Accesso agli atti, negato se indaga il Pm

Il Tar Veneto respinge il ricorso di una società in nome collettivo che si è vista negare dal ministero del Lavoro la possibilità di consultare i documenti relativi all'ispezione del dicastero poiché trasferiti all'autorità giudiziaria

Il datore di lavoro non può visionare le dichiarazioni rese dai propri dipendenti all'Ispettorato del lavoro se sono coperte da segreto istruttorio. A chiarirlo è stata la prima sezione del Tar Veneto con la sentenza 1130/06 depositata lo scorso 27 aprile e qui leggibile nei documenti correlati . I giudici veneziani hanno respinto il ricorso di una società in nome collettivo che si era vista negare dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali la possibilità di consultare i documenti attinenti all'ispezione del dicastero. Indagine dalla quale era emerso che due lavoratori erano stati impiegati nell'ambito di un contratto simulato d'appalto di servizio con una cooperativa. Il datore di lavoro, per meglio articolare le proprie difese in sede di audizione, aveva chiesto di visionare i documenti del procedimento e in particolare le informazioni testimoniali raccolte dagli ispettori. L'amministrazione, tuttavia, non ha concesso all'accesso agli atti spiegando che se gli ispettori del lavoro accertano reati tutti i documenti trasferiti all'autorità giudiziaria sono soggetti a segreto istruttorio e quindi sottratti all'ostensione. Il tribunale veneziano nel confermare la tesi del Ministero ha ritenuto che il diritto del datore di lavoro di conoscere le dichiarazioni rese dai propri dipendente trova una limitazione se tali testimonianze sono coperte da segreto istruttorio poiché rientrano nelle indagini del Pm. cri.cap

Tar Veneto - Sezione prima - sentenza 26 aprile-27 aprile 2006, n. 1130 Presidente Amoroso - Relatore Stevanato Ricorrente Csa Infissi Snc di De Antoni Giovanni & C. Fatto e diritto La ricorrente rappresenta di aver ricevuto notifica del verbale di accertamento di illecito amministrativo, emesso in esito ad una verifica ispettiva effettuata dai competenti organi del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, da cui era emerso che due lavoratori erano stati impiegati nell'ambito di un contratto simulato d'appalto di servizio con la Cooperativa Lavoro 2000. Per poter meglio articolare le proprie difese in sede di audizione ex articolo 18 della legge 689/81, l'istante chiedeva l'accesso agli atti e documenti del procedimento di cui trattasi e, fra l'altro, alle sommarie informazioni testimoniali raccolte in sede ispettiva. Tale richiesta veniva, con l'atto presentemente opposto, respinta in quanto trattasi di atti di indagini di polizia giudiziaria sottoposti a procedimento penale, sottratti al diritto di accesso. Contro il diniego l'istante deduce violazione delle disposizioni in materia di accesso , violazione del diritto di difesa e carenza di motivazione. L'Amministrazione, costituita, chiede la reiezione del ricorso. In particolare, osserva che gli Ispettori del Lavoro sono Ufficiali di Polizia Giudiziaria, con la conseguenza che ove abbiano accertato, nel corso di un'ispezione, la sussistenza - oltre che di illeciti amministrativi - anche di fatti di reato e rinviato gli atti alla competente autorità giudiziaria, tali atti debbono ritenersi soggetti a segreto istruttorio e sottratti all' accesso, a tenore dell'articolo 24 della legge 241/90. Il ricorso a prescindere dalla sua possibile inammissibilità per non essere stato notificato ad almeno un controinteressato ex articolo 24, comma 1, lettera c legge 241/90, da identificarsi nei dipendenti della Cooperativa che hanno reso le testimonianze e sono titolari del contrapposto interesse a che le stesse non vengano divulgate è infondato nel merito. L'Amministrazione ha motivato il diniego di accesso ad una parte dei documenti in quanto si tratta di atti di indagine di polizia giudiziaria sottoposti a procedimento penale e quindi rientranti tra quelli sottratti all'accesso ai sensi dell'articolo 8, comma V, lettera c del Dpr 352/92 e degli articoli 2 e 3 del Dm 757/94. Osserva in proposito il Collegio che, come precisato da C.S. Sezione sesta, 1923/03, in linea di massima, deve ritenersi che nel contrasto tra il diritto del datore di lavoro a conoscere le dichiarazioni rese dai dipendenti nel corso del procedimento ispettivo ed il diritto alla riservatezza degli stessi, prevalga quello del primo, con la conseguenza che lo stesso ha titolo all'accesso in moto totale cioè comprensivo dell'estrazione di copia per quanto concerne le dichiarazioni rese dagli ex dipendenti non più soggetti a possibili ritorsioni , e nella forma della sola visione per quanto riguarda i dipendenti ancora in forze nello stesso senso, anche C.S., Sezione sesta, 6341/03 e Tar Veneto, Sezione terza, 2760/03 . Tale diritto peraltro viene meno quando gli atti di cui trattasi siano soggetti al segreto istruttorio in sede penale, disciplinato dall'articolo 329 Cpp, a tenore del quale gli atti di indagine compiuti dal Pm e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari . La rilevanza escludente del segreto è espressamente stabilita dall'articolo 24, comma 1, lettera a , della legge 241/90. Sono, quindi, sottratti all'accesso anche gli atti posti in essere dagli organi di polizia giudiziaria che abbiano dato origine ad un procedimento penale. Non ogni denuncia di reato presentata dalla Pa costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale, ma solo quella che sia stata effettuata nell'esercizio di funzioni di polizia giudiziaria specificamente attribuite dall'ordinamento, che costituiscono atti di indagine di polizia giudiziaria, come tali rientranti nell'ambito dell'articolo 329 Cpp cfr. C.S., Sezione quarta, 1091/98, Tar Veneto, Sezione prima, 1267/05 . Nel caso di specie, gli atti di indagine sono stati effettuati da ispettori del lavoro che hanno constatato l'esistenza non solo di illeciti amministrativi, ma anche penali, di cui l'autorità giudiziaria è stata notiziata e per i quali si sta procedendo penalmente a carico dei responsabili. Gli ispettori del lavoro sono, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, del Dpr 520/55 e di costante giurisprudenza , oltre che funzionari amministrativi, ufficiali di polizia giudiziaria, e, in quanto tali, hanno possibilità di accertamento dei reati e obbligo di rapporto. Gli atti di indagine che essi compiono in tale veste ricadono quindi nell'ambito di applicazione dell'articolo 329 Cpp, sono coperti da segreto istruttorio penale e sottratti all'accesso. Correttamente, quindi, la resistente Amministrazione ha denegato l'accesso a tale parte dei documenti richiesti. In definitiva, il ricorso va respinto. Spese e competenze di causa possono essere totalmente compensate tra le parti, sussistendone i presupposti di legge. PQM Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, prima sezione, lo respinge. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. T.A.R. per il Veneto - I Sezione n.r.g. 600/06 2 2