Nozze nulle se le reciproche apparenze si rivelano ingannevoli

L'errore sulla qualità della persona convalidato dai giudici di piazza Cavour. Se l' angelo azzurro o Mary Poppins è tutt'altro si tratta di un matrimonio putativo

Sono nulle - per errore reciproco sulla qualità della persona - le nozze di chi sposa una donna pensando che sia una dolce nurse che, invece, durante il matrimonio, cala la maschera e rivela il suo temperamento di donna fredda e severa. Questo motivo di annullamento del matrimonio concordatario è stato convalidato dalla Cassazione - con la sentenza 23073/05 della prima sezione civile, depositata il 16 novembre e qui leggibile tra gli allegati - che ha respinto il ricorso di Andreina C. sposatasi con un ricco vedovo che aveva una bambina in tenera età. Dopo un po' di convivenza, l'uomo si era accorto che la donna che aveva scelto era tutt'altro che tenera e disponibile era, invece molto fredda e severa e assai corrispondente a quello che le aveva dato a intendere. Così il marito gabbato si era rivolto al Tribunale ecclesiastico per cancellare il suo sfortunato sì all'altare. E nel 1993 la Corte d'appello di Genova ha convalidato la nullità rotale. Senza successo, la donna che a sua volta pensava di aver sposato un uomo che non volesse solo una baby-sitter ha fatto ricorso a Piazza Cavour - per ottenere almeno tre anni di assegno alimentare - gli ermellini hanno sancito che quello era stato proprio un caso di matrimonio putativo nel quale lui credeva di sposare la reincarnazione di Mary Poppins e lei pensava di aver sposato un uomo che non le chiedesse solo di far da balia e precettrice a sua figlia. In pratica proprio la contrapposta situazione di buona fede ha reso del tutto inesistente il loro matrimonio. La delicatezza delle questioni poste ha, però, convinto la Suprema corte a compensare le spese tra le parti.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 19 settembre-16 novembre 2005, n. 23073 Presidente Luccioli - Relatore Giuliani Pm Frazzini - conforme - ricorrente Cerruto - controricorrente Di Sciorno Svolgimento del processo Con ricorso in data 5 giugno 1987, Francesco Di Sciorno chiedeva al Tribunale di Chiavari di pronunciare la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto il 28 gennaio 1978 con Andreina Cerruto. Il Giudice adito, mediante sentenza del 12 febbraio-19 marzo 1991, disponeva in conformità, impartendo altresì le conseguenziali statuizioni. Avverso la decisione, proponeva appello la stessa Cerruto. Nel corso del relativo procedimento, la Corte territoriale di Genova, con pronuncia del 18 novembre 1991, dichiarava l'efficacia nella Repubblica Italiana della sentenza del Tribunale della Sacra Romana Rota in data 20 dicembre 1989, il quale aveva dichiarato la nullità del matrimonio anzidetto per il ritenuto errore, da parte del Di Sciorno, in qualitate personae directe et principaliter intenta . Conseguentemente, il giudizio di appello di cui sopra era definito dalla medesima Corte genovese attraverso la sentenza del 9 giugno 1992/20 marzo 1993, in forza della quale veniva dichiarata la cessazione della materia del contendere in ordine alle questioni sub iudice. La Certuto, quindi, previo ricorso ai sensi dell'articolo 700 Cpc accolto dal Tribunale di Chiavari con decreto dell'8 aprile 1994, mediante citazione del 16 maggio 1994 conveniva il Di Sciorno davanti a quest'ultimo Giudice chiedendo a che lo stesso Di Sciorno fosse dichiarato tenuto, a norma dell'articolo 129bis Cc, alla corresponsione di una congrua indennità e di un assegno alimentare in misura non inferiore a lire 10.000.000 mensili b che il predetto Di Sciorno, in subordine, fosse obbligato, ai sensi dell'articolo 129 Cc, a versare per un periodo di tre anni un assegno mensile, da determinare in proporzione alle sostanze ed ai redditi di lui ed al tenore di vita goduto dall'attrice in costanza di matrimonio. Nel contraddittorio delle parti, avendo il Di Sciorno contestato sotto ogni riguardo le pretese avversarle, il Tribunale adito, con sentenza dell'11 luglio, 22 settembre 2000, respingeva le domande di cui alla citazione, ritenuta l'inapplicabilità tra le parti della disciplina dettata dai richiamati articoli 129bis e 129 Cc. Avverso tale decisione, proponeva appello la Cerruto, riproponendo le istanze già formulate in primo grado. Resisteva nel grado l'appellato. La Corte territoriale di Genova, con sentenza in data 9 ottobre-6 novembre 2002, respingeva il gravame, assumendo a che la causa della dichiarata nullità del matrimonio contratto dal Di Sciorno e dalla Cerruto, la quale esigeva di essere assunta ed apprezzata, ad opera del giudice statuale, nella caratterizzazione ad essa conferita dal giudice ecclesiastico, senza possibilità di alcuna complementare configurazione, modificativa o integrativa, fosse costituita dall'errore in qualitate personae directe et principaliter intenta risultante dal fatto che la Cerruto si era rivelata diversa sia nei confronti della bambina sia nei confronti del marito, nel senso che, mentre prima era apparsa dolce e affettuosa, durante il matrimonio si era manifestata rigida, severa e fredda b che tale causa di nullità rappresentasse l'unico, esclusivo termine di riferimento di ogni questione e valutazione attinente alla problematica del matrimonio putativo, restando irrilevante qualsiasi altro prospettabile aspetto di anomala nel matrimonio contratto dalle parti e dovendosi considerare altrettanto irrilevante qualsiasi questione processuale rimasta interna al giudizio ecclesiastico e superata dalla definitività della decisione, in quella sede emanata, dichiarata efficace nell'ordinamento italiano, c che dovesse escludersi, per necessità logica, la possibilità di addebitare alla persona la quale avesse versato in errore l'omessa partecipazione ad altra persona della cognizione di tale sua condizione soggettiva, d che, in altri termini, l'annullamento del matrimonio contratto per l'errore sulla qualità dell'altro coniuge non fosse imputabile al coniuge caduto in errore, ma, eventualmente, a chi lo avesse indotto in orrore e che, non potendo essere disconosciuta nei confronti della Cerruto una contrapposta situazione di buona fede riferita alla causa di nullità, consistente essenzialmente ed esclusivamente nell'errore del Di Sciorno sulle qualità personali della Cerruto medesima, si configurasse una situazione di sussistenza delle condizioni del matrimonio putativo nei riguardi di entrambi i coniugi, riconducibile all'ipotesi normativa di cui all'articolo 129 Cc, rispetto alla quale, tuttavia, non poteva trovare accoglimento la subordinata domanda della Cerruto, intesa ad ottenere il riconoscimento in proprio favore di somme periodiche di denaro secondo quanto previsto dalla citata disposizione, atteso che, pur risultando il triennio di protrazione dell'attribuibilità di tali somme esteso per qualche mese al di là della data di notificazione della citazione introduttiva del giudizio, la stessa Cerruto, nell'anzidetto contesto cronologico, ed anche successivamente, aveva percepito l'assegno determinato in sede di separazione, di entità tutt'altro che modesta. Avverso quest'ultima sentenza, ricorre per cassazione la Cerruto, deducendo un solo, complesso, motivo di gravame, illustrato da memoria, al quale resiste il Di Sciorno con controricorso. Motivi della decisione Con l'unico motivo di impugnazione, lamenta la ricorrente violazione ed errata applicazione degli articoli129bis, 122 e 2043 Cc, in relazione all'articolo 360, n. 3 e n. 5, Cpc, assumendo a che la ratio decidendi posta a fondamento della pronuncia della Corte, genovese si sostanzia nel rilievo secondo il quale la causa di nullità di cui al giudicato rotale errore sulla qualità della Cerruto, dolce e affettuosa prima, severa e fredda dopo il matrimonio rappresenta il solo termine di riferimento di ogni questione, onde, non potendo tale errore, per la sua stessa essenza, venire partecipato alla medesima Cerruto, la condotta di questa è irrilevante e non c'è mala fede imputabile all'uno o all'altro del coniugi, dovendo, quindi, la domanda ex articolo 129bis essere respinta b che, poiché l'articolo 129 Cc prende in considerazione l'ipotesi in cui le condizioni del matrimonio putativo si verificano rispetto ad ambedue i contugi, appare chiaro che l'articolo 129bis Cc potrà venire in considerazione in un'ipotesi diversa, che la lettura della norma porta ad individuare nell'assenza per uno soltanto dei coniugi di tali condizioni, ovvero quando alla buona fede di un coniuge faccia riscontro la mala fede dell'altro, la quale, identificata nella conoscenza della causa di nullit del matrimonio, assume il ruolo di presupposto per l'applicazione dell'articolo 129bis Cc, ovvero di presupposto per poter procedere a quel giudizio di imputabilità della medesima nullità al cui esito è condizionata l'operatività degli oneri patrimoniali previsti dalla norma c che, nella specie, non esiste neppure l'ombra della prova circa la condizione psico-patologica del Di Sciorno atta a togliere a quest'ultimo l'attitudine di intendere il reale significato dei propri atti, essendosi egli prefisso nel matrimonio il solo scopo di affidare la figlia ad una donna diversa dalla norma, ovvero di addivenire, in pratica, ad una sorta di contratto di baliatico e di precettorato d che, infatti, fu esclusivamente la moglie ad essere ingannata dal marito con l'esca del matrimonio, per essere, stata relegata al ruolo, non di moglie, ma di balia e protettrice e che in ciò sta, non fosse altro, la prova dell'inganno, ovvero della mala fede del Di Sciomo, a questo imputabile ex articolo 129bis Cc, onde l'errore si palesa addebitabile solo al fine che lo stesso si era prefisso di conseguire attraverso il matrimonio f che va, dunque, affermata la responsabilità del Di Sciorno ai fini di cui all'articolo 129bis, per essere rimasta provata la sua mala fede, la quale si sostanzia, in sintesi, nella circostanza che l'orrore sulla qualità della persona ovviamente imputabile al Di Sciorno è il frutto della mala fede cui è stata sempre improntata tutta la condotta dell'errante. Il motivo non è fondato. La Corte territoriale, infatti, è addivenuta al rigetto della domanda principale avanzata dalla Cerruto, in relazione al disposto dell'articolo 129bis Cc, sulla base di un diverso ordine di considerazioni rispetto a quelle svolte dal primo Giudice onde il mancato accoglimento dell'istanza di riforma della sentenza appellata nonostante il riconoscimento che la ratio decidendi censurata appare., inficiata da una fuorviante impostazione e, segnatamente, muovendo dall'incensurato rilievo secondo cui agli effetti della disciplina del matrimonio putativo nessuna differenza di regime. è riscontrabile tra le conseguenze personali e patrimoniali della nullità del matrimonio concordatario e quelle della nullità del matrimonio civile così, del resto Cassazione 4902/78, 1905/80 , nonché dal corretto richiamo dei principi, enunciati da questa Corte, in forza dei quali a perché si realizzi l'ipotesi prevista dall'articolo 129bis Cc, che disciplina la responsabilità del coniuge e del terzo al quale sia imputabile la nullità del matrimonio, occorre un doppio collegamento tra la situazione in cui si sostanzia la causa di invalidità del matrimonio ed il coniuge a carico del quale si pongono gli oneri patrimoniali a favore dell'altra parte, ovvero un obiettivo nesso eziologico ed un'attribuibilità soggettiva che, senza identificarsi con l'elemento psicologico delle fattispecie penali previste dagli articoli139 Cc e 558 Cp, giustifichi detta responsabilità quanto meno sotto il profilo della consapevolezza del fatto invalidante e dell'omesso rifiuto di contrarre matrimonio, laddove ad integrare tale elemento soggettivo non è però necessario che il coniuge o il terzo, ai quali sia imputabile la causa di nullità, abbiano dolosamente posto in essere la situazione invalidante, né che siano consapevoli degli effetti giuridici che da essa conseguono Cassazione 1826/80 b ai fini della responsabilità ex articolo 129bis Cc del coniuge in inala fede cui sia imputabile la nullità del matrimonio, non è sufficiente la riferibilità oggettiva della causa di invalidità e non basta neppure la consapevolezza, certa o probabile, di essa, occorrendo altresì un comportamento ulteriore, commissivo od omissivo del responsabile, contrario al dovere generale di correttezza, che abbia contribuito alla celebrazione del matrimonio nullo, la cui dimostrazione può anche derivare direttamente dalla sentenza ecclesiastica di accertamento dell'invalidità, la quale fa stato anche in ordine agli accertamenti di fatto che costituiscono il presupposto della finale decisione, o dalla utilizzazione che il giudice faccia della facoltà di desumere elementi di convincimento dalle risultanze della sentenza medesima in ordine a punti non coperti dal giudicato Cassazione 348/93 e anche ai fini della responsabilità del coniuge in malafede e del terzo , cui sia imputabile la nullità del matrimonio ai sensi dell'articolo 129bis Cc, è necessario che la situazione invalidante si risolva in un atteggiamento psichico rimasto confinato nella sfera soggettiva del responsabile e da questo non estimato in alcun modo idoneo a renderla percepibile, dall'altro coniuge, con l'uso dell'ordinaria diligenza Cassazione 4649/86 d al fine dell'obbligazione indennitaria del coniuge cui sia imputabile la nullità del matrimonio, ai sensi dell'articolo 129bis Cc, il requisito della buona fede dell'altro coniuge, da presumersi fino a prova contraria, si identifica nella incolpevole ignoranza della specifica circostanza per la quale, nella concreta vicenda, è stata pronunciata la nullità, onde, in caso di declaratoria di invalidità che sia stata resa dal giudice ecclesiastico con sentenza dichiarata efficace nell'ordinamento interno, il superamento dell'indicata presunzione si ha con la dimostrazione dell'imputabilità della nullità matrimoniale anche al coniuge che richiede l'indennità Cassazione 2734/95 1780/96 . Muovendo da simili premesse, appare, innanzi tutto, palese come la Corte territoriale, sulla base dell'incensurato apprezzamento di fatto secondo il quale 'la causa della dichiarata nullità del matrimonio religioso contratto dal Di Sciorno e dalla Cerruto è costituita essenzialmente ed esclusivamente dall'errore del Di Sciorno sulle qualità personali della Cerruto medesima in qualitate personae directe et principaliter intenta consistente in ciò che la Cerruto si è rivelata diversa sia nel confronti della bambina che nei confronti del marito , perché mentre prima si era manifestata dolce e affettuosa, durante il matrimonio si rivelò rigida, severa e fredda , del tutto correttamente giusta i principi sopra riportati e, segnatamente, quello che riconosce alla sentenza ecclesiastica di accertamento dell'invalidità la capacità di fare stato anche in ordine agli accertamenti di fatto che costituiscono il presupposto della finale decisione, ovvero di fornire al giudice statuale elementi di convincimento in ordine a punti non coperti dal giudicato Cassazione 348/93, cit. abbia ritenuto che tale causa di nullità esige di essere da detto giudice assunta ed apprezzata, per i fini che qui interessano, nella caratterizzazione ad essa conferita dal giudice ecclesiastico, senza possibilità di alcuna complementare configurazione, modificativa o integrativa , onde la medesima causa di nullità rappresenta l'unico esclusivo termine di riferimento di ogni questione e valutazione attinente alla problematica del matrimonio putativo, restando irrilevante qualsiasi altro prospettabile aspetto di anomalia nel matrimonio contratto tra la Cerruto e il Di Sciorno e altrettanto irrilevante dovendosi considerare qualsiasi questione processuale rimasta interna al giudizio ecclesiastico e superata dalla definitività della decisione in quella sede emanata e dichiarata efficace nell'ordinamento italiano, con particolare riferimento alla circostanza del mutamento della causa petendi tra l'incapacità psichica a prestare un valido consenso matrimoniale allegato dal Di Sciorno nel libello introduttivo rassegnato al Tribunale ecclesiastico regionale e l'errore sulle qualità personali del coniuge posto dallo stesso Cerruto rectius, Di Sciorno , a fondamento della domanda poi definitivamente accolta dal Tribunale della Sacra Rota . Secondariamente, non soggiace a censura neppure il conseguenziale apprezzamento che la Corte territoriale ha ritenuto di trarre là dove, nella sentenza impugnata, trovasi affermato che la peculiare natura della situazione invalidante del consenso che per tal modo viene in rilievo, consistente essenzialmente ed esclusivamente nell'errore del Di Sciorno sulle qualità personali della Cerruto, nella sua dimensione psicologica risolventesi nella ignoranza di una realtà rilevante e nella prospettazione di una realtà diversa supposta ma insussistente, esclude per necessità logica la possibilità che alla persona che versa in errore possa essere addebitabile l'omessa partecipazione ad altra persona della cognizione di tale sua condizione soggettiva altrimenti esprimendo il riferito apprezzamento con le parole, riprese dalla motivazione della sentenza del Tribunale, secondo le quali l'annullamento del matrimonio contratto per l'errore sulla qualità dell'altro coniuge non è imputabile al coniuge caduto in errore, ma - eventualmente - a chi l'ha indotto in errore , onde, pur restando estraneo alla presente materia del contendere in cui si discute della mala fede che la Cerruto addebita al Di Sciorno in relazione alla nullità del matrimonio pronunciata per il riconosciuto errore determinante del Di Sciorno su qualità personale della Cerruto il problema dell'addebitabilità alla persona, alla quale si riferisce la qualità rilevante, del fatto di non averla resa conoscibile a colui che perciò è caduto in errore, restano tuttavia privi di pregio gli argomenti di contenuto fattuale e di ordine etico ai quali l'odierna appellante affida il suo tentativo di dimostrare - a smentita dell'opinione espressa nella sentenza rotale - che quella che i giudici ecclesiastici definiscono la ruina matrimonii trova causa nel comportamento della controparte . Al riguardo, si osserva che il fondamento della responsabilità prevista dal primo comma dell'articolo 129bis Cc a carico del soggetto passivo del rapporto risiede nel fatto che egli, al momento della celebrazione del matrimonio, sia stato consapevole dell'esistenza della causa che ne ha determinato la nullità, ovvero nel fatto che il soggetto cui è imputabile riferibile tale causa di nullità sia stato in malafede circa l'esistenza anzidetta. Peraltro, al fine di individuare la nozione di imputabilità sottintesa dalla norma, è stato rilevato in dottrina come occorra considerare quale causa di nullità imputabile non già quella, di significato formale, in cui si concretizza il vizio che determina la nullità appunto del matrimonio, bensì quella, di significato sostanziale, che è all'origine del vizio medesimo o che è il presupposto di questo, benché non direttamente rilevante agli effetti dell'annullamento dello stesso matrimonio, dal momento che, se si accogliesse il punto di vista formale, considerando causa della nullità come nella specie l'errore del coniuge sulle qualità personali dell'altro coniuge, la norma contenuta nel primo comma del già citato articolo 129bis Cc, dovrebbe essere intesa nel senso di escludere ogni possibilità di tutela nei riguardi del soggetto che può trovarsi nelle condizioni di fatto per poter invocare in proprio favore gli effetti della buona fede, ovvero il coniuge vittima dell'errore, cosi restringendo l'ambito di applicazione della disposizione in parola fino ad escludere le ipotesi di nullità del matrimonio per errore appunto. Al contrario, tenuto conto vuoi delle esigenze di fondo su cui è basata la norma del comma 1 dell'articolo 129bis Cc la quale, ponendo come suo effetto un obbligo di mantenimento, mira a coprire le ipotesi che non possono rientrare nel precedente articolo 129 Cc e, dunque, del carattere estensivo che essa deve necessariamente avere per rispondere ad un simile tendenza, vuoi del contenuto concreto dell'intera disposizione dell'articolo 129bis Cc e, precisamente, dei commi 2 e 3, i quali in tanto possono avere uno specifico significato ed una efficace applicazione in quanto il riferimento della responsabilità venga operato nei confronti del soggetto o dei soggetti dal cui comportamento discenda il vizio che ha determinato la nullità del matrimonio , è da ritenere che il legislatore abbia voluto accogliere una nozione di imputabilità in termini sostanziali, riferendosi, cioè, non alla causa immediata in cui si identifica il vizio che determina la nullità del matrimonio, bensì alla causa ultima che, a sua volta, può aver determinato il vizio, in sé, ovvero alle circostanze che, inerendo direttamente al soggetto, hanno provocato un vizio da cui dipende la nullità, come, nel caso in esame, le qualità personali che, essendo state oggetto di errore essenziale da parte dell'altro coniuge, il quale rappresenta il vizio formale del consenso matrimoniale legittimandone l'impugnativa, costituiscono l'elemento di fatto o sostanziale che ha causato il venir meno degli effetti del matrimonio. Ne consegue che, in effetti, là dove la causa giuridica formale della nullità del matrimonio risieda nell'errore essenziale su qualità personali dell'altro coniuge, ex articolo 122, comma 2 e 3, Cc, ovvero su altro tipo di qualità cui l'ordinamento canonico diversamente regolmentando la materia rispetto alle disposizioni del codice civile assegni rilievo invalidante e che derivi, quanto alla sua dimostrazione, dalla sentenza ecclesiastica di accertamento della relativa invalidità, il pagamento dell'indennità di cui al primo comma dell'articolo 129bis Cc non è dovuto dal coniuge che sia incorso in un errore simile ovvero, nella specie, dall'odierno controricorrente , atteso che la mala fede presupposta da quest'ultima norma n'siede nella consapevolezza dell'esistenza di fatti come le indicate qualità personali su cui l'errore stesso è caduto ed appare, quindi, riferibile non al coniuge anzidetto, bensì, eventualmente, al coniuge che in tale errore abbia indotto l'altra parte. In questo senso, si palesa destituito di fondamento l'assunto della ricorrente, là dove questa, a smentita dell'opinione espressa nella sentenza rotale giusta quanto già rilevato, come si è visto, dalla Corte territoriale , ha preteso di individuare la causa della ruina matrimonii ,nel comportamento della controparte e di desumere dall'illustrazione degli atti la prova della mala fede del Di Sciorno, a questo imputabile ex articolo 129bis Cc, segnatamente prospettandola nell'inganno di cui la Cerruto sarebbe rimasta vittima con l'esca del matrimonio, per essere relegata non a moglie ma a balia e precettrice , secondo il solo scopo affidare cioè la figlia ad una donna diversa dalla norma prefissosi dal Di Sciorno attraverso il matrimonio stesso, nonché negli artifici escogitati dal marito per liberarsi del vincolo onde va del tutto esente da censura la conclusiva affermazione di detto Giudice secondo cui, poiché non può essere disconosciuta nei confronti di Cerruto Andreina una contrapposta situazione di buona fede riferita alla causa di nullità, consistente essenzialmente ed esclusivamente nell'errore del Di Sciorno sulle qualità personali della Cerruto medesima, si configura una situazione di sussistenza delle condizioni del matrimonio putativo nei riguardi di entrambi i coniugi riconducibile all'ipotesi normativa di cui all'articolo 129 Cc . Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. La delicatezza della controversia sottesa alla peculiarità stessa dei rapporti intercorsi tra le parti giustifica la compensazione delle spese del giudizio di cassazione. PQM La Corte rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.