Sulla soppressione (legittima) dell'imposta di successione

di Salvatore Albanese

di Salvatore Albanese Premessa La decisione in epigrafe della Consulta si distingue, nell'affrontare la novità e complessità della questione sollevata dalla Commissione tributaria regionale della Puglia, per il pregio della chiarezza su un tema estremamente attuale, tanto sotto il profilo prettamente costituzionalistico quanto, soprattutto, sotto quello politico. La conclusione a cui sono pervenuti i giudici costituzionali non può non essere condivisa e non merita critiche. Infatti, la Corte, non si lava le mani rispetto ad un quesito così complesso sollevato dal giudice rimettente relativo all'istituto della successione. La stessa Corte costituzionale, infatti, pur dichiarando la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, implicitamente, statuisce la legittima soppressione dell'imposta di successione, solamente, per le successioni aperte dal 25 ottobre 2001. Un'ordinanza di manifesta inammissibilità non può assomigliare, nella forma e nell'esposizione dei motivi, a una sentenza di merito, e quel che occorre è che risultano ben chiare le ragioni del giudice decidente e che tali ragioni risultino convincenti. Nella fattispecie le ragioni che costituiscono il fondamento dell'ordinanza sono chiare e, come già detto, meritano di essere pienamente condivise. La vicenda Il quesito contenuto nell'ordinanza di rimessione dell'11 dicembre 2003 della Commissione tributaria regionale della Puglia, relativo alla questione di legittimità costituzionale, fa riferimento all'articolo 17 comma 3 della legge 383/01 1 correlato con l'articolo 13, comma 1, della stessa legge soppressione dell'imposta sulle successioni e donazioni in quanto non prevede, nella regolamentazione transitoria della suddetta legge in rapporto a quelle previgenti sulla stessa materia, ex articolo 17, sopra citato, l'espressa abrogazione, da parte del legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi, delle disposizioni vigenti e contenute nel D.Lgs 346/90 e successive modificazioni legge 342/00 , ove siano incompatibili con quelle contenute nella legge 383/01. Dalle argomentazioni sopra riportate scaturiscono, a parere della Commissione tributaria regionale della Puglia, delle violazioni sia al principio di ragionevolezza, sia a quelli generali dell'ordinamento dello Stato, relativi al legittimo affidamento nella certezza e nella sicurezza giuridica del diritto, nonché degli articoli 3 e 53 della Costituzione. Per le ragioni esposte, secondo il giudice rimettente, il legislatore, con il suddetto impianto normativo, ha causato, sicuramente, contro la sua stessa volontà, interpretazioni, incertezze e dubbie soluzioni in ordine ai limiti della sopravvivenza del D.Lgs 346/90, per quanto concerne le situazioni relative alla stessa imposta soppressa, ancora in pendenza di contenzioso, stante l'apertura della successione in data anteriore alla legge abrogata come nel caso di specie. Stando all'ordinanza del giudice rimettente, le norme esaminate e fin qui criticate, che non risolvono la suddetta espressa abrogazione retroattiva delle previgenti disposizioni incompatibili in materia di imposte sulle successioni e donazioni, violano come sopra accennato - il principio di ragionevolezza ben noto come elemento limite dei poteri e della discrezionalità del legislatore, specie in materia tributaria, come più volte stabilito da questa ecc.ma Corte . - quello dell'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica, come elemento essenziale dello Stato di diritto Corte costituzionale 525/00 cit . - ed ancora il principio di eguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione per la disparità di trattamento tra i contribuenti per i quali la successione è stata aperta in epoca anteriore all'entrata in vigore della legge 383/01 e quelli per i quali detta successione è avvenuta posteriormente, pur trattandosi di situazioni analoghe. Una volta che l'imposta de qua era stata soppressa per le ragioni negative già indicate e lo stesso legislatore aveva - anche se nel modo già precisato - palesato nell'articolo 17 già citato, il suo intendimento di regolamentazione transitoria con eliminazione di tutte le disposizioni incompatibili con la nuova normativa. - Infine, può ritenersi violato anche l'articolo 53 della Costituzione, tenuto conto di quanto evidenziato dal difensore dei contribuenti nelle sue memorie difensive, secondo cui, la pretesa dell'Amministrazione Finanziaria alla liquidazione di un'imposta ad oggi abrogata espressamente dalla legge 383/01 può considerarsi carente del requisito della attualità, collegato alla capacità contributiva, indispensabile secondo dottrina e giurisprudenza in tema. Se questa è, dunque, la ricostruzione del tessuto ordinamentale in esame sul piano generale si tratta ora di verificare come il giudice delle leggi, ha affrontato la questione in esame. I motivi contenuti nell'ordinanza della consulta Il giudice delle leggi pur ritenendo legittima la soppressione dell'imposta solamente per quelle aperte dal 25 ottobre 2001 ha ritenuto che la questione sollevata è manifestamente inammissibile per diversi e concorrenti profili 1 prima facie, la questione è inammissibile perché il giudice a quo, nel richiedere alla Corte una pronuncia additiva ad effetti abrogativi e retroattivi, prospetta un petitum generico, avendo omesso di precisare quali siano le norme previdenti che dovrebbero essere espressamente e retroattivamente abrogate in ragione della loro incompatibilità con quelli vigenti ove siano incompatibili , come testualmente si esprime detto giudice 2 sotto un secondo profilo, la questione è inammissibile perché la Commissione tributaria regionale esige, altrettanto genericamente, che l'invocata abrogazione retroattiva di norme previdenti sia inserita in una regolamentazione transitoria e, quindi, che operi tramite la sostituzione delle norme previdenti con altre di imprecisato contenuto 3 sotto un terzo profilo, la questione è inammissibile perché il rimettente lascia irrisolta l'alternativa, da lui stesso posta, se l'indicata abrogazione retroattiva debba essere prevista direttamente dalla legge 383/01 oppure se debba costituire un mero criterio direttivo da attuarsi ad opera del legislatore delegato abrogazione, da parte dello stesso legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi , come si legge nell'ordinanza di rimessione . Conclusioni Da quanto emerge nella ordinanza, la Consulta non ha posto in dubbio la possibilità di contestare la legittimità costituzionale del cosiddetto diritto vivente, inteso come applicazione concreta della legge, secondo le interpretazioni giurisprudenziali ma oggetto di censura, da parte della Corte Costituzionale, è il modo con cui è stata sollevata la questione. Non a caso il petitum del rimettente comporta una pluralità di soluzioni in ordine al possibile contenuto della richiesta pronuncia additiva, nessuna delle quali appare costituzionalmente vincolata e la cui scelta è pertanto rimessa alla discrezionalità del legislatore . Stante il quesito così posto era inevitabile la mancanza di una pronuncia interpretativa da parte della Corte Costituzionale. Va opportunatamente rilevato, peraltro, che il legislatore nell'abolire l'imposta di successione non ha provocato dei vuoti normativi perché se così fosse la stessa normativa non potrebbe essere applicata. Al riguardo, va precisato che la Corte costituzionale nelle cosiddette sentenze additive dichiara l'illegittimità di una norma nella parte in cui non prevede che , aggiungendo quindi qualcosa all'originario testo normativo. Ciò che risulta costituzionalmente scorretto, in questi casi, non è una previsione negativa contenuta nella legge, giacché la legge tace, ma proprio in questo silenzio, nell'omissione del legislatore, sta l'incostituzionalità in conseguenza della dichiarazione di incostituzionalità si ragiona come se la norma mancante venisse ad esistenza 2 Nel caso in questione è da escludere che il legislatore abbia taciuto. E, quindi, non v'è la possibilità da parte della Consulta di trasformare la norma con conseguente produzione di vuoti normativi che il parlamento dovrebbe poi colmare. Nel caso di specie ci troviamo in scelte di merito fatte dal legislatore e, quindi, non è consentito, nel controllo di costituzionalità, valutare il merito delle scelte discrezionali del legislatore che in materia di successione di leggi, lo stesso legislatore ha ampia discrezionalità di modulare nel tempo la disciplina introdotta. Va da sé che il limite delle sentenze additive viene normalmente desunto dal principio secondo il quale sono alla Corte inibiti ogni valutazione di natura politica ed ogni sindacato sul potere discrezionale del Parlamento , sicché la Corte può emettere tali sentenze solo laddove la soluzione sia imposta dalla logica dell'ordinamento giuridico. 1 Va osservato che l'abrogazione della legge n. 383/2001 aveva, comunque, determinato notevoli problemi interpretativi, solo parzialmente risolti dalla circolare n. 91F, del 18.10.2001 dell'Agenzia delle Entrate, nonché gravi problemi di coordinamento tra la nuova e la previdente disciplina in materia D.Lgs. 31.10.1990, numero Testo Unico dell'imposta sulle successioni e sulle donazioni e la legge 21 novembre 2000 n. 342. articoli 68 e segg. Norme in materia di imposta sulle successioni e sulle donazioni . 2 Zagrebelsky. La giustizia costituzionale, Bologna, 1988, 298. 3 Pertici, Le sentenze manipolative , in Foro it., 1998, V, 151 ss . ?? ?? ?? ?? 2

Corte costituzionale - ordinanza 9-13 gennaio 2006, n. 9 Presidente Bile - Relatore Gallo Ritenuto Che, nel corso di quattro giudizi di appello riuniti, aventi ad oggetto altrettante sentenze di primo grado emesse a séguito dell'impugnazione proposta dagli eredi di Marcello Greco avverso due avvisi di liquidazione dell'imposta relativa alla successione di quest'ultimo, la Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, con ordinanza datata 16 settembre 2003 e depositata l'11 dicembre dello stesso anno, ha sollevato - in riferimento al principio di legittimo affidamento nella certezza e sicurezza giuridica del diritto ed agli articoli 3 e 53 della Costituzione - questione di legittimità costituzionale degli articoli 13, comma 1, e 17, comma 3, della legge 383/01 Primi interventi per il rilancio dell'economia che la Commissione tributaria regionale preliminarmente rileva che alla fattispecie sottoposta al suo esame, relativa ad una successione aperta nel 1989, è applicabile ratione temporis la normativa sulle imposte di successione di cui al D.Lgs 346/90 Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni , vigente anteriormente alla legge 383/01, perché questa legge - in forza del combinato disposto degli articoli 13, comma 1, e 17, comma 1 - ha previsto la soppressione di detto tributo soltanto per le successioni aperte a decorrere dal 25 ottobre 2001 che il giudice rimettente, sulla base di tale premessa, denuncia l'illegittimità costituzionale delle indicate disposizioni della legge 383/01, in quanto queste - nello stabilire la soppressione dell'imposta sulle successioni e donazioni comma 1 dell'articolo 13 e nel delegare al Governo l'adozione, entro un anno e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, di uno o più decreti legislativi, aventi il fine di coordinare le altre norme fiscali con la nuova disciplina del tributo e di abrogare espressamente tutte le disposizioni di legge incompatibili comma 1 dell'articolo 17 - non prevedono, nella regolamentazione transitoria della stessa legge in rapporto a quelle previgenti sulla stessa materia [ ], l'espressa abrogazione, da parte dello stesso legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi, delle disposizioni vigenti e contenute nel D.Lgs 346/90 e succ. mod. legge 342/00 , ove siano incompatibili con quelle contenute nella legge n. 383/2001 , con effetto sulle situazioni ancora pendenti che per il giudice a quo, in particolare, le disposizioni censurate, in quanto non stabiliscono la suddetta espressa abrogazione retroattiva delle previgenti disposizioni incompatibili , in materia di imposta sulle successioni e donazioni, violerebbero a il principio di legittimo affidamento nella certezza e sicurezza giuridica del diritto , perché provocherebbero notevoli incertezze e perplessità, a livello ermeneutico , anche per la mancata emanazione [ ] da parte del Governo dei decreti legislativi previsti dal comma 3 dell'articolo 17 della legge 383/01 b l'articolo 3 della Costituzione, sia perché si porrebbero irragionevolmente in contrasto con l'intendimento espresso dallo stesso legislatore, nel citato comma 3, di predisporre una regolamentazione transitoria con eliminazione di tutte le disposizioni incompatibili con la nuova normativa , sia perché introdurrebbero una ingiustificata disparità di trattamento fiscale tra le successioni per causa di morte aperte anteriormente al 25 ottobre 2001 soggette ad imposta e quelle aperte a decorrere da tale data non soggette ad imposta c l'articolo 53 della Costituzione, perché, in riferimento alla riscossione di un'imposta ad oggi abrogata espressamente dalla legge 383/01 , legittimerebbero una pretesa fiscale da considerarsi carente del requisito dell'attualità, collegato alla capacità contributiva che secondo la Commissione rimettente, infine, la rilevanza della questione è in re ipsa, trattandosi di fattispecie regolata dalla normativa in materia di imposta sulle successioni anteriore all'entrata in vigore della legge 383/01 che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituito il contribuente Alberto Greco, uno degli eredi del de cuius, illustrando ulteriormente le argomentazioni addotte dal rimettente e concludendo per la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma denunciata che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo una pronuncia di manifesta inammissibilità o, in subordine, di manifesta infondatezza della questione che, in relazione alla eccepita inammissibilità, la difesa erariale sottolinea che la pronuncia additiva richiesta dal rimettente non costituisce una conseguenza necessitata dell'applicazione dei princ pi costituzionali, essendo invece prospettabile una pluralità di soluzioni, la cui scelta resta riservata alla discrezionalità del legislatore che, sempre in punto di inammissibilità, la stessa difesa erariale rileva che il giudice a quo non precisa se l'intervento additivo dovrebbe inserirsi nel testo della legge o dei decreti delegati previsti dal denunciato comma 3 dell'articolo 17 della legge 383/01 per i quali è ormai decorso il termine per l'esercizio della delega che, in relazione alla dedotta infondatezza, l'Avvocatura generale dello Stato osserva, in primo luogo, che, in ragione del decorso del tempo, non sussiste alcuna irragionevole disparità di trattamento fiscale tra successioni ereditarie aperte in tempi diversi in secondo luogo, che sarebbe, semmai, l'accoglimento della prospettata censura a comportare una irragionevole disparità di trattamento fiscale, considerato che, relativamente alle successioni aperte anteriormente al 25 ottobre 2001, sarebbero sottratte all'imposta di successione soltanto quelle per le quali, alla data di soppressione dell'imposta, la relativa pendenza tributaria non fosse stata ancora definita in terzo luogo, che le valutazioni poste dal legislatore del 2001 a fondamento della soppressione dell'imposta di successione hanno natura politica e non riguardano la legittimità costituzionale della previgente normativa questione, questa, non sollevata dal rimettente in quarto luogo, che il denunciato comma 3 dell'articolo 17 della legge 383/01 non manifesta alcun intendimento del legislatore di abrogare retroattivamente la previgente imposta sulle successioni e donazioni in quinto luogo, che la capacità contributiva va considerata, nell'imposta in esame, al momento dell'apertura della successione e non al successivo momento della riscossione del tributo in sesto luogo, infine, che non sussiste la lamentata violazione dei princ pi di affidamento e certezza del diritto, perché non è ipotizzabile alcun affidamento del cittadino nell'estensione retroattiva di un trattamento fiscale più favorevole cioè, nella specie, negli effetti retroattivi della soppressione di un tributo . Considerato Che la Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, dubita della legittimità costituzionale degli articoli 13, comma 1, e 17, comma 3, della legge 383/01 Primi interventi per il rilancio dell'economia , nella parte in cui non prevedono - per le situazioni ancora pendenti - l'espressa abrogazione, da parte dello stesso legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi , delle disposizioni in materia di imposta sulle successioni e donazioni contenute nel D.Lgs 346/90 Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni e successive modificazioni, ove siano incompatibili con quelle contenute nella legge 383/01, che ha soppresso tale tributo che, secondo il giudice rimettente, le disposizioni censurate, in quanto non stabiliscono la suddetta espressa abrogazione retroattiva delle previgenti disposizioni incompatibili in materia di imposte sulle successioni e donazioni, violerebbero a il principio di legittimo affidamento nella certezza e sicurezza giuridica del diritto , perché provocherebbero notevoli incertezze e perplessità, a livello ermeneutico , anche per la mancata emanazione [ ] da parte del Governo dei decreti legislativi previsti dal citato comma 3 dell'articolo 17 della legge 383/01 b l'articolo 3 della Costituzione, sia sotto il profilo del principio di ragionevolezza, perché si porrebbero in contraddizione con l'intendimento dello stesso legislatore - desumibile dal citato comma 3 - di predisporre una regolamentazione transitoria con eliminazione di tutte le disposizioni incompatibili con la nuova normativa sia sotto il profilo del principio di uguaglianza, perché introdurrebbero una ingiustificata disparità di trattamento fiscale tra le successioni per causa di morte aperte anteriormente al 25 ottobre 2001 soggette ad imposta e quelle aperte a decorrere da tale data non soggette ad imposta c l'articolo 53 della Costituzione, perché, in riferimento alle successioni aperte prima del 25 ottobre 2001, comporterebbero l'applicazione di un'imposta che il legislatore ha ritenuto opportuno sopprimere e per la quale, pertanto, non sussisterebbe più il requisito di una attuale capacità contributiva che la questione sollevata è manifestamente inammissibile per diversi e concorrenti profili che, sotto un primo profilo, la questione è inammissibile perché il giudice a quo, nel richiedere alla Corte una pronuncia additiva ad effetti abrogativi e retroattivi, prospetta un petitum generico, avendo omesso di precisare quali siano le norme previgenti che dovrebbero essere espressamente e retroattivamente abrogate in ragione della loro incompatibilità con quelle vigenti ove siano incompatibili , come testualmente si esprime detto giudice che tale individuazione, da parte del rimettente, delle disposizioni incompatibili da abrogare appare tanto più necessaria in quanto non sembra poter sussistere, nella specie, alcuna incompatibilità tra norme che hanno efficacia temporale diversa cioè quelle anteriori e quelle successive alla soppressione dell'imposta che, sotto un secondo profilo, la questione è inammissibile perché la Commissione tributaria regionale esige, altrettanto genericamente, che l'invocata abrogazione retroattiva di norme previgenti sia inserita in una regolamentazione transitoria e, quindi, che operi tramite la sostituzione delle norme previgenti con altre di imprecisato contenuto che, sotto un terzo profilo, la questione è inammissibile perché il rimettente lascia irrisolta l'alternativa, da lui stesso posta, se l'indicata abrogazione retroattiva debba essere prevista direttamente dalla legge n. 383 del 2001 oppure se debba costituire un mero criterio direttivo da attuarsi ad opera del legislatore delegato abrogazione, da parte dello stesso legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi , come si legge nell'ordinanza di rimessione che, inoltre, il giudice a quo non fornisce, per l'ipotesi di abrogazione delegata al Governo, alcuna motivazione sulla rilevanza della sollevata questione nei giudizi riuniti a quibus, trattandosi di disposizione abrogativa futura ed eventuale, da emanarsi - tra l'altro - in forza di una delega concessa al Governo per un termine ormai da tempo scaduto un anno a decorrere dal 25 ottobre 2001 che la questione è, infine, inammissibile anche perché il petitum del rimettente comporta una pluralità di soluzioni in ordine al possibile contenuto della richiesta pronuncia additiva, nessuna delle quali appare costituzionalmente vincolata e la cui scelta è pertanto rimessa alla discrezionalità del legislatore v., in generale, ex plurimis, sentenza 291/01 ordinanze 399, 273 e 260/05 , soprattutto ove si consideri che, in materia di successione di leggi, il legislatore ha ampia discrezionalità di modulare nel tempo la disciplina introdotta v., ex multis, sentenza 308/02 ed ordinanza 108/02 , con l'unico limite della ragionevolezza nella specie non superato , e che non è consentito, nel controllo di costituzionalità, valutare il merito delle scelte discrezionali del legislatore. PQM La Corte costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 13, comma 1, e 17, comma 3, della legge 383/01 Primi interventi per il rilancio dell'economia , sollevata, in riferimento al principio di legittimo affidamento nella certezza e sicurezza giuridica del diritto ed agli articoli 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, con l'ordinanza indicata in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 4