Inappellabilità, le (in)certezze della norma transitoria

di Carla Podo

di Carla Podo * Tra i molteplici problemi interpretativi immediati che si impongono nel giudizio di cassazione, a seguito dell'entrata in vigore della legge 46/2006, emergono quelli attinenti alla concreta operatività della norma transitoria dettata dall'articolo 10, quinto comma. Tale disposizione stabilisce che nei limiti delle modificazioni apportate dall'articolo 8 della presente legge, possono essere presentati i motivi di cui all'articolo 585 comma 4 del codice di procedura penale entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge , così determinando l'obbligatorio rinvio di procedimenti, già fissati in udienza pubblica o in camera di consiglio, dal 9 marzo all'8 aprile 2006. L'articolo 8 della novella legislativa introduce innovazioni ai casi di ricorso previsti dall'articolo 606 del codice di rito e, specificamente 1 ai motivi di mancata assunzione di una prova decisiva, sanciti nella lettera d questi, erano sinora limitati alle ipotesi in cui la parte aveva fatto richiesta di una prova, a norma dell'articolo 495, comma 2 e, quindi - in base a prevalente interpretazione giurisprudenziale - l'aveva indicata sin dagli atti preliminari al dibattimento, proponendone l'ammissione al giudice, dopo l'esposizione introduttiva del pubblico ministero, secondo la disciplina sancita dall'articolo 493 ora, invece, i motivi in questione sono stati estesi alle ipotesi in cui la parte ne abbia fatto richiesta anche nel corso dell'istruttoria dibattimentale , sempre che ricorrano peraltro le condizioni di cui all'articolo 495, comma 2 e, cioè, sembra da ritenersi, quando sia sorto un diritto all'ammissione della prova stessa si pensi al giudizio abbreviato, subordinato ad integrazione probatoria, o nel quale detta integrazione sia disposta di ufficio, a norma degli articoli 438, comma 5 e 441, comma 5 Cpp, o alle conseguenze di contestazioni suppletive, regolate dall'articolo 519 dello stesso codice, nella formulazione vigente dopo le pronunce della Corte costituzionale 241/92 e 50/1995 2 ai motivi di mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, per i quali era in precedenza sancito che il vizio risultasse esclusivamente dal testo del provvedimento impugnato e che ora sono stati estesi alle ipotesi in cui esso risulti da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame . In questa sede deve necessariamente prescindersi dai complessi approfondimenti che si renderanno indispensabili, una volta che saranno proposti i motivi nuovi, per concentrare l'attenzione sui soli casi nei quali alle parti è attribuito, o meno, il diritto al termine integrativo dei trenta giorni. È possibile, così, stabilire alcuni punti fermi in proposito. In primo luogo, va escluso il rinvio della deliberazione di ricorsi proposti tardivamente, o da soggetto non legittimato o che non ha interesse, o in forme diverse da quelle tassativamente indicate negli articoli 581, 582, 583, 585 e 586 Cpp, o infine contro provvedimenti non impugnabili, ossia in tutte le evenienze in cui l'articolo 591 sancisce formalmente l'inammissibilità dell'impugnazione. Va parimenti escluso il rinvio della decisione di ricorsi ammessi per sola violazione di legge in tema di misure di prevenzione, secondo l'attuale prevalente giurisprudenza di legittimità formatasi sull'articolo 4, undicesimo comma della legge 1423/1956 di misure cautelari reali, di cui all'articolo 325 Cpp di decreti di archiviazione, a norma dell'articolo 409, comma 6 dello stesso codice . Deve pervenirsi ad analoga soluzione, quanto alle impugnazioni di sentenze patteggiate tra le parti, date le preclusioni, generalmente ritenute, derivanti dall'accordo negoziale. In secondo luogo, sono invece certamente compresi nella norma transitoria i ricorsi nei quali è stata eccepita l'omessa assunzione di una prova decisiva, o la mancanza, la contraddittorietà, o la manifesta illogicità della motivazione, anche e, sembra, soprattutto, nella maggior parte dei casi quando gli atti di impugnazione sarebbero da qualificare inammissibili, conformemente alla normativa previgente. È da ritenere che ad analoga conclusione debba pervenirsi in ordine ai ricorsi numerosi nei quali il vizio di motivazione è stato erroneamente definito violazione di legge , ex articolo 606, lettera b e in ordine a quelli più esigui in cui vizi di motivazione o di travisamento dei fatti, o delle prove, risultano prospettati sotto l'erroneo profilo dell'inosservanza di norme processuali, ex articolo 606, lettera c Cpp. A tal punto si arrestano le certezze interpretative e quindi ci si dovrà limitare a proporre una serie di problemi, con riflessioni sulle soluzioni prospettabili, talune delle quali non sono state ancora affrontate ed altre sono già controverse. a Ove si presenti in udienza il difensore dell'imputato unico ricorrente che dichiari di non intendere avvalersi del termine di trenta giorni, sembrerebbe pacifico che il ricorso possa essere deciso, poiché al difensore è conferito il potere di rinunciare all'uno o all'altro motivo di impugnazione. È proponibile tuttavia la domanda se i motivi nuovi, di cui all'articolo 585, comma 4 Cpp, possono essere presentati anche dall'imputato, legittimato all'impugnazione personale ed a togliere effetto all'impugnazione del difensore, è consentito precludergli di usufruire del termine? b All'omessa comparizione in udienza del difensore consegue l'operatività delle regole sinora indicate come sufficientemente certe, oppure tale comportamento può venire interpretato come disinteresse della parte a presentare nuovi motivi? Il principale argomento contrario alla seconda soluzione è ravvisabile nel fatto che l'articolo 10 della novella - a differenza, per esempio, dell'articolo 5 della legge 134/03, sul cosiddetto patteggiamento allargato - non prevede alcuna richiesta di parte, quale presupposto del riconoscimento del termine di trenta giorni, stabilito direttamente ex lege e quindi suscettibile di essere valutato quale mezzo conferito alle parti per integrare l'impugnazione secondo le disposizioni nuove. c Qualora il ricorso contenga esclusivamente motivi compresi anche sostanzialmente tra quelli indicati nelle lettere a , b e c dell'articolo 606 Cpp, il procedimento può avere corso, oppure, aderendosi a tale interpretazione, vengono a penalizzarsi ingiustamente le parti che si sono attenute in modo rigoroso alla normativa in vigore nel momento di presentazione dell'atto ed hanno, per ciò, correttamente omesso di eccepire la mancata assunzione di una prova decisiva richiesta nel corso dell'istruzione dibattimentale, ma non nei preliminari del dibattimento, od omesso di eccepire la mancanza, la contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione, che non risultavano dal testo del provvedimento impugnato, bensì da altri atti, suscettibili di indicazione specifica? d Strettamente connessa con la questione precedente è l'interpretazione del riferimento, operato dall'articolo 10 della legge 46/2006, ai motivi di cui all'articolo 585 comma 4 del codice di procedura penale , anziché, genericamente, a motivi integrativi , o a motivi ulteriori , nei limiti delle modificazioni dell'articolo 8. È noto, infatti, che, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità i motivi nuovi previsti dall'articolo 585, comma 4 sono esclusivamente quelli concentrici, o in rapporto di stretta connessione logica con i motivi principali, dai quali non possono esorbitare. Non può negarsi, tuttavia, che le innovazioni introdotte alle lettere d ed e dell'articolo 606 appaiono scarsamente conciliabili finalisticamente con la indicata interpretazione, che rischierebbe di porre nel nulla la disposizione transitoria della legge 46/2006, dichiaratamente diretta - a norma del primo comma dell'articolo 10 - a rendere operativa la nuova disciplina nei procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore. Deve rilevarsi, per inciso, che una interpretazione estensiva dei motivi nuovi , richiamati nell'articolo 10, conforme alla logica sistematica della novella, non sarebbe suscettibile di influire sull'analoga nozione relativa alle impugnazioni ordinarie, quali specificati nel diritto vivente , data l'intrinseca natura eccezionale di ogni disposizione transitoria. e Deve escludersi a priori che un ricorso vertente sul solo trattamento sanzionatorio sia integrabile in conformità con la legge 46/2006 ? Sembra doversi propendere per una soluzione negativa, per la precipua considerazione che nella maggior parte delle impugnazioni in parola vengono eccepiti proprio vizi motivazionali sul diniego di attenuanti generiche, sul giudizio prognostico ai fini della sospensione condizionale della pena e simili . f L'espressa disposizione di legge che impone la sospensione del procedimento, comporta anche la sospensione del corso prescrizionale del reato, e, ove la risposta sia affermativa, tale ultima sospensione è da ritenersi limitata ai trenta giorni previsti, o si estende sino al giorno in cui viene fissata la successiva udienza ? Il primo quesito ha già trovato una preliminare soluzione positiva in ordinanze di rinvio adottate a norma dell'articolo 10, quinto comma della legge in esame, tenuto conto della dizione aperta dell'articolo 159 Cp, che non si riferisce soltanto alle disposizioni già in vigore, bensì a tutte quelle che impongano un obbligatorio rinvio del procedimento. L'altro profilo dovrà essere valutato in un secondo momento può solo richiamarsi l'attenzione, nella presente sede, sul rilievo che non sono operative, rispetto ai processi attualmente pendenti davanti alla Corte di legittimità, le modifiche al decorso della prescrizione dei reati, apportate dalla legge 251/05, per l'espresso disposto dell'articolo 10 di tale provvedimento legislativo. Tanto meno appare applicabile, nella specie, il nuovo articolo 159, primo comma n. 3 del codice penale, nella parte in cui regola l'impedimento delle parti e dei difensori, anziché le sospensioni procedimentali per disposizione di legge. g Nonostante talune perplessità, già insorte, sembra doversi escludere che i trenta giorni previsti dalla norma transitoria della legge 46/2006 siano idonei a prolungare i termini di custodia cautelare, le cui sospensioni sono regolate da norme di stretta interpretazione, quali quelle dell'articolo 304 Cpp, dato che attengono alla libertà personale dell'imputato. h L'operatività del più volte richiamato articolo 10, quinto comma della novella legislativa in esame, nei procedimenti de libertate è già stata oggetto di contrastanti interpretazioni della Suprema corte secondo l'una, è da escludere qualsiasi sospensione dei procedimenti di cui all'articolo 311 del codice di rito, sia perché questi ultimi non sono espressamente richiamati nella norma transitoria, sia per ritenuta incompatibilità con il comma 4 dell'articolo 585, sia infine per la previsione dell'articolo 311, comma 5, che stabilisce un termine di trenta giorni dalla ricezione degli atti, per la deliberazione secondo altra tendenza, le modifiche introdotte dall'articolo 8 della legge 46/2006, hanno ridefinito i vizi motivazionali in via generale e la norma transitoria consente l'adeguamento correlativo in relazione a tutti i procedimenti , anziché in ordine ai soli processi , mentre il riferimento all'articolo 585, comma 4 del codice di rito è da ritenersi indicativo della sola portata dei motivi aggiunti ed il termine previsto dall'articolo 311, ultimo comma è puramente ordinatorio, così che non può sopprimersi il diritto della parte ad avvalersi della nuova disciplina. *Magistrato 4