Acquisto immobiliare con mutuo e contanti, l'accertamento sintetico è in agguato

L'ufficio delle imposte può effettuare il controllo sulla differenza tra l'ammontare totale dell'investimento e il finanziamento bancario se i redditi di capitale dell'acquirente risultano inadeguati

Accertamento sintetico a tutto campo sugli investimenti. Infatti, l'ufficio delle imposte può farlo nei confronti di un contribuente che abbia comprato un immobile in parte in contanti e in parte con un mutuo bancario, sulla differenza fra le due somme. È quanto affermato dalla Cassazione che, con la sentenza 23252/06 del 27 ottobre qui leggibile tra gli allegati, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Dovrà pagare le tasse, infatti, un contribuente al quale l'ufficio di Piedimonte aveva notificato un avviso di accertamento Irpef con cui recuperava la differenza di oltre 100 mila euro, riscontrata fra l'investimento di 250 mila euro per l'acquisto di un immobile e il correlativo finanziamento bancario quasi 150 mila euro. Secondo l'amministrazione questo importo, non dichiarato, andava riferito a redditi di capitale sottratti all'imposizione in tre anni. L'uomo si era subito rivolto al giudice tributario. E, in primo e secondo grado, aveva vinto. In particolare la commissione regionale aveva sostenuto l'illegittimità dell'imposizione perché aveva espressamente detto, era stato eseguito un accertamento induttivo solo sulla base del contratto di compravendita dell'immobile con l'esborso della differenza di prezzo ed era stato ipotizzato un reddito sottoposto a tassazione questo sistema non era giusto, perché la presunzione di un reddito occulto doveva avere un preciso riferimento contabile oppure una concreta redditualità . L'amministrazione, allora, ha fatto ricorso in Cassazione rivendicando la correttezza del comportamento dell'ufficio. In tempi di verifiche fiscali sempre più capillari, questa sentenza segna un altro punto in favore del fisco. Infatti i giudici della sezione tributaria lo hanno accolto respingendo la domanda introduttiva del contribuente. Ai fini dell'accertamento sintetico, ha detto il Collegio, la legge chiede che vi siano elementi certi. E in questo caso non sono mancati l'acquisto di un appartamento è un elemento inconfutabile a meno che non venga provato che è stato donato. Non solo. L'avviso di accertamento, a parere dei giudici di legittimità, era completo. Infatti conteneva il riferimento all'acquisto a titolo oneroso, il prezzo, il finanziamento bancario e la sproporzione rispetto ai redditi di capitale . In sostanza era stato dichiarato un reddito troppo basso per un prezzo, già privato della somma presa con il mutuo, così alto. deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 27 settembre-27 ottobre 2006, n. 23252 Presidente Raggio - Relatore Ruggiero Pm Sepe - conforme - Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Fatto L'Ufficio imposte dirette di Piedimonte emetteva nei confronti del signor Mandeo Giuseppe l'avviso di accertamento 4971002111 , relativo ad Irpef ed Ilor per l'anno 1990, con cui recuperava a tassazione la differenza pari a lire 200.000.000, riscontrata tra l'investimento effettuato per lire 500.000.000 per l'acquisto di un locale, ed il correlativo finanziamento bancario ricevuto per lire 300.000.000. L'assunto dell'Ufficio era che detto importo fosse da riferire ai redditi di capitale sottratti all'imposizione nei periodi di imposta 1988, 1989 e 1990. Perciò, ai sensi dell'articolo 38 comma 4, Dpr 600/73, accertava sinteticamente per l'anno 1990 l'imponibile di lire 66.000.000, pari ad un terzo di detta differenza. Il contribuente proponeva opposizione eccepiva l'illegittimità dell'avviso per carenza di motivazione addiceva l'inesistenza dell'investimento, in quanto detto immobile gli era stato donato da tale Morelli. La Ctr di Caserta, con la sentenza 151/19/97, accoglieva il ricorso ed annullava l'accertamento. L'ufficio proponeva gravame, insistendo nel riconoscimento della illegittimità del proprio operato. La Ctr, con la sentenza in epigrafe indicata, rigettava l'appello. Veniva così motivato l'operato dell'ufficio era da censurare perché violava l'articolo 42 Dpr 600/73 era stato eseguito un accertamento induttivo solo sulla base del contratto di compravendita dell'immobile con l'esborso della differenza di prezzo di lire 200.000.000 ed era stato ipotizzato un reddito non sottoposto a tassazione questo sistema non era giusto, perché la presunzione di un reddito occulto doveva avere un preciso riferimento contabile oppure una concreta redditualità. Per la cassazione di questa decisione l'Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso, notificato il 7 dicembre 2001, con l'articolazione di tre motivi. Il contribuente non si è costituito. Diritto 1. Con il primo motivo è stata dedotta l'omessa, contraddittoria ed illogica motivazione. In modo specifico, è stato rilevato che la decisione era sostanzialmente priva di motivazione era stata confusa la carenza di motivazione con la carenza di prova dei fatti costituitivi della pretesa tributaria non era consentito comprendere neanche le norme, cui i giudici si erano richiamati per decidere. Con la seconda doglianza viene eccepita la violazione e falsa applicazione degli articoli 38 comma 4 e 42 Dpr 600/73, nonché dei principi generali in materia di motivazione dell'accertamento, nonché l'omessa motivazione. In particolare, si evidenzia che la sentenza era in palese contrasto con l'articolo 38, non sussisteva violazione dell'articolo 42, in quanto la motivazione dell'accertamento deve essere considerata una provocatio ad opponendum. Con la terza censura si denunzia la violazione ed errata applicazione degli articoli 38 e 42 Dpr 600/73 sotto altro profilo, nonché omessa motivazione. Specificamente, si rileva che era legittima l'utilizzazione dell'accertamento sintetico, a differenza della procedura induttiva, quando sulla base di elementi certi, quali il possesso di determinati beni o la spesa per incrementi patrimoniali, si perviene alla quantificazione di maggiori redditi quando quelli dichiarati sono inidonei a giustificare la capacità di spesa nella specie, si era in presenza di un acquisto nel 1990, a titolo oneroso di un immobile per lire 500.000.000, con la stipula di un mutuo di lire 300.000.000 e, quindi, con una differenza di lire 200.000.000, a fronte di redditi dichiarati di lire 15.891.000 per il 1990, di lire 8.528.000 per il 1989 e di lire 6.617.000 per il 1988, redditi di gran lunga inferiori a quelli attribuibili in rapporto all'investimento effettuato l'ufficio aveva legittimamente determinato il maggiore reddito ai sensi dell'articolo 38 Dpr 600/73 come integrato dall'articolo 1 lettera b legge 413/91 , che aveva introdotto una presunzione di accumulo in quote costanti nei cinque anni precedenti l'incremento patrimoniale, ponendo a carico del contribuente l'onere di fornire la prova contraria anche su questo punto i giudici di secondo grado non si erano espressi, pur essendo risultata in conferente l'affermazione del contribuente, in quanto il lascito era stato a favore di altra persona in definitiva, la disponibilità di capitali resa palese dall'acquisto effettuato era un elemento certo, che giustificava l'accertamento sintetico ai sensi dell'articolo 38. 2. Deve premettersi che il contribuente Mandeo Giuseppe - che, secondo quanto emerge dalla relata di notifica del ricorso per cassazione del 7 dicembre 2001, era deceduto senza indicazione della data dell'evento - si era costituito davanti alla Ctr di Napoli a mezzo del difensore rag. Cesarini Orlano, residente a Piedimonete Matese Ce , in Piazza Cappello n. 6. La richiamata notifica, mentre risulta omessa nei confronti del Mandeo e dei suoi eredi , veniva ritualmente perfezionata presso il domicilio eletto appunto lo studio del rag. Cesarini a mani proprie di Cesarini Orlando. Pertanto, deve ritenersi ben instaurato il rapporto processuale nella presente fase di legittimità. 3. Le proposte censure possono essere delibate congiuntamente, attesa la loro stretta interconnessione. L'ufficio operava correttamente, applicando la norma del comma 4 dell'articolo 38 Dpr 600/73 e riferendo la pretesa impositiva a tre anni contigui 1988, 1989 e 1990 la cosiddetta spalmatura in tre anni, operante ratione temporis prima della legge 413/91 che la porterà a cinque anni. Ma su quest'ultimo punto non v'è effettiva controversia. In realtà, il contrasto ha sostanzialmente riguardato solo la motivazione dell'avviso di accertamento e la presunzione di reddito. Orbene, secondo un orientamento giurisprudenziale costante Cassazione, Sezione tributario 8655/02, conforme a 2653/95, 13089/95 e 14691/01 , in tema di accertamento delle imposte sui redditi, ai fini della adozione del metodo di accertamento sintetico, di cui all'articolo 38 comma 4 Dpr 600/73, è sufficiente che vi siano elementi e circostanze di fatto certi che, provando un determinato ammontare di spesa, presuppongono la disponibilità di un corrispondente reddito globale, senza la necessità di conoscere i cespiti certi dai quali il reddito stesso possa derivare, restando a carico del contribuente l'onere di provare l'inesistenza della capacità reddituale ed, in particolare, della base di cui si tratta. In particolare, nella specie considerata nella citata sentenza 8655/02, la capacità contributiva era stata legittimamente dedotta dall'acquisto di un immobile, senza che l'acquirente riuscisse a provare che si trattava in realtà di una donazione. Ebbene, anche nel caso che ci occupa, l'invocato lascito non solo si era verificato in favore di altra persona, ma il contribuente si era limitato ad una mera affermazione non sostenuta da prova idonea, la cui produzione - già in via diretta - incombeva a suo specifico onere, essendo onere dell'Ufficio impositore solo la dimostrazione dei fatti costituitivi della pretesa. Inoltre, tale onere probatorio non veniva adempiuto dal contribuente neppure come controprova per vincere la presunzione. In definitiva, l'acquisto oneroso di un bene immobile costituiva, fondatamente, un indizio di reddito e, dunque, un elemento certo su cui basare la determinazione sintetica nel quadro normativo delineato dal richiamato articolo 30 comma 4 Dpr 600/73. Infine, non va pretermesso che - contrariamente a quanto asserito nella impugnata decisione - l'avviso di accertamento aveva un contenuto che osservava le prescrizioni dell'articolo 42 del medesimo Dpr, come concludentemente emerge dalla precedente narrativa in fatto. In particolare, a parte ogni considerazione sulla finalità del provvedimento de quo nel contesto del dibattito del processo tributario, vi è che l'avviso impugnato conteneva il riferimento sia all'acquisto a titolo oneroso, sia al prezzo, sia al finanziamento bancario, sia alla sproporzione rispetto ai redditi capitale nonché il richiamo della fonte normativa articolo 38 cit. . 4. In conclusine, in accoglimento del ricorso proposto dall'Amministrazione finanziaria, la decisione gravata deve essere cassata. Poiché l'accoglimento del ricorso è basato sulla riconosciuta fondatezza della censurata violazione di legge e dal momento che consono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la controversia può essere decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo del Mandeo. Le spese dell'intero giudizio vanno compensate. PQM La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata. Decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente. Compensa le spese dell'intero giudizio.