Rimborso imposte dirette, i termini di decadenza decorrono dal saldo

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco In tema di rimborso delle imposte dirette i termini di decadenza di diciotto mesi previsti dall'articolo 38 del Dpr 602/73 quarantotto mesi dal 18 maggio 1999 legge 133/99 , decorrono anche per gli acconti, dalla data del saldo dell'imposta. Sono le conclusioni con cui la sezione ventesima della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 63/2006 depositata in segreteria il 31 maggio 2006 ha confermato, sia pure con motivazioni differenti, la decisione della commissione tributaria provinciale di Roma che aveva riconosciuto alla società richiedente il diritto al rimborso relativo all'anno 1996. I versamenti relativi alle imposte richieste a rimborso erano avvenuti il 22 luglio ed il 2 dicembre 1996 per gli acconti, mentre il 28 luglio 1997 era stato eseguito il saldo il rimborso era stato richiesto il 15 gennaio 1999 quindi entro i diciotto mesi dal saldo . La società ricorrente aveva richiesto il rimborso di queste consistenti somme oltre settantuno milioni di euro versate cautelativamente in attesa dei chiarimenti del Ministero circa la creazione di due fondi Fondo rischi contenzioso e Fondo oneri da partecipazione ed in ordine alla loro deducibilità, qualora utilizzati quali costi. In seguito alla Risoluzione 46/E del 22 marzo 1999 l'adito ,ministero chiariva la sua posizione assimilando questi fondi utilizzati, a costi deducibili nell'esercizio di competenza. La commissione tributaria provinciale di Roma avendo rilevato come il termine di decadenza previsto dall'articolo 38 del Dpr 602/73 fosse stato ampliato a quarantotto mesi dall'articolo 1 comma 5, della legge 133/99, accoglieva il ricorso presentato dalla società l'Agenzia delle entrate di Roma 1 presentava ricorso in appello contro la sentenza dei giudici provinciali. La Commissione tributaria regionale del Lazio, sia pure per altre motivazioni, ha confermato la decisione dei giudici provinciali. La commissione regionale ha preliminarmente osservato che i maggiori termini di decadenza previsti dalla legge 133/99 nel caso specifico non sono applicabili infatti l'articolo 11 delle preleggi del codice civile del 1942 prevede che, in mancanza di specifiche disposizioni che lo consentano, le norme non possono avere effetti retroattivi conseguentemente le disposizioni al caso concreto della legge 133/99 non possono essere applicate retroattivamente. È fuori dubbio osservano tuttavia testualmente i giudici capitolini che il contribuente possa avere piena consapevolezza circa il credito di imposta soltanto dalla data del versamento del saldo di imposta e non prima di questo da questo consegue che gli effetti della decadenza del diritto al credito possano decorrere solo dal versamento del saldo d'imposta . Il principio che emerge dalla sentenza dei giudici regionali romani era già stato espresso dalla Suprema corte di Cassazione sezione tributaria nella sentenza 198/04 depositata il 10 gennaio. La stessa Corte nella sentenza 6254/04 depositata il 29 marzo ha altresì stabilito che oltre alla tutela amministrativa prevista dall'articolo 38 del Dpr 602/73 nei termini prescritti, per richiedere il rimborso per versamenti diretti non sono azionabili altri procedimenti. Nel caso di mancata presentazione dell'istanza dell'articolo 38 del Dpr 602/73, la Suprema corte ha così stabilito che non è azionabile il ricorso alla tutela giurisdizionale previsto per i casi di indebito oggettivo nei termini prescrizionali a questo riferibili. I PRINCIPI Il termine di decadenza previsto dall'articolo 38 del Dpr 602/73 decorre dalla data del versamento del saldo dell'imposta. Il termine di quarantotto mesi previsto dall'articolo 38 del Dpr 602/73 non ha effetti retroattivi alla data del 18 maggio 1999. La richiesta di rimborso prevista dall'articolo 38 del Dpr 602 non può essere alternativa rispetto alla tutela giurisdizionale.

Commissione tributaria regionale Roma - Sezione 20 - sentenza 7 aprile - 31 maggio 2006, n. 63 Presidente Silvestri - relatore Serani Ricorrente Agenzia entrate ufficio Roma 1 Per l'anno di imposta 1996 l'Enel provvedeva, in via cautelare e presidenziale, a versare all'erario gi acconti di imposta e, quindi, il saldo di essa sul fondo rischi contenzioso e sul fondo oneri da partecipazione. Le date dei versamenti furono 22 luglio 1996 e 2 dicembre 1996 per gli acconti e 28 luglio 1997 per il saldo. Il versamento fu effettuato in via presidenziale per le incertezze circa la effettiva o meno debenza dell'imposta sui sopra riferiti fondi, sussistendo all'epoca 1996-1997 perplessità e diversità di soluzioni sulla questione. Effettuati i versamenti, l'Enel prese l'iniziativa per un definitivo chiarimento e, in data non precisata e non risultante dagli atti del giudizio,proposte al ministero delle finanze il quesito sulla detta questione. Il ministero rese la sua posizione diretta ad Assimilare i fondo a parte deducibilità nell'esercizio di competenza, quali costi in ordine alla loro utilizzazione e, quindi, non soggetti alla imposta che, nel concreto, l'Enel aveva versato. La società pertanto, sulla base della suddetta risposta al ministero, propose istanza di rimborso delle somme versate per Irpef - Ilor con gli acconti a saldo sopra riferiti, pari, complessivamente, ad ex lire 2.293.0006.165.000 euro 118.423.885,36 e riferibili, per la mancata deduzione di costi ad ex lire 138.118.297.000 euro 71.332.147,84 . Formatosi il silenzio rifiuto su detta richiesta, l'Enel propone ricorso giudiziario assumendo, in sintesi, il suo diritto al rimborso. L'agenzia delle entrate, costituendosi, nell'atto di controdeduzioni 26 aprile 2004, pur prendendo atto della risoluzione ministeriale 26/e del 22 marzo 1999 equiparante i fondi ai fondi tassati con loro piena deducibilità come costi coperti con l'utilizzazione di essi, eccepisce la tardività della richiesta di rimborso in ordine tuttavia ai versamenti del primo e del secondo versamento Irpeg -Ilor del 22 luglio 1996 e 2 dicembre 1996 e non anche in ordine alla rata di saldo. L'agenzia, rilevato che l'istanza di rimborso era stata presentata il 15 gennaio 1999 rappresentata che i 18 mesi di cui all'articolo 38 Dpr 602/93 erano scaduti, per gli acconti, il 22 gennaio 1998 e il 2 giugno 1998, non potendosi retroattivamente applicare il più lungo termine decadenziale disposto dall'articolo 1 comma 50 legge 133/99 concludeva per il rigetto del ricorso. L'Enel, con controdeduzioni, rilevava che anche per il versamento delle somme in acconto di imposta il dies a quo per la decadenza del termine doveva essere quello del versamento del saldo perché solo il tale momento il contribuente è nelle condizioni di conoscere se è o meno un credito di imposta a seguito del calcolo definitivo e controllo del rapporto credito - debito. Peraltro, aggiungeva la società anche a voler ritenere valida l'eccezione di tardività, l'imposta totale delle imposte versate per l'anno 1996, comportava comunque l'emergere di un credito d'imposta invero si era in presenza di un versamento di ex lire 368.446.964.000 euro 190.286.976,51 a fronte di un rimborso dovuto, per la nota risoluzione ministeriale di ex lire 138.118.297.900 euro 71.332.147,84 . La sentenza della commissione di primo grado ha accolto il rimborso motivando con l'applicabilità del più lungo termine di mesi 48 di cui all'articolo 1 comma 5 legge 133/1999. Ha appellato l'agenzia delle entrate assumendo la violazione articolo 38 Dpr 602/73 nella versione vigente all'epoca dei versamenti e non sussistendo retroattività della legge 133/99, riferendo altresì, sul punto, la sentenza di cassazione 20878/04. Ha controdedotto l'Enel rappresentando che i versamenti a saldo eccedono l'ammontare delle imposte chieste a rimborso, e che, comunque, il dies a quo per la decorrenza anche del termine di mesi 18 era quello del versamento a saldo e cioè il 28 luglio 1997, sicchè la data della richiesta di rimborso 16 gennaio 1999 il detto termine di mesi 18 non era ancora maturato. Assumeva inoltre che si sarebbe dovuto comunque applicare il più lungo termine di mesi 48 che porta a varie considerazioni di diritto. In sede di discussione le parti ribadivano le loro posizioni. L'appello è respinto per quanto con motivazione, che segue, diversa da quella di primo grado - la commissione ritiene non condivisibile la pronuncia sull'applicabilità del più lungo termine di 48 mesi di cui alla legge 133/99, in vigore dal 18 maggio 1999. Detta statuizione viola l'articolo 11 delle disposizioni della legge in generale ove si dispone per l'irretroattività nel tempo della norme in mancanza di disposizioni transitorie che la prevedono. Sul punto pertanto è fondata la censura dell'appellante. Nel concreto tuttavia, pur applicando al termine decadenziale di 18 mesi articolo 38 Dpr 602/33 , la commissione statuisce che esso al momento dell'istanza di rimborso del 15 gennaio 1999 non si era maturato e, quindi, non verificatosi la decadenza eccepita dall'appellante. E' infatti corrispondente a interpretazione condivisa l'indirizzo per il quale il dies a quo di decorrenza del termine ex articolo 38 Dpr 602/73, è quello del versamento del saldo di imposta e non l'altro del versamento degli acconti. E' fuori di dubbio, pur non negandosi che l'articolo 38 di esprime con il formale termine di versamento stesso , che il contribuente può avere piena consapevolezza circa l'esistenza o meno di un indebito di imposta soltanto alla data del versamento del saldo di imposta e non prima di questo ne deriva che un'istanza di rimborso per versamento di acconti richiede un valore del tutto avulso dall'effettiva conclusione di calcolo in ordine al rapporto di debito - credito di imposta, con conseguente incoerenza del sistema delineato dalla normativa. Quanto sopra ritenuto come interpretazione risolutiva della questione circa la decorrenza del dies a quo del termine articolo 38 Dpr 602/73 è avallato e trova conforto nell'insegnamento specifico della suprema corte dal quale la commissione valuta non doversi discostare. Quanto alla sentenza citata dall'appellante Cassazione 6254/04 essa non conforta un assunto contrario a quanto statuito sopra, limitandosi al precedente della suprema corte ad evidenziare un'omessa motivazione sul putno sulla tardività ex articolo 38 in questione e la non retroattività della norma ex legge 133/99, nulla statuendo sull'identificazione del dies a quo in ordine alla decorrenza. Sussistono, stante la natura delle questioni, motivi per compensare le spese. PQM Rigetta l'appello. Spese compensate.