate sessualmente tramite condotte ingannevoli, violente e ricattatorie, descrittive di medesime tecniche di adescamento attuate dagli indagati - alle dichiarazioni delle suore che avevano vissuto nell'oasi, che delineato la fragile personalità e la dirittura morale dell'Alesci e che mettono in luce la spregiudicata condotta.