Campagna elettorale: gli impegni dell’avvocato candidato non prevalgono sul suo obbligo di presenza in udienza

L’impegno legato alla condizione di candidato in elezioni amministrative o politiche non integra legittimo ed assoluto impedimento a comparire in udienza, in quanto gli impegni di campagna elettorale, liberamente assunti e liberamente organizzabili, non prevalgono sulle cadenze processuali e sul relativo obbligo di presenza.

Con la sentenza n. 15292, depositata il 3 aprile 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Il legittimo impedimento. Quello del legittimo impedimento a comparire in udienza, previsto dall’art. 420- ter c.p.p., è un tema ultimamente assai dibattuto, oggetto di aspro scontro istituzionale tra membri della politica e organi giudiziari. Il caso qui affrontato ha certamente meno rilevanza mediatica, ma chissà che non possa trovare in futuro una qualche applicazione analogica con casi ben più altisonanti. Campagna elettorale, ma il procedimento va giustamente avanti. Siamo nel marchigiano. E’ in corso la campagna elettorale per le elezioni amministrative. Un avvocato sta difendendo il proprio assistito dalle accuse di ricettazione e riciclaggio. Dopo i due gradi di giudizio l’imputato viene condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione e a 800 euro di multa per il riciclaggio di un’auto, provento di un furto, mentre il reato di ricettazione viene dichiarato estinto per prescrizione. Il caso arriva in Cassazione, ma del fatto importa poco, il ricorso è di natura meramente processuale. L’imputato ed il suo avvocato si lamentano del fatto che originariamente il GUP abbia disposto il rinvio a giudizio nonostante la richiesta di rinvio da parte del difensore, assente per propri impegni nella campagna elettorale. Tribunale e Corte d’Appello hanno altresì rigettato l’eccezione di nullità presentata rispetto a tale fatto. L’imputato sostiene che in tal modo sia stato violato il proprio diritto di difesa, garantito dall’art. 24 Cost. e dalle norme processuali. L’impegno di candidato alle elezioni non determina nessun legittimo impedimento. La S.C. rileva che il rigetto non è stato motivato in maniera manifestamente illogica. Corretta quindi la considerazione che l’impegno legato alla condizione di candidato in elezioni amministrative o politiche non integra legittimo ed assoluto impedimento a comparire in udienza, in quanto, dal lato soggettivo, tale condizione non è equiparabile a quella di soggetto titolare di incarico istituzionale e, nello specifico, gli impegni di campagna elettorale, liberamente assunti e liberamente organizzabili, non prevalgono sulle cadenze processuali e sul relativo obbligo di presenza . Il ricorso viene pertanto rigettato.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 26 febbraio 3 aprile 2013, n. 15292 Presidente Esposito Relatore Casucci Ritenuto in fatto Con sentenza in data 22 settembre 2011, la Corte di appello di Ancona, sezione penale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Pesaro appellata da N.D. , dichiarava non doversi procedere nei suoi confronti in ordine al delitto di ricettazione di cui al capo b perché estinto per prescrizione e per l’effetto rideterminava la pena in due anni otto mesi di reclusione e ottocento Euro di multa confermava nel resto la sentenza impugnata con la quale era stato dichiarato colpevole del delitto di riciclaggio art. 648-bis cod. pen. di autovettura Nissan Patrol, provento di furto commesso il 31.3.1999 in danno di S.N. . La Corte territoriale, rigettata l’eccezione di nullità al rilievo che non poteva essere considerato legittimo impedimento del difensore la condizione di candidato alle elezioni amministrative, nel merito riteneva fondata la prova della responsabilità sulla scorta dell'accertata disponibilità del veicolo alterato nel numero di telaio e con targa non propria al momento dell'imbarco per l’ in data di pochi giorni successivi al furto. Contro tale decisione ha proposto tempestivo ricorso l’imputato, a mezzo del difensore, che ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi - inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità in relazione agli artt. 96,97 e 157 cod. proc. pen. e 24 Cost. per avere il giudice dell'udienza preliminare disposto il rinvio a giudizio nonostante la richiesta di rinvio da parte del difensore, impedito in quanto impegnato nella campagna elettorale e per avere il Tribunale prima e la Corte di appello poi rigettato l’eccezione di nullità con motivazione carente e superficiale. Considerato in diritto Il ricorso è manifestamente infondato. I giudici di merito hanno giustificato il rigetto dell'eccezione di nullità al rilievo che l’impegno legato alla condizione di candidato in elezioni amministrative o politiche non integra legittimo ed assoluto impedimento a comparire in udienza in quanto, dal lao soggettivo, tale condizione non è equiparabile a quello di soggetto titolare di incarico istituzionale e, nello specifico, gli impegni di campagna elettorale, liberamente assunti e liberamente organizzabili, non prevalgono sulle cadenze processuali e sul relativo obbligo di presenza . Si tratta di motivazione che, in quanto non manifestamente illogica, non può essere oggetto di censura in questa sede. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile e il ricorrente deve essere in conseguenza condannato al pagamento delle spese processuali e della somma, che in ragione dei profili di colpa rinvenibili del rilevato motivo di inammissibilità, si stima equo liquidare in Euro 1000,00 in favore della Cassa delle ammende. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 alla Cassa delle ammende.