Avvisi di liquidazione: impugnazione globale anche per rimborsi parziali

Se il contribuente chiede solo alcune delle somme indicate deve comunque ricorrere contro l'atto amministrativo. Il Palazzaccio corregge la commissione tributaria siciliana

Il contribuente che vuole il rimborso di alcune somme indicate nell'avviso di liquidazione deve impugnarlo, altrimenti gli sarà precluso, insieme a qualunque altra contestazione. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza 24181/06 del 13 novembre qui leggibile tra gli allegati, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria e bocciato la decisione della Commissione tributaria regionale della Sicilia. I giudici di merito, infatti, avevano dato ragione al contribuente che aveva chiesto la restituzione degli interessi su un'imposta condonata, almeno a partire dalla domanda di definizione agevolata della lite.Ma i giudici della sezione tributaria hanno bocciato questa tesi perché, hanno detto, i rimborsi sono possibili solo quando l'atto amministrativo è stato impugnato. Infatti, hanno scritto nelle motivazioni, il rimborso è condizionato alla mancanza di un atto impositivo o alla pendenza di una controversia sull'atto impositivo adottato. L'intempestiva impugnazione dell'avviso di liquidazione notificato dall'ufficio, determina la definitività della pretesa tributaria, con conseguente preclusione per il contribuente del diritto a chiedere il rimborso dell'imposta nel termine triennale di decadenza di cui all'articolo 77 del Dpr 131/86 . In sostanza, la Commissione tributaria ha sbagliato nel far recuperare al contribuente una tutela che gli era possibile fin dal momento della notificazione dell'avviso di liquidazione, e che questi ha esercitato in ritardo. L'accoglimento di questo motivo del ricorso ha impedito alla Corte di entrare nel merito di un'altra questione. Cioè se, in caso di condono, devono essere corrisposti tutti gli interessi, anche quelli maturati dopo la domanda di definizione agevolata della lite. L'esame dei giudici di legittimità si è fermato al primo motivo del ricorso presentato dal Fisco, secondo cui il contribuente non avrebbe mai impugnato l'avviso di liquidazione con il quale erano stati liquidati gli interessi . Tanto che l'atto amministrativo sarebbe divenuto definitivo perché non impugnato entro i termini. In questi casi è dunque preclusa alla parte ogni altra contestazione. Sulla base di questi motivi il Collegio ha accolto il ricorso dell'Amministrazione e, decidendo nel merito, respinto quello iniziale del contribuente. deb.alb.

Corte di Cassazione - sezione quinta - sentenza 25 settembre - 13 novembre 2006, n. 24181 Presidente Prestipino - Estensore Genovese Ricorrente Amministrazione delle Finanze - controricorrente Spadaro Svolgimento del Processo 1. A seguito della presentazione, in data 23 marzo 1993, di una istanza di condono relativa ad un accertamento fiscale riguardante la tassazione, ai fini applicativi dell'imposta di registro, di un atto di vendita, l'Ufficio del registro di Messina notificava, solo in data 30 novembre 1994, la liquidazione della somma dovuta e calcolava gli interessi da corrispondere da parte del contribuente, nella misura del 12% annuo. Gli interessi venivano calcolati, anche per il periodo successivo alla presentazione del domanda di condono e fino alla data di notifica dell'avviso di liquidazione. La contribuente, dopo avere effettuato il pagamento, contestava tale calcolo, ritenendo che gli interessi fossero dovuti - invece - fino al termine ultimo stabilito per la proposizione della domanda di condono ossia, fino al 31 marzo 1993 , e impugnava il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di rimborso, davanti alla Ctp di Messina, che lo respingeva per la omessa impugnazione dell'avviso di liquidazione, divenuto ormai definitivo. 2. L'appello della contribuente veniva accolto dalla Ctr della Sicilia, con sentenza che in questa sede è stata impugnata dall'Amministrazione delle Finanze e dall'Agenzia delle Entrate, con ricorso per cassazione affidato a due motivi, contro cui non resiste la contribuente. Motivi della decisione 1.1. Con il primo motivo di ricorso con il quale lamentano violazione e falsa applicazione degli articoli 19 e 21 D.Lgs 546/92 e dell'articolo 77 Dpr 131/86 e D.Lgs 374/90 i ricorrenti deducono che la contribuente non avrebbe mai impugnato l'avviso di liquidazione - notificatole il 30 novembre 1994 - con il quale erano stati liquidati gli interessi. Questo sarebbe divenuto definitivo perché non impugnato nei termini prescritti dagli articoli 19 e 21 D.Lgs 546/92, così precludendo ogni altra contestazione. L'errore commesso dai giudici dell'appello sarebbe consistito nel sostituire, ai termini perentori riguardanti le regole relative alle impugnazioni, i termini di prescrizione o decadenza, previsti dalla disciplina generale in tema di ripetizione di indebito e di rimborsi d'imposta. 1.2.Con il secondo motivo di ricorso con il quale lamentano violazione e falsa applicazione degli articoli 3, comma 4, Dl 16/1995, convertito nella legge 75/1993 i ricorrenti deducono che la sentenza di appello sarebbe erronea nella parte in cui avrebbe ritenuto fondata la domanda di rimborso proposta dalla contribuente. Infatti, correttamente, l'Amministrazione avrebbe calcolato gli interessi dovuti, nella misura del 12% annuo, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, Dl 16/1993, fino alla data di effettuazione del pagamento. Gli interessi avrebbero natura corrispettiva non moratoria in ragione della rimessione in termini di quei contribuenti che avevano lasciato decorrere inutilmente il termine originario, previsto dalla legge 413/91, per la presentazione della domanda di condono. 2. Il ricorso è fondato, in base all'esame del primo dei due motivi, logicamente antecedente rispetto all'altro. 2.1. Infatti, i ricorrenti hanno ragione nel dolersi dell'errore in cui è incorso il giudice di seconde cure, il quale ha illegittimamente ammesso il contribuente a discutere della non debenza degli interessi calcolati e pretesi dal Fisco, dopo che il relativo avviso di liquidazione, ritualmente notificatogli, non era stata da lui impugnato, nei termini di legge, davanti al Giudice Tributario. L'errore è, dunque, quello di aver fatto recuperare al contribuente una tutela che gli era possibile fin dal momento della notificazione dell'avviso di liquidazione, con il quale l'Amministrazione ha chiesto ed ottenuto il pagamento degli interessi, anche quelli oggi contestati dal contribuente. Il giudizio davanti alla giurisdizione tributari, com'è noto, è introdotto attraverso il sistema delle impugnazioni di atti amministrativi adottati dalla Amministrazione Fiscale o dagli altri enti a tanto abilitati , nei termini di decadenza stabiliti dall'articolo 21 D.Lgs 546/92. Lo spirare di tali termini non consente, a colui che abbia pagato e non abbia contestato - pur volendolo fare - gli atti impositivi, di poter recuperare una forma residuale di tutela attraverso la domanda di rimborso e con l'impugnazione del relativo diniego, esplicito o tacito. 2.2. Questa Corte ha già respinto simili prospettazioni e ha affermato, con particolare riferimento alla domanda di rimborso, che esso è condizionato alla mancanza di un atto impositivo o alla pendenza di una controversia sull'atto impositivo adottato Sentenza n. 2272 del 2004 , e che l'omessa tempestiva impugnazione dell'avviso di liquidazione notificato dall'Ufficio, determina la definitività della pretesa tributaria, con conseguente preclusione per il contribuente del diritto a chiedere il rimborso dell'imposta nel termine triennale di decadenza di cui all'articolo 77 del Dpr 131/86 sentenza 7179/04 . 3. L'accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l'annullamento della sentenza impugnata, senza che sia necessario - perché non occorrono altri accertamenti in fatto - che ad esso segua il rinvio della causa che, invece, può essere decisa nel merito, con la reiezione del ricorso introduttivo del contribuente. 4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. PQM Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, respinge il ricorso introduttivo del contribuente. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in Euro 800,00 di cui 50,00 per spese , per il giudizio di I grado, in Euro 1.200,00 di cui 100,00 per spese , per il giudizio di II grado, e in Euro 2.100,00 di cui 100,00 per spese , per il giudizio di Cassazione.