Condonabile anche la cartella di pagamento

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema Secondo la recente sentenza 23/2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma Sezione settima, la cartella di pagamento è un atto impositivo e perciò la controversia in ordine all'obbligazione tributaria che porta rientra tra le liti fiscali pendenti alle quali l'articolo 16, comma 6, della legge 289/02 riconnette la sospensione dei termini processuali sino alla data dell'1 giugno 2004.Tale pronuncia offre lo spunto per analizzare la vexata quaestio della condonabilità ex articolo 16 della legge 289/02 della controversia relativa alla cartella di pagamento Riflessioni La lite pendente è quella avente per oggetto avvisi d'accertamento, provvedimenti d'irrogazione della sanzione e ogni altro atto d'imposizione es. decisione amministrativa gerarchica propria del Direttore Regionale in tema d'imposta di spettacolo . Per atto impositivo si intende, a tal riguardo, qualsiasi atto o provvedimento che, a prescindere dalla sua denominazione, spieghi efficacia nei confronti del soggetto passivo del tributo accertando o dichiarando il debito di imposta, avendo l'ufficio l'alternativa tra imporre e non imporre. Non è definibile il ruolo in considerazione della sua natura d'atto finalizzato alla riscossione del tributo e degli accessori. la sospensione dei termini prevista dall'articolo 16 della legge 289/02 è da escludersi per le liti relative a mera riscossione, cioè a tributi indicati dallo stesso contribuente e non versati sentenza 47/2005 della Commissione Tributaria Regionale di Roma . L'atto di mera riscossione di quanto indicato dal contribuente o dal sostituto nella dichiarazione non è definibile sono definibili solo le liti che hanno per oggetto atti a contenuto impositivo o a contenuto sanzionatorio. Si deroga a tale principio qualora tale atto assolva, ex articolo 19 del Dl 546/92, anche alla funzione d'accertamento si pensi all'impugnazione contestuale dell'avviso di accertamento con notifica inesistente e della relativa iscrizione a ruolo a titolo definitivo . Nell'ipotesi in cui la cartella di pagamento deve essere preceduta dall'avviso di accertamento la lite è definibile se il contribuente ha proposto ricorso avverso la cartella eccependo l'invalidità della notifica del relativo atto impositivo e sempre se quest'ultimo non costituisca oggetto di distinto giudizio il contribuente può avvalersi dell'articolo 16 della legge 289/02 qualora abbia impugnato il ruolo sostenendo che non ha ricevuto una valida notifica dell'accertamento e che quindi la cartella è il primo atto attraverso il quale è pervenuto a conoscenza della pretesa impositiva VD. Cassazione sentenza 6205/06 vd sentenza 12/2006 della Comm. Trib. Reg. per il Lazio Sono escluse dalla chiusura ex articolo 16 citato le liti concernenti l'omesso versamento dei tributi es. articolo 36bis del Dpr 600/73 , ciò in perfetta armonia con il principio di indisponibilità dell'obbligazione tributaria. Tuttavia, la definizione interessa anche le cartelle di pagamento, emesse ai sensi degli articoli 36bis e 36ter del Dpr 600/73 ed ai sensi dell'articolo 54 del Dpr 633/72, che assolvono anche ad una funzione di provvedimento impositivo si pensi alla riduzione o esclusione di deduzioni o di detrazioni si pensi alla tardività del versamento dell'imposta . La suprema Corte di cassazione Sezione quinta con sentenza 19161/03 e con sentenza 7892/05 ha statuito che Sono definibili, ai sensi dell'articolo 16 della legge 289/02, le controversie aventi ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione di sanzioni o altro atto di imposizione, ma non anche le controversie, traenti origine da cartelle esattoriali che si limiti a richiedere somme già incontrovertibilmente determinate o semplicemente calcolate in base a dati forniti dal contribuente d'altra parte, l'ufficio in relazione ad una pretesa tributaria incontrovertibile e determinata o semplicemente calcolata in base a dati forniti dal contribuente non ha l'alternativa tra l'imporre ed il non imporre. Inoltre, secondo le sentenze 8275/06 e 19507/04 della Corte di Cassazione non rientrano nel concetto di lite pendente, ai sensi dell'articolo 16, comma 3, lettera a , della legge 289/02, e perciò non sono suscettibili di definizione mediante condono né sospensione a norma del sesto comma del medesimo articolo sostituito dall'articolo 5bis, lettera l , n. 8, del Dl 292/02, convertito in legge 27/2003 , le controversie aventi ad oggetto la mera liquidazione, senza applicazione di sanzioni, delle dichiarazioni integrative accolte in virtù di un precedente provvedimento di condono cosiddetto condono su condono . Secondo diverso orientamento sentenza 18//2004 della Commissione Tributaria Regionale di Roma sentenza 22/2004 della Commissione Tributaria di Torino ordinanza 5/2003 della Sezione 28ma della CT Regionale del Piemonte ordinanza 3/2004 della CT Regionale del Piemonte il contenuto della nozione di ogni altro atto di imposizione include anche i ruoli e le cartelle esattoriali poiché a La nozione di imposizione , di origine dottrinale ha una valenza tecnica - pratica per connotare un qualsiasi atto che comporti una pretesa a carico del cittadino ed una valenza non tecnica , sotto il profilo tributario , per denotare l'atto avviso di accertamento, avviso di rettifica , ecc che genera tale pretesa e l'atto avviso di liquidazione , ruolo, cartella esattoriale che la realizzi b sono definibili anche le liti per cui sia intervenuta una sentenza di inammissibilità del ricorso in relazione alla quale l'atto impugnato definitivo può essere anche un ruolo o una cartella esattoriale c la ratio legis è quella di poter definire comunque ogni controversia esistente , quale che ne sia il titolo che vi ha dato origine ossia la nozione di ogni atto di imposizione deve essere intesa nella sua latitudine maggiore , includendovi anche le cartelle esattoriali, i ruoli e gli avvisi di liquidazione il legislatore , riferendosi ad ogni altro atto di imposizione contro il quale è stato proposto ricorso ha inteso dare molto rilievo all'esistenza di una lite relativa a qualsiasi atto di imposizione piuttosto che alla tipologia dell'atto impugnato d l'ampiezza dell'espressione ogni altro atto d'imposizione contenuta nell'articolo 16 della legge 289/02 depone nel senso che possono essere definite anche le cartelle esattoriali e gli altri atti di liquidazione del tributo, anche se non contengono una pretesa tributaria ulteriore rispetto a quella derivante dalla dichiarazione fatta dal contribuente . e è condonabile qualsiasi pretesa del fisco purché si sia instaurato un rapporto processuale , mediante notifica di un atto con i requisiti formali e sostanziali per qualificarlo come atto introduttivo di giudizio atto di imposizione non può che essere rapportato all'articolo 19 del D.Lgs 546/92 che riguarda gli atti impugnabili e l'oggetto del ricorso

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione settima - sentenza 9 marzo-10 maggio 2006, n. 23 Presidente Marinucci - Relatore Farina Ricorrente de Bartholomaeis Fatto e diritto 1. La signora Paola de Bartholomaeis ha impugnato, con ricorso notificato in data 3 dicembre 1999, la cartella di pagamento n. 3639001, relativa all'anno di imposta 1992, notificatale in data 4 ottobre 1999. Ne ha denunciato l'illegittimità, per violazione dei termini fissati sia per l'emissione dei ruoli, ad opera dell'amministrazione, sia per la notificazione delle cartelle di pagamento. Ha richiamato, in proposito, l'articolo 36bis del Dpr 600/73, l'articolo 17 del Dpr 602/73, l'articolo 43 di quest'ultimo Dpr. Ha anche dedotto l'omissione di un previo avviso di rettifica o di accertamento ed insufficiente istruttoria circa il maggiore reddito accertato. 2. In assenza di costituzione dell'ufficio, la Ctp di Roma ha accolto il ricorso, stabilendo che siccome la notifica della cartella è avvenuta successivamente al termine fissato dall'articolo 17, spettava all'ufficio di fornire la prova, in sede contenziosa, di avere adempiuto regolarmente. La sentenza è stata pubblicata in data 23 ottobre 2002. 3. L'appello dell'agenzia delle entrate è stato notificato mediante spedizione per posta in data 11 aprile 2005. Sul punto la controparte, costituitasi tempestivamente in giudizio, oppone il passaggio in giudicato della sentenza del primo giudice. La tesi non va condivisa. La cartella di pagamento è un atto impositivo, e perciò la controversia, in ordine all'obbligazione tributaria che porta, rientra fra le liti fiscali pendenti alla data del 31 dicembre 2002 - o alla precedente data del 29 settembre 2002 - alle quali l'articolo 16, comma 6, della legge 289/02, riconnette la sospensione dei termini processuali sino alla data dell'1 giugno 2004. Né si può condividere l'affermazione della parte resistente che si sofferma sul fatto che la cartella contiene la liquidazione dell'Irpef per effetto della applicazione dei criteri stabiliti dall'articolo 11bis del Dl 384/92. Si tratta, invero, di una liquidazione che si sostanzia in una rettifica della dichiarazione dei redditi per il predetto anno 1992, e perciò in un vero e proprio atto impositivo condonabile ai sensi del citato articolo 16 della legge 289/02. 4. Occorre però rilevare d'ufficio che, in ordine logico, la prima censura dedotta dalla contribuente è quella sulla quale, d'altra parte, si è soffermato il primo giudice della tardività della notificazione della cartella anche con riguardo alla data in cui il ruolo è stato reso esecutivo e consegnato. La notificazione della cartella è operazione curata dal concessionario della riscossione. Ne segue che se si deve verificare, come si desume dal tenore del ricorso introduttivo, anche la tempestività dell'operato del concessionario, alla luce dell'articolo 25 del Dpr 602/73, nel testo vigente alla data di consegna del ruolo, la decisione deve essere pronunciata anche nei confronti di questo secondo soggetto. Vale a dire, a contraddittorio integro. Soccorre, in proposito, l'articolo 14 del Dpr 546/92. Ivi si dispone che, se l'oggetto del ricorso riguarda inscindibilmente più soggetti, questi devono essere tutti parte nello stesso processo. E si è visto sopra che la deduzione della tardività della notificazione della cartella di pagamento riguarda tanto attività che dovevano essere compiute, entro termini perentori, dal concessionari, quanto attività rimesse all'amministrazione delle entrate, ma anche esse da condurre entro termini perentori. La sentenza impugnata è stata perciò pronunciata a contraddittorio non integro. Ed il primo giudice doveva provvedere facendo applicazione del comma 2 del predetto articolo 14, ordinando l'integrazione del contraddittorio. 5. Ai sensi dell'articolo 59, comma 1 lettera b del menzionato D.Lgs 546/92, il contraddittorio non regolarmente integrato in primo grado esige la rimessione della causa alla Commissione tributaria provinciale che ha emesso la sentenza impugnata. 6. Ne segue che la sentenza in esame deve essere annullata con rinvio. 7. Le spese sono da liquidare con la sentenza definitiva. PQM La Ctr di Roma, Sezione settima, pronunciando sull'appello, annulla la sentenza impugnata, con rinvio della causa alla Ctp di Roma.