Il no alla fecondazione eterologa viola la Costituzione?

Non c’è pace per la discussa legge n. 40/2004, che disciplina la fecondazione assistita nel mirino dei giudici è finito nuovamente il divieto di ricorrere a tecniche di fecondazione eterologa. Il Tribunale di Milano, infatti, con l’ordinanza del 29 marzo 2013, ha ritenuto che tale proibizione contrasti con alcuni principi costituzionali, tra i quali il divieto di non discriminazione. La parola, dunque, passa alla Consulta, che era già stata investita della questione nel 2012 in quell’occasione, però, i giudici costituzionali avevano rimesso gli atti ai giudici di merito.

Il dramma delle coppie sterili. La questione nasce dalla battaglia legale di una coppia affetta da sterilità a causa dell’azoospermia completa di lui a giudizio del Tribunale di Milano, il divieto di usare tecniche di fecondazione eterologa violerebbe gli artt. 2, 29 e 31 della Costituzione e sarebbe altresì lesivo del divieto di discriminazione sancito dall’art. 3 della Carta. Negare la fecondazione eterologa in un caso simile, infatti, significa impedire alla coppia di poter liberamente concorrere alla realizzazione della propria vita familiare, realizzando inoltre un’indebita distinzione tra coppie con gli stessi limiti di procreazione, ma colpite da patologie diverse. Il precedente intervento della Consulta. Come accennato, non è la prima volta che la Consulta viene chiamata a pronunciarsi sulle tecniche di procreazione di tipo eterologo i Tribunali di Firenze, Catania e Milano, infatti, avevano sollevato questione di legittimità costituzionale del divieto in riferimento ad alcune norme della Carta e agli artt. 8 e 14 della CEDU. In quell’occasione la Corte Costituzionale aveva affermato che il giudice nazionale deve sempre considerare la giurisprudenza comunitaria il riferimento specifico era la sentenza del 3 novembre 2011 S.H. e altri contro Austria , mantenendo margini di apprezzamento e di adeguamento tali da permettere di valutare approfonditamente le peculiarità dell’ordinamento giuridico su cui la Convenzione ha influenza ordinanza n. 150/2012 . I rilievi del Tribunale di Milano. Va ricordato che la Grande Chambre della CEDU aveva sostanzialmente salvato la normativa italiana, ma aveva anche invitato il legislatore a tenere conto dell’evoluzione scientifica e culturale proprio quest’ultimo aspetto è sottolineato dai giudici di Milano, che rilevano come attualmente la scienza medica consenta l’esecuzione di tecniche di fecondazione in vivo o in vitro di tipo eterologo, utilizzando cioè gameti di un donatore terzo rispetto alla coppia. Così facendo verrebbero messi in discussione i legami di sangue tra genitori e figlio, ma, secondo il Tribunale di Milano, ciò non ha particolare rilevanza in quanto l’ordinamento italiano ammette già la frattura tra genitorialità genetica e legittima in caso di adozione.