Embrioni umani e ricerca: qualcosa o qualcuno da tutelare?

di Lucio Giacomardo

di Lucio Giacomardo* La recente decisione del Parlamento Europeo, che il 15 Giugno con 284 voti a favore, 249 contrari e 32 astenuti, ha ammesso ai finanziamenti previsti dal programma quadro anche la ricerca sulle staminali embrionali, ha riaperto una discussione che, soprattutto all'indomani del referendum sulla Legge 40/2004 in tema di fecondazione assistita, almeno nel nostro Paese sembrava vivere una fase di relativa calma. A dire il vero, il dibattito si è riacceso proprio a causa di una decisione del Ministro per l'Università e la Ricerca Scientifica del governo Italiano, che ha ritirato l'adesione dell'Italia alla dichiarazione etica sottoscritta unitamente ad Austria, Germania, Malta, Polonia e Slovacchia il 28 e 29 Novembre del 2005. In particolare, nell'ambito di una sessione del Consiglio dell'Unione Europea sulla competitività, come riportato ai paragrafi 4 e 5 del relativo verbale, sei Stati membri dell'Unione, tra i quali per l'appunto l'Italia, avevano espresso una posizione contraria al finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali embrionali. Nello specifico, come può leggersi nello stesso verbale, si affermava che l'Europa dovrebbe pienamente conformarsi al principio di sussidiarietà ed astenersi dal finanziare attività di ricerca inerenti a materie in relazione con principi etici fondamentali e convincimenti morali, che differiscono da uno Stato membro all'altro . Gli stessi rappresentanti dei citati sei Stati membri dissenzienti, pur evidenziando la necessità di favorire la ricerca, ribadivano che appariva inaccettabile che attività comportanti la distruzione di embrioni umani potessero beneficiare di un finanziamento. Nell'occasione, inoltre, era stato pure sottolineato come la stessa Unione avesse mostrato scarsa considerazione circa il potenziale terapeutico delle cellule staminali umane adulte, richiedendo di conseguenza un preciso impegno comunitario volto a rafforzare la ricerca - ed i relativi finanziamenti - su tali cellule. Rispettoso della libertà dei singoli paesi dell'Unione, infine, appariva l'invito dei rappresentanti di Italia, Austria, Germania, Malta, Polonia e Slovacchia che evidenziavano come in un simile contesto fosse più corretto lasciare ai singoli Stati membri la facoltà di decidere se sostenere o meno le azioni di ricerca comportanti la distruzione di embrioni umani. Una simile posizione, a ben vedere, risultava in linea con altre decisioni adottate in ambito della stessa Unione Europea, a partire dalla Risoluzione del Parlamento Europeo sulla tutela dei diritti umani e della dignità dell'essere umano in relazione alle applicazioni biologiche e mediche , approvata il 20 Settembre 1996, nella quale si ribadiva che la ricerca distruttiva dell'embrione umano e la produzione di embrioni umani a fini di ricerca devono essere vietate per finire alla Risoluzione del Parlamento Europeo sui brevetti relativi alle invenzioni biotecnologiche del 26 Ottobre 2005 che, dopo un'ampia premessa e la considerazione che la definizione di limiti motivati eticamente riveste un'importanza particolare nel settore delle biotecnologie , in particolare al n. 15 ha esplicitamente ribadito che la produzione di cellule embriostaminali implica la distruzione di embrioni umani e quindi il brevetto di processi che implicano cellule embriostaminali o cellule sviluppate da cellule staminali di embrioni umani è contrario all'articolo 6, paragrafo 2, lettera c della Direttiva 98/44/Ce sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche . Ad ogni buon conto, a prescindere dai riflessi di natura politica, appare indubitabile che il voto ma, soprattutto, il dibattito che ne è scaturito, hanno ancora una volta posto l'attenzione su un tema fondamentale, sottostante ad ogni decisione sullo specifico argomento e, più in generale, in campo bioetica. Non vi è dubbio, infatti, che il vero discrimine per esaminare ogni posizione è la considerazione della natura dell'embrione, ossia se riferirsi a qualcosa - poco più che un grumo di cellule - o a qualcuno, ossia la prima entità che caratterizza una persona . Tali definizioni, appare altrettanto ovvio, comportano il riferirsi a norme di carattere internazionale oltre che a principi etici, prim'ancora che ad aspetti filosoficoreligiosi. Resta indubbio, tuttavia, che non solo per un elementare richiamo al principio di precauzione, pur a voler considerare non del tutto accertata la natura dell'embrione come persona , se sussistono dubbi meglio considerare l'embrione come se fosse una persona e non ucciderlo. E' certo, infatti, che fra 50 anni sapremo forse che il dubbio aveva ragion d'essere e si proverà rimorso o dolore per la facilità con cui si sono fatti esperimenti e manipolazioni cfr. B. Spinelli sul quotidiano La Stampa dell'8.3.2005 . IL CONTESTO NORMATIVO INTERNAZIONALE - Un primo richiamo, anche se a carattere generale, può farsi alla Dichiarazione sui Diritti del fanciullo approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Novembre 1989 e resa esecutiva in Italia con la Legge 27 Maggio 1991 numero , laddove nel preambolo viene espressamente indicato che il fanciullo necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita . Ancora, sempre in tale ambito, con particolare riferimento alla ricerca biomedica, devono ricordarsi le Risoluzioni approvate nel Marzo e nel Dicembre del 1993 dall'Assemblea generale delle stesse Nazioni Unite, intitolate rispettivamente Diritti umani e bioetica e Diritti umani e progresso della scienza e della tecnica , con le quali sono stati invitati i governi, gli istituti specializzati e le altre organizzazioni internazionali ad informare l'ONU circa le misure adottate per assicurare lo sviluppo delle scienze della vita nel rispetto dei diritti dell'uomo. Più recentemente, ed in maniera assai più esplicita, con la Convenzione di Oviedo del 4 Aprile 1997, resa esecutiva in Italia con la Legge 28 marzo 2001 numero , è stato previsto che la creazione di embrioni umani al fine di ricerca è vietata, atteso che la stessa ricerca va fatta in un quadro di protezione adeguata. Da ultimo, sia pure sul piano generale, può invocarsi la Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, approvata a Nizza il 7 Dicembre 2000, pur se ancora sprovvista di efficacia vincolante, laddove all'art. 3 è stato riconosciuto il diritto all'integrità fisica e psichica di ciascun individuo nei confronti delle applicazioni della medicina e della biologia. - LA TUTELA DEI SOGGETTI VULNERABILI IN CAMPO BIOMEDICO - Quanto ricordato in precedenza circa una generale tutela, come delineata dalle norme internazionali, per ogni individuo in relazione alle applicazioni mediche e biologiche, trova uno specifico riferimento anche in campo scientifico. Come risulta chiaro esaminando i più accreditati studi internazionali, infatti, da sempre, in ambito della comunità scientifica, è stato posto il problema della tutela dei soggetti ritenuti più vulnerabili nell'ambito della ricerca biomedica. Vi è stato anche chi ha ritenuto di suddividere i rischi dei soggetti della ricerca biomedica in categorie di rischio cfr. a tale proposito in particolare Levine, Bilance of Harms and Benefit. Ethics and regulation of clinical research , Yale University Press, 1988, pagg. 37 -65 o chi ha elencato le cause stesse della vulnerabilità cfr. Kipnis Vulnerabilità in research subjects a bioethical taxonomy , in National Bioethics Advisor Commission, vol.2 pp.G7 - G12 ma non vi è dubbio che la principale domanda alla quale fornire una risposta era ed è se può considerarsi lecito, oltre che corretto, lasciare il giudizio sulla partecipazione di un soggetto ad uno studio o una ricerca alla sola discrezionalità degli stessi ricercatori. A maggior ragione un simile problema si pone quando il soggetto in questione è da considerarsi estremamente vulnerabile, perché caratterizzato da una intrinseca condizione di debolezza com'è per l'appunto l'embrione umano. Nella letteratura scientifica, infatti, è circostanza nota che il principale strumento utilizzato per giustificare l'attività di sperimentazione è l'acquisizione del parere favorevole del soggetto interessato, attraverso un consenso libero e informato che, appare fin troppo chiaro, non può essere espresso da un soggetto considerato senza voce . Non può trascurarsi, d'altronde, che i principi etici per la ricerca medica che coinvolge soggetti umani , come elaborati dall'Associazione Medica Mondiale ad Helsinki nell'Ottobre 2000, fanno riferimento proprio a tale concetto, ribadendo al numero 5 che nella ricerca su soggetti umani, le considerazioni correlate con il benessere del soggetto umano devono avere la precedenza sugli interessi della scienza e della società . Non a caso, la stessa Convenzione di Oviedo come prima richiamata, all'articolo 18 prevede espressamente che laddove la ricerca sugli embrioni in vitro è consentita dalla legge, questa assicurerà una protezione adeguata all'embrione . In guisa che, a prescindere da ogni considerazione circa la natura dell'embrione, ogni sperimentazione o ricerca che non solo non tuteli adeguatamente l'embrione ma ne provochi la morte o, se si vuole, la distruzione , come avviene per le staminali embrionali, deve sicuramente ritenersi contraria a quanto stabilito con la citata Convenzione di Oviedo. LA NORMATIVA INTERNA - Sul piano interno, per quanto riguarda il nostro Paese, significativo al riguardo risulta un primo documento del Comitato Nazionale per la Bioetica, per il quale vi è un dovere morale di trattare l'embrione umano sin dalla fecondazione secondo i criteri di rispetto e tutela che si devono adottare nei confronti degli individui umani a cui si attribuisce comunemente la caratteristica di persone tenuto conto che il semplice dubbio di poter sopprimere o danneggiare la persona umana - anche in embrione nelle prime fasi di sviluppo - impone di astenersi dal farlo cfr. documento del 22 Giugno 1996 . Proprio in relazione allo specifico argomento delle ricerche utilizzanti embrioni umani e cellule staminali, inoltre, lo stesso Comitato Nazionale di Bioetica, sollecitato a tale proposito dall'ex Ministro Letizia Moratti, ha fornito un parere, nel quale si afferma esplicitamente che gli embrioni umani sono vite umane a pieno titolo con la conseguenza che esiste il dovere morale di sempre rispettarli e sempre proteggerli nel loro diritto alla vita, indipendentemente dalle modalità con cui sono stati procreati e indipendentemente dal fatto che alcuni di essi possono essere qualificati - con espressione discutibile perché priva di valenza ontologica - soprannumerari cfr. Comitato Nazionale per la Bioetica, documento del 14 Aprile 2003 . A tanto si aggiunga che, sul piano strettamente normativo, con affermazione non soggetta a interpretazioni difformi, il legislatore italiano, con l'articolo della Legge 40 del 19 Febbraio 2004, ha espressamente previsto che all'embrione vanno riconosciuti gli stessi diritti e la stessa tutela che viene riservata agli altri soggetti interessati alla procreazione medicalmente assistita. In guisa che, non pare azzardato poter sottolineare che, almeno nel campo disciplinato dalla citata Legge 40/2004, l'embrione può e deve essere riconosciuto soggetto titolare di diritti, sicuramente tutelabili e da porre in una situazione di corretta comparazione con altri e di diversa natura. Come è stato evidenziato in occasione dei referendum proprio sulla Legge 40/2004, del resto, l'intervento del legislatore italiano si presenta come la prima legislazione organica relativa ad un delicato settore, che negli anni più recenti ha conosciuto uno sviluppo correlato a quello della ricerca e delle tecniche mediche e che indubbiamente coinvolge una pluralità di rilevanti interessi costituzionali i quali, nel loro complesso, postulano quanto meno un bilanciamento tra di essi che assicuri un livello minimo di tutela legislativa cfr. Corte Costituzionale, decisione n. 45 del 28.1.2005 in Diritto e Giustizi@ 1.2.2005 . CONCLUSIONI - All'indomani del voto del Parlamento Europeo, è stato già chiarito che la decisione, peraltro non ancora definitiva, non potrà incidere sulle legislazioni dei singoli Stati membri. Ciò nonostante è indubbio che, a prescindere da ogni altro aspetto, due considerazioni possono essere già svolte. In primo luogo, appare sicuramente incontestabile che se è consentito finanziare una simile ricerca, si è già operata una precisa scelta di campo che, almeno per rifarsi ai recenti risultati resi noti nell'ambito della comunità scientifica, appare esclusivamente di tipo ideologico tenuto conto che non coincide nemmeno con il reale progresso della sperimentazione. Basti pensare a quanto è stato evidenziato in relazione alla ricerca sulle Macps, una sigla che sta per Multipotent adult progenitor cells , cellule progenitrici, adulte e multipotenti in possesso di tutte le caratteristiche delle staminali embrionali cfr. a tale proposito il volume di A. Vescovi La cura che viene da dentro. La grande promessa delle cellule staminali e le alternative alla clonazione , Mondadori 2005 e, soprattutto, al fatto che ad oggi a fronte di ben 61 malattie per le quali sono stati raggiunti risultati positivi con l'uso di staminali adulte, non vi è ancora nemmeno una sola positiva sperimentazione circa l'uso di staminali embrionali. In secondo luogo, risulta altrettanto incontestabile che, nell'ammettere al beneficio di un pubblico finanziamento una ricerca che comporta la soppressione degli embrioni umani, non solo si è palesemente disattesa la Convenzione di Oviedo ma si è ritenuta lecita una sperimentazione che non è consentita in tutti gli Stati membri, creando così una situazione che appare quantomeno anomala. Non vi è dubbio, infatti, che Paesi che contribuiscono al complessivo finanziamento dell'Unione Europea e, di conseguenza, anche al programma quadro di ricerca in questione, si trovano a sostenere economicamente una ricerca che ritengono non lecita o comunque contraria a principi etici. Tenuto conto della particolare delicatezza della questione, pertanto, sarebbe stato sicuramente preferibile che le ricerche potessero essere finanziate non a livello dell'Unione Europea ma con un organismo internazionale, creato appositamente consorziando gli Stati che si sono dichiarati favorevoli. Quanto alla scelta del Ministro italiano, pur non potendo e non volendo pretendere una sensibilità al magistero della Chiesa cattolica, e condividere l'affermazione che la vita umana è sacra e inviolabile in ogni momento della sua esistenza, anche in quello iniziale che precede la nascita cfr. Evangelium vitae, 61 forse sarebbe bastato tenere a mente l'articolo della Costituzione che, salvo diverse opinioni in proposito, ancora afferma che la sovranità appartiene al popolo . Anche quando si esprime non votando deliberatamente per non consentire il raggiungimento del quorum in un referendum abrogativo. * Avvocato - Contrattista di Istituzioni di diritto Privato Università degli Studi di Napoli ?? ?? ?? ?? 1