L'autorità di vigilanza sulla gestione finanziaria della Regione è legittima

Lo ha dichiarato la Consulta respingendo la questione sollevata da Palazzo Chigi che vedeva nell'ente istituito dalla Valle d'Aosta una sovrapposizione e un limite all'attività della Corte dei conti

L'Autorità di vigilanza che svolge un'attività di controllo sulla gestione finanziarie della Regione Valle d'Aosta non si sovrappone né pone limitazioni a quella della Corte dei conti. Così la Corte costituzionale con la sentenza 267/06 depositata ieri, 6 luglio, redatta da Paolo Maddalena e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato non fondata la questione di legittimità degli articoli 1, 2 e 10 della legge della Regione Valle d'Aosta 10/2005 sulle Disposizioni in materia di controllo sulla gestione finanziaria e istituzione della relativa Autorità di vigilanza . A sollevare la questione era stato il presidente del Consiglio nella parte in cui le norme vìola gli articoli 117, comma 3 e 119 della nostra Carta fondamentale. Del resto, ha continuato Palazzo Chigi, il coordinamento della finanza pubblica è materia di legislazione concorrente e le norme censurate che hanno attribuito all'Autorità di vigilanza, in modo esclusivo, senza riferimento alcuno alla Corte dei conti e in assenza di qualsiasi previsto raccordo funzionale, con la stessa o una sua sezione si verrebbe a sovrapporre alle funzioni proprie della magistratura contabile. La Consulta nel dichiarare non fondata la questione ha ritenuto che le disposizioni denunciate, configurando un'Autorità di vigilanza che svolge un'attività di controllo interno alla Regione, a fini di collaborazione con il Consiglio regionale, presso il quale risulta istituita, e che non si sovrappone, né pone limitazioni a quella di livello unitario esercitata dalla Corte dei conti, si collocano nell'ambito delle previsioni di cui agli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , dello statuto di autonomia, e cioè delle materie, rispettivamente, dell'ordinamento degli uffici regionali e degli enti locali e dell'attuazione ed integrazione delle leggi della Repubblica in tema di finanze regionali e comunali. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 21 giugno-6 luglio 2006, n. 267 Presidente Marini - Relatore Maddalena Ritenuto in fatto 1. Con ricorso notificato il 4 agosto 2005 e depositato il successivo 9 agosto, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto questione di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2 e 10 - e delle altre disposizioni con tali articoli collegate - della legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 10/2005, recante Disposizioni in materia di controllo sulla gestione finanziaria e istituzione della relativa Autorità di vigilanza . Il ricorrente osserva che la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ha disciplinato, con la legge impugnata, l'istituzione ed il funzionamento dell'Autorità di vigilanza sulla gestione finanziaria e ciò - come fatto palese dall'articolo 1 - in dichiarata attuazione del combinato disposto degli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , della legge costituzionale 4/1948 Statuto speciale per la Valle d'Aosta , e 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione , e al fine di assicurare il controllo sulla corretta gestione delle risorse collettive da parte della Regione, degli enti locali, dei loro enti ed aziende strumentali in qualsiasi forma costituiti . Si evidenzia ancora nel ricorso che l'articolo 2 della legge regionale istituisce, presso il Consiglio regionale , la predetta Autorità di vigilanza, qualificandola come organo imparziale che opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione Autorità che - a mente dell'articolo 9 - risulta dotata di autonomia funzionale e organizzativa ed è composta da tre membri nominati dal Consiglio regionale, per la verifica della correttezza della gestione finanziaria, con particolare riguardo ai criteri di efficacia, efficienza ed economicità, della Regione e degli altri enti innanzi ricordati. Inoltre, quanto alla durata della carica quinquennale , alle cause ostative alla nomina e di incompatibilità per i suoi componenti, alla accettazione della nomina, alle dimissioni ed alla decadenza dei componenti stessi, provvedono, rispettivamente, gli articolo 5, 6, 7 e 8 della stessa legge. A sua volta, il successivo articolo 10 individua i compiti dell'Autorità, prevedendo che ad essa, nell'ambito dell'attività di verifica di cui all'articolo 2 e nel rispetto della natura collaborativa del controllo esercitato , spetti nei confronti della Regione e degli altri enti di cui all'articolo 2 a verificare la corretta gestione finanziaria b verificare la correttezza della gestione dei cofinanziamenti regionali per interventi sostenuti con fondi europei c formulare, a richiesta degli organi collegiali [ ], osservazioni sull'efficace ed efficiente gestione di procedure amministrative di particolare rilevanza e di interesse generale, riferendo tempestivamente sugli esiti dell'attività svolta agli enti richiedenti, anche al fine di stimolare processi di autocorrezione . Inoltre, alla medesima Autorità di vigilanza, spetta di a valutare la realizzazione degli obiettivi previsti dalla legislazione e dai settori programmatrici evidenziati nel bilancio della Regione b verificare la regolare tenuta della contabilità e la puntuale rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili della Regione c verificare l'attuazione, da parte della Regione e degli enti locali, della disciplina relativa al patto di stabilità interno previsto dalla normativa statale e regionale vigente . Prosegue altresì il ricorrente osservando che l'articolo 11 attribuisce all'Autorità il potere di acquisizione di notizie, informazioni e documenti utili all'espletamento dei compiti di cui al precedente articolo 10, nei confronti degli uffici della Regione e degli altri enti di cui all'articolo 1 mentre il successivo articolo 12 prevede che l'Autorità ha l'obbligo di riferire annualmente, entro il 31 marzo e con invio di apposita relazione, sugli esiti dei controlli al Consiglio Regionale ed ai Consigli dei Comuni e delle Comunità montane . Nel rammentare che gli ulteriori articoli della legge contengono disposizioni complementari concernenti i compensi spettanti ai componenti l'Autorità, la dotazione organica e strumentale, le spese di funzionamento e la copertura finanziaria , il ricorrente precisa però che l'articolo 17 dispone che le attività di verifica non si estendono peraltro agli atti del Consiglio regionale e dei suoi organi interni destinati all'esercizio dell'autonomia funzionale e organizzativa riconosciuta dallo Statuto speciale e dal regolamento interno del Consiglio . Ad avviso della difesa erariale, le disposizioni della legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 10/2005, e segnatamente gli articoli 1, 2 e 10, si porrebbero in contrasto, anzitutto, con gli articoli 117, comma 3, e 119, comma 2, della Costituzione, nonché con gli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, ed inoltre con l'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 e con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni . La legge denunciata, infatti, avrebbe inteso attribuire all'istituita Autorità di vigilanza una generalizzata funzione di controllo sulla gestione dell'attività della Regione e degli enti locali, a carattere collaborativo articolo 10 , nella prospettiva propria del controllo di gestione e cioè della verifica e della valutazione complessiva della economicità e della efficienza dell'azione amministrativa e dell'efficacia dei servizi erogati, in riferimento ai risultati conseguiti rispetto agli obiettivi programmati e tenendo conto delle procedure e dei mezzi utilizzati per il loro raggiungimento . Coerentemente con tale finalità si porrebbero i poteri di acquisizione di informazioni di cui l'Autorità è fornita articolo 11 e l'obbligo del medesimo organismo di relazionare periodicamente i Consigli della Regione, dei Comuni e delle Comunità montane degli esiti del controllo effettuato articolo 12 . Osserva, tuttavia, il ricorrente che il controllo successivo sulla gestione deve essere inquadrato nel coordinamento della finanza pubblica unitariamente considerata - e della quale partecipano anche le Regioni, comprese quelle a statuto speciale sentenza 425/04 -, i cui principi postulano una applicazione uniforme per tutte le pubbliche amministrazioni, ivi comprese anche quelle regionali e degli altri enti pubblici locali . È in siffatta prospettiva, prosegue l'Avvocatura, che viene in rilievo, coerentemente al disegno costituzionale sentenze 29/1995 e 470/97 , l'articolo 3 della legge 20/1994 Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti , il quale presenta due tratti fondamentali e caratterizzanti il primo concernente la applicazione tendenzialmente uniforme a tutte le pubbliche amministrazioni anche regionali e locali delle nuove regole , proprio in vista del fine ultimo dell'introduzione in forma generalizzata del controllo sulla gestione il secondo riguardante la scelta dell'imputazione soggettiva del controllo in questione alla Corte dei Conti in considerazione del ruolo che detto Istituto è venuto assumendo nel tempo, come organo posto al servizio dello Stato-comunità, quale garante imparziale dell'equilibrio economico finanziario del settore pubblico sentenza 470/97 . Posto, quindi, che, in forza del comma 3 dell'articolo 117 Costituzione, il coordinamento della finanza pubblica è materia di legislazione concorrente come sarebbe confermato dal comma 2 dell'articolo 119 Costituzione , per cui allo Stato è riservata la determinazione dei principi fondamentali nell'ambito e nel rispetto dei quali può legittimamente esplicarsi la potestà legislativa delle Regioni , la legge regionale censurata si sarebbe profondamente discostata da detti principi, avendo essa articolo 2 istituito presso il Consiglio regionale la ricordata Autorità di vigilanza limitatamente alla gestione finanziaria degli organi e degli uffici della Regione autonoma Valle d'Aosta e degli altri enti indicati nel suo articolo 1 ed avendo altresì attribuito alla medesima Autorità, in modo esclusivo, senza riferimento alcuno alla Corte dei conti e in assenza di qualsiasi previsto raccordo funzionale, con la stessa o una sua Sezione , le funzioni ed i compiti di controllo sulla gestione articolo 10 , che invece sono dalla legge statale riferiti, con portata generalizzata per tutte le amministrazioni, unicamente alla Corte dei conti, nella evidenziata sua veste di garante imparziale dell'equilibrio economico finanziario del complessivo ed unitario settore pubblico . Del resto - si argomenta ancora nel ricorso - l'articolo 7, comma 7, della legge 131/03 Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 3/2001 , chiarisce e conferma la centralità del ruolo del controllo generalizzato sulla gestione affidato alla Corte dei conti , assegnando ad essa, in vista del coordinamento della finanza pubblica, compiti di verifica del rispetto degli equilibri di bilancio da parte di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni in relazione al patto di stabilità interno ed ai vincoli derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea . E sebbene lo stesso comma 7 dell'articolo 7 della legge 131/03 disponga che resta ferma la potestà delle Regioni a statuto speciale, nell'esercizio della loro competenza, di adottare particolari discipline nel rispetto delle suddette finalità , ciò deve essere tuttavia interpretato, ad avviso della difesa erariale, anzitutto nel senso che la prevista riserva di potestà legislativa delle Regioni ad autonomia speciale presuppone nell'ambito delle rispettive competenze una esistente competenza legislativa regionale in materia di coordinamento della finanza pubblica e del relativo controllo finanziario competenza, questa, di cui la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste non sarebbe fornita in base allo statuto di autonomia ed alle relative norme di attuazione. Inoltre, detta riserva di legislazione riguarderebbe unicamente l'introduzione di particolari discipline , le quali non possono estendersi sino alla sostituzione della Corte dei conti e quindi alla esclusione della stessa dall'esercizio della funzione di controllo della corretta gestione delle risorse collettive e quindi di garanzia dell'equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva . Il ricorrente sostiene, pertanto, che gli articoli 1, 2 e 10 - e le conseguenti norme collegate - della legge denunciata detterebbero una disciplina che, con tutta evidenza, si verrebbe a sovrapporre alle funzioni del controllo proprie della Corte dei conti, le cui competenze non sono in alcun modo fatte salve . Peraltro, tali norme sarebbero il frutto di una iniziativa del tutto unilaterale che deliberatamente ignora - in violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni ribadito anche nell'articolo 120 Costituzione - la avanzata elaborazione in sede di Commissione paritetica tra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, ai sensi dell'articolo 48bis dello statuto speciale, di una specifica norma integrativa delle norme di attuazione dello Statuto stesso volta a prevedere proprio la istituzione di sezione regionale di controllo della Corte dei Conti nella Regione e l'esercizio da parte della stessa del controllo sulla gestione delle amministrazioni, regionale e locali . Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, la legge impugnata - il cui articolo 1 richiama a fondamento della complessiva disciplina gli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , dello statuto di autonomia e l'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 - non potrebbe neppure giustificarsi in base a detti parametri, i quali, anzi, sarebbero anch'essi violati. Quanto, infatti, all'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001, si osserva che l'applicabilità alle Regioni a statuto speciale delle disposizioni della medesima legge costituzionale che prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite presupporrebbe che le Regioni ordinarie abbiano acquisito potestà più ampie in determinati ambiti materiali tra i quali non si colloca certamente quello del coordinamento della finanza pubblica nel quale lo Stato aveva e conserva articolo 117, comma 3, Costituzione potestà di disciplina generale attraverso la emanazione dei principi fondamentali, nel rispetto dei quali va in ogni caso esercitata la potestà legislativa regionale . In riferimento poi alle suddette norme statutarie, il ricorrente sostiene, anzitutto, che l'articolo 2 attribuisce alla Regione, tra l'altro, la potestà legislativa nelle materie dell'ordinamento degli uffici e degli enti da essa dipendenti e dello stato giuridico ed economico del personale, nonché dell'ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni. Si tratterebbe, dunque, di materie che, per tale loro definito oggetto, non attengono in alcun modo al coordinamento della finanza pubblica e nulla in realtà rilevano ai fini di fondare la prevista istituzione dell'Autorità di vigilanza e la attribuzione alla stessa del qui contestato controllo sulla gestione della Regione e degli enti indicati nell'articolo 1 della legge n. 10 in difformità rispetto ai principi fondamentali in proposito della legislazione statale . Quanto, poi, all'articolo 3 dello statuto, che attribuisce alla Regione la potestà di emanare in armonia con la Costituzione [ ] norme legislative di integrazione e di attuazione delle leggi della Repubblica anche in materia di finanze regionali e comunali , esso tuttavia non consentirebbe al legislatore regionale di introdurre forme di controllo finanziario sulle amministrazioni, regionale e locali, in difformità rispetto ai principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, dalla Costituzione riservati allo Stato e risultanti dalla legislazione statale . Il ricorrente, infine, denuncia la legge impugnata, e in particolare gli articoli 1, 2 e 10, per violazione dell'articolo 114 Costituzione e degli articoli 2, comma 1, lettera a e b , e 3, comma 1, lettera f , dello statuto di autonomia, nella parte in cui prevede che il controllo di gestione affidato alla Autorità di vigilanza venga esercitato sugli enti locali e loro enti e aziende strumentali . Si osserva, infatti, che le citate norme statutarie, come già del resto evidenziato, non assegnano alla competenza legislativa primaria e tanto meno a quella integrativa della Regione la introduzione di forme di controllo finanziario come attribuite all'istituito Organismo regionale, in deroga alla funzione riservata dalla legislazione statale alla Corte dei conti . Peraltro, il previsto assoggettamento dei predetti enti locali al controllo di gestione regionale e con la correlativa compressione della loro autonomia , si porrebbe in contrasto con il principio di equiordinazione dei soggetti pubblici che costituiscono la Repubblica enunciato dall'articolo 114 Costituzione . 2. Si è costituita in giudizio la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, la quale, rinviando a successiva memoria l'esposizione delle proprie ragioni, ha concluso per il rigetto del ricorso in quanto inammissibile, improcedibile e, comunque, infondato nel merito . 3. In prossimità dell'udienza, la Regione resistente ha depositato memoria con la quale insiste per una declaratoria di inammissibilità o, comunque, di infondatezza della sollevata questione. Quanto all'inammissibilità, essa deriverebbe dalla genericità dei motivi di ricorso, giacché, pur dolendosi lo Stato che la legge regionale 10/2005 violi i principi di coordinamento della finanza pubblica, tuttavia tali principi non sono riferiti a precise disposizioni legislative , né, peraltro, sarebbero indicate le norme da cui desumere il preteso principio di assoluta esclusività della competenza della Corte di conti in ordine al controllo sulla gestione . Generica e immotivata sarebbe anche la censura che evoca il contrasto con l'articolo 114 Costituzione. Nel merito, si osserva che i controlli di gestione [ ] trovano titolo nella materia del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario quale insieme di strumenti atti a radicare e ad assicurare l'efficiente gestione delle risorse pubbliche . Pertanto, nell'attuale quadro costituzionale, deve aversi a tal fine riguardo ad una serie di parametri costituzionali articoli 28, 97, 98 e 81 Costituzione che confermano ulteriormente la necessità di un quadro organizzativo ed operativo vincolato alla garanzia del buon andamento, dell'imparzialità e dell'efficienza . Ad avviso della Regione, le ricordate norme costituzionali risultano puntualmente e pienamente rispettate dalla legge denunciata, non solo perché essa istituisce e disciplina uno strumento atto a vagliare l'attività amministrativa regionale e locale sotto il profilo della sua funzionalità operativa e del suo rendimento al fine di accertare l'equilibrio costi-risultati attesi , ma altresì perché l'attività dell'Autorità di vigilanza, quale organo esterno e dotato di piena autonomia rispetto ai soggetti od organi controllati, può consentire la tempestiva adozione di autonomi rimedi correttivi da parte di questi ultimi per correggere ed orientare fin da subito l'azione pubblica, e ciò prima ancora che vi provveda la Corte dei conti . Sicché, prosegue la resistente, non sarebbe dato comprendere la ragione per cui - nel quadro di rafforzata autonomia risultante dalla revisione costituzionale del 2001 e alla stregua dei principi statutari - dalle disposizioni legislative statali che intestano alla Corte dei conti il controllo sulla gestione debba desumersi il principio di coordinamento che precluderebbe alla Regione Valle d'Aosta di istituire autonomi sistemi di controllo sulla gestione, basati sulle richiamate attribuzioni statutarie , tra cui la competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali, considerato, peraltro, che l'articolo 7, comma 7, della legge 131/03 espressamente prevede che resta ferma la potestà delle Regioni a statuto speciale, nell'esercizio della loro competenza, di adottare particolari discipline nel rispetto delle suddette finalità . Invero, si sostiene nella memoria, proprio per il suo tenore letterale e per l'assenza di qualsiasi indizio di segno contrario, la legge regionale non solo ammette ma anzi impone all'interprete di offrirne un'interpretazione costituzionalmente orientata , la quale condurrebbe ad affermare che non sussiste alcun motivo di temere che venga in qualche modo compromesso il ruolo della Corte dei conti . La Regione deduce quindi che le competenze della Corte dei conti nell'ambito della Regione Valle d'Aosta restano, infatti, disciplinate dall'articolo 3 della legge 20/1994, le quali non sono state certo abrogate dalla legge regionale 10/2005 . Quest'ultima, dunque, dovrebbe reputarsi legittima proprio sulla base dell'articolo 117, comma 3, Costituzione e degli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , dello statuto di autonomia, in un'ottica di autonoma organizzazione dei controlli amministrativi nell'ambito della Regione , avendo affidato ad un organo terzo ed autonomo compiti di verifica sulla gestione che non possono qualificarsi sostitutivi rispetto al controllo esercitato dalla Corte dei conti . Pertanto, secondo la difesa regionale, la legge denunciata, lungi dal sostituire le competenze proprie della Corte dei conti, si muove proprio nell'ottica del confronto collaborativo , giacché introduce uno strumento parallelo rispetto all'attività propria della Corte dei conti, atto a monitorare da vicino le dinamiche gestionali rispetto agli interessi ed alle esigenze proprie della collettività, non solo a livello regionale, ma anche a livello locale, senza con ciò ledere l'autonomia degli enti locali . La legge regionale 10/2005, prosegue la resistente, sarebbe stata emanata, dunque, nell'esercizio del compito affidatole dall'articolo 117, comma 3, della Costituzione, secondo il quale, in materia di coordinamento della finanza pubblica, la potestà legislativa spetta alle Regioni, tanto più con riferimento alle attribuzioni della Valle d'Aosta, titolare di una competenza legislativa primaria in materia di ordinamento degli enti locali articolo 2, comma 1, lettera b, dello Statuto . Sarebbe, quindi, destituito di fondamento, ad avviso della Regione, l'assunto sul quale si impernia il ricorso, giacché muoverebbe dall'errato presupposto di ritenere che l'attribuzione all'Autorità di vigilanza del potere di vigilare sulla corretta gestione economico-finanziaria della Regione e degli enti locali in genere escluda o comunque sostituisca il compito assegnato dalla Costituzione e dalla legge 20/1994 alla Corte dei conti, laddove invece si allinea ad essa nel pieno spirito collaborativo espressamente indicato dall'articolo 7, comma 7, della legge 131/03 e dalla giurisprudenza costituzionale. In riferimento poi alla censura che evoca la violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni di cui all'articolo 120 Costituzione, per aver la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste disatteso i lavori della Commissione Paritetica per l'approvazione di una norma di attuazione dello Statuto ex articolo 48bis in vista della costituzione della sezione regionale della Corte dei conti sul territorio valdostano , essa sarebbe inammissibile e, comunque, infondata, giacché apoditticamente motivata, senza fornire alcuna prova documentale da cui poter evincere con certezza che l'argomento sia stato effettivamente oggetto di discussione e che sia stato realmente raggiunto un punto di incontro tra le parti . Considerato in diritto 1. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha denunciato la legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 19 maggio 2005, n. 10, recante Disposizioni in materia di controllo sulla gestione finanziaria e istituzione della relativa Autorità di vigilanza . La legge impugnata disciplina l'istituzione ed il funzionamento dell'Autorità di vigilanza sulla gestione finanziaria e ciò - come evidenziato dall'articolo 1 - in dichiarata attuazione del combinato disposto degli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 Statuto speciale per la Valle d'Aosta e 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione al fine di assicurare il controllo sulla corretta gestione delle risorse collettive da parte della Regione, degli enti locali, dei loro enti ed aziende strumentali in qualsiasi forma costituiti . All'Autorità di vigilanza - istituita, secondo l'articolo 2, presso il Consiglio regionale e qualificata come organo imparziale che opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione - sono affidati i compiti individuati dall'articolo 10, i quali, in sintesi, riguardano la verifica della corretta gestione finanziaria la formulazione, a richiesta, di osservazioni sull'efficace ed efficiente gestione di procedure amministrative di particolare rilevanza e di interesse generale, anche al fine di stimolare processi di autocorrezione la valutazione circa la realizzazione degli obiettivi previsti dalla legislazione e dai settori programmatici evidenziati nel bilancio della Regione la verifica dell'attuazione, da parte della Regione e degli enti locali, della disciplina relativa al patto di stabilità interno previsto dalla normativa statale e regionale vigente. Le altre disposizioni regolano aspetti concernenti l'attività e l'organizzazione dell'Autorità e lo status dei suoi componenti. Secondo il ricorrente, la legge regionale 10/2005, nei suoi articoli 1, 2 e 10 - e nelle altre disposizioni con tali articoli collegate - violerebbe anzitutto gli articoli 117, comma 3, e 119, comma 2, della Costituzione. Posto, infatti, che il coordinamento della finanza pubblica è materia di legislazione concorrente, le norme denunciate si sarebbero profondamente discostate dai principi desumibili dagli articoli 3 della legge 20/1994 Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti , e 7, comma 7, della legge 131/03 Disposizioni per l'adeguamento della Repubblica alla legge costituzionale 3/2003 , in tema di controllo sulla gestione, avendo istituito ed attribuito all'Autorità di vigilanza, in modo esclusivo, senza riferimento alcuno alla Corte dei conti e in assenza di qualsiasi previsto raccordo funzionale, con la stessa o una sua Sezione , le funzioni ed i compiti di controllo di gestione, che invece sono dalla legge statale riferiti, con portata generalizzata per tutte le amministrazioni, unicamente alla Corte dei conti , nella sua veste di garante imparziale dell'equilibrio economico finanziario del complessivo ed unitario settore pubblico . Tale disciplina si verrebbe a sovrapporre alle funzioni del controllo proprie della Corte dei conti, le cui competenze non sono in alcun modo fatte salve . Sussisterebbe poi la violazione degli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , dello statuto speciale, in quanto - l'articolo 2 si riferisce, tra l'altro, alla potestà legislativa regionale nelle materie dell'ordinamento degli uffici e degli enti da essa dipendenti, nonché dell'ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni e, dunque, non riguarderebbe materie attinenti al coordinamento della finanza pubblica e non potrebbe quindi essere richiamato a fondamento della prevista istituzione dell'Autorità di vigilanza - l'articolo 3, che attribuisce alla Regione la potestà di emanare in armonia con la Costituzione [ ] norme legislative di integrazione e di attuazione delle leggi della Repubblica anche in materia di finanze regionali e comunali , non consentirebbe comunque al legislatore regionale di introdurre forme di controllo finanziario sulle amministrazioni, regionale e locali, in difformità rispetto ai principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica dalla Costituzione riservati allo Stato e risultanti dalla legislazione statale . Inoltre sarebbe violato l'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001, giacché l'applicabilità alle Regioni a statuto speciale delle disposizioni della medesima legge costituzionale che prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite presupporrebbe che le Regioni ordinarie abbiano acquisito potestà più ampie in determinati ambiti materiali tra i quali non si colloca certamente quello del coordinamento della finanza pubblica nel quale lo Stato aveva e conserva potestà di disciplina generale attraverso la emanazione dei principi fondamentali. Sarebbe vulnerato anche il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni , in quanto le norme censurate sarebbero il frutto di una iniziativa del tutto unilaterale che deliberatamente ignorerebbe la avanzata elaborazione in sede di Commissione paritetica tra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, ai sensi dell'articolo 48bis dello statuto speciale, di una specifica norma integrativa delle norme di attuazione dello Statuto stesso, volta a prevedere proprio la istituzione di sezione regionale di controllo della Corte dei Conti nella Regione e l'esercizio da parte della stessa del controllo sulla gestione delle amministrazioni, regionale e locali . Ed ancora, le stesse norme denunciate, nella parte in cui è previsto che il controllo di gestione affidato alla Autorità di vigilanza venga esercitato sugli enti locali e loro enti e aziende strumentali , violerebbero, in primo luogo, le innanzi citate disposizioni statutarie, in quanto, come detto, esse non assegnano alla competenza legislativa primaria e tanto meno a quella integrativa della Regione la introduzione di forme di controllo finanziario come attribuite all'istituito Organismo regionale, in deroga alla funzione riservata dalla legislazione statale alla Corte dei conti . Infine, sussisterebbe contrasto con l'articolo 114 della Costituzione, giacché il previsto assoggettamento dei predetti enti locali al controllo di gestione regionale e con la correlativa compressione della loro autonomia , contrasterebbe con il principio di equiordinazione dei soggetti pubblici che costituiscono la Repubblica . 2. Deve essere esaminata, anzitutto, l'eccezione di inammissibilità della sollevata questione che la difesa della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste imputa alla genericità dei motivi di ricorso, assumendo che la dedotta violazione dei principi di coordinamento della finanza pubblica mancherebbe di un riferimento a precise disposizioni legislative , così come non sarebbero indicate le norme da cui desumere il preteso principio di assoluta esclusività della competenza della Corte di conti in ordine al controllo sulla gestione mentre generica e immotivata sarebbe anche la censura che evoca il contrasto con l'articolo 114 Costituzione. L'eccezione non può trovare accoglimento, giacché il ricorso governativo soddisfa i requisiti che, secondo la giurisprudenza di questa Corte tra le più recenti, sentenze 450 e 360/05 e 213/03 , devono essere rispettati affinché la questione sollevata in via principale possa scrutinarsi nel merito. L'atto introduttivo del presente giudizio, infatti, oltre ad aver identificato esattamente la questione nei suoi termini normativi, indicando i parametri costituzionali e le norme ordinarie di principio che si pretendono violate - ravvisando queste ultime negli articoli 3 della legge 20/1994 e 7 della legge 131/03 -, fornisce, a sostegno delle censure, adeguate argomentazioni a chiarimento delle ragioni che fondano la richiesta declaratoria di incostituzionalità della legge denunciata. 3. Nel merito, la questione non è fondata. 4. Il ricorso muove dall'assunto che l'Autorità di vigilanza istituita e disciplinata dalla legge regionale denunciata venga a sovrapporsi alle funzioni e compiti del controllo propri della Corte dei conti, quale organo garante imparziale dell'equilibrio economico finanziario del complessivo ed unitario settore pubblico . Un tale assunto non può essere condiviso ben differenti, infatti, sono i fini per i quali operano ed i piani su cui si collocano la Corte dei conti, da un lato, e l'Autorità di cui alla legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 10/2005, dall'altro. Occorre, a tal fine, rammentare che, in base all'articolo 3 della legge 20/1994, il controllo sulla gestione, differenziandosi dal controllo interno di gestione , concomitante all'azione della Pa e di natura amministrativa, costituisce un controllo successivo ed esterno all'amministrazione, di natura imparziale e collaborativa. L'estensione di tale controllo a tutte le amministrazioni pubbliche, comprese le Regioni e gli enti locali, è il frutto di una scelta del legislatore che ha inteso superare la dimensione un tempo statale della finanza pubblica riflessa dall'articolo 100 Costituzione ed ha riconosciuto alla Corte dei conti, nell'ambito del disegno tracciato dagli articoli 97, comma 1, 28, 81 e 119 nel testo originario Costituzione, il ruolo di organo posto al servizio dello Stato-comunità , quale garante imparziale dell'equilibrio economico-finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive sotto il profilo dell'efficacia, dell'efficienza e dell'economicità sentenze 29/1995 e 470/97 . La disciplina posta dalla legge 20/1994 ha assunto peraltro maggior rilievo a seguito dei vincoli derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, tra cui, in particolare, l'obbligo imposto agli Stati membri di rispettare un determinato equilibrio complessivo del bilancio nazionale, secondo quanto precisato dalla risoluzione del Consiglio europeo del 17 giugno 1997 relativa al patto di stabilità e crescita . A tali vincoli si riconnette essenzialmente la normativa nazionale sul patto di stabilità interno , il quale coinvolge Regioni ed enti locali nella realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica scaturenti, appunto, dalla ricordata risoluzione e che è stato diversamente modulato negli anni in forza di disposizioni legislative che, in ogni caso, a partire dalla legge 289/02 finanziaria 2003 , sono qualificate come princìpi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117, comma 3, e 119, comma 2, della Costituzione . In linea di continuità si pone, quindi, l'articolo 7, commi da 7 a 9, della legge 131/03, che, nel mutato quadro costituzionale, a seguito della riforma del Titolo V, valorizza, in un'ottica collaborativa, il controllo sulla gestione, attribuendo alla Corte dei conti, ai fini del coordinamento della finanza pubblica , il compito di verificare il rispetto degli equilibri di bilancio da parte di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, in relazione al patto di stabilità interno ed ai vincoli derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea . Una previsione, quest'ultima, che va letta anche nella prospettiva di quanto stabilito dall'articolo 248 del Trattato CE, in ordine al controllo negli Stati membri della Corte dei conti europea, da effettuarsi in collaborazione con le istituzioni nazionali di controllo . In tale più ampio, ma unitario contesto, essenzialmente volto a salvaguardare l'equilibrio complessivo della finanza pubblica, si inserisce il controllo affidato alle sezioni regionali della Corte dei conti dal comma 7 del citato articolo 7, secondo cui è compito delle predette sezioni verificare, nel rispetto della natura collaborativa del controllo sulla gestione, il perseguimento degli obiettivi posti dalle leggi statali o regionali di principio e di programma, secondo la rispettiva competenza, nonché la sana gestione finanziaria degli enti locali ed il funzionamento dei controlli interni , riferendo sugli esiti delle verifiche esclusivamente ai consigli degli enti controllati . Risulta, quindi, evidente che la possibilità data, dal già richiamato comma 7 dell'articolo 7 della legge 131/03, alle Regioni a statuto speciale, nell'esercizio della loro competenza, di adottare particolari discipline nel rispetto delle suddette finalità , non pone in nessun caso in discussione la finalità di uno strumento, quale il controllo sulla gestione delle risorse collettive, affidato alla Corte dei conti, in veste di organo terzo sentenza 64/2005 a servizio dello Stato-comunità sentenze 29/1995 e 470/97 , che garantisca il rispetto dell'equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva. Del resto, la necessità di coordinamento della finanza pubblica, nel cui ambito materiale si colloca il controllo esterno sulla gestione, riguarda pure le Regioni e le Province ad autonomia differenziata, non potendo dubitarsi che anche la loro finanza sia parte della finanza pubblica allargata , come già affermato da questa Corte in particolare, sentenza 425/04 . Nel richiamato quadro ordinamentale, lo Stato e la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dovranno dunque provvedere, secondo la procedura di cui all'articolo 48bis dello statuto valdostano, all'istituzione della sezione regionale di controllo della Corte dei conti. 5. Come detto, diverso è il piano su cui si colloca e differenti sono i fini che caratterizzano l'attività dell'Autorità di vigilanza istituita dalla impugnata legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 10/2005. Anzitutto, come fatto palese dalle disposizioni censurate, detta Autorità, in quanto espressione dell'ordinamento regionale, agisce nell'interesse esclusivo della Regione alla corretta gestione delle risorse finanziarie destinate ai bisogni della propria collettività. Peraltro, non è senza rilievo che i componenti dell'Autorità tre membri nominati dal Consiglio regionale siano privi delle garanzie costituzionali di indipendenza, proprie, invece, dei componenti della Corte dei conti articolo 100, comma 3, Costituzione . Trattandosi, poi, di un controllo ovviamente limitato alle gestioni di carattere regionale e locale, esso non è in grado di invadere l'ambito del controllo che, a fini di coordinamento dell'intera finanza pubblica anche con riguardo al rispetto dei vincoli comunitari, soltanto le Sezioni regionali della Corte dei conti, in quanto componenti dell'unitario sistema di controlli esercitati dalla stessa Corte nel suo complesso, possono perseguire. In definitiva, le disposizioni denunciate, configurando un'Autorità di vigilanza che svolge un'attività di controllo interno alla Regione, a fini di collaborazione con il Consiglio regionale, presso il quale risulta istituita, e che non si sovrappone, né pone limitazioni a quella di livello unitario da esercitarsi dalla Corte dei conti, si collocano nell'ambito delle previsioni di cui agli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , dello statuto di autonomia, e cioè delle materie, rispettivamente, dell'ordinamento degli uffici regionali e degli enti locali e dell'attuazione ed integrazione delle leggi della Repubblica in tema di finanze regionali e comunali. Di qui, l'insussistenza del contrasto con gli evocati parametri di cui agli articoli 114, 117, comma 3, e 119, comma 2, della Costituzione e della dedotta violazione del principio di leale collaborazione. PQM La Corte costituzionale dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 1, 2 e 10 della legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 10/2005 Disposizioni in materia di controllo sulla gestione finanziaria e istituzione della relativa Autorità di vigilanza , sollevata, in riferimento agli articoli 114, 117, comma 3, 119, comma 2, e 120 della Costituzione, all'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione ed agli articoli 2, comma 1, lettere a e b , e 3, comma 1, lettera f , della legge costituzionale 4/1948 Statuto speciale per la Valle d'Aosta , dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 1