Presenta una fotocopia contraffatta per partecipare a un appalto, ma il documento doveva essere originale: gara turbata?

Essendo il tentativo un reato prevalentemente di pericolo, l’idoneità deve essere considerata in astratto, prescindendo dalle condizioni che, in concreto, ostacolano la realizzazione dell’evento.

Con la sentenza n. 118, depositata il 3 gennaio 2013, la Corte di Cassazione ha annullato parzialmente la sentenza d’appello. La radiografia finanziaria viene taroccata. Una società vuole vincere a tutti i costi una gara d’appalto per la fornitura di apparecchiature per radioterapia e del relativo servizio. Ma non ha i requisiti economici e finanziari per partecipare. Il legale rappresentante, all’atto di iscrizione alla gara presenta una copia, apparentemente autentica, di una dichiarazione rilasciata dalla banca. In realtà la fotocopia è contraffatta, in modo tale da rispecchiare le caratteristiche richieste dal bando. Con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà diretta alla Asl, attesta falsamente che la società possiede la necessaria capacità economica e finanziaria. La condanna. Il rappresentante della società viene condannato per tentato turbamento alla libertà degli incanti, ex artt. 56 e 353 c.p., per la falsa documentazione per la dichiarazione di circostanze false alla Asl viene inoltre condannato per falsità ideologica in atto pubblico, ex art. 483, con l’aggravante di aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro, prevista dall’art. 61, comma 2, c.p C’è il tentativo? E il collegamento? Con ricorso in Cassazione, l’imputato chiede l’annullamento della decisione. Il primo reato non sussisterebbe perché per partecipare alla gara era necessario esibire la documentazione originale. Non sarebbe quindi possibile integrare il tentativo di turbativa con la presentazione di una copia, anche se contraffatta. Essendo il reato di falsità ideologica collegato al primo, dovrebbe essere anche questo ritenuto insussistente. Il falso ideologico è un reato autonomo. Per quanto riguarda il secondo reato, la Corte rileva che la falsa attestazione resa in dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà integra gli estremi del delitto contestato, che è un autonomo reato, del tutto distinto, per oggettività giuridica e per modalità di esplicazione della condotta , da quello di turbativa. Come va valutato il tentativo? Per quanto riguarda la configurazione del tentativo di turbativa,la Cassazione richiama alcuni suoi precedenti. Perché degli atti siano giudicati idonei per configurare la punibilità del tentativo, è necessario operare un giudizio ex ante ed in concreto, in modo da determinare la reale adeguatezza causale della condotta e l’attitudine a creare una situazione di pericolo attuale e concreto di lesione del bene protetto . In particolare, per le condotte fraudolente inerenti un procedimento amministrativo, è necessario che l’azione sia oggettivamente idonea ad attivare l’iter procedimentale volto a conseguire l’indebito vantaggio patrimoniale . Un altro indirizzo ritiene sufficiente l’idoneità in astratto, prescindendo dalle condizioni che, in concreto, ostacolano la realizzazione dell’evento . La presentazione di una copia falsa, se è richiesto il documento originale, non può configurare un tentativo di turbativa. Nel caso specifico, la Corte ritiene che, in ogni caso, non possa ravvisarsi il requisito di idoneità degli atti. L’imputato non ha mentito circa l’originalità dell’atto. Ha mentito circa la sua autenticità. Per accedere alla gara, era necessario presentare la documentazione originale. Anche se la fotocopia non avesse contenuto alcuna alterazione, la domanda sarebbe stata comunque destinata ad un esito negativo, in quanto non corredata da dichiarazione bancaria in originale. La condotta si presenta quindi come inidonea ad arrecare una effettiva ed apprezzabile turbativa alla gara . La Corte, in relazione alla condanna per il tentativo di turbativa, annulla senza rinvio.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 2 ottobre 2012 3 gennaio 2013, n. 118 Presidente Agrò Relatore Di Salvo Ritenuto in fatto 1. P.A.E. ricorre per cassazione, tramite il difensore, avverso la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta in data 31-1-2012, con la quale è stata confermata la sentenza di primo grado, emessa, in data 13-11-2009,dal Tribunale di Caltanissetta, in ordine A al delitto di cui agli artt. 56 e 353 cp perché, nella sua qualità di legale rappresentante della società P.E.C., con mezzi fraudolenti, consistiti nell'affermare falsamente di possedere la necessaria capacità economica e finanziaria, in dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, corredata della copia autentica di una dichiarazione apparentemente rilasciata dalla Banca di Credito Cooperativo G.Toniolo di OMISSIS ma ottenuta, in realtà, riproducendo in copia fotostatica altra dichiarazione precedentemente emessa, cui apponeva una data diversa e successiva rispetto a quella originariamente impressa, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a turbare la gara di appalto per la fornitura di apparecchiature per radioterapia e per la realizzazione del servizio di radioterapia indetta dall'Asl n. X di Caltanissetta B al delitto di cui agli artt. 483 e 61 n 2 cp perché, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede, con dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, ai sensi dell'art. 47 DPR 445/2000, diretta alla Asl n. X di Caltanissetta, al fine di consentire alla PEC di ottenere l'ammissione alla gara di appalto sub A , attestava falsamente di possedere la necessaria capacità economica e finanziaria, che costituiva requisito di ammissione alla gara. Reati entrambi commessi in OMISSIS . 2. Il ricorrente deduce, con il primo motivo, violazione dell'art. 606 lett. B , C ed E cpp, in relazione alla configurabilità, nel caso in disamina, del reato di tentata turbativa d'asta, tenuto conto del disposto dell'art. 13 d.lg. 358/92, modificato dall'art. 11 d.lg. 402/98. La normativa in disamina richiede infatti che la dichiarazione bancaria concernente la capacità economica e finanziaria dell'impresa debba essere prodotta in originale. La condotta posta in essere dal P. e consistente nell'inserimento di una fotocopia avrebbe comportato di per sé la decadenza dalla possibilità di partecipare alla gara, come è stato chiarito da una teste, dipendente della ASL n. X di Caltanissetta. 2.1. Il secondo motivo investe invece il capo B , in relazione al reato di cui all'art. 483 cp. La dichiarazione sostitutiva costituiva null'altro che uno dei mezzi fraudolenti già contestati al capo A .Non è dunque ravvisabile nessuna ipotesi autonoma di reato. 2.2. Con l'ultimo motivo si censura il diniego di concessione delle circostanze attenuanti generiche in via prevalente sulla contestata aggravante. Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata. Considerato in diritto 3. Il primo motivo di ricorso è fondato. Ci si trova infatti di fronte, nel caso in disamina, ad un tentativo inidoneo. Come è noto, il concetto di idoneità, unanimemente considerato di natura oggettiva, esprime l'attitudine offensiva nei confronti del bene tutelato, comportando a priori l'espunzione dall'area della punibilità di quei comportamenti privi di una significativa potenzialità lesiva dell'interesse protetto. Esso viene concepito dalla giurisprudenza come capacità potenziale e cioè attitudine degli atti compiuti a causare o a favorire la realizzazione dell'evento preso di mira. La valutazione di questo requisito non può che essere operata ex ante, in base ad un giudizio di prognosi postuma, avendo riguardo alle circostanze esistenti nel momento iniziale in cui vengono posti in essere gli atti Cass. Sez. 113-6-78 n. 12325, Giust. Pen. II, 161 Sez. 13-11-88 n. 17787, Riv. Pen. 1990, 891 Cass. Sez. 113-4-95 n. 7317, Cass. pen 1996, 2564 . Dunque l'idoneità degli atti, richiesta per la punibilità del tentativo, deve essere valutata con giudizio ex ante ed in concreto, in modo da determinare la reale adeguatezza causale della condotta e l'attitudine a creare una situazione di pericolo attuale e concreto di lesione del bene protetto Cass. Sez. 12-10-97, Rep. Foro it., 1998,2057 . Per quanto attiene alle condotte fraudolente che, come nel caso in disamina, ineriscono ad un procedimento amministrativo, è necessario che l'azione sia oggettivamente idonea ad attivare l'iter procedimentale volto a conseguire l'indebito vantaggio patrimoniale Cass., Sez. II 13-5-2003, n. 40343, rv n. 227 363 . Non mancano però pronunce nelle quali si afferma che il giudizio ex ante deve avere ad oggetto l'idoneità in astratto. Infatti, secondo quest'opzione ermeneutica, che si inserisce nel solco di un diffuso indirizzo interpretativo in tema di reato impossibile, ex art. 49 co 2 cp, essendo il tentativo un reato prevalentemente di pericolo, l'idoneità deve essere considerata in astratto, prescindendo dalle condizioni che, in concreto, ostacolano la realizzazione dell'evento Cass., Sez. II, 4-12-78 n. 2929, Cass. pen. 1980, 1025 Cass. Sez. V, 29-1-71, n. 145, rv n. 117914 . Si è quindi affermato, in quest'ottica, che l'inidoneità dei mezzi e dell'azione deve essere assoluta, intrinseca e originaria, connessa ad inefficienza strutturale e indipendente da ogni fattore estrinseco o circostanza imprevista che abbia impedito la realizzazione dell'evento Cass. Sez. II 22-9-05 n. 36295, rv 232529 Cass. Sez. I, 16-1-1984, n. 5015, rv 164522 . Quale che sia l'opzione interpretativa alla quale si voglia accedere, nel caso sub iudice non può ravvisarsi il requisito dell'idoneità degli atti. È infatti incontroverso che l'imputato abbia presentato la fotocopia alterata - di una dichiarazione rilasciata dalla Banca di Credito Cooperativo G.Toniolo di OMISSIS , esibendola come regolare fotocopia di un documento autentico. Dunque il P. non ha presentato un documento che si proponesse come un originale. Ne deriva che la documentazione depositata era inficiata, a prescindere dalla falsità materiale della fotocopia,da un palese profilo di irregolarità, inerente alla presentazione di un documento in fotocopia anziché in originale. Ragion per cui, quand'anche la fotocopia non fosse stata affetta da alcuna alterazione, la domanda sarebbe stata comunque destinata ad un esito negativo, in quanto non corredata da dichiarazione bancaria attestante la necessaria capacità economica e finanziaria dell'impresa facente capo all'imputato, in originale. Trattasi dunque di una condotta inidonea ad arrecare una effettiva ed apprezzabile turbativa alla gara. Né può considerarsi valida la motivazione del giudice di merito, che ha valorizzato in senso contrario le dichiarazioni della funzionaria dell'Amministrazione, escussa come teste, la quale ha dichiarato di aver considerato corretta da un punto di vista formale la dichiarazione e di avere richiesto l'esibizione dell'originale in quanto si trattava di un appalto impegnativo sotto il profilo economico. Da tale affermazione, che riflette null'altro che l'opinione personale della testimone, smentita dal concreto operare dell'organo procedente, che, lungi dal ritenere sufficiente la fotocopia, ha richiesto l'originale, non può infatti in alcun modo inferirsi l'idoneità del documento a supportare la domanda, dipendendo essa da un profilo di diritto e non dall'opinione di un dipendente. Non può quindi ritenersi che la documentazione presentata fosse idonea a dar luogo all'ulteriore corso della procedura amministrativa e ad integrare così gli estremi della turbativa alla gara, in cui si concreta il delitto di cui all'art. 353 cp. 4. Il secondo motivo di ricorso è invece infondato. La falsa attestazione resa in dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà integra gli estremi del delitto contestato, che è un autonomo reato,del tutto distinto, per oggettività giuridica e per modalità di esplicazione della condotta, da quello di cui agli artt. 56 e 353 cp, che abbiamo peraltro visto non sussistere, nel caso in disamina. 5. Nemmeno l'ultimo motivo di ricorso può trovare accoglimento. Le determinazioni del giudice di merito in ordine alla concessione delle circostanze attenuanti generiche e al giudizio di valenza sono infatti insindacabili in cassazione ove siano sorrette da motivazione congrua, esente da vizi logico-giuridici ed idonea a dar conto delle ragioni del decisum. Nel caso di specie, la motivazione del giudice d'appello è senz'altro da ritenersi adeguata, avendo la Corte territoriale fatto riferimento alla gravità della condotta e alla pluralità di precedenti penali da cui è gravato l'imputato. 6. La sentenza impugnata va dunque annullata senza rinvio limitatamente al capo A , perché il fatto non sussiste, e il relativo aumento di pena, quantificato già dal giudice di primo grado in mesi due di reclusione, va eliminato. Il ricorso va invece rigettato nel resto. P.Q.M. Annulla senza rinvio l'impugnata sentenza limitatamente al reato di cui al capo a dell'imputazione perché il fatto non sussiste ed elimina la relativa pena di mesi due di reclusione. rigetta nel resto il ricorso.