L’edificio è conforme al progetto? La questione andava sollevata in primo grado

A fronte di una domanda originaria volta ad adeguare gli esborsi effettuati dalla società convenuta al criterio convenuto nel contratto, la richiesta di accertare in sede di appello se l’edificio sia stato costruito in modo conforme al progetto o meno con conseguente rideterminazione, mediante consulenza tecnica, dell’esborso dovuto da ciascuna parte è da considerarsi questione nuova.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9103/13, depositata il 15 aprile. Il caso. Il proprietario di un fondo e una s.r.l. stipulano un contratto per edificare i due terreni di rispettiva proprietà secondo un dato progetto e di dividerne a metà le spese. I lavori vengono affidati alla predetta società, ma al termine degli stessi sorge una controversia sull’ammontare delle somme rispettivamente anticipate. La domanda dell’attore non viene accolta dal Tribunale, che lo condanna a pagare una somma a favore della società, il cui importo è poi rideterminato in sede di appello. La questione è posta al vaglio dei giudici di legittimità. Contratto e progetto sono stati rispettati? Il ricorrente contesta anzitutto l’impostazione della sentenza impugnata, che ha ritenuto estraneo alla materia del contendere ogni accertamento diretto a valutare se la costruzione fosse conforme al progetto allegato al contratto e se i costi esposti dalla società fossero parzialmente ascrivibili ad elementi costruttivi non negoziati e riguardanti la sola porzione immobiliare di proprietà esclusiva della società stessa. L’adeguamento dell’esborso al criterio convenuto. La Corte territoriale ha correttamente rilevato che l’originaria pretesa dell’attore consisteva in una domanda diretta ad adeguare gli esborsi effettuati dalla società convenuta al criterio convenuto nel contratto, secondo il quale le spese di costruzione dell’edificio si sarebbero dovute ripartire al 50%. Alterate le porzioni immobiliari? Solo in appello, il proprietario ha allegato che la società avrebbe unilateralmente modificato il progetto a suo vantaggio, alterando l’uguaglianza delle porzioni immobiliari, con la conseguenza che, mediante consulenza tecnica, si sarebbe dovuto rideterminare l’esborso dovuto da ciascuna parte. Ciò premesso, i giudici di merito hanno concluso che la nuova determinazione del criterio di riparto del 50% non più sulla proprietà indifferenziata, ma sulle specifiche porzioni immobiliari di riferimento introducesse nel processo un nuovo tema di indagine e di decisione. La questione è nuova. A giudizio della S.C. tale decisione è corretta, in quanto l’originaria pretesa non conteneva la richiesta di accertare se l’edificio fosse stato costruito in modo conforme al progetto o meno la prospettazione di tale questione in un momento successivo comporterebbe una totale inversione del dibattito processuale e dell’istruzione probatoria per questo la domanda è da considerarsi nuova. Il credito è liquido? Rilevata l’inammissibilità delle altre censure proposte per mancanza del momento di sintesi richiesto ex art. 366 c.p.c., i giudici di legittimità esaminano il ricorso incidentale della società, la quale sostiene che il credito vantato sarebbe liquido e dunque produrrebbe interessi fin dal suo sorgere gli Ermellini spiegano che, nel caso in esame, né le fatture prodotte per documentare le spese sostenute, né la previsione contrattuale per cui l’ammontare delle stesse si sarebbe dovuto dividere al 50% tra le parti, rendono liquido il credito azionato, divenuto tale solo per effetto della sentenza che l’ha accertato gli interessi, pertanto, decorrono dalla domanda. Per questi motivi la Cassazione, riuniti i ricorsi, li rigetta entrambi.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 dicembre 2012 15 aprile 2013, n. 9103 Presidente Felicetti Relatore Manna Svolgimento del processo Con un contratto stipulato il 28.1.1992, E R. e la società Studio Valentini s.r.l. convenivano di edificare i due adiacenti terreni di rispettiva proprietà, posti in comune di Canazei, secondo un dato progetto e dividendo a metà le spese, nonché di affidarne la costruzione alla predetta società. Realizzato l'edificio e sorta questione sull'ammontare delle somme rispettivamente anticipate, E R. conveniva in giudizio la società Studio Valentini s.r.l., innanzi al Tribunale di Trento, affinché fosse condannata al pagamento di quanto le era stato versato in eccedenza rispetto alla quota convenuta. La società Studio Valentini s.r.l. nel resistere in giudizio proponeva domanda riconvenzionale, ritenendosi creditrice, per il medesimo titolo, dell'importo di L. 107.839.337. Il Tribunale accoglieva la domanda riconvenzionale condannando l'attore al pagamento in Euro della somma corrispondente a L. 98.563.523, oltre interessi legali dal 1.7.1994. La Corte d'appello di Trento, adita in via principale dal R. e in via incidentale dalla Studio Valentini, elevava l'importo a credito di detta società a L. 106.506.423, ma rideterminava la decorrenza degli interessi dalla domanda giudiziale. La Corte territoriale riteneva inammissibile, in quanto basata su di un'allegazione di fatto nuova, la censura che il R. aveva mosso alla sentenza di primo grado nella parte in cui in essa non era stato considerato che il contratto prevedeva la suddivisione delle spese al 50% sulla base di un date progetto, che la società Studio Valentini aveva poi modificato unilateralmente. Tale allegazione, osservava la Corte trentina, comportava sia una nuova determinazione in concreto del criterio percentuale del 50% non più sulla comproprietà indifferenziata, ma sulle specifiche porzioni immobiliari di riferimento, sia una penetrante verifica sul merito di ogni singola spesa, introducendo nel processo un nuovo tema d'indagine e di decisione. Per contro, nel giudizio di primo grado il criterio di ripartizione delle spese di costruzione non era contestato, poiché le parti contendevano unicamente sugli esborsi rispettivamente sostenuti. Riteneva, inoltre, la Corte territoriale che gli interessi legali sulla somma riconosciuta in favore della soc. Studio Valentini dovessero decorrere dalla domanda riconvenzionale in quanto, avuto riguardo alla natura del credito, dovevano ritenersi moratori e non già corrispettivi. Per la cassazione di detta sentenza ricorre E R. . Resiste con controricorso la Studio Valentini s.r.l., che propone altresì impugnazione incidentale, cui a sua volta resiste il ricorrente con controricorso. Il ricorrente ha proposto controricorso al ricorso incidentale e depositato altresì memoria. Motivi della decisione 1. - Preliminarmente va disposta ai sensi dell'art. 335 c.p.c. la riunione dei due ricorsi, in quanto proposti avverso la medesima sentenza. 1-bis. - Il primo motivo del ricorso principale denuncia la violazione e falsa applicazione degli articolo e 345 c.p.c Sostiene parte ricorrente che la domanda diretta a verificare l'ammontare delle somme spese per la costruzione dalla società convenuta conteneva necessariamente l'accertamento della consistenza dell'immobile edificato, in comparazione con il progetto tenuto presente dalle parti al momento della conclusione dell'accordo. Il giudice del merito, pertanto, avrebbe dovuto accertare non qualsiasi somma genericamente spesa, ma quelle erogate per la costruzione dell'immobile secondo il progetto. Formula al riguardo il seguente quesito di diritto dica la Corte di Cassazione se la domanda di accertamento dei costi sostenuti per la realizzazione di un immobile oggetto di un contratto con il quale le parti hanno inteso regolare percentualmente tra di loro i relativi pagamenti contenga, o meno, la domanda della consistenza di tale immobile . 2. - Col sbendo motivo parte ricorrente deduce l'illogicità della motivazione circa la modalità di applicazione del criterio di divisione delle spese al 50%. La Corte territoriale ha dichiarato inammissibili il primo, il terzo e il quinto motivo d'appello, sull'erroneo presupposto che con tali censure l'appellante intendesse provocare una nuova determinazione in concreto della percentuale del 50%, collegata non più alla comproprietà indifferenziata della costruzione, ma alle rispettive specifiche unità immobiliari di riferimento, mentre anteriormente il criterio di riparto delle spese di costruzione nella sua formale enunciazione non sarebbe stato contestato. Tale osservazione, sostiene parte ricorrente, è contraria alla logica e alle istanze formulate, perché l'attore non ha mai contestato il criterio di riparto delle spese al 50%, ma ha solo chiesto che fosse svolto un corretto accertamento dei costi complessivi dell'immobile oggetto del contratto, proprio al fine di applicare tale criterio. 3. - Il terzo motivo denuncia l'illogicità della motivazione della sentenza impugnata circa la proprietà delle particelle fondiarie. La sentenza impugnata ha ritenuto che la domanda fosse diretta ad adeguare gli esborsi effettuati al criterio di cui al punto 5 del contratto del 28.1.1992, in forza del quale tutte le spese di costruzione dell'immobile in comproprietà si sarebbero ripartite al 50% per ciascuna parte. Anche tale motivazione, si sostiene, è illogica, perché basata sull'errato presupposto che gli immobili costruiti fossero in comproprietà fra le parti. Al contrario, l'attore aveva chiarito di essere proprietario insieme con la sorella solo della particella fondiaria 775/1, confinante con la particella 777/6 di proprietà esclusiva della società convenuta. Data la diversa titolarità dei terreni, le parti in sede di conclusione dell'accordo erano consapevoli del fatto che ognuna sarebbe divenuta proprietaria per accessione della porzione di fabbricato costruita sul proprio terreno. È pertanto logico ritenere che l'accordo fu stipulato in modo che alla divisione del 50% delle spese corrispondesse una speculare distribuzione al 50% tra le parti della futura proprietà immobiliare. 4. - Col quarto motivo è dedotto il vizio motivazionale della sentenza impugnata, nella parte in cui è stato ritenuto estraneo all'oggetto della causa il giudizio di congruità di ogni singola spesa, e quindi irrituale il computo metrico relativo all'immobile finito, computo prodotto dall'appellante al fine di distinguere le spese relative alla costruzione da quelle estranee al progetto tenuto in considerazione dalle parti. 5. - Anche il quinto motivo censura la motivazione della sentenza impugnata, nella parte in cui è stato omesso ogni riferimento ad alcune fatture, prodotte nel giudizio di primo grado e inerenti ai costi di costruzione dell'edificio, non considerate dal Tribunale. La Corte territoriale ha dichiarato inammissibile la censura omettendo, però, qualsiasi motivazione sul punto. 6. - Col sesto motivo parte ricorrente deduce l'omessa motivazione sul fatto che la società convenuta aveva avanzato alla Provincia di Trento una domanda di contribuzione per un investimento complessivo di L. 350 milioni, allegando uno stato finale dei lavori da cui risultava una spesa complessiva di L. 556.484.145. La circostanza e i relativi documenti erano decisivi in quanto dimostravano che la società convenuta aveva speso molto meno di quanto erroneamente accertato dal Tribunale prima e dalla Corte d'appello poi. Ma la Corte territoriale si è limitata a dichiarare inammissibile la censura, omettendo di pronunciarsi sulla rilevanza dei documenti e sulle consequenziali osservazioni svolte circa il costo complessivo sostenuto dalla società Studio Valentini. 7. - Il primo, il secondo ed il quarto motivo del ricorso principale contestano, in maniera complementare, l'impostazione decisoria della sentenza impugnata, che ha ritenuto estraneo alla materia del contendere, così come desumibile dalla domanda proposta con la citazione di primo grado, ogni accertamento diretto a valutare se il prodotto dell'attività costruttiva comune alle parti fosse conforme al progetto allegato al contratto, e in definitiva se i costi esposti dalla società Studio Valentini fossero parzialmente ascrivibili ad altro, cioè ad elementi costruttivi non negoziati e riguardanti la sola porzione immobiliare di proprietà esclusiva di detta società. 7.1. - Tali censure, che per la ragione anzi detta vanno esaminate congiuntamente, non sono fondate. 7.2. - Occorre premettere che secondo il recente arresto delle S.U. di questa Corte, n. 8077/12, quando col ricorso per cassazione sia denunciato un vizio che comporti la nullità del procedimento o della sentenza impugnata, il giudice di legittimità non deve limitare la propria cognizione all'esame della sufficienza e logicità della motivazione con cui il giudice di merito ha vagliato la questione, ma è investito del potere di esaminare direttamente gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda. Sebbene emessa con specifico riferimento all'ipotesi della nullità dell'atto introduttivo del giudizio per l'indeterminatezza del petitum o della causa petendi, tale affermazione conduce a ritenere che ogni qual volta l'accertamento di una nullità processuale sia mediato dall'interpretazione della domanda, quest'ultima debba essere indagata direttamente dalla Corte di cassazione, perché è solo attraverso tale verifica che può cogliersi l'esistenza di quella particolare disfunzione non del giudizio, ma dell'attività del giudice in cui si concreta l’error in procedendo. 7.2.1. - Com'è noto, è nuova la domanda che comporti il mutamento delle personae, del petitum o dei fatti che sostanziano la causa petendi, modificando la pretesa azionata e i termini della controversia così come impostati ed esplicitati negli atti introduttivi. Mutamento fattuale che impone corrispondenti variazioni difensive all'altra parte e una rinnovata istruzione probatoria. Nella specie la Corte territoriale ha rilevato che l'originaria pretesa dell'attore consisteva in una domanda diretta ad adeguare gli esborsi effettuati dalla società convenuta per la costruzione dell'edificio al criterio convenuto nel contratto, in forza del quale le spese di costruzione si sarebbero dovute ripartire al 50% fra le parti, tanto che al fine di determinare l'entità del conguaglio era stata chiesta dall'attore una consulenza contabile diretta alla verifica comparativa delle spese reciprocamente sostenute. Solo in appello, ha proseguito la Corte distrettuale, R.E. ha allegato che la società Studio Valentini avrebbe modificato unilateralmente il progetto a suo vantaggio, alterando l'uguaglianza delle porzioni immobiliari, di guisa che la suddivisione al 50% delle spese avrebbe dovuto tener conto di tale modifica. Conseguentemente, sarebbe stato necessario accertare, mediante consulenza tecnica, l'entità e la consistenza delle porzioni immobiliari costruite nonché la congruità e la corrispondenza delle spese effettuate ai lavori e alle opere compiute nei rispettivi immobili, al fine di determinare l'esatto esborso rispettivamente dovuto dalle parti. Cosicché, ha concluso la Corte territoriale, tali nuove circostanze di fatto, comportando vuoi una nuova determinazione in concreto del criterio di riparto del 50% non più sulla proprietà indifferenziata, ma sulle specifiche porzioni immobiliari di riferimento, vuoi una penetrante verifica sul merito di ogni singola spesa, introduceva nel processo un nuovo tema d'indagine e di decisione, mentre precedentemente il suddetto criterio di riparto non era oggetto di contestazione, poiché le parti discutevano solo sul rispettivo adeguamento degli esborsi, così come rispettivamente sostenuti. Tale accertamento resiste alle critiche mosse. La domanda, infatti, così come dedotta nell'atto di citazione era diretta a ad accertare i costi di edificazione tramite l'espresso riferimento alla idonea documentazione fiscale che la società convenuta avrebbe dovuto produrre b previo ordine all'occorrenza a tale società di rendere il conto delle spese e c ad accertare l'eventuale pagamento da parte della Srl Studio Valentini di costi per l'edificazione delle pp.ff. 775/1 e 777/6 C.C. Canazei inferiori a quelli di competenza della stessa, ex art. 5 del contratto dd. 28.1.1982 con conseguente d condanna di tale società al pagamento in favore del sig. R.E. della somma, da accertare in corso di causa, dal medesimo anticipata ed eccedente la quota di propria competenza 50% . Così impostata, e così diretta ad ottenere il rendiconto delle spese sostenute, la pretesa non conteneva né espressamente, né implicitamente la richiesta di accertare anche se l'edificio fosse stato o non costruito in maniera conforme al progetto concordato dalle parti, ed anzi lasciava intendere che tale questione non fosse controversa. Nella domanda, infatti, non si coglie nessun riferimento al modo in cui è stata compiuta l'opera, né alla possibilità che attraverso un'esecuzione infedele o comunque diversa dal pattuito la società costruttrice avesse alterato a proprio vantaggio la ripartizione delle spese, gravando l'altra parte del costo di opere non negoziate e riguardanti la sola porzione immobiliare di proprietà della Studio Valentini. Quest'ultima - prospettazione, nata solo in un momento processuale successivo con la comparsa conclusionale di primo grado, si legge nella sentenza d'appello , avrebbe richiesto una totale inversione del dibattito processuale e dell'istruzione probatoria, dall'ambito esclusivamente contabile - il solo evocato nella domanda - a quello della rispondenza tecnica delle spese alle previsioni di contratto e di progetto. Di qui la novità della domanda, presupposta dal motivo di gravame col quale l'odierno ricorrente aveva censurato la sentenza di primo grado nella parte in cui non aveva considerato le modifiche che la società convenuta avrebbe, unilateralmente, apportato al progetto. Né, infine, vaie l'accenno contenuto nella memoria assertiva ex art. 183, 5 comma c.p.c. versione in allora vigente , secondo cui occorreva scomputare dai costi sostenuti per l'attività edificatrice comune quelli concernenti opere realizzate ad esclusivo vantaggio della società Studio Valentini, poiché la novità della domanda resta tale nella fase della trattazione scritta, deputata soltanto all'eventuale emendatio libelli. 8. - Il terzo, il quinto e il sesto motivo sono inammissibili. In tema di formulazione dei motivi del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti pubblicati dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ed impugnati per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, poiché secondo l'art. 366 bis cod. proc. civ., introdotto dalla riforma, nel caso previsto dall'art. 360 n. 5 cod. proc. civ., l'illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi omologo del quesito di diritto che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità Cass. S.U. n. 20603/07 . Nella specie, i motivi in esame non recano né una precisa individuazione del fatto controverso, né alcun momento di sintesi idoneo a localizzare il passaggio motivazionale della sentenza impugnata asseritamente viziato, ma all'una e all'altra designazione sostituiscono critiche sulla ricostruzione fattuale, così da non consentire di distinguere le censure di merito come tali inammissibili da quelle relative alla sufficienza e logicità intrinseche alla motivazione. 8. - Con l'unico motivo del ricorso incidentale la società Studio Valentini deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1183, 1224 e 1282 c.c. in connessione con l'omessa e/o insufficiente e contraddittoria motivazione su di un punto recte, fatto controverso e decisivo, in relazione ai nn. 3 e 5 dell'articolo c.p.c Si sostiene che la liquidità e l'esigibilità del credito della convenuta erano da ritenersi pacifiche, atteso che già in corso d'opera e prima dell'ultimazione dell'immobile le parti avevano provveduto ad un primo parziale conguaglio delle spese effettuate, e che la diversa soluzione cui è pervenuta la Certe distrettuale non esplicita le ragioni del dissenso rispetto al diverso convincimento espresso dal giudice di primo grado. Formula al riguardo il seguente quesito Dica la Corte se il credito vantato da una parte nei confronti dell'altra a titolo di conguaglio e/o rimborso per spese di costruzione, risultanti da idonea documentazione fiscale fatture , anticipate in eccedenza rispetto alla quota di competenza 50% contrattualmente convenuta in relazione all'edificazione congiunta di un immobile, è da considerare, in assenza di specifiche pattuizioni al riguardo, credito liquido ed esigibile ex articolo c.c. e come tale produttivo di interessi sin dal suo sorgere . 8.1. - Il motivo è infondato. Il requisito di liquidità - che insieme con quello di esigibilità deve concorrere affinché decorrano gli interessi corrispettivi ai sensi dell'art. 1282, primo comma c.c. - ricorre allorché il credito sia esattamente quantificato nel suo ammontare in virtù di un atto negoziale o giudiziale di accertamento ovvero in base ad una specifica previsione di legge operante nei rapporti fra privati. Pertanto, la sola documentazione fiscale non rende il credito liquido, né verso il soggetto nei cui confronti è emessa, né tanto meno nei confronti dei terzi a loro volta obbligati verso quest'ultimo. Né, d'altro canto, la fonte contrattuale del credito è sufficiente di per sé sola ad attribuire al creditore il potere di quantificarne l'ammontare, se quest'ultimo non scaturisce dalla piana applicazione delle clausole a ciò specialmente deputate. Nel caso in esame, né le fatture prodotte per documentare le spese sostenute per la costruzione dell'edificio, né la previsione per cui l'ammontare delle stesse si sarebbe dovuto dividere al 50% fra le parti, rendono liquido il credito azionato. dalla società Studio Valentini, divenuto tale soltanto per effetto della sentenza che l'ha accertato. Pertanto, anche aderendo alla tesi di parte ricorrente secondo cui nella specie si sarebbe trattato di interessi non già moratori, ma corrispettivi, la critica non conduce ad una diversa decorrenza di quanto dovuto a tale titolo. Nell'un caso come nell'altro, sia pure per effetto di regole diverse la costituzione in mora ex art. 1219 c.c. o il principio per cui la liquidazione giudiziale del credito retroagisce all'instaurazione della lite , gli interessi nella specie decorrono dalla domanda. 9. - In conclusione, vanno respinti entrambi i ricorsi. 10. - La soccombenza prevalente della parte ricorrente principale giustifica la compensazione per 1/2 delle spese del presente giudizio di cassazione, ponendosi la restante frazione, liquidata come in dispositivo, a carico di E R P.Q.M. La Corte riunisce i ricorsi, li rigetta entrambi, compensa le spese per il 50% e pone a carico del ricorrente la restante frazione delle spese, che in tale ridotta misura liquida in Euro 3.600,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre IVA e CPA come per legge.