Il giusto processo non frena i poteri del giudice

Dalle sezioni unite le informative provvisorie in caso di inerzia di accusa e difesa può chiedere anche nuovi mezzi di prova ma le relazioni di servizio della pg restano fuori. Notifiche la dichiarazione di domicilio prevale sulla precedente elezione

Anche dopo la riforma del giusto processo il giudice del dibattimento può disporre l'acquisizione di nuovi mezzi di prova nonostante l'inerzia delle parti, ma non può acquisire al fascicolo del dibattimento la relazione di servizio redatta dalla polizia giudiziaria durante una verifica sul comportamento dell'imputato. Questa la soluzione data dalle Sezioni unite penali della Cassazione a due contrasti di giurisprudenza rimessi dalla sesta sezione penale con l'ordinanza 24747/06 leggibile tra i documenti allegati. In particolare, i termini della vicenda processuale emergono dall'informazione provvisoria n. 32 diffusa ieri nella quale sono presenti le due questioni, una risolta positivamente e l'altra negativamente. In pratica, gli ermellini hanno dato un'interpretazione estensiva all'articolo 507 del Codice di procedura penale il giudice si può sostituire all'inerzia delle parti, può, cioè acquisire delle prove che queste avrebbero potuto richiedere e non hanno richiesto. Al contrario, non può essere inserita nel fascicolo del dibattimento la relazione della polizia giudiziaria che verifica i comportamenti dell'imputato in questo caso l'assenza dal luogo degli arresti domiciliari. A sollevare le questioni è stato il pubblico ministero che, dopo l'apertura del dibattimento aveva chiesto al giudice che disponesse, d'ufficio, l'ascolto di due agenti di polizia, in qualità di testimoni. Questi, infatti, avevano redatto il verbale che lo stesso giudice non aveva voluto far inserire nel fascicolo. Se da un lato, quindi, la Cassazione gli ha dato torto ribadendo la censura verso l'inserimento del verbale dall'altro gli ha dato ragione il giudice doveva disporre l'ascolto dei testimoni. Solo con il deposito della sentenza, però, riusciremo a conoscere le motivazione e il ragionamento fatto dai Supremi giudici. Sempre nella seduta di ieri le Sezioni unite penali hanno risolto altre due contrasti procedurali, uno riguardante la notifica l'altro relativo all'appello incidentale della pubblica accusa. Informazione provvisoria n. 31 Questione esaminata. Se, in tema di notificazioni, la dichiarazione di domicilio prevalga su una precedente elezione di domicilio, non espressamente revocata. Soluzione adottata Affermativa. Informazione provvisoria n. 33 Questione esaminata. Se l'appello incidentale del pubblico ministero debba essere proposto entro i limiti dei capi o anche dei punti dedotti nei motivi dell'appello principale. Soluzione adottata L'appello incidentale può essere proposto entro i limiti dei punti dedotti nei motivi dell'appello principale, nonché di quelli logicamente connessi ai primi.

Cassazione - Sezione sesta penale up - ordinanza 13 giugno-18 luglio 2006, n. 24747 Presidente Di Virginio - Relatore Mannino Pg De Sandro - Ricorrente Pr. In proc. Greco In fatto e in diritto Antonio Greco è stato citato a giudizio davanti al Tribunale di Biella per rispondere dei reati previsti dall'articolo 385 Cp, commessi in Biella il 6, il 24, il 29 e il 31 maggio 2000. All'udienza fissata del 7 marzo 2005 si procedeva in contumacia dell'imputato. Preliminarmente il Pm sollecitava l'inserimento nel fascicolo per il dibattimento ai sensi dell'articolo 431 comma 1 lettera b Cpp, in quanto atti da considerarsi irripetibili, i verbali della polizia giudiziaria relativi alle imputazioni contestate, recante le rispettive date del 6, 24, 29 e 31 maggio 2000, chiedendo contestualmente l'esame dei verbalizzanti. La difesa si opponeva alla richiesta. Il Tribunale respingeva l'istanza del Pm, ritenendo che il contento delle annotazioni di polizia giudiziaria costituiva l'oggetto della prova che si sarebbe dovuta formare nel processo, in contraddittorio fra le parti. L'attività descritta nelle annotazioni di polizia giudiziaria è atto d'indagine utile al Pm per esercitare l'azione penale, potendo gli agenti di polizia giudiziaria riportare avanti al giudice e nel contraddittorio delle parti quanto da loro percepito in un determinato momento storico. Rigettata l'istanza, presentata dal Pm ai sensi dell'articolo 491 Cpp, il giudice dichiarava aperto il dibattimento e il Pm chiedeva che il Giudice, esercitando il potere conferitogli dall'articolo 507 Cpp, disponesse l'audizione in qualità di testimoni di agenti di polizia giudiziaria al fine di accertare i fatti di cui all'imputazione, non essendo stata depositata lista testimoniale, neppure oltre il termine di decadenza stabilito dall'articolo 555 Cpp. Il Giudice respingeva con ordinanza anche questa richiesta del Pm, ritenendo che la disposizione dell'articolo 507 Cpp non potesse diventare uno strumento per supplire alla negligenza di una parte, eludendo il termine di decadenza stabilito dall'art 555 Cpp per il rito collegiale, l'articolo 468 Cpp a difesa dell'imputato, il quale aveva il diritto, garantito nel processo davanti al giudice monocratico dagli articoli 549 o 468 comma 4 Cpp, di essere messo tempestivamente a conoscenza dei testimoni dell'accusa presentando elementi di fatto o provo testimoniali por contrastare quelle proposte dal Pm. Si procedeva, quindi. alla discussione finale, nella quale il Pm reiterava le sue richieste e, in ogni caso, chiedeva che l'imputato fosse assolto in applicazione dell'articolo 530 comma 2 Cpp la Difesa chiedeva l'assoluzione dell'imputato. Il Giudice pronunciava sentenza di assoluzione ai sensi del primo comma dell'articolo 530 Cpp, perché i fatti non sussistono, in quanto l'Accusa non aveva fornito alcuna prova della colpevolezza dell'imputato. Nella motivazione della sentenza il Giudice ribadiva di non poter utilizzare il potere di acquisizione ufficiosa di prove testimoniali indicate dalle parti al di fuori delle regole ordinarie di richiesta probatoria. Ricordava che casi analoghi a quello descritto erano già dati oggetto di decisioni della Sc di cassazione, che aveva adottato criteri interpretativi dell'articolo 507 Cpp oscillanti. Sentenze dei primi ami novanta Cassazione, Sezione sesta, 2522/92 12607/91 Sezione terza, 30/1991 avevano negato al giudice la possibilità di ammettere ex articolo 507 Cpp prove testimoniali senza che le parti avessero depositato la relativa lista. Era intervenuta Cassazione Su 11227/92, ric. Martin, enunciando il principio che nel nostro sistema non si potesse ritenere illegittimo il potere di integrazione probatoria del giudice, anche nel caso di totale inerzia delle parti, escludendo che il modello italiano corrispondesse a un astratto modello accusatorio, che non tenderebbe alla ricerca della verità, ma solo a una decisione correttamente presa in una contesa dialettica fra le parti, nel quale non è riconosciuto al giudice il potere di integrare le prove non richieste dalle parti. Tale orientamento - si osserva nella sentenza impugnata - non era stato condiviso da Cassazione, Sezione prima, 11805/95, che, riportandosi al principio formulato nelle sentenze del 1991 e il 1992, precisava che l'articolo 507 Cpp prevede il potere del giudice di integrazione e completamento della prova richiesta dalle parti ma non un illimitato potere di supplenza, che risulterebbe in contrasto con i principi ispiratori del nuovo processo penale. Sul punto - proseguiva la decisione in esame - era intervenuta anche la Corte costituzionale con la sentenza 11/93, che, confermando l'orientamento della Corte di cassazione a Su, aveva sostenuto la legittimità del potere integrativo del giudice, anche a titolo di supplenza e in totale carenza di iniziativa di parte, in quanto il tessuto normativo, soprattutto Costituzionale, non supportava il principio dispositivo in materia di prova nel momento in cui una delle parti fosse incorsa nella decadenza sancita dagli articoli 468 e 555 Cpp. Il Giudice rilevava tuttavia come fossero mutati i principi su cui poggia il processo penale, osservando che la scelta di campo fra processo accusatorio e processo inquisitorio, che secondo alcuni non era stata fatta con chiarezza m precedenza, oggi può dirai attuata dal legislatore costituzionale che nel marzo del 2001 ha modificato l'articolo 111 Costituzione, statuendo commi 2 e 5 che i processi si svolgono in contraddittorio fra le parti e in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e che la prova si forma nel contraddittorio delle parti. In conclusione - si affama nella sentenza impugnata - devo ritenersi mutato il tessuto normativo che diede luogo alla ricordata pronuncia della Corte costituzionale, per cui non era possibile ritenere che il giudice terzo in totale inerzia di parte proceda di propria iniziativa ad assumere prove non richieste, in violazione del principio del contraddittorio, sicché l'articolo 507 Cpp dev'essere di strettissima interpretazione e solo l'assoluta necessità può legittimare l'acquisizione probatoria nell'inerzia delle parti. Avverso la sentenza del Tribunale di Biella 230/05 con la quale ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Biella, chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi 1. erronea interpretazione dell'articolo 507 Cpp articolo 606 lettera b Cpp , ritenuto dal giudice come attributivo di un potere integrativo e non suppletivo e, di conseguenza, ha ritenuto inammissibile la richiesta del Pm di ammissione di prova testimoniale per omesso deposito della lista dei testi 2. erronea interpretazione dell'articolo 431 comma 1 lettera b Cpp articolo 606 comma 1 lettera b Cpp perché il giudice di primo grado ha rigettato la richiesta del Pm di acquisizione al fascicolo per il dibattimento delle annotazioni della Pg concernenti le violazioni commesse dall'imputato, ritenendole atti non irripetibili. Con riguardo al primo motivo il Pm ricorrente ribadisce, richiamando l'orientamento giurisprudenziale della Corte di cassazione e della Corte costituzionale già richiamato nella sentenza impugnata, che nel nostro sistema processuale il giudice, pur avendo carattere di terzietà, ha un residuale potere officioso di integrazione probatoria al fine di colmare le lacune create dalle parti e potrà rectius dovrà disporre l'assunzione di nuove prove, avendo come criterio direttivo e discretivo l'accertamento della verità e l'assoluta necessità di completamento delle acquisizioni probatorie, superando, se del caso, anche l'inerzia delle parti o facendo addirittura propria un'iniziativa delle stesse formalmente scorretta. E sulla base di questa premessa conclude che il Giudice di primo grado non solo avrebbe dovuto accogliere l'istanza di ammissione formulata ex articolo 507 dal Pm nell'udienza. dibattimentale, ma avrebbe altresì dovuto richiedere l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento del provvedimento di sottoposizione dell'imputato agli arresti domiciliari, costituisce il presupposto dei reati in contestazione. In ordine al secondo motivo il Pm parte dalla considerazione che il regime di utilizzazione processuale previsto dall'articolo 431 Cpp mira sostanzialmente a cristallizzare la documentazione di operazioni o accadimenti che sul piano contenutistico non possono essere rinnovati nella loro ontologica e materialistica essenza, per cui è necessario distinguere tra l'attività di apprensione e di constatazione degli avvenimenti, documentata nelle apposite forme, e la rinnovazione descrittiva del relativo contenuto, giacché mentre la prima esiste e si esaurisce nel momento stesso in cui viene compiuta, la seconda è sempre rinnovabile e dunque ripetibile, salvo che venga a mancare il suo autore. Di conseguenza l'atto di polizia giudiziaria a prescindere dalla forma, sia essa annotazione o verbale , con il quale gli agenti riportano l'accertamento eseguito presso l'abitazione dell'imputato sottoposto agli arresti domiciliari al fine di verificarne la su presenza in un preciso momento storico e la descrizione di una situazione di fatto destinata e mutare per effetto del comportamento umano, si pone come atto irripetibile, al pari di un atto di perquisizione o sequestro. Non si può infatti qualificare tale annotazione come un mero atto di informativa di reato ai sensi dell'articolo 347 Cpp perché contiene l'accertamento e la descrizione di una situazione di fatto suscettibile di modifica nel tempo ed ha quindi tutte le caratteristiche di un atto sostanzialmente irripetibile. Pertanto, conclude il Pm, le annotazioni della Pg concernenti le violazioni commesse dall'imputato andavano inserite nel fascicolo per il dibattimento e doveva esserne data lettura, a richiesta di parte o su iniziativa del giudice ex articolo 511 comma 1 Cpp, essendo utilizzabili come fonte di prova ai fini della decisione. Osserva il Collegio con riferimento alla censura dedotta col primo motivo di ricorso e allo relative questioni poste nella motivatone della sentenza impugnata come la giurisprudenza di legittimità sull'interpretazione dell'articolo 507 Cpp dopo il primo intervento della Corte regolatrice con la sentenza Su, 11227/92 ric. Martin si sia evoluta secondo interpretazioni diverse, che hanno dato luogo a orientamenti divergenti. La decisione citata stabiliva che il potere del giudice di disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova ai sensi dell'articolo 507 Cpp sussiste anche nel caso in cui non vi sia stata in precedenza alcuna acquisizione delle prove l'espressione terminata l'acquisizione delle prove indica il momento dell'istruzione dibattimentale in cui può avvenire l'ammissione delle nuove prove e non invece il presupposto per l'esercizio del potere del giudice , e può essere eserciatato anche con riferimento a quelle prove che le parti avrebbero potuto richiedere e non hanno richiesto per prova nuova deve intendersi la prova non disposta precedentemente e non invece la prova sopravvenuta o scoperta e all'ammissione deve seguire l'ammissione anche delle eventuali prove contrarie . La divergenza dei due orientamenti giurisprudenziali riguarda la concezione della natura del potere assegnato al giudice dall'articolo 507 Cpp, che secondo alcune decisioni Cassazione, Sezione quarta, 12276/05, ric. Cacciatori attribuisce al giudice un potere riequilibrante atto a supplire alle carenze probatorie delle parti, quando le stesse incidono in modo determinante sulla formazione del convincimento e sul risultato del giudizio mentre secondo altro Sezione prima, 8566/00, ric. Pg in proc. Fiderno l'intervento del giudice, ai sensi dell'articolo 507 Cpp, nel procedimento di formazione della prova può essere solo integrativo e sussidiario, non mai del tutto sostitutivo dei poteri propri delle parti. Conseguenza della prima impostazione è l'interpretazione Cassazione, Sezione quinta, 38674/05, ric. Pg in proc. Tiranti secondo cui, in tema di istruzione dibattimentale, il giudice ha l'obbligo, a pena di nullità della sentenza, di acquisire anche d'ufficio, in virtù dei poteri conferitigli, ex articolo 507 Cpp, i mezzi di prova indispensabili per la decisione, non essendo rimessa alla sua discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti ed il proscioglimento dell'imputato pertanto, il giudice ha l'obbligo di motivare specificamente in ordine al mancato esercizio dei poteri di integrazione probatoria, di cui all'articolo 507 suscitato, e l'assenza di una adeguata motivazione, censurabile in sede di legittimità, determina una violazione di legge dalla quale deriva la nullità della sentenza. Esempio della seconda impostazione è la decisione Cassazione, Sezione quinta, 15631/05, ric. Pg in proc. Canzi per cui in tema di istruzione dibattimentale, il potere del giudice di integrare, anche d'ufficio, l'assunzione di nuovi mezzi di prova presuppone, secondo il disposto dell'articolo 507 Cpp, che terminata l'acquisizione delle prove emerga l'assoluta necessità di assumere anche d'ufficio nuovi mezzi di prova. Ne consegue che, ricollegandosi l'iniziativa di integrazione probatoria del giudice alla sussistenza di un principio di supporto probatorio suscettibile dell'intervento integrativo, è esclusa dall'ambito di operatività della disciplina di cui all'articolo 507 Cpp l'ipotesi in cui vi sia assoluta mancanza di mezzi probatori di parte. Si ricollegano al primo orientamento Cassazione, Sezione sesta, 17651/03 ric. Morrone, nella quale si è ritenuto che il giudice può disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova ai sensi dell'articolo 507 Cpp anche quando non vi sia stata in precedenza alcuna acquisizione di prove, in quanto l'espressione terminata l'acquisizione dlele prove sta ad indicare il momento processuale in cui il giudice può esercitare i propri poteri istruttori e non un presupposto per tale esercizio Cassazione, Sezione quinta, 36642/05, ric. Pm in proc. Di Carlantonio, che ha dichiarato illegittima la decisione con cui il giudice di pace - rilevata l'omessa indicazione della persona offesa nella citazione a giudizio disposta dalla polizia giudiziaria e ritenutane l'assimilabilità a carenza del quadro probatorio - pronunci sentenza di assoluzione, ex articolo 530 comma 2 Cpp, dopo avere rigettato la richiesta di esercitare i poteri di integrazione probatoria di cui all'articolo 507 Cpp, considerato che tali poteri possono essere esercitati anche nel caso in cui non via sia stata alcuna acquisizione delle prove e riguardare anche le prove che le parti avrebbero potuto chiedere e non hanno richiesto. Ne consegue che il giudice può disattendere la richiesta sollecitatoria dei poteri di cui all'articolo 507 solo motivando l'insussistenza dell'assoluta necessità della prova ai fini della decisione Cassazione, Sezione quinta, 23436/01, ric. Pm in proc. Tomasella, secondo la quale il potere del giudice di disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, previsto dall'articolo 507 Cpp, deve essere esercitato, a pena di nullità della sentenza, anche con riferimento ai testimoni del Pm, preventivamente ammessi e non citati per l'inerzia della parte, attesto che, tale potere-dovere non ha carattere eccezionale ma è ampio ed ha natura suppletiva Cassazione 11264/99, rc. Vitanza, per cui la rinuncia ad un teste formulata dalla parte che ne aveva richiesto l'ammissione è immediatamente operante, sicché l'unica possibilità di assumere il mezzo istruttorio rinunciato è datata dall'esercizio dei poteri officiosi di integrazione probatoria riservati al giudice ai sensi dell'articolo 507 Cpp in applicazione del tale principio la Corte ha rigettato il ricorso con il quale si deduceva la violazione del diritto alla prova per avere il giudice di merito omesso - senza il consenso della difesa - di assumere la prova testimoniale alla quale il Pm aveva rinunciato in dibattimento Cassazione, Sezione terza, 5747/97, ric. Pm in proc. Fani, per cui il giudice ha l'obbligo di ricorrere al potere che l'articolo 507 Cpp gli conferisce in ordine all'acquisizione anche d'ufficio di mezzi di prova quando ciò sia indispensabile per decidere, non essendo rimessa alla sua mera discrezionalità la scelta tra disporre i necessari accertamenti e prosciogliere l'imputato. Inoltre il giudice ha un obbligo specifico di motivazione in ordine al mancato esercizio di tale potere-dovere e perciò la mancanza di una adeguata giustificazione della propria condotta determina un vizio di motivazione lesivo della legge dal quale discende la nullità della sentenza e la necessità del rinvio al giudice di merito per un nuovo giudizio nell'affermare il principio di cui in massima la corte ha annullato con rinvio la sentenza con la quale il pretore aveva prosciolto l'imputato invece di ricorrere al potere di integrazione per verificare, ai fini della valutazione dell'utilizzabilità della prova, se erano stati rispettati i diritti di difesa, avendo il Pm omesso di produrre di propria iniziativa la prova dell'avvenuto avviso Sezione terza, 2542/97, ric. Volpe , per cui nel nostro sistema processuale, pur avendo l'organo decidente carattere di terzietà, ha un residuale potere officioso di integrazione probatoria al fine di colmare le lacune lasciate dalle emergenze acquisite su impulso delle parti, invero il giudice, ex articolo 507 Cpp, può disporre nuove prove, avendo come criterio direttivo e discretivo l'assoluta necessità di completamento delle acquisizioni emerse nell'istruzione dibattimentale in tale modo il giudice supera l'inerzia delle parti o può far propria un'iniziativa delle stesse formalmente scorretta. Pertanto, il mancato adempimento dell'onere di formulare la richiesta dei mezzi di prova nei modi e nei termini di legge non comporta l'impossibilità assoluta della loro assunzione, ma fa sì che la parte sia esposta alla decisione discrezionale del giudice. Si rapportano al secondo orientamento Cassazione, Sezione prima, 8566/00 ric. Pg in proc. Fiderno, secondo la quale l'intervento del giudice, ai sensi dell'articolo 507 Cpp, nel procedimento di formazione della prova può essere solo integrativo e sussidiario, non mai del tutto sostitutivo dei poteri propri delle parti nella specie, in applicazione di tale principio, la Sc ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pm il quale si doleva dell'assoluzione dell'imputato dall'addebito di omessa custodia di arma, per non avere il giudice - a fronte di un capo d'imputazione formulato in modo generico. disposto d'ufficio l'individuazione e la citazione di testi i quali potessero chiarire quale specifica condotta negligente fosse ascrivibile all'imputato medesimo Cassazione, Sezione terza, 1235/96, ric. Pm in proc. Adragna , per cui l'articolo 507 Cpp conferisce al giudice un potere e non un dovere di integrazione probatoria. Se esso fosse configurato come un dovere ne risulterebbe stravolto lo stesso carattere accusatorio che la legge delega 81/1987 ha voluto fosse conferito al nuovo Cpp. Non solo perciò non è censura bile in cassazione la valutazione della prova fatta in dibattimento sul presupposto della mancata assunzione di una integrazione probatoria di ufficio. ma nessuna sanzione processuale è stabilita e potrebbe essere prevista, né in via generale né in via specifica, per il mancato esercizio del potere conferito dall'articolo 507 Cpp Cassazione, Sezione prima, 11805/95, ric. Di Lena , secondo cui, poiché le regole che disciplinano l'ammissione e l'assunzione delle prove sono disponibili dalle parti, quella a cui favore la regola è posta può rinunciare alla sua osservanza, anche tacitamente, mediante un comportamento chiaramente dimostrativo della volontà di rinuncia. Ne consegue che, in tal caso, la parte medesima non può dolersi della mancata osservanza della regola stessa e del mancato intervento di ufficio da parte del giudice ai sensi dell'articolo 507 Cpp ed invero detto articolo prevede il potere del giudice di integrazione e completamento della prova richiesta dalle parti ma non un illimitato potere di supplenza che risulterebbe in contrasto con i principi ispiratori del nuovo processo penale. Il contrasto di giurisprudenziale registrato appare rilevante per la decisione della causa in esame, considerando che sia nella decisioni ordinatorie che in quella finale il Giudice si è uniformato al secondo dei due orientamenti sopra indicati, rioonducendolo peraltro alla riforma costituzionale del giusto processo e alla statuizione dell'articolo 111 Costituzione - che, a suo avviso, avrebbe attuato definitiva. mente la scelta tra processo inquisitorio e processo accusatorio, in favore di quest'ultimo - e ritenendo di conseguenza di strettissima lettura la norma dell'articolo 507 Cpp. Ed ha di conseguenza assolto l'imputato dai reati ascrittigli ai sensi dell'articolo 530 comma 1 Cpp perché i fatti non sussistono. Riguardo alla questione dedotta col secondo motivo il contrasto giurisprudenziale appare evidente. Cassazione, Sezione seconda, 2353/05, ric. Ara ed altri, ha ritenuto che le relazioni di servizio, che riproducono l'attività di constatazione ed osservazione effettuata dalla polizia giudizi aria in relazione a fatti e persone in situazioni soggette a mutamento, come tali non più riproducibili, costituiscono atti irripetibili, con la conseguenza che, essendo legittimo il loro inserimento nel fascicolo per il dibattimento, possono essere valutate dal giudice come fonte di prova nell'affermare tale principio, la Corte ha osservato che la relazione di servizio, nella specie corredata da talune fotografie, in quanto descrittiva di fatti oggetto di percezione diretta, non si differenzia da quelle attività, quali, perquisizioni, sequestri ed ispezioni, che, pur potendo essere oggetto di testimonianza, sono pacificamente incluse nel novero degli atti irripetibili . Massime precedenti conformi n 7263/93 Rv. 194829, 4095/7 Rv. 207827, 10145/97 Rv. 208736, 4132/98 Rv. 210691, 8860/00 Rv. 216551, 27235/02 Rv. 221810, 42802/02 Rv. 223073, 4178/04 Rv. 229987, 28930/04 Rv. 229494, 33893/04 Rv. 229558. Massime precedenti difformi n. 37286/02 Rv. 222537, 30122/03 Rv. 225493, 33032/03 Rv. 225150, 39230/04 Rv. 230375. Massime precedenti Vedi n. 5366/97 Rv. 207816, 7253/99 Rv. 213706. Massime precedenti conformi Su n. 4/1999 Rv. 212758. Al contrario, secondo Cassazione, Sezione prima, 38307/05, ric. Ventaloro, in tema di formazione del fascicolo per il dibattimento, con riferimento ai verbali degli atti compiuti dalla polizia giudiziaria e non ripetibili, tale non può ritenersi la relazione di servizio che si limiti ad effettuare una mera constatazione e ad acquisire una notizia di reato nella fattispecie la Corte ha ritenuto, in applicazione del principio, non acquisibile al fascicolo la relazione di servizio attestante l'assenza da casa, ad una certa ora, del sottoposto a sorveglianza speciale . Massime precedenti conformi n. 5366/97 Rv.207816, 37286/02 Rv. 222537, 14664/05 Rv. 231328. Massime precedenti difformi 7263/93 Rv. 194829, 8860/02 Rv. 216551, 42802/02 Rv. 223073, 2353/05 Rv. 230618, 39995/05 Rv. 232380. Massime precedenti Vedi 4178/03 Rv. 229987, 33893/04 Rv. 229558, 39230/04 Rv. 230375. Massime precedenti difformi, Su 4/1998 Rv. 212758. Nello stesso senso ha deciso Cassazione. Sezione prima, 14664/05, ric. Palermo, ritenendo che la relazione di servizio che attesti che il sottoposto alla sorveglianza speciale non si trovava in casa ad una determinata ora costituisce una mera constatazione e acquisizione della notizia di reato e pertanto non può essere considerata atto irripetibile e come tale acquisibile al fascicolo dibattimentale. Massime precedenti Vedi n. 42802/00 Rv. 223073, 32505/04 Rv. 229155, 39230/04 Rv. 230375, 2353/05 Rv. 230618. Anche questo contrasto di giurisprudenza appare rilevante al fine della decisione del ricorso in esame considerando che il Giudicante, uniformandosi al secondo orientamento, ha ritenuto che la relazione di servizio non dovesse essere inserita nel fascicolo per il dibattimento. La rilevanza del contrasto è resa evidente dalla constatazione che le decisioni richiamate si riferiscono a casi del tutto analoghi a quello deciso con la sentenza impugnata. Pertanto sotto entrambi i profili delineati dal Pm nei motivi d'impugnazione, il ricorso deve essere rimesso d'ufficio alle Su della Corte di cassazione per la risoluzione dei contrasti giurisprudenziali rilevati. PQM La Corte dispone la trasmissione degli atti alle Su di questa Corte.