Le magnifiche sorti (progressive) del praticante in Spagna, Francia e Inghilterra

Giovani avvocati di Bologna presentano uno studio comparato e proposte di contratti-tipo tra dominus e collaboratori

Qual è la situazione del praticante avvocato in Francia, oppure in Gran Bretagna, regno del diritto anglosassone ed infine in Spagna, paese più vicino al nostro diritto latino? In occasione della manifestazione Avvocati in festa , organizzata dal Consiglio dell'Ordine di Bologna, un movimento spontaneo di giovani avvocati e praticanti di questo Foro ha avanzato una serie di domande che hanno portato anche alla proposta di un contratto-tipo tra i titolari degli studi legali e i giovani avvocati e praticanti. Questo studio è stato messo nero su bianco integralmente leggibile tra i documenti correlati e suddiviso in tre parti dove la prima presenta le tre diverse realtà europee, la seconda illustra la possibilità di configurare un contratto-tipo tra avvocato e avvocato collaboratore di Studio nonché tra avvocato e praticante abilitato al patrocinio suggerendo le conseguenti modifiche da apportare all'ordinamento professionale ed infine la terza dove vengono riportate le bozze di possibili contratti tra le avvocato e praticante.

Analisi in merito alla posizione e al trattamento dei praticanti e dei giovani avvocati nel Regno Unito Avv. Alessandro Magliari Nel Regno Unito, nonostante le spinte verso una liberalizzazione del mercato dei servizi legali proveniente dagli ambienti comunitari, l'opinione pubblica e le stesse istituzioni non hanno mai espresso particolari critiche all'impostazione consegnata alla tradizione, né è stato rilevato dalle statistiche che l'attuale situazione, contraddistinta da retaggi del passato, abbia creato vincoli o ostacoli alla concorrenza nel settore o alla affermazione degli stessi professionisti. Vediamo in dettaglio come è la situazione nei diversi ordinamenti dello stato. 1. Inghilterra Due sono le figure principali A soiicitor circa 60.000 e B barrister circa 6.000 , le cui funzioni sono diverse come altresi la formazione professionale. 1.1 Solicitor 'Funzioni svolge varie funzioni giuridiche e giudiziarie, come i quella del notaio responsabile delle formalità di trasferimento di immobili e delle successioni , pur se non svolge le funzioni di pubblico ufficiale, ii quella di avvocato di norma esercita il suo patrocinio presso le Corti inferiori, le c.d. County Courts, tribunali regionali di prima istanza, e le Magistrates Courts, Corti in cui si giudicano le controversie minori in materie penali, ma dal 1990 se in possesso di apposita autorizzazione, possono patrocinare anche innanzi a Corti superiori e iii quella di consulente giuridico. Formazione divisa in più fasi a teorica, b professionale, c pratica. Supervisori di tale formazione, la Law Society, il Lord Chancellor's Department, il Ministero della Giustizia. a. teorica Academic Stage of Training formazione di tipo universitario che prevede la laurea in giurisprudenza o altra di livello equivalente, per la quale, ai fini della equiparazione, è fondamentale lo studio di materie giuridiche. In tal caso, l'aspirante soficitor può ottenere l'equivalente della laurea in giurisprudenza seguendo un corso annuale full-time o biennale part-time e, a conclusione dello stesso, sostenere il Common Professional Examination CPE , che permette di accedere sia alla professione del solicitor che alla professione di barrister, o iscriversi a un corso di legge post-laurea. Tali corsi perseguono il fine di fornire agli studenti un insegnamento relativo a materie, quali trasferimenti immobiliari, successioni, contabilità, diritto societario, diritto del lavoro, diritto dei consumatori, procedura civile e procedura penale, considerate fondamentali dalla Law Society al fine del superamento dello stadio accademico. Vocational Stage of Training fase teorica ulteriore a cui si accede solo dopo aver ottenuto dalla Law Society, un certificato che attesti la conclusione e il buon esito dello stadio accademico. b. professionale The Legai Practise Course LPC Ali' LPC si accede dopo aver ricevuto un certificato di iscrizione, il Certificate of student Enrolment, sempre dalla Law Society. Ha durata di un anno full-time o di due-tre anni part-time . È tenuto da 27 istituti controllati dalla Society con disponibilità di 8.000 posti circa. Il corso abbina insegnamenti teorici a esercitazioni pratiche redazioni di documenti , nonché colloqui e consulenze. c. pratica Training Contract ultimo passo al fine di divenire membro della categoria del solicitor. Ha durata di due anni full-time quattro part-time da compiersi presso lo studio di un solicitor o di uno studio associato autorizzati dalla Law Society . Il tirocinante, che deve essere ricompensato con un minimo salariale che non deve scendere al di sotto della somma stabilita dalla Law Society, è obbligato a frequentare un ulteriore corso, il Professional Skilis Course PSC che ha ad oggetto i seguenti insegnamenti. 1 Financial e Business Skilis 2 Advocacy e Communication Skilis 3 Ethics e Client Responsabilities. Formazione permanente obbligatoria per tutti i solicitors ed è corrispondente a venti ore di corso, ogni anno organizzata dal College of Law. Per avvocati stranieri, lo stesso College ogni anno organizza, per soli venti posti e con finanziamento di borse di studio da parte del British Councii, una formazione in diritto inglese della durata di sei mesi. Costo della formazione gli studenti universitari sono assistiti da borse di studio tali sovvenzioni sono discrezionali per il corso relativo a studi ulteriori. Molti studi, però si fanno carico della formazione dei propri praticanti. 1.2 Barrister Funzioni è patrocinante innanzi alle Corti Superiori non ha contatto diretto con il cliente, se non tramite il solicitor che si occupa della pratica legale è, inoltre, consulente giuridico e giudiziario. Formazione divisa in più fasi a teorica, b professionale, c pratica. a. teorica identica a quella del solicitor i diplomi di laurea e del CPE consentono l'ammissione al Council of Legai Education CLE , unico centro di formazione per Barrister. Gli allievi - barristers devono iscriversi ad un Inn i quattro collegi in cui sono organizzate le Chambers, gli studi degli avvocati , al fine di poter proseguire la formazione, seguendo il Vocational Stage. b. professionale si può completare tale seconda fase, che precede la chiamata al Bar, in due modi coi Bar Vocational Course BVC o coi Bar Examination. Il BVC, scelto dallo studente che intende esercitare la pratica professionale come membro del Bar d'Inghilterra e del Galles, consiste in un corso di preparazione all'esercizio della professione legale, teso a fornire la conoscenza e le tecniche idonee ad affrontare lo stadio successivo del pupiliage, attraverso insegnamenti teorici cui sono abbinati esercizi pratici redazione di documenti, incontri e colloqui coi clienti, etc . Il corso è tenuto dalla Inn of Court School of Law a Londra e, dal 1997, anche da altri istituti presenti in altre parti del paese. Abolita, dal 1989, la formula dell'esame conclusivo, gli studenti affrontano prove scritte e orali durante l'arco della durata del corso. Il Bar Examination, strada prescelta da coloro che vogliono qualificarsi per la chiamata al Bar, ma non intendono esercitare la professione come membri del Bar d'Inghilterra e del Galles, si compone di sei prove scritte di cui quattro obbligatorie e due scelte da una lista di sette prove facoltative. Tale esame può essere sostenuto quattro volte al massimo. Ammissione al Bar va preceduta dall'intervento da parte dello studente a un certo numero di dining terms, ossia periodi di tre settimane durante i quali gli studenti partecipano a delle cene insieme ai barrister nelle sale degli Inns. L'ammissione ha luogo in determinati giorni dell'anno fissati da ciascuna Inns of Court per i propri studenti si tratta di una cerimonia solenne Cali Day , durante la quale i componenti del corpo deputato al governo dell'inns proclamano barrister gli studenti che hanno concluso l'iter formativo previsto, attraverso la consegna di un diploma. c. pratica denominata Pupiliage, è della durata di dodici mesi. Nei primi sei mesi di tirocinio non pratico, il pupil lavora sotto la supervisione di un dominus, nei successivi sei mesi di tirocinio pratico, lo stesso può patrocinare in autonomia e percepire i relativi compensi. Il pupil ha, in tale periodo, l'obbligo, al fine del rilascio di un documento che attesti l'avvenuto pupiilage e abiliti all'esercizio della professione, di seguire altri due Corsi l'Advocacy training course e l'Acivice to Counsel course. Tenaney ultimo passo dopo il pupillage. Tenant è quel pupil che riesce ad ottenere una occupazione permanente come barrister, il che è, però, molto difficile, vista la grande competizione e il limitato numero delle Chambers. Chi fallisca ai primo tentativo può iniziare un terzo semestre di pupillage, nella speranza di riuscire a conclusione di questo. 2. Irlanda del Nord Un centro studi presso la Quenn University di Belfast si occupa della preparazione di 70 solicitors e 20 barrister, previo esame di ammissione. 3. Scozia Conseguito il batchelor of law degree, l'aspirante deve conseguire il Legai Pratice, stage della durata di un anno presso una delle 5 università del paese, finanziate solo in parte dalla Law Society of Scotiand. La frequenza di tale corso è indispensabile per l'ammissione all'Ordine degli Advocates. Successivamente, occorre un periodo di pratica presso lo studio di un solicitor o sotto la vigilanza di un solicitor presso un ente pubblico. 4. Irlanda Formazione professionale dura 3 anni, durante i quali il praticante lavora presso un solicitor, per almeno otto ore al giorno dietro compenso di un minimo salariale interprofessionale. a. 3 mesi di pratica presso lo studio di un avvocato b. 5 mesi di frequenza ai corsi organizzati dai Consigli dell'Ordine e. 18 mesi come praticante presso lo studio di un avvocato d. 6 settimane di frequenza ad altro corso organizzato dagli stessi Consigli. Terminata la formazione, l'aspirante può chiedere l'iscrizione all'Albo degli Avvocati, senza bisogno di alcun esame. Analisi dell'esperienza francese in merito alla posizione e al trattamento dei praticanti e dei giovani avvocati Dott. Fabio Montalto 1. Considerazioni introduttive La spinosa problematica della formazione e defl'accesso alla professione forense rappresenta a tutt'oggi nel nostro paese una ferita aperta, un terreno accidentato ricco di insidie, di contraddizioni e di disparità che arrecano, soprattutto a chi, giovane aspirante ad indossare la toga, molteplici pregiudizi, provocando un costante senso di sfiducia e disorientamento nell'approccio alla professione. L'attuale stato delle cose, considerato mai definitivo e appagante, ha generato e genera un dibattito assai vivace, senza peraltro aver sortito movimenti di riforma soddisfacenti, idonei a riordinare la materia secondo canoni improntati alla chiarezza e ad un effettivo arricchimento formativo e professionale di praticanti e neoavvocati. Neppure l'Europa è riuscita a produrre, per il momento, un ordinamento professionale forense comunitario e non vi sono in questa direzione nè Regolamenti nè Direttive, se si esclude il Regolamento n. 2137/85 sul G.E.I.E. e le tre direttive tese a facilitare i l'esercizio effettivo transfrontaliero della libera prestazione di servizi da parte degli avvocati n. 77/249/CEE, attuata in Italia con Legge n. 31/1982 ii il mutuo riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanciscono formazioni professionali della durata minima di tre anni n. 89/48/CEE, attuata in Italia con D.Lgs. n. 11511992 , non riguardante la sola professione di avvocato iii il diritto di stabilimento degli avvocati n. 98/05/CEE del 16.2.1998 . Nel nostro paese, il regime di esercizio professionale concernente il range anagrafico ricompreso tra i 25 e 35 anni circa si svolge in un contesto organizzativo di studi strettamente gerarchizzati, separato dalla possibilità di acquisizione di contitolarità o partecipazione associativa. Quindi, è possibile che un giovane avvocato permanga a lungo all'interno di uno studio senza alcuna prospettiva concreta di progressione interna e con un basso potere contrattuale legato alla propria posizione economica. Tale meccanismo frustra non solo le aspettative di retribuzione del giovane professionista, ma anche una adeguata acquisizione dell'intero ventaglio delle capacità professionali, non individuabili semplicemente nello svolgimento delle mansioni essenziali assegnate dall'alto, ma pure in una sempre crescente preparazione, nonché nelle attitudini relazionali ad es. nei confronti dei clienti ed organizzative, limitate dalla eccessiva piramidalizzazione degli studi legali. Posto che pare sin troppo audace pensare all'associazione professionale del neo-avvocato appena entrato a far parte di uno studio legale per conferirgli maggiori garanzie, è pur lecito interrogarsi circa l'opportunità che tali rapporti trovino una pur minima regolamentazione, cercando di affrancarsi dalla conseguenza fondamentale che la subordinazione tout-court provoca ad oggi, cioè un rapporto di lavoro precario e nella sostanza di tipo para-impiegatizio. 2. L'esperienza francese 2.1 Il sistema universitario Rebus sic stantibus, sembra allora interessante introdurre nel dibattito elementi provenienti da ordinamenti esteri, per analizzarli ai fini di una proposta di riforma dell'ordinamento attualmente in vigore in Italia. L'esperienza francese costituisce un modello degno di attenzione a partire dal sistema universitario, fino a giungere alla collocazione delle nuove leve di avvocati. H sistema universitario francese è strutturato in quattro anni, ma suddiviso in tre tappe fondamentali i il D.E.U.G. che si compone dei primi due anni di università, la cui frequenza è obbligatoria ii la Licence, il terzo anno di università, completato il quale si può ottenere un diploma intermedio, simile per molti versi alla nostra laurea breve iii la maitrise, che costituisce la chiusura del quadriennio degli studi. Fin qui le differenze non sarebbero rilevanti se non si considerasse che molti corsi universitari, quantomeno quelli relativi agli esami più importanti, sono sottoposti al regime del contr le continu, attraverso i travaux dirigés lavori gestiti dal docente. In pratica, si tratta di lezioni a frequenza obbligatoria in cui viene regolarmente testata la preparazione degli studenti attraverso interrogazioni a sorpresa o con test scritti stabiliti dal docente. Il risultato è chiaramente quello di un apprendimento continuo e più organico della materia da parte degli allievi, non relegato alle ultime due settimane di studio matto e disperatissimo. 2.2 Formazione e accesso alla professione Per quanto attiene l'accesso alla professione d'avvocato, esso è disciplinato dalle disposizioni contenute negli articoli 11 e seguenti della legge 1130/71, modificata dalla legge 1259/90 e dalle disposizioni del Dl 1197/91. La Legge prevede che nessuno può accedere alla professione se non vengono rispettate alcune condizioni. Condizioni relative alla nazionalità essere cittadino francese, di uno stato membro o facente parte dell'accordo sullo spazio economico europeo o anche di uno stato non appartenente a tali comunità o a tale spazio economico, che consenta ai francesi di esercitare, sotto le stesse condizioni, l'attività professionale che l'interessato si propone di esercitare in Francia, o avere la qualità di rifugiato o di apolide riconosciuta dall'apposito ufficio francese. Condizioni di competenza la Legge rende obbligatorio il conseguimento del diploma di maitrise in giurisprudenza, ma tuttavia prevede dei titoli equivalenti al diploma, come ad es. il dottorato in diritto, diplomi di studi superiori di scienze giuridiche ed altri titoli onorari, nonché delle dispense dal conseguimento del diploma per chi è membro del Consiglio di stato o magistrato della Corte dei conti, professore universitario di discipline giuridiche ecc Sono previste inoltre condizioni di moralità e incompatibilità. 2.3 La formazione si articola in tre fasi Il giovane in possesso di diploma o titoli equivalenti deve chiedere l'ammissione ad uno dei centri regionali di formazione professionale per avvocati CRFPA , previo esame scritto e orale. Tali centri sono creati presso ciascuna Corte d'Appello e gestiti da un Consiglio di amministrazione composto in maggioranza da avvocati. Ognuno di questi centri è Istituto di diritto pubblico con personalità giuridica ed ha compiti molteplici, come quello di partecipare alla redazione del certificato di attitudine per la professione di avvocato, di assicurare la formazione professionale dell'avvocato, di controllare le condizioni di svolgimento della pratica, di assicurare la formazione permanente degli avvocati e il conseguimento dei certificati di specializzazione. L'esame di accesso al centro è denominato PRE-CAPA, comporta prove scritte e orali ed è organizzato dalle Università non ci si può presentare a tale esame per più di tre volte. La prova orale verte su materie concernenti la tutela delle libertà e dei diritti fondamentali. Una volta ammesso, il candidato riceve dal centro una formazione teorico-pratica per un periodo di circa 12 mesi, composto da una formazione di base di circa 500 ore, comprensive dello studio della deontologia professionale 80 ore , delle tecniche processuali 60 ore , della comunicazione orale 40 ore , di una lingua straniera 40ore . per un minimo do di 360 ore. Per coloro che non sono in possesso di un diploma di studi superiori o specializzati è previsto un periodo di formazione complementare che consta di un minimo di 300 ore. Alla fine della formazione cosi ricevuta, l'allievo deve superare il c.d. certificato di attitudine alla professione di avvocato CAPA . Dopo ciò, dietro presentazione delridonea documentazione, egli potrà richiedere l'iscrizione al Consiglio dell'ordine, verrà iscritto in una lista di stage composta dai Consiglio dell'ordine e dovrà prestare giuramento davanti alla Corte D'Appello. Questa nuova pratica dura due anni e il CRFPA si assicura che il candidato partecipi ai lavori, agli usi e alla pratica della professione e frequenti le udienze. La pratica può essere compiuta anche presso lo studio di un notaio, di un avvocato straniero o di un revisore dei conti presso la Corte d'Appello, un Tribunale o un'Amministrazione pubblica. Lo stagiaire, iscritto nella lista della pratica, può compiere tutti gli atti della professione e, alla fine del suo stage, il CRFPA gli consegna il certificato di fine pratica. 3. Inserimento nel mondo del lavoro Viene da guardare alla recente esperienza francese in materia e alla implementazione, favorita tra l'altro dall'ampiezza dei poteri regolamentari del Conseil National des Barreaux, di figure professionali del tutto innovative, quali l'avocat collaborateur e l'avocat salarié. Il primo è inserito in uno studio legale, senza vincolo di subordinazione, con l'obbligo di prestare una parte del proprio impegno professionale a favore dello studio stesso. Egli riceve una quota prefissata dei compensi relativi alle pratiche trattate e ha diritto a sviluppare una propria clientela, senza l'obbligo di concorrere, per un periodo iniziale, alle spese di gestione dello studio. li secondo, in realtà, versa ad ogni effetto in regime di subordinazione, è tenuto a prestare la propria attività in esclusiva a favore dello studio stesso e non ha facoltà di sviluppare clientela propria. Ma, nonostante il regime di stretta subordinazione che non lo distinguerebbe in nulla dalla sostanza del regime professionale italiano, a tale rapporto si applicano oltre che un contratto collettivo nazionale, che definisce in dettaglio il trattamento economico e normativo, e le disposizioni generali in tema di rapporto di lavoro subordinato, con le garanzie connesse. Lo sguardo all'esperienza transalpina non vuole chiaramente connotarsi né di intenti meramente comparatistici, né vuole rifarsi al cliché tutto italiano di guardare all'erba del vicino reputandola immancabilmente più verde, ma mi chiedo una cosa certamente, il recepimento di figure professionali simili necessita di una riflessione profonda, poiché comporterebbe una seria rivisitazione di principi sedimentati nel tempo, ma un problema come quello di un dignitoso inserimento dei giovani nella classe forense, agitato da molto e, in concreto, da molto esistente e strisciante, non ha fino ad ora prodotto significativi mutamenti di rotta. Gli unici tentativi, forse, più gattopardeschi che non altro, hanno mirato ad una riforma dell'esame di stato senza sopperire davvero alle mancanze del sistema. i problemi esaminati sono ancora sul tappeto con la stessa urgenza di prima ed il recente decreto Bersani diventato bersaglio di violenti proteste subito dopo la sua emanazione, ha ritoccato solo alcuni aspetti marginali della questione qui dibattuta, non apportando le ormai ineludibili riforme strutturali, che forse renderebbero davvero competitivo un settore inflazionato e professionalmente stressato, ai limiti della sostenibilità. È necessario un filtro all'entrata indiscriminata negli albi di svariate migliaia di neo-avvocati ogni anno, tant'è che dalla riforma entrata in vigore nel 1994, l'aumento degli iscritti è stato vertiginoso dai 60.000 pre-riforma ai 170.000 circa attuali, di cui molte decine di migliaia non iscritti alla Cassa nazionale forense. Il forte senso di precarietà che domina in questi anni ha investito anche l'ambito della professione d'avvocato, tanto da spingere vere moltitudini di candidati a sostenere l'esame più per conseguire un titolo da spendere che per fare l'avvocato. La speranza è quella che al più presto questa tendenza si inverta rivalutando il concetto della figura dell'avvocato e del mondo forense. Analisi dell'esperienza spagnola in merito alla posizione e al trattamento dei praticanti e dei giovani avvocati Dott. Nicolò Tabanelli 1. Considerazioni introduttive la professione forense e le sfide in ambito europeo ''Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? Con questo antico brocardo ben si potrebbe riassumere la marea montante che riguarda i temi più dibattuti del momento ed in particolare quelli che riguardano l'accesso alla professione forense e conseguentemente la formazione professionale dell'avvocato. Le recenti novità legislative contenute nel cosiddetto Decreto Bersani hanno infatti rinfocolato le polemiche sull'impellente necessità di riformare la legge che regola l'ordinamento forense la professione si trova infatti davanti a sfide nuove conseguenti al rapido mutamento sociale ed economico, allo sviluppo del processo di integrazione europea e alle riforme istituzionali e degli ordinamenti giuridici sostanziali e processuali. Portare come ordine professionale il proprio contributo significa, non solo cercare di garantire all'avvocatura quel salto di qualità che le consenta di poter svolgere il ruolo fondamentale nella vita di un paese democratico che è affidato agli avvocati per il controllo della legalità, ma anche evitare che la politica si appropri manu militari di spazi di autonomia contribuendo al discredito degli ordini professionali attraverso una disinformazione tanto pervicace e tanto dannosa. È naturale come in questo contesto l'esigenza primaria sia rappresentata da una seria e condivisa riforma sull'accesso alla Professione forense, la quale garantisca primariamente il rispetto di criteri uniformi nella selezione dei candidati, unito ad una seria selezione dei partecipanti che abbia come fine ultimativo quello di assicurare un livello più elevato della classe forense nonché una migliore possibilità per gli utenti di usufruire del servizio di giustizia ed una più profonda collaborazione con gli organi giurisdizionali. Le richieste che provengono dall'Europa su di un adeguato sistema di preparazione e di selezione degli aspiranti avvocati rendono pertanto utile una ricognizione sulle regole che governano la materia in alcuni paesi dell'Unione europea, per coglierne le eventuali differenze e prendere, nel caso, le loro esperienze come modello. Il modello del quale ci accingiamo a occuparci in questa sede è quello della Spagna, caratterizzato, senza ombra di dubbio, da peculiarità che meritano un'attenta analisi. 2. L'accesso alla professione forense nell'esperienza spagnola Diventare abogado in Spagna? Quante volte abbiamo sentito questa frase! Negli ultimi tempi sembra infatti la strada scelta da motti giovani italiani laureati in legge per aggirare l'ostacolo dell'esame di Stato in patria. In Spagna infatti l'accesso alla professione legale è molto più semplice il neolaureato si iscrive all'ordine e può esercitare senza dover sostenere un praticantato né un esame di abilitazione. Andando ad analizzare in maniera più approfondita la disciplina dell'accesso alla professione nel paese iberico ciò che salta agli occhi è come la situazione non sia certo delle più rosee provando a riassumere in una frase la questione, potremmo dire che in Spagna nulla è obbligatorio! Per diventare abogado occorre semplicemente, ci permettiamo di poter affermare - avere la nazionalità spagnola o di uno Stato membro dell'Unione europea o dell'accordo sullo spazio economico europeo del 2 maggio 1992 - essere maggiorenne e non oggetto di cause per incapacità - essere titolare di laurea in giurisprudenza o di un titolo straniero a questa omologato conformemente alle norme in vigore - essere iscritto ad un ordine di avvocati, che è quello del domicilio professionale unico o principale, per esercitare sull'intero territorio nazionale. Ciò significa che in Spagna il neolaureato si iscrive immediatamente all'Ordine, essendo sufficiente il diploma di laurea e la domiciliazione presso uno studio legale, e che il giorno dopo può difendere davanti a tutte le curie. Bisogna rilevare il fatto che i maggiori ordini professionali organizzano corsi della durata di due anni, completamente gratuiti e della durata di due anni, al fine di tentare di innalzare quanto meno il livello di conoscenze giuridiche per coloro che si apprestano ad esercitare una professione delicata e piena di insidie come quella del legale. La conseguenza logica della situazione testé descritta è infatti un sovraffollamento della professione e, ciò che è peggio, un livello qualitativo professionale molto basso. 3. La governance dell'avvocatura spagnola La funzione degli avvocati in Spagna è regolata dall'articolo 436 della legge organica sul potere giudiziario e dall'articolo 8 dello Estatuto General de al Abogacia EspanoW, statuto generale della professione d'avvocato in Spagna, approvato con decreto reale 658/2001, del 22 giugno 2001 e comprende - la direzione e la difesa delle parti in qualsiasi procedura giudiziaria, civile, penale, di contenzioso amministrativo, di lavoro, militare e inoltre dinanzi ad organi amministrativi, associazioni, organismi ufficiali e professionali ed enti pubblici di qualsiasi genere - dinanzi ad un ente o ad una persona privata, qualora lo esigano i suoi servizi - l'informazione e la consulenza giuridica - la rappresentazione del cliente quando non sia riservata per legge ad altre professioni. In Spagna, si contano circa 110.000 avvocati, ma la cifra non è precisa ove si consideri che sono iscritti all'Albo anche avvocati che non esercitano la professione. Per quanto attiene all'organizzazione interna dell'Avvocatura spagnola, esistono 83 Collegi, con la possibilità però di crearne del nuovi presso ciascuna provincia. Gli Organi di ogni Collegio sono la Giunta Generale e la Giunta di Governo. L'iscrizione ad un collegio ha carattere obbligatorio e deve precedere l'inizio dell'esercizio della professione forense ogni collegio poi si finanzia con i contributi versati annualmente da ciascun avvocato, unite alle entrate per il rilascio dei certificati. Per quanto concerne l'organizzazione ai più alti livelli, a livello centrale troviamo il Consiglio Nazionale dell'Avvocatura spagnola, che rappresenta l'organismo coordinatore, esecutore e rappresentativo dei collegi degli avvocati esso si compone del Presidente, di un Assemblea formata dai Presidenti degli 83 collegi e di un Plenario, ossia l'Assemblea integrata con altri rappresentanti di collegi Provinciali, in relazione alla grandezza di ciascuno di essi. Tali rappresentanti sono eletti da ogni Collegio. Il Consiglio Nazionale ed i collegi sono dotati di piena capacità ed autonomia ed hanno personalità giuridica di diritto pubblico. Per quanto attiene al controllo del corretto esercizio della professione di avvocato, si deve rammentare come quella di avvocato in Spagna sia una professione libera ed indipendente che presta un servizio alla società, non dipendente da nessun ente pubblico e che si esercita in regime di concorrenza libera e leale articolo 1 dello statuto generale della professione di avvocato in Spagna . Gli avvocati sono perciò tenuti a rispettare - le norme legali e statutarie - le norme e gli usi della deontologia professionale della professione di avvocato. Gli organismi che sorvegliano che la professione di avvocato sia esercitata correttamente, nei loro ambiti territoriali rispettivi, sono appunto gli organismi che abbiamo citato poc'anzi - a livello nazionale, il Consejo General de la Abogacia Espanota - a livello di regioni autonome i consigli degli ordini degli avvocati delle regioni autonome - a livello provinciale, gli ordini degli avvocati di ogni provincia o località in cui esista un ordine degli avvocati. Per quanto attiene alla remunerazione dei servizi prestati dagli avvocati, gli onorari professionali sono corrisposti in base ai servizi prestati, secondo una remunerazione fissa periodica oppure oraria. In ogni caso è vietata la quota litis in senso stretto, vale a dire l'accordo tra avvocato e cliente, che precede la conclusione della causa e in virtù del quale quest'ultimo si impegna a pagare soltanto una percentuale del ricavato della causa, che si tratti di una somma di denaro o di qualsiasi altro vantaggio, bene o valore che il cliente possa ottenere dalla causa. L'importo può essere liberamente stabilito tra cliente e avvocato, sempre nel rispetto delle norme deontologiche e della concorrenza leale. In caso di disaccordo tra cliente ed avvocato in merito agli onorari, è prevista una procedura contraddittoria sottoposta alla decisione dello stesso giudice adito per causa. Salvo accordo esplicito in senso contrario, o condanna al risarcimento delle spese processuali, per stabilire gli onorari si può tener conto della tabella indicativa dell'ordine degli avvocati della provincia dove si effettua l'intervento, che sarà applicata conformemente alle norme, agli usi e ai costumi dell'ordine suddetto articolo 44 dello statuto generale della professione di avvocato in Spagna . Chi non abbia risorse economiche sufficienti per pagare i servizi degli avvocati e dei procuradores può rivolgersi a professionisti che saranno remunerati dallo Stato. 4. Il progetto di riforma dell'avvocatura spagnola un'opportunità tra luci ed ombre Dunque, assonanze con il modello italiano, soprattutto per quanto attiene alla governance dell'organismo dell'avvocatura, ma anche profondissime differenze, in particolare per quanto attiene alle modalità di accesso alla professione forense. E se i problemi di dequalificazione professionale e precariato intellettuale dei giovani avvocati sono più o meno speculari, non è certo il caso di dire mai comune mezzo gaudio , in quanto la completa assenza di un qualunque filtro per l'accesso alla professione rende la situazione spagnola addirittura meno rosea di quella italiana. Questi i motivi per cui, ormai da tempo, i vertici dell'avvocatura spagnola stanno sottolineando l'esigenza di una pratica ed un esame di abilitazione corrispondenti allo standard europeo. Il Ministero della Giustizia spagnolo, a tal proposito, sta ultimando le redazione di un disegno di legge che 1 disciplinerà l'accesso alle professione di abogado . L'accesso sarà subordinato al superamento di un esame nazionale di abilitazione o alla frequenza obbligatoria con esito positivo di non meglio definiti corsi di formazione professionale. La Commissione esaminatrice prevista dal disegno di legge sarà formata da 6 persone - un giudice - un rappresentante dell'organo di autogoverno della magistratura - un rappresentante del ministero della giustizia - un professore titolare - un rappresentante delle Autonomie locali - due avvocati. I requisiti per essere ammessi alla prova saranno - nazionalità spagnola o di altro stato membro - disporre di un titolo di licenciado en Derecho o di un titolo di laurea in giurisprudenza con validità in Spagna - certificazione di aptitud profòsiona - essere iscritto presso un Ordine degli avvocati in Spagna. E Al momento attuale, pare che la situazione di stallo venutasi a creare per i contrasti tra il Ministero di Grazia e Giustizia e il Ministero dell'Educazione in merito a chi dei due debba regolare l'accesso alla professione si sia sbloccata e l'entrata in vigore della legge è prevista per il 2008, ai fine di escludere dall'ambito di applicazione della stessa gli studenti che iniziano ora gli studi quinquennali per il conseguimento del titolo di licenciado en Derecho . E Coloro che già esercitano le citate attività professionali al momento dell'entrata in vigore della legge saranno dispensati dalla prova. Fin qui il contenuto annunciato della riforma, tutto il resto contenuti della prova, corsi di formazione professionali accreditati, operatività della commissione esaminatrice verrà definito successivamente mediante la promulgazione di un regolamento attuativo. E cosi anche lo Spagna ha avvertito la necessità di una riforma del proprio ordinamento professionale forense, in particolare per quanto attiene alla fase di formazione e di accesso alla professione. Per chiudere questo contributo, che vuole essere solamente un rapido sguardo d'insieme ad una realtà cosi contigua alla nostra e che attraverso un sofferto percorso sta tentando di adeguare le sue normative a quelle dei paesi europei, auspichiamo che la riforma spagnola non ripeta errori ben noti a noi italiani, anteponendo la selezione alla formazione, o sottovalutando le implicazioni pratiche che comporta garantire una prova selettiva equa. Possibilitàdi configurare un contratto-tipo tra avvocato dominus e giovane avvocato, nonché tra avvocato dominus e praticante abilitato al patrocinio con riferimenti a possibili modifiche da apportare all'ordinamento professionale Dott.ssa Giada Gasparini . 1. Premessa Con una recente sentenza, la Cassazione Sezione lavoro, 2904/06, depositata il 10 febbraio 2006 ha definito contratto di lavoro subordinato il lavoro svolto dal praticante all'interno dello studio professionale dopo aver conseguito il certificato di compiuta pratica da parte del competente Ordine. Tale sentenza ha suscitato un certo scalpore, probabilmente perché, per la prima volta, si regolarizza il rapporto del praticante. Le caratteristiche del ruolo del giovane avvocato e del praticante abilitato al patrocinio all'interno degli studi, tuttavia, non sono pienamente assimilabili a questo tipo di rapporto, ma semmai, al contratto di formazione. I contratti di formazione tuttavia, per loro natura, sono a breve termine. Sarebbe perciò opportuno definire una forma di contratto-tipo ad hoc per la regolamentazione del rapporto del praticante abilitato e del giovane avvocato con il suo dominus. 2. Occupazione e precariato nella libera professione L'Avvocatura italiana ha conosciuto nel nostro Paese periodi di vero fulgore con lusinghiere attestazioni di stima ed ambiti riconoscimenti per l'impegno profuso nella Società civile, attestazioni e riconoscimenti derivanti dall'alto grado di competenza che tutta la categoria ha sempre voluto e potuto esprimere. L'attività forense tuttavia, da qualche tempo è principalmente rivolta a sostenere continui e penosi esami, a dimostrare sulla carta cose ovvie se non banali, a rintracciare pratiche sperdute nei meandri della inefficienza, ad offrire prestazioni professionali al più basso costo possibile per il committente, sia esso pubblico o privato. L'attività professionale vera, quella dell'ingegno, sarà, perdurando questo stato di cose, sempre più svilita, e ciò andrà a detrimento dell'intera collettività. Il patrimonio culturale e di professionalità di molti Avvocati, da anni sulla breccia, titolari di stimati studi, rischia cosi di andare inevitabilmente disperso occupando forze creative e propositive al più basso livello, con danni incalcolabili per la stessa collettività, che potrebbe presto conoscere una nuova categoria di lavoratori in mobilità i disoccupati o i sotto occupati dell'inegno . Il neo avvocato ed il neo laureato che dopo un anno abbia finalmente conseguito l'abilitazione hanno di fronte uno scenario che diventa sempre più fosco. Se pur già avviati, sono ancora, infatti, in attesa di un'occupazione stabile, un futuro sereno ed appagante ai limiti della sopravvivenza economica, che costituisce e costituirà un ostacolo insormontabile alle giuste e sacrosante aspettative di chi ha impiegato i migliori anni della propria vita ad elevare il livello culturale e ad acquisire una specifica ed impegnativa formazione professionale. Inoltre, ai Colleghi italiani si stanno negli ultimi anni affiancando in modo sempre più penetrante, in un già di per sé abbastanza affollato mercato, i Colleghi degli altri Paesi Europei che offrono servizi, con strutture più snelle e concorrenziali delle nostre, utilizzando all'occorrenza le nostre stesse leggi nazionali che di fatto consentono un'applicazione unidirezionale del principio della libera circolazione, dall'Europa all'Italia, ma quasi mai, e comunque raramente, all'inverso. Ai giovani lavoratori, liberi professionisti in cerca di occupazione, non basta certamente la solidarietà dei Colleghi più anziani e la disponibilità, peraltro temporanea, per attività spesso da garzone di bottega . Piuttosto, ai giovani dovrebbe essere rivolto un invito a costruire insieme ai Colleghi più esperti, una vera e propria categoria che sappia affrontare, nel breve e nel concreto, i problemi e formulare un progetto per risolverli, consci degli effetti che derivano da un'assenza prolungata ed ingiustificata di progetti concreti. Il precariato tra i neolaureati è purtroppo uno stato ormai sempre più diffuso e in crescita, a cui bisogna porre un rimedio concreto che favorisca una crescita ed uno sviluppo dell'attività professionale in una direzione opposta. In questo particolarissimo momento, di fronte ai numerosi mutamenti in essere che questa generazione sta vivendo, il Paese ed il Governo attendono proposte e progetti concreti a favore dello sviluppo e dell'occupazione, non solo operaia ed impiegatizia, ma anche e prima di tutto di chi opera prevalentemente tramite prestazioni intellettuali. Si pensi ad esempio ad eventuali contributi fiscali e/o previdenziali per favorire la competitività e l'occupazione dei giovani all'interno dei grandi Studi, dando l'opportunità ai Colleghi con più esperienza di formarli ed assumerli stabilmente all'interno delle loro realtà tramite la previsione di un contratto-tipo e riferimento ai CCNL. 3. Il giovane avvocato libero professionista o dipendente? Il giovane lavoratore si ritrova a lavorare sottopagato senza alcun tipo di diritto, pur essendo regolarmente e stabilmente inserito all'interno di un contesto lavorativo, situazione che di solito presuppone l'esistenza di un regolare contratto a tutela del rapporto. Per porre rimedio a tale condizione, basterebbe invitare il legislatore a colmare il vuoto normativo in materia, predisponendo, previa consultazione della categoria, un contratto-tipo per praticanti abilitati al patrocinio e giovani avvocati. Contratto tipo che andrebbe definito ad hoc in quanto, sebbene la recente sentenza riferendosi al caso specifico, definisca il rapporto come rapporto di lavoro subordinato, non sembrerebbe corretto, a prima vista, definirlo tale, date le caratteristiche di autonomia del collaboratore. Sussistono, infatti, ovvie problematiche circa l'effettivo contrasto oggettivo tra la figura del libero professionista e quella del lavoratore subordinato. D'altronde, date le numerose recenti modifiche in tema di diritto del lavoro, si potrebbe pensare all'introduzione di una nuova forma contrattuale, per l'appunto, ad hoc, come già si è provveduto per altri casi, configurando, ad esempio, un contratto a causa mista formazione-lavoro. 4. Distinzioni contratto-tipo tra dominus e giovane avvocato e tra dominus e praticante abilitato Ovviamente, si deve adeguare il contratto-tipo a seconda che il contraente sia un giovane avvocato o un praticante abilitato la normativa attribuisce solo limitate competenze al praticante abilitato . Il praticante abilitato viene definito colui i che, compiuto un anno di pratica, presenta domanda al Consiglio dell'Ordine di appartenenza per ottenere l'abilitazione al patrocinio per un periodo non superiore a 6 anni, come previsto dall'articolo 10, legge 242/42, e ii che può esercitare l'attività professionale nelle cause di competenza del giudice di pace e dinanzi al Tribunale in composizione monocratica limitatamente, come previsto dall'articolo 8, lpf, modificato da ultimo dalla legge 144/00 - negli affari civili, alle cause, anche relative a beni immobili, di valore non superiore a lire cinquanta milioni, nonché azioni possessorie, denunce di danno temuto e di nuova opera e altre cause relative a rapporti di locazione, comodato o affitto d'azienda negli affari penali, alle cause per i reati previsti dall'articolo 550 Cpp, e cioè in sostanza per i reati per i quali la legge stabilisce una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, anche congiunta a una pena pecuniaria, nonché per una serie specifica di reati violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 336, comma 1 Cp resistenza a un pubblico ufficile prevista dall'articolo 337 Cp oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma dell'articolo 334, comma 2 Cp oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma dell'articolo 343, comma 2 Cp violazione dei sigilli aggravata a norma dell'articolo 349, comma 2 Cp rissa aggravata a norma dell'articolo 588, comma 2 Cp, con esclusione delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime furto aggravato a norma dell'articolo 625 Cp ricettazione prevista dall'articolo 648 Cp . L'attività del praticante abilitato può inoltre essere svolta solo nel distretto di appartenenza e previa prestazione del giuramento. 'Mentre, per quanto riguarda le competenze del giovane avvocato, si fa presente che, ai sensi della modifica alla lpf avvenuta ex lege 27/1997, è stato soppresso l'albo dei procuratori ed imposta l'iscrizione d'ufficio dei procuratori all'Albo degli avvocati, di conseguenza, il praticante, che abbia superato le prove richieste per l'esame di abilitazione alla professione di avvocato e previa prestazione del giuramento, viene automaticamente iscritto all'Albo degli Avvocati presso il Consiglio dell'Ordine nell'ambito del Tribunale nella cui circoscrizione è fissata la residenza o il domicilio. Ciò comporta il diritto ad esercitare l'attività professionale senza alcuna limitazione in tutto il territorio della Repubblica. Inoltre, il contratto-tipo dovrebbe necessariamente rispettare le norme dell'Ordinamento Forense, previste dal Rdl 1578/33, convertito in legge 36/1934 e successive modifiche, recante la legge professionale forense, c.d. lpf , e le norme Deontologiche, cosi come approvate dal Consiglio Nazionale Forense nella delibera datata 17 aprile 1997, successivamente nella seduta 16 ottobre 1999, poi nella seduta del 26 ottobre 2002, nonché, da ultimo, nella seduta del 27 gennaio 2006. Infine, le norme Deontologiche dovranno essere modificate a seguito della conversione in legge del c.d. decreto Bersani. 5. Proposte Entrando nel merito, considerato che è in corso una revisione e razionalizzazione dei rapporti di lavoro con contenuto formativo in conformità anche con le direttive dell'Unione Europea, si dovrebbe riconoscere come prioritaria, tra le altre, anche la proposta concreta di un contratto-tipo per l'inquadramento dei giovani professionisti all'interno dei grandi Studi, tesa a sviluppare il settore e la capacità competitiva dello stesso a livello nazionale ed internazionale concentrandosi particolarmente sui seguenti punti periodo di prova stabilendone la durata massima in giorni/mesi, durante i quali sia reciproco il diritto di risolvere il rapporto senza preavviso, con la corresponsione di tutti gli istituti contrattuali, compreso il trattamento di fine rapporto con criteri di maturazione previsti dai CCNL trattamento economico costituendo le retribuzioni a seconda degli eventuali livelli di appartenenza. In ogni caso la retribuzione non dovrebbe essere inferiore a euro 800,00/1.000,00 mensili. Inserimento di un necessario collegamento all'articolo 25 del cdf obblighi del datore di lavoro a prevedere di impartire o far impartire nel proprio studio, ai giovani avvocati/praticanti abilitati alle proprie dipendenze, l'insegnamento necessario perché possano conseguire la qualifica per la quale sono assunti e accordare senza operare trattenute sulla retribuzione i permessi occorrenti per la frequenza obbligatoria a corsi di aggiornamento professionale formativo, e accordare permessi retribuiti necessari per certificazioni, relativi ad abilitazioni in settori specifici nella misura massima di ore annue doveri del giovane avvocato/praticante abilitato a seguire le istruzioni del datore di lavoro o di un eventuale tutor per la sua formazione e seguire col massimo impegno gli insegnamenti che gli vengono impartiti prestare la sua opera con la massima diligenza frequentare con assiduità e diligenza i corsi obbligatori di insegnamento formativo osservare le norme disciplinari generali previste dal contratto tra le parti contraenti e le norme contenute negli eventuali regolamenti interni di studio, purché questi ultimi non siano in contrasto con le norme contrattuali e di legge trattamento normativo il giovano avvocato/praticante abilitato ha diritto, durante il periodo di prova, allo stesso trattamento normativo previsto dai rispettivi CCNL per i lavoratori della qualifica per la quale è assunto. Nel rapporto a tempo parziale di durata non inferiore al per cento della prestazione trattamento malattia e infortunio in caso di malattia, verrà corrisposta una indennità pari al 100 per cento della retribuzione giornaliera per i primi giorni pari al 25 per cento della retribuzione giornaliera per i giorni dal quarto al ventesimo pari al 33 per cento per i giorni dal ventunesimo al centottantesimo. In caso di infortunio sul lavoro, corresponsione di una indennità pari al 100 per cento della retribuzione giornaliera per i primi giorni pari al 60 per cento della retribuzione giornaliera per i giorni dal al congedi parentali per la sostituzione dei lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto e per l'intero periodo della loro assenza, il datore di lavoro potrà assumere con contratto a tempo determinato. In caso di necessità organizzative, la lavoratrice/lavoratore potrà essere affiancato dalla sostituto/a per un periodo non superiore a giorni ._ sia prima dell'assenza che al momento del rientro. In caso di sostituzione di lavoratrice/lavoratore di cui sia programmala l'assenza derivante da una o più aspettative e/o congedi, oltre alla possibilità di affiancamento come indicato, il contratto potrà essere prorogato fino alla scadenza del diritto della lavoratrice/lavoratore sostituita/o di poter usufruire dei permessi giornalieri/orari previsti per l'allattamento orario di lavoro la durata dell'orario di lavoro è fissata in 40 ore settimanali. Eventuale previsione di un approfondimento per definire la distribuzione dell'orario settimanale in considerazione dell'estrema viabilità delle esigenze dei professionisti assistenza sanitaria il giovane avvocato/praticante abilitato sarà iscritto all'apposita cassa dei dipendenti degli studi professionali se prevista Cassa di Previdenza Forense prevedere contribuzioni al 50% a carico del dominus, e rimanente 50% a carico del giovane avvocato/praticante abilitato al patrocinio con tariffa di iscrizione agevolata per i primi quattro anni diritti concernenti la libera professione del giovane avvocato il giovane avvocato gode, se pur legato dal contratto al dominus di studio, di tutti i diritti previsti per la categoria, quali ad esempio il diritto al voto degli organi direttivi del consiglio dell'Ordine di appartenenza. 6. Modifiche all'ordinamento professionale In riferimento all'articolo 3 della lpf legge 36/1934 é infine incompatibile con ogni altro impiego retribuito che non abbia carattere scientifico o letterario. occorrerà effettuare le necessarie modifiche del caso per rendere compatibile il contratto-tipo con lo svolgimento della libera professione. Possibilità di configurare un contratto tipo per praticanti e giovani avvocati che non ricada nel lavoro dipendente e che sia compatibile con l'autonomia del professionista Avv. Valentina Montanari Al fine di valutare se la configurazione dell'attività professionale dei praticanti e dei giovani avvocati secondo forme contrattuali accostabili al lavoro subordinato o parasubordinato sia compatibile con l'autonomia che caratterizza l'esercizio della professione legale, occorre innanzitutto prendere le mosse dal dato normativo attualmente riscontrabile. 1. Il contesto normativo incompatibilità dell'esercizio della professione legale con il lavoro dipendente L'esercizio della professione di avvocato è, ai sensi dell'articolo 3 della legge Professionale Rdl 1578/33 , incompatibile con lo svolgimento di qualunque forma di lavoro dipendente, presso enti pubblici o privati, fatta eccezione solo per l'ipotesi in cui l'attività dipendente abbia carattere scientifico o letterario, nonché per l'esercizio della professione da parte di avvocati che siano membri degli uffici legati di enti pubblici, i quali peraltro sono iscritti negli appositi elenchi speciali annessi agli albi degli avvocati. La ratio della sopra ricordata incompatibilità risiede nell'esigenza di tutelare l'indipendenza, l'autonomia di giudizio e di iniziativa degli esercenti la professione legale, assicurando la libertà di determinazione degli stessi. Dette caratteristiche della professione legale, essenziali al ruolo, svolto dagli avvocati, di collaborazione all'esercizio del diritto costituzionale alla difesa, sono state storicamente ritenute incompatibili con quegli aspetti caratteristici del lavoro subordinato che sono, viceversa, lo svolgimento di specifiche mansioni sotto il controllo e la direzione del datore di lavoro, l'osservanza di un determinato orario di lavoro e la percezione di una retribuzione fissa mensile, e ciò a fronte di uno stabile inserimento del prestatore di lavoro nell'ambito di un'organizzazione di impresa. 2. Il ruolo dei giovani avvocati e dei praticanti nella realtà concreta degli studi legali 2.1 Descrizione D'altra parte, non può farsi a meno di prendere atto dell'esistenza di realtà pratiche oggettivamente confliggenti con tale prospettazione generale, realtà che costituiscono anche l'occasione della presente relazione. Sono, infatti, sempre più diffusi, anche in un contesto, quale è quello italiano, generalmente caratterizzato da studi legali di piccole dimensioni, gli studi che presentano un'organizzazione unitaria complessa, nell'ambito della quale le attività dei singoli professionisti risultano coordinate al fine di offrire i servizi legali richiesti dai clienti. Si tratta evidentemente di un modello organizzativo all'interno del quale appare superata la tradizionale concezione secondo la quale gli esercenti la professione legale potrebbero si avvalersi di u n'organizzazione di mezzi e di persone nell'ambito dello svolgimento della propria attività professionale, purché però tale organizzazione conservasse una funzione meramente accessoria all'attività principale, che rimarrebbe quella intellettuale del singolo professionista. Viceversa, in tali strutture più articolate, basate sulla presenza di più soci e di un numero elevato di giovani avvocati, questi ultimi prestano la propria opera intellettuale, essenziale, e non certo accessoria, all'attività legale dello studio, in relazione a pratiche ed a clienti afferenti allo studio in quanto tale, e precedentemente procacciati non dai singoli giovani avvocati medesimi, bensì dai senior partners dello studio proprio in conseguenza di tale organizzazione dell'attività legale, si pone un problema di compatibilità della posizione dei giovani avvocati con la tradizionale autonomia del professionista legale, in quanto i giovani avvocati si trovano in una posizione di sostanziale dipendenza, innanzitutto economica, nei confronti della struttura di studio, dal cui funzionamento dipende la possibilità per gli stessi di veder affluire lavoro da svolgere, con la conseguente possibilità di percepire un compenso che ne consenta il sostentamento. Peraltro, al di fuori del profilo strettamente economico, anche il contenuto degli incarichi professionali svolti da tali avvocati risulta almeno parzialmente predeterminato dai titolari di studio che di volta in volta affidano gli incarichi medesimi, con la conseguenza che viene meno un ulteriore aspetto dell'autonomia professionale, quello attinente alla autodeterminazione da parte del singolo avvocato della gestione del rapporto con il proprio cliente e delle migliori modalità di svolgimento dell'incarico professionale. Nel contesto descritto, pare dunque crearsi quel rapporto di corrispettività tra prestazione della propria opera intellettuale e retribuzione che si pone quale fondamento di un rapporto di lavoro subordinato, come riconosciuto anche dalla Suprema Corte nella nota sentenza 2904/06 in relazione alla posizione all'interno di uno studio professionale di consulenti del lavoro di una praticante che aveva ultimato il biennio della pratica, come attestato dal Consiglio Provinciale Albo Consulenti del Lavoro. In via del tutto analoga, nel contesto degli studi legali, la configurazione di un rapporto contrattuale tra il giovane avvocato o il praticante, quantomeno trascorso il primo anno di pratica , da una parte, e lo studio nel quale lo stesso è inserito, dall'altra, che tenga conto di tale profilo di subordinazione sembra rendersi necessaria sulla base di una realtà oggettiva già esistente in numerosi studi. In relazione ad una simile configurazione contrattuale, affine al rapporto di lavoro subordinato, pare porsi un duplice problema, i di incidenza sulla struttura stessa degli studi legali nel contesto dei quali tali rapporti in senso lato di impiego si inseriscano, e ii di compatibilità con l'autonomia ed indipendenza del singolo avvocato, come già accennato. 2.2 Incidenza sulla struttura organizzativa degli studi legali Esaminare brevemente il primo dei profili indicati pare utile a porre in luce con maggior chiarezza anche gli aspetti più rilevanti della seconda problematica. In relazione al profilo organizzativo degli studi legali ipoteticamente caratterizzati dalla presenza di rapporti di lavoro in senso lato subordinato, si potrebbe perfino giungere a chiedersi provocatoriamente se il titolare di un tale studio legale, che si avvalga di rapporti di tipo subordinato quali elementi strutturali essenziali alla prestazione dei servizi offerti dallo studio stesso, non diventi imprenditore a tutti gli effetti, ciò che avrebbe una portata rivoluzionaria rispetto alla visione tradizionale dell'attività libero professionale in particolare legale. Benché infatti si stia diffondendo sotto alcuni profili una concezione dell'attività legale come servizio , oltre alla consolidata nozione dell'attività legale come attività di impresa ai fini del diritto comunitario della concorrenza, detta concezione dell'attività legale è ancora molto lontana dal comune sentire e dalla concreta organizzazione degli studi legali quantomeno della maggior parte di essi, se non di tutti . Anche a prescindere da tale provocatoria estremizzazione, si può comunque rilevare che uno studio legale nel quale i giovani avvocati fossero inquadrati a tutti gli effetti come dipendenti non potrebbe prescindere dalla presenza di un comitato centralizzato il quale provvedesse alla distribuzione del lavoro relativo alle diverse pratiche esistenti presso lo studio tra tutti i professionisti, cosi da assicurare che ciascuno di essi potesse disporre di un quantitativo di lavoro sufficiente ad accumulare annualmente un determinato monteore di lavoro, idoneo come tale a giustificare la percezione di un determinato compenso. La previsione di una retribuzione fissa mensile costituirebbe dunque il riflesso dell'inquadramento del singolo avvocato all'interno di u n'organizzazione del lavoro finalizzata alla prestazione di un servizio legale configurato secondo le indicazioni e la direzione del/ del titolare/i dello studio stesso, quali procacciatori e responsabili ultimi delle pratiche dello studio. Ma è altrettanto evidente che in un tale contesto il ruolo del singolo avvocato, inquadrato come dipendente, perderebbe qualunque connotazione di partecipazione fattiva all'attività dello studio, sia sotto un profilo promozionale, e pertanto di procacciamento dei clienti, sia anche sotto il profilo direttivo , riducendosi all'esecuzione di incarichi assegnati in funzione di u n'organizzazione eteronoma. Ciò, tra l'altro, presenterebbe notevoli problemi in relazione alla tipologia di incentivi configurabili, meramente economici o piuttosto tesi a promuovere l'autonomia del singolo fino a consentirgli di affrancarsi da tale stato di mero lavoratore subordinato. 2.3 Il ruolo del giovane avvocato tra autonomia e lavoro dipendente una proposta per conservare l'autonomia del professionista legale Ciò detto in relazione alla struttura organizzativa-tipo di uno studio che prevedesse la presenza di avvocati-lavoratori subordinati, appare subito evidente come, ove si presti attenzione alle caratteristiche dell'attività legale libero professionale, immediatamente ci si ponga il problema di come un giovane avvocato, inizialmente inquadrato come lavoratore dipendente, possa poi affrancarsi da questa posizione, raggiungendo invece quella di associato dello studio. E, del resto, gli stessi studi internazionali, comprendenti diverse centinaia, se non migliaia, di avvocati, inclusi numerosi lavoratori dipendenti, prevedono pur sempre la presenza di un numero ridotto di partners, che tali divengono dopo aver acquisito una connotazione di indispensabilità all'interno dello studio, sia nell'ambito della gestione di clienti portati da altri, sia a seguito di un proprio apporto di nuovi clienti. Pare evidente, dunque, che, nel configurare un rapporto di impiego che si adatti alla peculiarità della professione legale e nel contempo garantisca ai giovani avvocati ed ai praticanti, pur tenendo conto delle ulteriori specificità che li caratterizzano le necessarie garanzie soprattutto in relazione al corrispettivo, è opportuno innanzitutto salvaguardare proprio quegli spazi di autonomia che possono consentire all'avvocato subordinato di affrancarsi da quella condizione acquisendo piuttosto quella di associato dello studio. La salvaguardia di questi spazi e di queste caratteristiche della professione legale, pur in presenza della necessaria tutela economica, può dunque rappresentare la chiave per la compatibilità di una configurazione del lavoro del giovane avvocato come lavoro in senso lato dipendente con l'autonomia che pur tuttavia deve sempre caratterizzare la professione legale. La configurazione dell'attività del giovane avvocato come attività dipendente può forse porsi essenzialmente in un'ottica di tutela sotto il profilo economico, mirando a garantire una retribuzione proporzionata alla quantità di lavoro prestata sulle diverse pratiche ciò che, per inciso, sembra essere significativamente facilitato dall'utilizzo di meccanismi di tariffazione oraria, tanto all'interno dello studio quanto, per maggiore trasparenza e se concordato con i clienti, anche all'esterno . Ma occorrerà salvaguardare, in sede di definizione di un modello contrattuale di riferimento. quegli stessi spazi di autonomia e di libera iniziativa del giovane avvocato che. ove dallo stesso adeguatamente sfruttati, gli consentono di concorrere fattivamente all'attività di studio sotto i suoi molteplici profili e cosi di rendersi indispensabile all'interno dello studio. In mancanza della salvaguardia di tali aspetti. si finirebbe infatti per sacrificare alle tutele garantite dalla previsione di forme di lavoro subordinato aspetti essenziali e qualificanti della professione legale. Si potrà comunque conservare l'autonomia dell'attività dell'avvocato ove la sua retribuzione, fatto salvo un minimo garantito, sia comunque calcolata in proporzione all'attività dallo stesso effettivamente svolta, restando la distribuzione del lavoro all'interno dello studio affidata ad un naturale meccanismo di cooperazione e, al tempo stesso, competizione tra i professionisti, sulla base delle rispettive competenze ed iniziative, seppure con un limitato intervento regolatore centralizzato eventuale che eviti situazioni gravi di mancato utilizzo delle risorse umane presenti all'interno dello studio. li giovane avvocato dipendente potrebbe inoltre, ove non assoggettato ad un vincolo di esclusiva nei confronti dello studio presso il quale opera, bensì libero di ed al tempo stesso tenuto a svolgere autonoma attività promozionale e di reperimento di clienti, concorrere anche all'espansione della clientela dello studio, ovvero comunque acquisire propri clienti ciò gli consentirebbe anche di migliorare la propria posizione contrattuale interna allo studio in vista della costituzione di un rapporto di tipo associativo. In questo contesto il giovane avvocato sarebbe anche incoraggiato a variare le proprie esperienze professionali e, nel contempo, a sviluppare propri peculiari settori di competenza specifica, cosicché risulterebbe incentivata anche quella formazione che pure deve in permanenza caratterizzare l'attività professionale legale. Pare dunque che un modello contrattuale che tenga conto del sopra indicati elementi possa evitare che il rapporto di impiego , in senso lato, del giovane avvocato ricada nel lavoro dipendente, risultando invece rispettata la peculiare autonomia della professione legale. Tale autonomia dovrebbe essere conservata anche in sede di gestione delle singole pratiche, ove si pensasse, a titolo esemplificativo, ad una sorta di collaborazione a progetto caratterizzata da spazi di indipendenza gestionale particolarmente ampi. La gestione delle singole pratiche di volta in volta affidate al giovane avvocato potrebbe infatti essere sostanzialmente assimilata alla realizzazione di progetti ovvero di singole parti di un unico progetto più articolato , nel contesto dei quali la retribuzione potrebbe agevolmente essere commisurata alla quantità e qualità del lavoro effettivamente svolto. 2.4 La posizione del praticante Vale la pena poi rilevare alcune peculiarità in relazione alla posizione dei praticanti. Il minor grado di autonomia nella gestione delle pratiche, cosi come la predominante rilevanza dell'elemento formativo, suggeriscono la necessità che il modello contrattuale di riferimento miri innanzitutto a garantire al praticante l'effettività e la proficuità della formazione che il dominus è tenuto a fornirgli detto modello contrattuale dovrà inoltre prevedere un compenso minimo, dovuto in ragione dell'impegno prestato dal praticante in studio, anche a prescindere da una valutazione rigorosamente quantitativa della produzione professionale effettivamente realizzata dal praticante, valutazione che in tale fase formativa risulterebbe almeno in parte inappropriata. In relazione all'attività svolta dal praticante pare dunque che si possa più agevolmente fare riferimento al modello del contratto di apprendistato, senza che ciò pregiudichi le caratteristiche, eminentemente formative, della posizione professionale del praticante medesimo. Detto contratto consentirebbe comunque di salvaguardare quel profilo fondamentale, anche a norma dell'articolo 26 del Codice Deontologico, che è la necessaria retribuzione del lavoro dei praticanti. Possibilità di configurare un contratto tipo per i praticante e i giovani avvocati che sia assoggettabile, quanto al compensi, alla contribuzione alla cassa Dott. Paolo Rendina 1. L'attuale assetto normativo ed evoluzione storica La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense venne istituita nel 1952 come Ente di Diritto pubblico con lo scopo di assicurare trattamenti di previdenza e forme di assistenza a favore degli iscritti e dei loro aventi diritto, in pratica a favore degli avvocati che esercitano la professione con carattere di continuità e dei loro superstiti. Divenuta Fondazione di diritto privato a seguito dell'emanazione del D.Lgs 509/94 e del successivo decreto interministeriale del 28 settembre 1995, la Cassa ha da sempre perseguito, quale primario obiettivo, non solo quello di garantire, in attuazione dell'articolo 38 Costituzione, un adeguato e congruo trattamento previdenziale ma anche di erogare forme di assistenza per malattia, inabilità nonché maternità e indigenza. Ma non solo. Merita infatti particolare attenzione la facoltà rimessa alla Cassa di gestire forme di previdenza integrativa nell'ambito della normativa vigente. Servizio ora reso finalmente possibile a seguito della delibera, varata il 17 marzo 2006 dal Comitato dei Delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, con la quale si è pervenuti anche ad alcuni interventi parametrici e strutturali della previdenza forense. In particolare, il Comitato dei delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense ha recentemente approvato l'innalzamento delle aliquote a carico degli iscritti dal 10% al 12% del contributo soggettivo a partire dal 2009 e l'aumento dal 2% al 4% del contributo integrativo a partire dal 2007. Sempre dal 2007, la liquidazione dei supplementi di prestazione sarà calcolata su base contributiva, ma solo per chi andrà in pensione dal l' gennaio 2007, mentre sarà considerato l'intero arco della vita lavorativa nel calcolo retributivo della prestazione con l'esclusione dei peggiori cinque anni . Tale mini riforma non ha però sacrificato le agevolazioni già previste per i giovani fino a 35 anni, per i quali, nei primi tre anni di iscrizione alla Cassa resta la riduzione a metà del contributo soggettivo minimo e l'eliminazione del contributo integrativo minimo. Una riforma ritenuta necessaria e per il raggiungimento della quale si è assistito ad anni di durissime battaglie, anche e soprattutto politiche, certamente cristallizzate nella difficoltà di riuscire a conciliare le varie esigenze, anche generazionali, che da sempre si contrappongo in materia previdenziale. Un vero e proprio scontro generazionale il cui superamento, alla luce di recenti ricerche, sarebbe in grado, anche a breve periodo, di apportare significativi vantaggi agli iscritti già in età pensionabile nonché sgravi fiscali e, comunque, una minor pressione nelle tasche dei giovani iscritti alla Cassa. In tal senso, merita pertanto un cenno particolare il principio sancito dall'articolo 35 della legge delega 243/04 in materia di previdenza complementare dei professionisti, in quanto può considerarsi un punto di arrivo per una migliore tutela previdenziale costituzionalmente garantita ed un nuovo strumento parallelo e funzionale per la stessa Cassa di previdenza. Per concludere questa breve ma doverosa panoramica sull'attuale assetto normativo e sulle recenti innovazioni apportate al sistema di previdenza forense, va precisato che la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, ad oggi, conta un numero di circa 112.000 avvocati iscritti, di cui circa il 43% ha meno di 40 anni di età, con circa 47.000 iscritti all'Albo, ma non alla Cassa, che contribuiscono solo in termini di contributo integrativo 2% . Da questi numeri, non può che emergere un dato significativo. Il numero di iscritti è in aumento, ma il potere contributivo sembra essere inversamente proporzionale creando una sorta di pericoloso paradosso per cui i giovani non contribuiscono a sufficienza per garantire una congrua previdenza ai colleghi in età pensionabile. D'altro canto gli stessi giovani, iscrivendosi tardivamente e comunque apportando inizialmente contributi minimi, rischieranno di non vedere nemmeno quel minimo, oggi almeno garantito, per le proprie spese assistenziali e previdenziali. 2. I diversi regimi contributivi e l'iscrizione alla Cassa Per poter verificare se vi sia o meno una possibilità di configurare un contratto tipo per i praticanti e i giovani avvocati che sia assoggettabile, quanto ai compensi, alla contribuzione alla Cassa, è necessario innanzitutto fare un breve cenno sul sistema contributivo oggi vigente nonché sulle modalità di iscrizione alla Cassa dei vari soggetti interessati. L'attuale sistema contributivo prevede che gli iscritti versino un contributo c.d. soggettivo e un contributo c.d. integrativo i quali rappresentano la fonte primaria di finanziamento delle prestazioni previdenziali erogate dalla Cassa Forense. In particolare, il contributo soggettivo di cui all'articolo 10 della Legge 576/1980 viene versato in proporzione ora ancora pari al 10% e dal 2009 innalzato al 12% al reddito netto dichiarato dall'iscritto ai fini Irpef entro un tetto annualmente rivalutabile, associato ad un 3% 4% dal 2009 del reddito dichiarato oltre il tetto. Il successivo articolo 11 disciplina invece la misura dovuta a titolo di contributo c.d. integrativo il quale è da versarsi nella misura del 4% in proporzione al volume di affari Iva dichiarato, di natura professionale. In quest'ottica si inserisce, grazie all'emanazione del D.Lgs 151/01, il contributo di maternità dovuto da tutti gli iscritti alla Cassa secondo le stesse modalità previste per la riscossione dei contributi minimi soggettivo ed integrativo . Detto contributo, applicato per la prima volta nel 1993, è finalizzato alla copertura dell'indennità di maternità erogata in favore delle professioniste iscritte alla Cassa D.Lgs 151/01, come modificato dalla legge 289/03 . Fatta questa premessa, doverosa per ragioni di metodo espositivo, è necessario verificare quali sono i requisiti e gli adempimenti necessari per l'iscrizione alla Cassa Forense, tanto per i giovani praticanti non abilitati, quanto per quelli iscritti allo speciale albo dei praticanti abilitati ed, infine, per i giovani avvocati infra quarantenni 2.1 Il praticante non abilitato Il regolamento parla chiaro. I praticanti senza abilitazione al patrocinio non possono iscriversi alla Cassa di Previdenza non avendo, pertanto, alcun obbligo nei confronti della stessa. In particolare, il neo-laureato che si iscrive all'albo dei praticanti non deve trasmettere alla Cassa la comunicazione obbligatoria modello 5 di cui all'articolo 17 della legge 586/80 né, tanto meno, applicare il 2% sui corrispettivi rientranti nel volume di affari IVA. Questo comporta ovviamente che tale categoria non possa cosi ricevere alcun tipo di assistenza tanto per infortuni sul lavoro, quanto previdenziale nonostante il proprio proficuo ed assiduo lavoro all'interno di uno studio legale. 2.2 Il praticante abilitato e l'iscrizione facoltativa alla Cassa Anche per i praticanti c.d. abilitati ma non iscritti alla Cassa non esistono obblighi contributivi, sennonché per gli stessi sussiste è la possibilità di trasmettere domanda di iscrizione alla Cassa per l'anno in corso o con effetto retroattivo, a decorrere dal primo anno di iscrizione nel registro dei praticanti con abilitazione al patrocinio o da uno degli anni successivi al primo. Il praticante abilitato può fruire della riduzione alla metà del contributo soggettivo minimo per i primi tre anni di iscrizione alla Cassa, se si iscrivono alla stessa, per la prima volta, con decorrenza anteriore al compimento del 350 anno di età. I praticanti abilitati al patrocinio devono trasmettere alla Cassa, entro il 30 settembre di ciascun anno, la comunicazione obbligatoria modello 5 di cui all' articolo 17 della legge 586/80, indicando il reddito professionale Irpef netto, denunciato con il modello Unico, relativamente all'anno solare anteriore alla presentazione della dichiarazione al Fisco, nonché il volume di affari Iva relativo al medesimo anno. L'obbligo di invio della comunicazione obbligatoria permane a carico dei praticanti abilitati al patrocinio iscritti alla Cassa nell'anno solare anteriore a quello di trasmissione del modello 5 e nessuna deroga può essere ammessa rispetto a tale adempimento. La normativa, poi, obbliga l'iscritto al pagamento del contributo minimo soggettivo ma in misura ridotta al 50%, limitatamente ai primi tre anni di iscrizione alla Cassa, qualora la stessa decorra da data anteriore al compimento del 30mo anno di et . Ulteriore adempimento previsto è che il neoiscritto effettui il versamento del 10% sul reddito professionale Irpef netto fino al tetto massimo stabilito dal Comitato dei delegati , nonché il 3% sulla parte di reddito eccedente il tetto, di cui sopra, in un'unica soluzione, entro il 31 luglio di ciascun anno oppure in due rate, di pari importo, di cui la prima, entro il 31 luglio e, la seconda, entro il 31 dicembre del medesimo anno. Infine, anche il praticante abilitato dovrà applicare il 2% sull'effettivo volume di affari IVA detratto l'importo del contributo integrativo già assoggettato ad IVA - legge 85/1995 , essendo esonerati dal pagamento del contributo integrativo minimo. Infine permane l'obbligo per tutti gli iscritti di versare il contributo di maternità. 2.3 Il giovane avvocato non iscritto alla Cassa Diversa invece è la posizione del giovane avvocato che non si sia mai iscritto alla Cassa, ma che si sia già iscritto all'Albo. Per questa categoria è comunque previsto che vengano versati i contributi e, comunque, inviata alla Cassa, entro il 30 settembre di ciascun anno, la comunicazione obbligatoria modello 5 di cui all'articolo 17 della legge 576/80, indicando il reddito professionale Irpef netto, denunciato con modello Unico, relativamente all'anno solare anteriore alla presentazione della dichiarazione al Fisco, nonché il volume di affari Iva relativo al medesimo anno I giovani avvocati dovranno comunque applicare il 2% sui corrispettivi rientranti nel volume di affari Iva detratto l'importo del contributo integrativo già assoggettato ad Iva - legge 85/1995 in un'unica soluzione, entro il 31 luglio di ciascun anno oppure in due rate, di pari importo, di cui la prima, entro il 31 luglio e la seconda, entro il 31 dicembre del medesimo anno. L'iscrizione diventa invece obbligatoria qualora i giovani avvocati abbiano raggiunto o superato, nell'anno anteriore a quello di invio del modello 5, i livelli minimi di reddito professionale Irpef netto e/o di volume di affari Iva, stabiliti dal Comitato dei delegati ai fini della dimostrazione della continuità dell'esercizio professionale. 2.4 Il giovane avvocato già iscritto alla Cassa Anche al giovane avvocato neo-iscritto vengono offerti indubbi vantaggi infatti, è stata accordata - e recentemente confermata - l'esclusione dal pagamento del contributo minimo integrativo per i primi tre anni di iscrizione alla Cassa, sempre che siano coincidenti con l'iscrizione all'Albo. Per tale periodo, come recita l'ultimo provvedimento di riforma, il contributo integrativo resterà infatti dovuto solo in misura corrispondente al volume d'affari effettivamente dichiarato. Come si può notare, solo l'iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense che può avvenire anche molti anni dopo l'effettivo inserimento in uno Studio Legale può assicurare al professionista una congrua forma di assistenza assicurativa e/o previdenziale lasciando pertanto il praticante non iscritto o eventualmente il giovane avvocato ancora non iscritto in una sorta di limbo sicuramente in contrasto con l'articolo 38 Costituzionale che cementifica tutt'altro principio ovvero il principio solidaristico e assistenziale connesso a quella libertà dal bisogno cui fa riferimento l'articolo 3 comma 2 della Costituzione. 3. Problematiche e proposte per una nuova assistenza previdenziale Per parlare di proposte è comunque necessario fare alcune ulteriori precisazioni. a L'attuale posizione di chi non è iscritto alla Cassa fa si che, diversamente dalla posizione di ogni altro lavoratore impiegato nel settore pubblico o privato, lo stesso venga a mancare qualsiasi forma di assistenza assicurativa e/o previdenziale es. incidenti sul lavoro, infortunio in itinere, maternità, malattia . Non è un problema di poco conto se si considera che un neolaureato in legge, nella migliore delle ipotesi, potrà comunque accedere ad una forma di assistenza e previdenza solo ed esclusivamente al momento dell'iscrizione nello speciale albo dei praticanti abilitati e, pertanto, non prima di un anno dall'iscrizione all'Albo dei praticanti e comunque solo potendo contare su un certo volume d'affari che possa permettergli il regolare versamento dei contributi. b L'attuale regime di contribuzione soggettivo + integrativo non risulta sufficiente affinché ciascun individuo possa finanziare la riserva necessaria alla copertura del trattamento previdenziale e assistenziale a lui destinato. Da alcune stime, infatti, risulta che l'attuale regime copre circa il 57% di quello che percepirà in media un avvocato trentenne che si iscrive oggi alla Cassa con l'ipotesi che il suo reddito medio evolverà in misura pari a quella osservata per le generazioni che lo hanno preceduto. c In Italia, si era creata una forbice preoccupante fra il gettito contributivo e la spesa pensionistica, con conseguente andamento declinante dell'indice di copertura a fronte di un aumento, graduale ma costante, della spesa previdenziale. Secondo gli analisti, un consistente aumento degli iscritti ha certamente contribuito alla diminuzione di tale forbice. Vi è da dire però che sul tavolo delle questioni vi è anche, e soprattutto, il problema relativo all'accesso della professione. Cosa fare? Se da un lato, infatti, si adottasse un principio di maggiore rigidità nell'accesso alla professione ciò determinerebbe inevitabilmente soprattutto in un sistema a ripartizione una ulteriore contrazione del gettito, destinata a destabilizzare esponenzialmente il sistema. D'altro canto, la soluzione della liberalizzazione della professione non servirebbe a nulla se non si adottassero contromosse efficaci e, in ogni caso, utili al gettito contributivo. d Oggi, la Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza Forense ha di fatto la possibilità di erogare pensioni complementari calcolate con il metodo di capitalizzazione individuale, in forza del Dl 252/05 e dei regolamenti attuativi. Il disegno di legge, dopo aver riaffermato l'autonomia della nostra Cassa Forense, prevede articolo 351bis che gli enti di diritto privato di cui ai D.Lgs 509/94 e 103/96, tra i quali vi è, com'è noto, anche la nostra Cassa Forense, possono, con l'obbligo della gestione separata, istituire sia direttamente sia secondo le disposizioni di cui al comma 1, lettera A e B, forme pensionistiche complementari. A fronte di queste ulteriori precisazioni, si potrebbero avanzare alcune proposte per assoggettare un eventuale contratto con i Praticanti alla contribuzione alla Cassa. 3.1 Praticanti non abilitati e pensione complementare 1 giovani neolaureati che intendano collaborare all'interno di uno Studio Legale potrebbero venire assimilati, dal punto di vista squisitamente previdenziale, a veri e propri lavoratori parasubordinati potendo usufruire dei servizi assistenziali e previdenziali offerti da un apposito Fondo pensione dedicato. Attualmente l'INPS prevede, per il lavoratori parasubordinati, diverse tipologie di contributo, ossia un contributo per professionisti e collaboratori, da corrispondere in misura diversa a seconda dei casi. Nel caso di specie, potrebbe essere invece previsto il pagamento di una quota fissa da corrispondere, ad opera del dominus, annualmente o, in alternativa, entro il 16 del mese successivo a quello di pagamento dell'eventuale compenso concordato con lo Studio e in misura percentuale allo stesso. Questo meccanismo potrebbe essere realizzato grazie alla possibilità rimessa alla Cassa di gestione delle pensioni complementari, mediante una sorta di pensione complementare dedicata ai Praticanti abilitati e non ed ai giovani avvocati non iscritti. Da ciò potrebbero derivarne alcuni indubbi vantaggi. - Per i praticanti i quali potrebbero godere di tutela assistenziale e previdenziale sino alla loro iscrizione all'Albo dei praticanti, maturando cosi da subito gli anni contributivi. - Per il dominus per il quale potrebbero prevedersi alcuni sgravi fiscali quali, a titolo meramente esemplificativo, la possibilità di detrazione dal proprio reddito professionale Irpef netto quanto versato a titolo di contribuzione integrativa a favore del praticante. Per la stessa Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense la quale potrebbe garantirsi, da subito, un maggior gettito contributivo. 3.2 Praticanti abilitati e giovani avvocati Il sistema contributivo sopra delineato potrebbe inoltre coesistere con l'eventuale iscrizione del praticante nell'Albo Speciale dei praticanti abilitati al patrocinio, nonché con l'eventuale iscrizione del praticante direttamente nell'Albo degli Avvocati. In effetti, in entrambi i casi il versamento di contributi complementari non osterebbe comunque al pagamento dei contributi dovuti nel caso di iscrizione facoltativa alla Cassa che rimarrebbero, con le agevolazioni ancora oggi previste, a carico del singolo professionista. Nel caso invece di obbligo di iscrizione per aver raggiunto o superato, nell'anno anteriore a quello di invio del modello 5, i livelli minimi di reddito professionale Irpef netto e/o di volume di affari Iva, il neo iscritto potrebbe comunque avvalersi, dell'istituto della ricongiunzione, cosi come disciplinato dalla Legge n. 4511990 o, in alternativa, proseguire contribuendo anche alla Cassa. L'eventuale contratto potrebbe infatti prevedere, nel solo caso di ricongiunzione a seguito di iscrizione obbligatoria ad opera del solo praticante abilitato, che dall'aliquota versata dal dominus, quale contributo previdenziale sulle parcelle su cui il praticante ha effettivamente prestato la propria opera, possa essere trattenuta una percentuale da destinarsi alla contribuzione previdenziale del praticante come se si trattasse di una sorta di ritenuta d'acconto previdenziale. 4. Conclusioni Al termine di questa breve relazione, credo che la possibilità di configurare un contratto tipo per i praticanti e i giovani avvocati che sia assoggettabile, quanto ai compensi, alla contribuzione alla Cassa, sia non solo possibile, ma anche attuabile in termini relativamente brevi. Non vi è dubbio che lo scontro generazionale si è più volte confrontato sul famigerato articolo 26 del nostro Codice Deontologico laddove, da un lato veniva rivendicato quel contributo minimo ritenuto dovuto per le prestazioni offerte all'interno della struttura dello Studio mentre, dall'altro, veniva ovviamente osteggiato, con non poco livore, un certo disinteresse ad ogni imposizione in tal senso. Ma un piccolo significativo traguardo per i contendenti potrebbe proprio essere rappresentato dalla possibilità, anche per i giovani neo-laureati maggiormente sensibilizzati sul tema previdenziale, di inserirsi nel mondo del lavoro potendo, da subito, assicurarsi quella forma di assistenza assicurativa e/o previdenziale che, purtroppo, è venuta a mancare per troppe generazioni. Un provvedimento questo che potrebbe, fra l'altro, arginare quel mai costume oggi rappresentato dalla pratica fittizia di molti giovani. Esso infatti potrebbe garantire, mediante l'applicazione di contratti studiati ad hoc - contratti che prevedano, allo stesso tempo, sgravi fiscali per il dominus e tutela previdenziale - una pratica effettiva all'interno di quegli Studi che intendano crescere e formare i futuri giovani avvocati.