Processo civile e incompetenza per territorio: via libera della Consulta ai poteri d'ufficio

Nei casi diversi dall'articolo 28 del codice di procedura il giudice è libero di applicare il 637 in maniera conforme a Costituzione. Un solo precedente contrario della Cassazione non può essere orientamento prevalente

L'incompetenza per territorio semplice può essere rilevata d'ufficio. Del resto una sola sentenza della Suprema corte non costituisce un orientamento giurisprudenziale consolidato tale da indurre la Corte costituzionale ad ammettere, invece, che spetta soltanto all'ingiunto sollevare l'eccezione in questione. Così la Consulta con la sentenza 410/05 depositata ieri, 3 novembre, redatta da Romano Vaccarella e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato conforme alla nostra Carta fondamentale l'articolo 637 Cpc. A sollevare la questione era stato il Tribunale di Genova che pur sostenendo che l'articolo 637 Cpc nel suo letterale tenore, non esclude per vero la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio semplice , nei casi diversi dall'articolo 28 Cpc , ammetteva, tuttavia, l'esistenza di un consolidato insegnamento giurisprudenziale, risalente già alla sentenza 400 della Cassazione resa nel 1969, secondo cui spetta soltanto all'ingiunto sottoporre l'eccezione di incompetenza per territorio derogabile, con il successivo atto di opposizione, indicando nel contempo il giudice ritenuto competente . La Consulta nel dichiarare non fondata la questione ha fornito importanti chiarimenti. Del resto, hanno continuato i giudici delle leggi, l'articolo 637 non esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza territoriale semplice , nei casi diversi dall'articolo 28 Cpc . Inoltre, si legge nella sentenza, l'unica decisione expressis verbis dedicata alla questione in esame è costituita dalla sentenza 400/69, pronunciata dalla Corte di cassazione in relazione ad una sentenza d'appello che aveva accolto una domanda di revocazione, ex articolo 395, n. 2, Cpc, fondata sulla falsità del luogo di emissione di una cambiale per la quale era stato chiesto decreto ingiuntivo ad un giudice altrimenti territorialmente incompetente . Per cui, hanno concluso i giudici costituzionali, la ratio decidendi di quella isolata pronuncia non impedisce al giudice rimettente di adottare una interpretazione dell'articolo 637 Cpc rispettosa dei principi costituzionali e, in particolare, dell'articolo 24 della Costituzione . Cristina Cappuccini

Corte costituzionale - sentenza 24 ottobre-3 novembre 2005, n. 410 Presidente Capotosti - Relatore Vaccarella Ritenuto in fatto 1. - Nel corso di un procedimento per decreto ingiuntivo, promosso dalla Lindt & Sprungli Spa, con sede ad Induno Olona, in Provincia di Varese, per ottenere la condanna della Duemme Srl, con sede a Verona, al pagamento di euro 3.084,26 quali corrispettivi non saldati per forniture di prodotti dolciari eseguite nel 2003, il giudice designato del Tribunale di Genova, con ordinanza emessa il 27 luglio 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 637, comma 1, del Cpc, per contrasto con gli articoli 24 e 111, comma 2, della Costituzione, nella parte in cui - secondo il consolidato orientamento della Corte di cassazione - esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio oltre i casi dell'articolo 28 Cpc . Il giudice a quo riferisce, in punto di fatto, che, alla richiesta di chiarimenti in ordine alla competenza per territorio del tribunale adito, manifestamente non coincidente con alcun foro generale, alternativo o convenzionale, la ricorrente, pur senza nulla dedurre circa l'eventuale competenza del Tribunale di Genova, aveva replicato richiamando un consolidato orientamento giurisprudenziale, di cui è esempio Cassazione 2001/82 recte, 2201 , secondo cui solo la parte convenuta può eccepire l'incompetenza territoriale fuori dei casi di competenza inderogabile previsti dall'articolo 28 Cpc. Il rimettente, pertanto, con riguardo alla non manifesta infondatezza della questione, pur premettendo che la lettera della norma denunciata per l'ingiunzione è competente il giudice di pace o, in composizione monocratica, il tribunale che sarebbe competente per la domanda proposta in via ordinaria non esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza territoriale semplice , osserva tuttavia che al consolidato orientamento negativo della giurisprudenza di legittimità sopra richiamato, risalente alla sentenza 400/69 della Cassazione, si aggiunge anche la sentenza [recte, l'ordinanza] 218/96 della Corte costituzionale che ha dichiarato la manifesta infondatezza di analoga questione sollevata con riferimento all'articolo 25 Costituzione. Ad opinione del giudice a quo, comunque, la nuova formulazione dell'articolo 111, comma 2, Costituzione, in combinato con l'articolo 24 della Carta fondamentale, avrebbe determinato un mutamento del quadro costituzionale tale da consentire la riproposizione della questione. In particolare, il comma 2 dell'articolo 111 Costituzione, nell'elevare il contraddittorio a valore costituzionale fondante del processo, non consentirebbe più di prevedere un procedimento che ignori il contraddittorio come essenziale suo presupposto e che non ponga il giudice in condizioni di operare da subito come organo decisorio imparziale ragion per cui il procedimento monitorio, il quale non può dirsi incostituzionale per il solo fatto di prevedere una prima fase inaudita altera parte, potrebbe tuttavia essere valutato compatibile col nuovo precetto costituzionale solo in quanto il deficit di contraddittorio sia controbilanciato da poteri officiosi , necessariamente più penetranti che nel processo ordinario, i quali consentano al giudice un effettivo controllo su fondamentali scelte attinenti al rito che, altrimenti, rimarrebbero unilateralmente rimesse per la prima fase senza contraddittorio alla parte . Ritiene, inoltre, il rimettente che sussista un evidente conflitto tra il consolidato orientamento interpretativo richiamato e l'articolo 24 Costituzione, nella parte in cui il primo valuta in modo identico nel processo ordinario ed in quello per decreto ingiuntivo le conseguenze della esclusione del potere di rilievo officioso dell'incompetenza per territorio derogabile. Ed infatti, ad avviso del giudice a quo, il creditore che nel procedimento monitorio adisca deliberatamente un giudice territorialmente incompetente, radicato in una sede disagiata per la controparte, può sempre fare affidamento sul fatto che quest'ultima, piuttosto che sopportare alti costi processuali, preferisca rinunciare all'opposizione, con la conseguenza di stabilizzare il titolo monitorio, a differenza di quanto accade per il caso di contumacia del debitore convenuto nel giudizio ordinario. Né tale inconveniente viene risolto dalla condanna alle spese e al risarcimento dei danni per responsabilità aggravata, rispettivamente previste dagli articoli 91 e 96 Cpc in una fase nella quale la compromissione della possibilità di difesa effettiva è già maturata . Il rimettente ritiene infine la questione rilevante nella fase procedimentale in cui è chiamato a decidere, in quanto, alla stregua della tradizionale lettura dell'articolo 637 Cpc richiamata, non gli è consentito rilevare d'ufficio l'eclatante incompetenza per territorio derogabile riscontrata. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha osservato come l'articolo 637, comma 1, Cpc, nel disporre che la competenza del giudice investito della domanda d'ingiunzione si determina in base alle norme generali sulla competenza dettate per il giudizio ordinario, rende operante nel procedimento monitorio anche il disposto dell'articolo 38, comma 2, Cpc che sancisce la non rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio derogabile, eccepibile pertanto solo dall'ingiunto con l'opposizione di cui all'articolo 645 Cpc. Ha rilevato inoltre l'Avvocatura come la Corte costituzionale abbia più volte dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli articoli 38, comma 2, e 637, comma 1, Cpc, sollevata con riferimento all'articolo 25 Costituzione, affermando che la garanzia del giudice naturale precostituito per legge non viene in gioco con riguardo alla ripartizione della competenza territoriale tra giudici dettata da normativa nel tempo anteriore alla istituzione del giudice stesso sentenza 251/86 e ordinanze 218/96 e 434/93 . La deducente osserva infine che le difficoltà derivanti all'ingiunto dall'onere di costituirsi innanzi ad un giudice diverso da quello territorialmente competente non sono dissimili da quelle che deve affrontare qualsiasi convenuto in un giudizio a cognizione ordinaria, ed anzi il primo conseguirebbe, rispetto a quest'ultimo, l'ulteriore risultato per cui con la pronuncia di incompetenza viene ad essere revocato il decreto pronunciato dal giudice incompetente. Considerato in diritto 1.- Il Tribunale di Genova dubita, in riferimento agli articoli 24 e 111, comma 2della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 637, comma 1, Cpc, nella parte in cui - secondo il consolidato orientamento della Corte di cassazione - esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio oltre i casi dell'articolo 28 Cpc nella fase senza contraddittorio del procedimento per decreto ingiuntivo. Il giudice rimettente, dopo aver rilevato che l'articolo 637, comma 1, Cpc nel suo letterale tenore, non esclude per vero la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio semplice , nei casi diversi dall'articolo 28 Cpc , osserva che, tuttavia, esiste un consolidato insegnamento giurisprudenziale, risalente già alla sentenza 400 della Cassazione resa nel 1969, secondo cui spetta soltanto all'ingiunto sottoporre l'eccezione di incompetenza per territorio derogabile, con il successivo atto di opposizione, indicando nel contempo il giudice ritenuto competente . Ricordato, poi, che questa Corte si è già espressa al riguardo, ritenendo non fondata la questione di costituzionalità dell'articolo 637 Cpc, per la non rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza per territorio, sollevata in riferimento all'articolo 25 della Costituzione ordinanza 218/96 , il rimettente sostiene che la nuova formulazione dell'articolo 111, comma secondo, della legge fondamentale introdotta dalla legge costituzionale 2/1999, da leggersi unitamente al precedente articolo 24, abbia significativamente spostato i termini della questione in sostanza, l'essere divenuto il contraddittorio [ ] valore fondante costituzionale del processo implicherebbe che, laddove la legge come nel procedimento monitorio legittimamente prevede un deficit di contraddittorio , questo debba essere controbilanciato da poteri officiosi, che non possono essere solo quelli del rito ordinario in punto di verifica della competenza per territorio, ma che devono essere necessariamente più penetranti . 2.- La questione non è fondata nei sensi di seguito precisati. 2.1.- Esponendo le ragioni per le quali ritiene non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, il giudice rimettente osserva che non persuade il parallelismo con il contenzioso ordinario, su cui [ ] riposa il consolidato orientamento di legittimità [ ] perché nel procedimento monitorio una sagace e strumentale scelta del giudice adito ha effetti ben più penalizzanti, rispetto all'effettivo esercizio del diritto di difesa del destinatario del provvedimento, di quanto non accada nel rito ordinario . Questa Corte ha ripetutamente affermato - e tale affermazione merita, in sé, di essere qui ribadita - che la possibilità che il creditore scelga, per agire in monitorio, una sede disagiata per l'ingiunto facendo affidamento - così l'ordinanza di rimessione - sul fatto che la controparte, preoccupata dalla lievitazione dei costi processuali indotta dalla difesa fuori campo , preferisca piuttosto rinunciare all'opposizione , dà luogo ad inconvenienti fattuali e abusi applicativi, che [ ] non incidono, proprio in quanto tali, sulla legittimità della norma denunciata ordinanza n. 218 e, sulla sua scia, ordinanze 320 e 394/96 sicché non è sotto questo profilo che può contestarsi il parallelismo con il rito ordinario , dal momento che anche quest'ultimo consente all'attore di adire un giudice incompetente confidando che il convenuto opti per la contumacia a fronte dei costi da sopportare per difendersi in una sede disagiata ipotesi considerata da questa Corte quando ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della norma che, anche nel caso di contumacia del convenuto, esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza territoriale derogabile sentenza 251/86 . Ed è con riferimento a questa ipotesi - e non certamente in assoluto cfr. la citata sentenza 251/86 - che questa Corte ha escluso con le ordinanze citate sopra che la garanzia del giudice naturale precostituito per legge articolo 25 Costituzione abbia attinenza con la questione allora sollevata relativamente all'articolo 637 Cpc. In realtà, come osserva anche il rimettente, il parallelismo con il rito ordinario è improponibile se si considerano gli effetti che discendono ex lege dal mancato esercizio del diritto di difesa, conseguente al doverlo praticare in una sede disagiata mentre il convenuto con il rito ordinario, che resti contumace, si vede preclusa soltanto l'eccezione di incompetenza ma non subisce alcuna automatica conseguenza pregiudizievole quanto al merito - equivalendo la contumacia ad integrale contestazione dei fatti costitutivi del diritto azionato dall'attore -, l'ingiunto che non proponga tempestiva opposizione è irreparabilmente pregiudicato nel merito dalla irretrattabilità dell'efficacia esecutiva - originaria ex articolo 642 Cpc, ovvero acquisita ex articolo 647 Cpc - del decreto ingiuntivo. L' inconveniente fattuale , che subisce il convenuto con il rito ordinario, è di ben altro rilievo per l'ingiunto, il quale è costretto - se vuole evitare la definitiva soccombenza nel merito - a proporre opposizione davanti al giudice funzionalmente competente, arbitrariamente scelto dall'attore in monitorio. Da ciò discende che la situazione dell'ingiunto è assimilabile, più che a quella del convenuto nel rito ordinario, a quella del convenuto straniero davanti al giudice italiano che sia privo di giurisdizione situazione, quest'ultima, disciplinata sia dall'abrogato articolo 37, comma secondo, Cpc, sia dal vigente articolo 11 della legge 218/95 nel senso che, in caso di contumacia, il difetto di giurisdizione è rilevabile d'ufficio. Se in entrambi i casi - dell'ingiunto e del convenuto straniero - sussiste la medesima esigenza della rilevabilità ex officio, al fine di non imporre una onerosa costituzione in giudizio solo per far valere la violazione di norme attinenti all'individuazione del giudice atteso il pregiudizio che, altrimenti, ne deriverebbe , sotto altro profilo la situazione dell'ingiunto è assimilabile a quella di chi è destinatario di un'istanza cautelare e dalla disciplina del procedimento cautelare uniforme in punto di incompetenza del giudice adito ante causam articolo 669septies, Cpc si ricava l'esigenza della rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza - di qualsiasi natura - per ciò solo che esiste la possibilità articolo 669sexies, comma secondo, Cpc che la misura cautelare venga concessa inaudita altera parte e che l'intimato debba subire, per contestarne la legittimità, la competenza funzionale del giudice arbitrariamente scelto dall'altra parte. Non a caso, peraltro, il procedimento monitorio prevede che il giudice provveda al rigetto della domanda d'ingiunzione solo dopo aver fatto presente alla parte istante quanto a suo giudizio osta all'emissione del decreto e, quindi, nel pieno rispetto del principio ispiratore dell'articolo 183, comma terzo, Cpc ed averla sollecitata a fornire elementi utili per superare quelle osservazioni sicché non soltanto l'attore in monitorio può far valere compiutamente le sue ragioni ma anche, alla pari di quanto prevede il procedimento cautelare uniforme articolo 669septies , il provvedimento di rigetto non pregiudica in alcun modo la riproposizione, anche davanti al medesimo ufficio giudiziario, della domanda articolo 640 Cpc . 2.2.- Correttamente il rimettente osserva che la lettera dell'articolo 637 - specie se letta, deve aggiungersi, in relazione all'articolo 640 - non esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza territoriale semplice , nei casi diversi dall'articolo 28 Cpc , ma ritiene che a questa lettura - l'unica compatibile con i princip costituzionali - si opponga un consolidato insegnamento giurisprudenziale, risalente già alla sentenza n. 400 della Cassazione resa nel 1969 . Osserva in proposito la Corte che non può certamente parlarsi di un orientamento giurisprudenziale tale, per costanza ed univocità, da giustificare la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una disposizione l'articolo 637 Cpc la cui formulazione è compatibile con una interpretazione conforme a Costituzione. In realtà, l'unica decisione expressis verbis dedicata alla questione in esame è costituita dalla sentenza 400/69, pronunciata dalla Corte di cassazione in relazione ad una sentenza d'appello che aveva accolto una domanda di revocazione, ex articolo 395, n. 2, Cpc, fondata sulla falsità del luogo di emissione di una cambiale per la quale era stato chiesto decreto ingiuntivo ad un giudice altrimenti territorialmente incompetente. Questa Corte - non essendo né necessario né opportuno soffermarsi sul criterio di giudizio adottato per decidere una così peculiare fattispecie - deve limitarsi a constatare che la ratio decidendi di quella isolata pronuncia non impedisce al giudice rimettente di adottare una interpretazione dell'articolo 637 Cpc rispettosa dei princip costituzionali e, in particolare, dell'articolo 24 Costituzione. PQM La Corte costituzionale dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 637 del Cpc sollevata, in riferimento agli articoli 24 e 111, comma 2, della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe.