Sequestro preventivo della casa abusiva anche se la costruzione è finita

di Antonio Laronga

di Antonio Laronga La decisione che si commenta ha ad oggetto il tema della legittimità del sequestro preventivo di una costruzione abusiva già ultimata. Nel caso affrontato dal supremo collegio era accaduto che il tribunale del riesame aveva rigettato l'impugnazione proposta dal difensore avverso il sequestro preventivo di due immobili destinati a civile abitazione, rifiniti ed arredati, disposto in relazione al reato di cui all'art. 44, lett. b , del D.P.R. n. 380/2001. Il tribunale evidenziava che la misura cautelare doveva ritenersi legittimamente imposta per impedire l'evidente aggravio del carico urbanistico sulle infrastrutture preesistenti configurabile sia come ulteriore domanda di strutture ed opere collettive, sia in relazione alle prescritte dotazioni minime di spazi pubblici per abitante nella zona urbanistica interessata, cioè dei cc.dd. standards di cui al D.M. 2.4.1968, n. 1444 . Nel caso di specie, non risultava rispettata, ad esempio, la destinazione in favore delle nuove costruzioni di aree a parcheggio nella dotazione minima prevista dall'art. 2, co. 2 , della legge 24.3.1989, n. 122. La Corte di cassazione ha confermato l'ordinanza impugnata, richiamando un indirizzo giurisprudenziale fatto proprio dalle sezioni unite v. Cassazione sezioni unite 20.3.2003, Innocenti, in Cassazione penale, 2003, p. 1829 , secondo il quale il sequestro preventivo di cosa pertinente al reato è consentito anche nel caso di ipotesi criminosa già perfezionatasi, purché il pericolo della libera disponibilità della cosa stessa presenti i requisiti della concretezza e della attualità e le conseguenze del reato, ulteriori rispetto alla sua consumazione, abbiano connotazione di antigiuridicità, consistano nel volontario aggravarsi o protrarsi dell'offesa al bene protetto che sia in rapporto di stretta connessione con la condotta penalmente illecita e possano essere definitivamente rimosse con l'accertamento irrevocabile del reato. In particolare, in tema di reati edilizi o urbanistici, spetta al giudice di merito, destinatario di una richiesta di sequestro preventivo, determinare in concreto se il libero uso del manufatto ultimato possa comportare una effettiva ulteriore lesione del bene giuridico protetto ovvero costituisca un elemento neutro sotto il profilo della offensività. Ad esempio, nel caso di ipotizzato aggravamento del c.d. carico urbanistico, va delibata in fatto tale evenienza sotto il profilo della consistenza reale ed intensità del pregiudizio paventato, tenendo conto della situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento coercitivo. Ed ancora, tra le specifiche conseguenze antigiuridiche che, ex art. 321 c.p.p., possono determinarsi a causa del mancato impedimento della libera disponibilità del manufatto abusivo, ben può farsi rientrare la perpetrazione dell'illecito amministrativo sanzionato dall'art. 221 del T.U. delle leggi sanitarie, non inquadrabile nella agevolazione di commissione di altri reati , ma certamente costituente una situazione illecita ulteriore prodotta dalla condotta che la misura cautelare reale è finalizzata ad impedire. Presupposto di tale orientamento è stato l'accoglimento della tesi, ormai prevalente nell'elaborazione giurisprudenziale e dottrinale, che individua il bene giuridico protetto dalle disposizioni incriminatrici dell'abusivismo edilizio direttamente nel territorio ed, in particolare, nel suo corretto e regolare assetto. Non è questa la sede per ripercorrere tutte le tappe della complessa evoluzione in tema di oggetto giuridico dei reati edilizi basterà far cenno ai due orientamenti principali. Secondo una prima tesi - da considerarsi ormai minoritaria, quantomeno, nel diritto vivente - l'oggetto giuridico dei reati edilizi consiste nel formale controllo sul governo del territorio da parte della pubblica amministrazione. In sostanza, la norma incriminatrice persegue l'obiettivo di tutelare la cosiddetta riserva in mano pubblica del controllo sulle trasformazioni urbanistiche ed edilizie, a garanzia di un equilibrato sviluppo dell'assetto urbanistico. Il 'territorio' non è il bene-interesse oggetto di tutela, se non in via indiretta e/o mediata, in quanto le disposizioni penali si occupano soltanto di garantire l'interesse al controllo preventivo a cura dell'autorità amministrativa v. R. Cantone, Sul sequestro preventivo nell'ipotesi di reato consumato è sequestrabile un immobile abusivo definitivamente ultimato?, in Cassazione penale, 2003, p. 565, con ulteriori richiami di dottrina e di giurisprudenza cui si rinvia . È evidente che una simile concezione del bene tutelato dalle disposizioni incriminatrici dell'abusivismo edilizio, determinerebbe la non legittimità del sequestro preventivo del manufatto abusivo già ultimato. E ciò in quanto la libera disponibilità del bene non provocherebbe alcuna effettiva ulteriore lesione del bene giuridico protetto, essendo già intervenuta la modificazione del territorio senza il preventivo vaglio dell'amministrazione competente. Con l'entrata in vigore della l. 28 febbraio 1985, n. 47, la prevalente giurisprudenza di legittimità ha considerato definitivamente mutato il bene giuridico protetto dalle norme urbanistiche, statuendo a chiare lettere che in materia di reati edilizi l'interesse protetto non è quello formale del rispetto delle prerogative della pubblica amministrazione nel controllo dell'attività edilizia, ma quello sostanziale della protezione del territorio v. Cassazione sezioni unite 21.12.1993, Borgia, in Cassazione penale, 1994, p. 902 conf. Cassazione sezione III 25.2.1995, Cutonilli, in Ced Cassazione n. 201960 Cassazione sezione VI 18.3.1998, Calisse ed altri, in Ced Cassazione n. 210325 Cassazione sezione III 5.6.1998, Losito ed altri, in Ced Cassazione n. 210977 Cassazione sezione V 22.3.1999, Rubino ed altri, in Ced Cassazione n. 212884 . Il passaggio ulteriore che ha indotto il supremo collegio ad elaborare l'orientamento esposto nella decisione in commento, è stato quello di ritenere che la lesione o la messa in pericolo del bene giuridico protetto consegua non solo alla edificazione dell'opera abusiva ma anche all'uso della stessa. Più precisamente, si è specificato che la costruzione abusiva, anche dopo il suo completamento, può determinare conseguenze negative sul regolare assetto del territorio aggravando i c.d. carichi urbanistici v. Cassazione sezione III 22.2.2002, Luongo, in Cassazione penale, 2002, p. 2708 conf. Cassazione sezione III 2.7.2001, D'Amora, in Cassazione penale, 2003, p. 564 . Si è affermato, in questa prospettiva, che l'utilizzazione di un immobile abusivo potrebbe incidere negativamente sul territorio, determinando un peggioramento nella fruibilità di quei beni comuni che sono stati messi a disposizione della collettività dall'ente pubblico preposto alla pianificazione del territorio ed adeguati in relazione al numero e all'entità degli immobili. L'insediamento umano è costituito da un elemento c.d. primario abitazioni, uffici, negozi e da uno secondario di servizio opere pubbliche in genere, uffici pubblici, parchi, strade, rete fognaria che deve essere proporzionato all'insediamento primario ossia al numero degli abitanti insediati ed alle caratteristiche dell'attività da costoro svolta T. Dell'Anna, Applicabilità e limiti del sequestro preventivo di un immobile abusivo ultimato, in Cassazione penale, 2004, p. 1332 . Con l'espressione carico urbanistico si identifica l'effetto che viene prodotto dall'insediamento primario come domanda di strutture ed opere collettive, in dipendenza del numero degli abitanti insediati su di un determinato territorio G. Mengoli, Manuale di diritto urbanistico, Giuffré, Milano, 1997, p. 88 . Dunque, l'aggravio del carico urbanistico conseguente all'uso del manufatto abusivo provoca disagio per la collettività e si traduce in una conseguenza dannosa ed antisociale del reato edilizio. Sotto questo profilo, il sequestro preventivo impedirebbe in concreto il suo verificarsi e, quindi, una ulteriore compromissione del bene giuridico tutelato, oltre ad impedire al reo di trarre vantaggio dall'illecito. Non costituisce ostacolo all'applicabilità della cautela reale il fatto che nel momento in cui la costruzione abusiva viene ultimata il reato, secondo la consolidata giurisprudenza v. Cassazione sezioni unite 8.5.2002, Cavallaro, in Ced Cassazione n. 221339 , si è definitivamente perfezionato e cessa la permanenza e con essa l'iter criminoso . Invero, il codice di rito prevede tre ipotesi che possono legittimare l'adozione del sequestro preventivo art. 321 c.p.p. 1 quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso 2 quando vi è il pericolo che la cosa possa agevolare la commissione di altri reati 3 quando la cosa è pericolosa in sé, poiché di essa è consentita od imposta la confisca v. in questi termini, P. Tonini, Manuale di procedura penale, Giuffré, Milano, 2001, p. 337 . Concretizzando il discorso e riportandolo alla vicenda in esame, la funzione preventiva assegnata al sequestro della costruzione abusiva ultimata è quella sub 1 di impedire che la libera disponibilità della stessa possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato già consumato, sotto forma di ulteriore lesione o messa in pericolo dell'assetto del territorio riconducibile all'aggravio del carico urbanistico. L'esattezza della conclusione cui perviene la Corte di cassazione, si deduce con estrema chiarezza dal dato letterale, considerato che il termine conseguenze , adoperato dall'art. 321 c.p.p., secondo l'accezione lessicale propria dello stesso, sta ad indicare un effetto estrinseco, rispetto all'antecedente che ne costituisce la causa, vale a dire un quid pluris, logicamente e cronologicamente posteriore rispetto al reato v. Cassazione sezione III 2.7.2001, D'Amora, cit. . Procedendo nelle proprie cadenze argomentative, i giudici del supremo collegio precisano i limiti di applicabilità del sequestro preventivo. In particolare, si afferma che nella valutazione del periculum in mora, il giudice di volta in volta, è tenuto ad approfondire la reale compressione degli interessi attinenti al territorio ed ogni altro dato utile a stabilire in che misura il godimento e la disponibilità attuale della costruzione abusiva ultimata da parte dell'indagato o di terzi possa implicare una effettiva ulteriore lesione del bene giuridico protetto, ovvero se l'attuale disponibilità del manufatto costituisca un elemento neutro sotto il profilo della offensività. Così, nell'ipotesi di aggravamento del carico urbanistico, il giudice deve effettuare un'attività di verifica in concreto della consistenza reale e dell'entità del pregiudizio paventato, tenuto conto della situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento coercitivo, ben potendo risultare l'immobile abusivo conforme alla previsione degli strumenti urbanistici e non idoneo ad aggravare le infrastrutture preesistenti si pensi alla realizzazione di un'opera esente dal pagamento degli oneri di urbanizzazione, come, ad esempio, quelle eseguite nei fondi agricoli quando risultino utili alla conduzione del fondo . Ciò potrebbe comportare il venir meno del periculum in mora, e la conseguente inapplicabilità del sequestro preventivo. In sostanza, al fine di assicurare una più adeguata tutela di un bene di fondamentale importanza quale è il territorio, è consentito predisporre forme di protezione c.d. anticipata rispetto alla sanzione definitiva anche dopo il completamento dei lavori edilizi tale eventualità, però, è subordinata all'accertamento in concreto dell'ulteriore vulnus al corretto e regolare assetto del territorio. La Cassazione, infine, individua una seconda conseguenza antigiuridica che potrebbe determinarsi a causa della libera disponibilità del manufatto abusivo la perpetrazione dell'illecito amministrativo di cui all'art. 221 del T.U. delle leggi sanitarie. Anche in tal caso siamo di fronte ad un quid pluris logicamente e cronologicamente posteriore rispetto alla consumazione del reato edilizio. Ciò nonostante, l'orientamento maggioritario è favorevole all'applicabilità della cautela reale v. Cassazione sezioni unite 20.3.2003, Innocenti, cit. , poiché il sequestro preventivo ha anche la funzione di evitare che coloro che abbiano violato la legge possano continuare a trarre vantaggio dall'illecito posto in essere, allorquando quest'ultimo, ancorché consumato, dopo l'esaurimento della condotta tipica, continui a produrre conseguenze dannose ed antisociali v. Cassazione sezione III 2.7.2001, D'Amora, cit. conf. Cassazione sezione III 29.5.2000, Cice, in Ced Cassazione n. 216981 . Tale indirizzo, però, merita una precisazione. L'applicabilità del sequestro preventivo ad un manufatto abusivo ultimato ed abitato in assenza della licenza di abitabilità, è sempre subordinata alla verifica da parte del giudice del periculum in mora, consistente, come si è detto in precedenza, nell'ulteriore offesa del bene protetto anche dopo la commissione del reato edilizio. La Cassazione ha, infatti, statuito in un caso di utilizzo quale abitazione da parte del reo di un manufatto abusivamente realizzato, che non comportava in concreto, per le dimensioni dell'immobile, le sue caratteristiche e per la destinazione ad abitazione familiare, un apprezzabile aggravamento del carico urbanistico, che non si giustificava la conservazione della misura cautelare reale, sulla base della sola violazione alla disposizione di cui all'art. 221 T.U. delle leggi sanitarie v. Cassazione sezione III 6.7.2004, Sardi e altro, in Ced Cassazione n. 229489 . Bisogna tener conto del fatto che il sequestro è un intervento strumentale e servente rispetto alla sanzione definitiva. Se la sanzione è stata voluta dal legislatore per tutelare uno specifico interesse, il sequestro, a sua volta, deve evitare che, nelle more dell'accertamento del reato, esso sia ulteriormente leso. Vi deve essere, quindi, un necessario parallelo tra la misura definitiva la sanzione e quella interlocutoria il sequestro . È questa considerazione che impone di ritenere che le conseguenze, il cui aggravamento o il cui protrarsi si intende impedire con un sequestro, non possano essere di qualsivoglia genere e natura ma debbano essere necessariamente costituite da effetti attinenti agli elementi strutturali dell'illecito e devono rappresentare un'ulteriore lesione dell'interesse protetto dalla norma incriminatrice. In assenza della predetta connessione l'esecuzione di una cautela reale rischierebbe di snaturarne la funzione il sequestro cesserebbe di essere misura cauelare e diverrebbe esso stesso una vera e propria sanzione del comportamento illecito, aggiuntiva rispetto a quella prevista dalla norma incriminatrice R. Cantone, Sul sequestro preventivo, cit., p. 569 . In definitiva, le conseguenze del reato edilizio che la misura cautelare reale è destinata ad impedire non possono essere tutte le conseguenze possibili, compresa quella, sanzionata da una norma amministrativa, dell'uso di un manufatto abusivo in assenza del certificato di abitabilità, ma saranno piuttosto quelle che continuano nel tempo protraggono e approfondiscono di intensità aggravano la lesione o la messa in pericolo dell'interesse tutelato dalla norma penale v. in questi termini, Cassazione sezione III 23.11.1996, Donato, in Cassazione penale, 1998, p. 1184 .

Cassazione - Sezione terza penale - sentenza 12 aprile 2005 - 18 luglio 2005, n. 26136 Presidente Grassi - Relatore Fiale Pg Izzo - ricorrente De Rubeis Fatto e diritto Con ordinanza del 10 dicembre 2004 il Tribunale di Agrigento rigettava l'istanza di riesame proposta nell'interesse di De Rubeis Giovanni avverso il decreto 23 novembre 2004 con cui il Gip di quel Tribunale aveva. disposto il sequestro preventivo di due immobili destinati a civile abitazione, rifiniti ed arredati di mq. 44 ciascuno, comprensivi di piccola veranda coperta, siti nella contrada Terranova di Lampedusa, in relazione al reato di cui all'art 44, lettera b , del Dpr 380/01. Il Tribunale evidenziava che le due unità immobiliari era complete, rifinite ed arredate ma la misura cautelare doveva ritenersi legittimamente imposta per l'evidente aggravio del carico urbanistico della zona e per impedire la perpetrazione dell'illecito amministrativo di cui all'articolo 221 del Tm delle leggi sanitarie. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso il De Rubeis, il quale sotto il profilo della violazione di legge, ha eccepito che - non sarebbero sussistenti, nella specie, i presupposti di pericolo che possano derivare dalla libera -disponibilità della cosa pertinente al reato né la possibilità che tale disponibilità possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato stesso o comunque agevolare la commissione di altri reati Il ricorso deve essere rigettato, perché infondato. 1. le Su di questa Corte suprema - con la sentenza 2/2003, Innocenti - hanno ritenuto ammissibile il sequestro preventivo di una costruzione abusiva già ultimata, affermando che il sequestro preventivo di cosa pertinente al reato è consentito anche nel caso di ipotesi criminosa già perfezionatasi, purchè il pericolo della libera disponibilità della cosa stessa - che va accertato dal giudice con adeguata motivazione - presenti i requisiti della concretezza e dell'attualità e le conseguenze del reato, ulteriori rispetto alla sua consumazione, abbiano connotazione di antigiuridicità, consistano nel volontario aggravarsi o protrarsi dell'offesa al bene protetto che sia in rapporto di stretta connessione con la condotta penalmente illecita e possano essere definitivamente rimosse con l'accertamento irrevocabile del reato in tema di edilizia o urbanistici, spetta al giudice di merito, con adeguata motivazione, compiere una attenta valutazione del pericolo derivante da libero uso della cosa pertinente all'illecito penale. In particolare vanno approfonditi la reale compromissione degli interessi attinenti il territorio ed ogni altro dato utile a stabilire in che misura il godimento e la disponibilità attuale della cosa, da parte dell'indagato o da terzi, possa implicare una effettiva ulteriore lesione del bene giuridico protetto, ovvero se l'attuale disponibilità del manufatto costituisca elemento neutro sotto il profilo della offensività. In altri termini, il giudice deve determinare in concreto, il livello di pericolosità che la utilizzazione della cosa appare in grado di raggiungere in ordine all'aggetto della tutela penale, in correlazione al potere processuale di intervenire con la misura preventiva cautelare. Per esempio, nel caso di ipotizzato aggravamento del cosiddetto carico urbanistico, va delibata in fatto tale evenienza sotto il profilo della consistenza reale ed intensità del pregiudizio paventato, tenendo conto della situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento coercitivo tra le specifiche conseguenze antigiuridiche che, ex articolo 321 Cpp, possano determinarsi a causa del mancato impedimento della libera disponibilità del manufatto abusivo, ben può farsi rientrare la perpetrazione dell'illecito amministrativo sanzionato dall'articolo 221 del Tu delle leggi sanitarie divieto di abitare gli edifici sforniti di certificato di agibilità , non inquadrabile nella agevolazione di commissione di altri reati , ma certamente costituente una situazione illecita ulteriore prodotta dalla condotta libera utilizzazione della cosa che il provvedimento cautelare è finalizzato ad inibire principio ribadito da Cassazione, Sezione terza, 21 gennaio 2005, Cappa si veda però - in senso contrario - Cassazione, Sezione terza, 6 luglio 2004, Sardi . 2. Il Tribunale di Agrigento, nell'ordinanza impugnata, ha dato conto, con motivazione adeguata, di avere compiuto quella attenta valutazione del pericolo derivante dal libero uso dell'unità immobiliare illecitamente realizzata, secondo il riferito orientamento delle Su a fronte della creazione di due ulteriori unità immobiliari residenziali usualmente locate a terzi , invero, ha fatto corretto riferimento [oltre che alla finalità impeditiva dell'illecito amministrativo sanzionato dall'articolo 221 del Tu delle leggi sanitarie] all'aggravamento del carico urbanistico sulle infrastrutture preesistenti, oggettivamente configurabile sia come ulteriore domanda di strutture ed opere collettive, sia in relazione alle prescritte dotazioni minime di spazi pubblici per abitante nella zona urbanistica interessata standards di cui al Dm 1444/68 . Non risulta rispettata, ad esempio la destinazione di aree a parcheggio nella dotazione minima laddove l'articolo 2, 2 comma, della legge 122/89 che ha modificato l'articolo 41sexies della legge 1150/42, disposizione tuttora vigente - con disciplina, imperativa ed inderogabile, in correlazione degli interessi pubblici perseguiti - impone a chi voglia effettuare nuove costruzioni di riservare appositi spazi per parcheggi, anche nelle aree dì pertinenza delle costruzioni stesse, in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni dieci metri cubi di costruzione. 3. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. PQM La Corte suprema di cassazione, visti gli articoli 127 e 325 Cpp, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. 1