Appalti, il direttore dei lavori ""privato"" non risponde direttamente del danno pubblico

I giudici contabili non sono competenti se il responsabile dell'esecuzione del progetto è stato nominato dalla società e non è quindi alle strette dipendenze dello Stato

Il direttore dei lavori nominato dalla società privata a cui la concessionaria di un pubblico servizio ha affidato i lavori non è legato da un rapporto diretto con lo Stato. Per cui, in caso di danno erariale non spetta al giudice contabile decidere sulle relative controversie. A chiarirlo è stata la seconda sezione centrale della Corte dei conti con la sentenza 125/06 depositata lo scorso 20 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . Ma andiamo con ordine. La Corte dei conti del Molise aveva condannato il presidente e il direttore dei lavori della concessionaria incaricata di realizzare un impianto di macellazione a rifondere l'erario per il danno subito. Del resto, la concessionaria aveva affidato l'esecuzione dei lavori, a trattativa privata ad un'altra società, che in seguito aveva scelto l'uomo a cui assegnare la direzione dei lavori di ristrutturazione. Tuttavia, in seguito a un'indagine l'amministrazione aveva accertato gravi irregolarità nell'esecuzione delle opere consistenti, tra l'altro, nella contabilizzazione di lavori non eseguiti o eseguiti in maniera parziale. Il presidente della concessionaria, quindi, era stato condannato a rifondere lo Stato dei danni subiti insieme al direttore dei lavori che, però, era stato nominato dalla società privata incaricata dell'esecuzione materiale dell'impianto di macellazione. Il direttore, tuttavia, non ha ricevuto l'incarico dalla pubblica amministrazione, per cui non è legato allo Stato da un rapporto di servizio. Non spetta quindi ai giudici di via Flaminia decidere sulla controversia, ma solo per quello che attiene all'incarico privato. Niente da fare invece per il presidente della concessionaria che dovrà quindi rimborsare l'Erario. cri.cap

Corte dei conti - Sezione seconda - sentenza 17 maggio 2005-20 marzo 2006, n. 125 Presidente De Sanctis - Relatore Pischedda Ricorrente Manocchio Fatto Con atto di citazione in data 24 novembre 2000 la procura regionale per il Molise conveniva in giudizio 1 Vitaliano Gilotti, nella qualità di presidente della soc. coop. a r.l. Frigomacello consortile del Molise in seguito Frigomacello , concessionaria dell'impianto di macellazione realizzato con spesa a totale carico dello Stato, nel quadro degli interventi previsti dall'articolo 10 della legge 910/66. 2 Francesco Manocchio, direttore dei lavori di ristrutturazione, adeguamento e messa in sicurezza del suddetto impianto di macellazione e di riattivazione del depuratore esistente presso lo stesso impianto. 3 Giorgio Corrado, funzionario del ministero dell'Agricoltura e delle foreste ora ministero delle politiche agricole , incaricato, nel periodo dal 15 luglio 1991 al 4 maggio 1994, dell'istruttoria dei provvedimenti di competenza ministeriale riguardanti i suddetti lavori di ristrutturazione. L'organo requirente chiedeva la condanna dei convenuti al pagamento, ciascuno della somma di lire 71.593.330 pari ad euro 36.974,87 , oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese del giudizio, per il danno provocato all'erario a causa della seguente vicenda. Con decreto n. 55 del 27 marzo 1993 il ministero dell'agricoltura e foreste finanziò, per un importo complessivo di lire 302.900.000, posto a totale carico dello Stato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 910/66, i lavori di adeguamento e ristrutturazione per la rimessa in funzione del depuratore, esistente presso l'impianto di macellazione, realizzato ai sensi della citata legge 910/1966 ed affidato in concessione alla società Frigomacello. L'esecuzione dei lavori fu affidata in concessione alla stessa società che, a sua volta, li aggiudicò, a trattativa privata, alla ditta Elio De Vincenzo. I lavori ebbero inizio il 2 marzo 1993 e furono ultimati, giusta certificazione del direttore dei lavori, in data 10 dicembre 1995. L'importo delle opere realizzate, secondo il riconoscimento di congruità espresso dal provveditorato alle opere pubbliche per il Molise, è risultato di lire 226.089.160, di cui lire 178.022.960 per lavori e lire 48.066.200 per oneri accessori, Iva e spese generali. Evidenzia parte attrice che in data 25 settembre 1995, a lavori ufficialmente non ancora ultimati, il direttore dei lavori certificava la consistenza degli stessi e la loro regolare esecuzione sicché il comune di Campobasso, sulla base degli accertamenti eseguiti dall'azienda Usl n. 3 del Molise, in data 19 settembre 1995, autorizzava lo scarico definitivo nel ristrutturato depuratore dei reflui liquidi provenienti dallo svolgimento dell'attività lavorativa della Frigomacello. Espone ancora parte attrice che, nel corso di un'altra indagine, veniva acquisita una dichiarazione del signor Elio De Vincenzo, titolare dell'impresa che aveva eseguito i lavori, nella quale riferiva di una sua fatturazione compiacente a favore della Frigomacello per lavori eseguiti in minima parte e quantificati in 30 milioni di lire, a fronte di un importo complessivo di circa 300 milioni di lire realmente fatturate a Frigomacello . Allo scopo di trovare riscontro a quanto dichiarato, la procura regionale disponeva una consulenza tecnica. La perizia, predisposta dall'ing. Domenico Briamonte, accertava gravi irregolarità nell'esecuzione delle opere in questione, consistenti, tra l'altro, nella contabilizzazione di lavori non eseguiti o eseguiti solo parzialmente. L'organo inquirente disponeva ulteriori indagini ed acquisiva una relazione del provveditorato regionale alle opere pubbliche, che confermava sostanzialmente il contenuto della consulenza tecnica. Il giudizio veniva discusso all'udienza del 6 giugno 2002 e con la sentenza in epigrafe, la sezione regionale, ha condannato. Vitaliano Gilotti e Francesco Manocchio al pagamento, in favore del ministero delle politiche agricole, della somma di euro 30.415,20 ciascuno, oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi legali, mentre ha dichiarato esente da responsabilità Giorgio Corrado. In particolare il giudice di primo grado ha affermato la sussistenza della giurisdizione contabile, contestata dagli odierni appellanti, ed ha respinto l'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata da Gilotti, ed altre eccezioni procedurali, tra cui la richiesta di una consulenza tecnica d'ufficio e quella d'integrazione del contraddittorio. Nel merito la sezione ha quantificato il danno in lire 117.784.000 pari ad euro 60.830,40 , sottraendo dall'importo contestato quello relativo ai lavori effettivamente eseguiti, e lo ha addebitato in parti eguali agli odierni appellanti, ravvisando nel loro comportamento la colpa grave. Avverso tale sentenza sono stati proposti i gravami che oggi si discutono. A Un primo gravame, iscritto al n 16867 del registro di segreteria, è stato proposto da Manocchio Francesco, il quale chiede la propria assoluzione ed in via subordinata che venga riconosciuta la corresponsabilità del Corrado, ingiustamente assolto, e che venga disposta l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti pubblici che hanno certificato la regolare esecuzione dei lavori, ed in via più gradata l'esercizio del potere riduttivo. Questi succintamente i motivi dell'appello A1 Difetto di giurisdizione. Ritiene l'appellante che la motivazione della sentenza, riferita esclusivamente al presidente di Frigomacello, non lo riguarda, perché egli era soltanto il direttore dei lavori ed ha operato in virtù di un contratto d'opera professionale, essendo stato incaricato non da un ente pubblico ma da un soggetto privato. Rileva, inoltre, la mancanza di un qualsiasi rapporto di servizio tra lui e Frigomacello e ritiene che la giurisdizione può sussistere nei confronti della società concessionaria, non nei confronti dei terzi con i quali il concessionario intrattiene distinti ed autonomi rapporti giuridici. A2 Mancata prova del danno. La consulenza tecnica, osserva l'appellante, non esonera la parte dal fornire la prova a sostegno della propria domanda. Peraltro, la consulenza della procura è stata contestata ed il giudice non ha ritenuto di disporre una consulenza tecnica d'ufficio, sicché non vi è alcuna prova del danno. A3 Omessa integrazione del contraddittorio. Dallo stesso atto di citazione emergono responsabilità dei pubblici dipendenti che avevano compiti di istruttoria e di controllo, con particolare riferimento al collaudo dei lavori tali soggetti non sono stati convenuti nonostante la richiesta di integrazione del contraddittorio formulata in primo grado. L'argomentazione del giudice di prime cure, che ha rigettato la richiesta motivando con la possibilità che l'amministrazione debba rimborsare le spese legali, non è in alcun modo condivisibile. A4 Errata ed immotivata assoluzione di Corrado Giorgio. L'assoluzione del funzionario ministeriale è ingiusta se egli avesse svolto una corretta istruttoria, il danno non si sarebbe verificato, perché il finanziamento sarebbe stato erogato nella misura corrispondente ai lavori effettivamente eseguiti. A5 In estremo subordine chiede una significativa applicazione del potere riduttivo. In data 26 aprile è stata depositata una nota difensiva con allegato un commento alla sentenza impugnata, pubblicato su una rivista giuridica. B Un secondo gravame, iscritto al n. 16924 del registro di segreteria, è stato proposto da Vitaliano Gilotti il quale formula identiche conclusioni. Questi succintamente i motivi del gravame B1 Difetto di giurisdizione. L'appellante evidenzia il difetto di qualificazione pubblica della Frigomacello e la mancanza di qualsiasi rapporto di servizio tale da collocare il convenuto in posizione di compartecipe fattivo dell'attività amministrativa, con conseguente difetto di giurisdizione della corte dei conti. B2 Difetto di legittimazione passiva. Osserva l'appellante che, anche ove fosse ravvisabile un rapporto di servizio nei confronti del ministero, esso potrebbe essere riferito esclusivamente alla società consortile e non ai suoi amministratori. Dopo aver precisato che la Frigomacello era amministrata da un consiglio d'amministrazione, sicché non si comprende perché sia stato ritenuto responsabile solo il presidente, evidenzia che non risulta dalla sentenza, né dalla citazione, né dagli atti del giudizio, quali siano gli elementi che giustificano lo sforamento dello schermo societario , che avrebbe fatto assumere all'appellante un suo autonomo rilievo. Osserva ancora che l'imprenditore De Vincenzo non accusa mai l'odierno appellante Gilotti Vitaliano , ma il sig. Gilotti Giovanni, che è un componente del consiglio di amministrazione di Frigomacello. B3 Omessa integrazione del contraddittorio e mancanza di colpa. Esistono, osserva l'appellante, ben tre accertamenti tecnici dichiarazione del direttore dei lavori, verbale di collaudo e visita ispettiva dell'ASL che attestano l'avvenuta esecuzione dei lavori e la funzionalità dell'impianto, sicché è da escludere qualsiasi responsabilità a suo carico. In ogni caso formula nuovamente la richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti che hanno certificato la regolarità e l'esatta esecuzione dei lavori. B4 Insussistenza del danno e nullità della citazione. Non si comprende per quale motivo viene chiesto all'appellante un terzo dell'intero importo finanziato, mentre i lavori sono stati eseguiti, come affermato dallo stesso consulente della procura. Si deduce, pertanto, la nullità dell'atto di citazione per indeterminatezza dei criteri di determinazione del danno e si evidenzia l'assoluta incoerenza, erroneità e contraddittorietà della domanda. C Per entrambi i gravami si è costituito, con memorie di identico contenuto, Giorgio Corrado il quale in via preliminare ha chiesto che l'appello nei suoi confronti venga dichiarato inammissibile, non essendo stato proposto dal pubblico ministero e che pertanto si dia atto che la sua assoluzione è passata in giudicato. In via subordinata, nel merito, chiede la conferma dell'impugnata sentenza. D Con atto depositato il 26 aprile 2005, il procuratore generale ha chiesto la conferma della sentenza e la condanna delle spese relative al secondo grado di giudizio. In particolare il requirente ritiene infondate le eccezioni relative al difetto di giurisdizione, atteso che la società Frigomacello, con la concessione del servizio pubblico e la gestione delle risorse, ha assunto una connotazione oggettivamente pubblica. Ritiene sufficientemente provato il danno dal materiale probatorio versato in atti, che concorda tutto sull'esistenza di gravi irregolarità e delle conseguenti responsabilità. Quanto alla richiesta di integrazione del contraddittorio, ritiene che resta salva la possibilità per il giudice di definire il giudizio entro l'ambito soggettivo inizialmente definito dal pubblico ministero, tenendo conto, ai fini della quantificazione del danno addebitabile a ciascun convenuto, dell'eventuale concorso di altri soggetti estranei al giudizio. All'odierna udienza, assente il difensore dell'appellante Gilotti, gli avvocati Rampini e Correale illustrano la posizione di Giorgio Corrado ed insistono per la declaratoria di inammissibilità dell'appello nei suoi confronti. In via subordinata chiedono la conferma della sentenza impugnata, evidenziando che il loro assistito si è limitato a predisporre atti formalmente legittimi. L'avvocato Guida per l'appellante Manocchio illustra il difetto di giurisdizione, evidenziando che il suo assistito ha ricevuto l'incarico non da una pubblica amministrazione ma da un soggetto privato. A sua volta il pubblico ministero conferma le conclusioni scritte, insistendo per il rigetto dei gravami. In particolare concorda con l'inammissibilità del gravame nei confronti di Corrado Giorgio ed illustra i motivi per i quali ritiene sussistente la giurisdizione nei confronti di entrambi gli appellanti, citando giurisprudenza favorevole. Quanto all'eccezione di Gilotti Vitaliano, secondo cui l'imprenditore si riferiva a Gilotti Giovanni, ne contesta l'ammissibilità e, nel merito, rileva che è evidente il riferimento al presidente di Frigomacello. Osserva che il Gilotti ha partecipato materialmente all'attività illecita e si è inserito nel procedimento, acquisendo così la qualifica di funzionario di fatto. In una breve replica l'avvocato Guida controbatte le argomentazioni del pubblico ministero sulla giurisdizione e si sofferma sull'omessa integrazione del contraddittorio e sulla mancanza di prova del danno. Considerato in diritto Preliminarmente, rilevata la regolarità e tempestività delle notifiche, si dispone, in rito, la riunione degli appelli, ai sensi dell'articolo 335 Cpc, trattandosi di impugnazioni rivolte contro la stessa sentenza. In limine, va estromesso dal giudizio Corrado Giorgio, poiché le parti soccombenti in primo grado sono legittimate ad impugnare la sentenza solo per le ragioni che riguardano la loro personale posizione processuale, ed il giudice d'appello non può pronunciarsi sull'eventuale vizio connesso all'assoluzione affermata dai primi giudici, atteso che al riguardo non è stata proposta impugnativa dall'organo requirente, unico soggetto a ciò legittimato Sr 5/2001/QM, Sezione prima centrale 200/04, 379/01, Sezione seconda centrale 198/04, 272/02, 244/01, Sezione terza centrale 183/05, 3000/02 . La prima questione da affrontare concerne la sussistenza della giurisdizione contabile, contestata da entrambi gli appellanti. Osserva il collegio che la verifica dello ius dicere va fatta attraverso il cosiddetto petitum sostanziale, il quale va identificato in funzione della causa petendi, nel senso che, ai fini del riparto della giurisdizione, occorre tener conto degli elementi di fatto che sono stati addotti dalla parte, quali connotati identificativi del rapporto dedotto in giudizio. Nel caso di specie, dall'esame dell'atto di citazione si rileva che il procuratore regionale ha convenuto in giudizio gli odierni appellanti, per ottenere il risarcimento del danno subito dallo Stato, in seguito alle gravi irregolarità avvenute durante l'esecuzione dei lavori di adeguamento, ristrutturazione e rimessa in funzione del depuratore dell'impianto di macellazione, affidati in concessione alla società Frigomacello. Secondo la consolidata giurisprudenza della corte di cassazione per affermare la giurisdizione delle corte dei conti è necessario che vi sia un danno subito da un ente pubblico non economico, causato da un soggetto legato da rapporto di servizio con l'amministrazione, in violazione dei propri obblighi di servizio giurisprudenza consolidata, ex multis cassazione Su 19662/03, 9693/02 e 16829/02 . Ai fini della declaratoria sulla giurisdizione è necessario, pertanto, individuare l'esistenza del rapporto di servizio, che, per ius receptum, consiste nell'inserimento, anche in via di mero fatto, nell'organizzazione pubblica, con lo svolgimento di funzioni proprie dell'amministrazione sul punto ex multis cassazione Su 7946/03, 16216/01 . Osserva il collegio che l'esecuzione dei lavori di rimessa in funzione dell'impianto di depurazione di pertinenza del frigomacello di Campobasso impianto di interesse pubblico, realizzato con spesa a totale carico dello Stato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 910/66 è stata affidata in concessione alla società Frigomacello, con Dm 55/1993. Nella fattispecie ricorre pacificamente un'ipotesi di concessione di costruzione di opera pubblica che, secondo la consolidata giurisprudenza della corte di cassazione, ha effetto traslativo delle pubbliche funzioni inerenti all'attività organizzativa e direttiva, necessaria per la sua realizzazione. In particolare è stato affermato che gli atti posti in essere dal concessionario, al fine di assicurare la protezione dell'interesse pubblico, conservano la natura di attività amministrativa in senso obiettivo, il cui esercizio attribuisce al concessionario il ruolo di organo indiretto dell'amministrazione, ossia di soggetto che agisce per il raggiungimento dei fini propri di questa cassazione Su, 287/99, 8647/96, 12166/93, 12966/91 . A ciò si aggiunga che l'affidamento in concessione dei lavori era dovuto alla circostanza che alla medesima società consortile, con Dm 7816/72 richiamato nelle premesse del citato Dm 55/93 , era stata affidata la gestione dell'impianto di macellazione con annesso salumificio. Poiché tale concessione costituisce perseguimento di finalità pubbliche tramite altri soggetti cassazione Su, 1987/98 , la concessione dei lavori in questione non era diretta semplicemente a procurare un bene alla pubblica amministrazione, ma costituiva il mezzo per il raggiungimento dell'interesse pubblico, perseguito con la concessione della gestione dell'impianto di macellazione cassazione Su, 14473/02 e giurisprudenza ivi citata . Appare indubitabile, quindi, l'esistenza di un rapporto di servizio, e conseguentemente la sussistenza della giurisdizione contabile, nei confronti della società Frigomacello. Tale conclusione è preliminare, ma non esaustiva all'accertamento della giurisdizione, atteso che convenuta non è la società, peraltro posta in liquidazione già nel 1999, ma, a titolo personale, l'ex presidente di Frigomacello ed il direttore dei lavori, sicché occorre verificare se il rapporto di servizio, indispensabile per affermare la giurisdizione contabile, si è creato anche nei loro confronti. Per quanto riguarda la posizione del direttore dei lavori osserva il collegio che egli non si trova in rapporto di servizio né con lo stato, né con la società, atteso che le funzioni pubbliche sono rimaste in capo alla stessa. Come ha correttamente eccepito la difesa del Manocchio, l'affidamento della direzione dei lavori costituisce oggetto di un incarico di natura privata, affidato senza il trasferimento delle funzioni pubbliche proprie della concessionaria. Tale conclusione, ad avviso del collegio, non contrasta con il consolidato indirizzo giurisprudenziale che ritiene il direttore dei lavori, legato da rapporto di servizio con l'amministrazione, nella cui organizzazione egli si inserisce quale organo temporaneo. Non può sfuggire, infatti, la fondamentale differenza che detto orientamento giurisprudenziale riguarda i direttori dei lavori nominati direttamente dalla pubblica amministrazione, mentre, nel caso in esame, la nomina del Manocchio è stata fatta da un soggetto privato, sia pure legato da rapporto di servizio con lo stato cassazione Su, 129/01 . L'accertato difetto di giurisdizione nei confronti del Manocchio esonera dall'esame degli ulteriori motivi d'appello da lui proposti. Diversa è la posizione di Gilotti Vitaliano, egli non solo era il presidente della società, e quindi legato ad essa da un rapporto di immedesimazione organica, ma si è ingerito personalmente nella gestione delle risorse pubbliche. A tal fine è sufficiente osservare che i lavori sono stati affidati a trattativa privata alla ditta De Vincenzo, priva della necessaria qualifica tecnica, il 20 febbraio 1993, ed ebbero inizio il successivo 2 marzo, ancor prima che venisse emanato il Dm 55/1993, che affidava la loro esecuzione alla Frigomacello. In altre parole si è verificato quello che il giudice di primo grado ha qualificato sforamento dello schema societario e che consiste nella gestione a titolo personale delle pubbliche risorse tale circostanza fa acquisire al Gilotti la qualifica di agente di fatto e lo assoggetta alla giurisdizione contabile cassazione Su, 400/00 . Passando all'esame delle altre doglianze formulate da Gilotti, osserva il collegio che al lamentato difetto di legittimazione si è già dato risposta nella disamina sulla sussistenza della giurisdizione. Quanto alla circostanza che l'imprenditore De Vincenzo non intendeva riferirsi all'appellante Gilotti Vitaliano ma al sig. Gilotti Giovanni che era un componente del consiglio di amministrazione di Frigomacello, il collegio ritiene l'eccezione inammissibile e pretestuosa. Inammissibile, perché formulata per la prima volta in appello, atteso che di essa non vi è traccia nella sentenza di primo grado e che le memorie difensive di primo grado sono state dichiarate prive di rilievo formale in conseguenza del loro tardivo deposito. Pretestuosa, perché se è pur vero che all'inizio del verbale si parla di Gilotti Giovanni, lo stesso viene identificato nella sua qualità di rappresentante del consorzio Frigomacello ex Campobasso , e tale era Gilotti Vitaliano. Si aggiunga che non è stata provata in alcun modo la presenza tra gli amministratori di Gilotti Giovanni, mentre risulta che l'affidamento dei lavori alla ditta De Vincenzo è stato fatto da Gilotti Vitaliano, che lo stesso Gilotti Vitaliano ha firmato il verbale di sospensione dei lavori ed è destinatario dell'autorizzazione allo scarico dei rifiuti, rilasciata dal comune di Campobasso il 25 settembre 1995. Quanto alla richiesta di integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti che hanno certificato la regolarità e l'esatta esecuzione dei lavori, già formulata e respinta in prime cure, il collegio osserva che il giudice di primo grado deve procedere a tale integrazione, accogliendo la relativa istanza avanzata dal convenuto, o disponendola d'ufficio ai sensi dell'articolo 102 del codice di procedura civile, solo nei casi di litisconsorzio necessario, istituto che sussiste in presenza di situazioni, necessariamente plurilaterali, connesse ad un rapporto giuridico unico ed inscindibile, nel quale la decisione del giudice non può essere assunta se non sono contemporaneamente presenti tutte le parti interessate. Nella fattispecie, esaminati il petitum e la causa petendi dell'atto introduttivo del giudizio, non è ravvisabile alcun litisconsorzio necessario tra i soggetti inizialmente convenuti e quelli dei quali si chiede la partecipazione al giudizio, trattandosi di persone che hanno eventualmente potuto concorrere alla causazione del danno con differenti azioni ed omissioni, realizzate in circostanze e tempi diversi. In assenza di litisconsorzio necessario, la chiamata in giudizio poteva essere disposta iussu iudicis ex articolo 107, ma in questo caso si tratta di un potere discrezionale che rientra nel libero apprezzamento del giudice, le cui valutazioni al riguardo non possono essere sindacate dal giudice d'appello che non può procedere, nella fase del gravame, all'integrazione del contraddittorio, né può rimettere la causa al primo giudice. Costituisce, infatti, ius receptum che l'articolo 354 del Cpc si riferisce esclusivamente alle ipotesi di litisconsorzio necessario Cassazione 12930/04, 707/04, 4129/02, 3301/96 e Corte dei conti, Sezione seconda centrale 79/2005, Sezione terza centrale 267/01 e Sezioni riunite 20 giugno 2001 n. 5/QM In siffatte evenienze il giudice contabile, invece di orientare la propria ricerca nell'individuazione di ulteriori soggetti responsabili, ben può limitarsi a statuire in ordine ai soli soggetti convenuti in giudizio e, in caso di condanna, ragguagliare la misura della responsabilità alle loro singole posizioni, tenendo conto del concorrente comportamento di altri soggetti estranei al processo. Per finire con le questioni pregiudiziali, l'eccezione di nullità dell'atto di citazione per indeterminatezza dei criteri di determinazione del danno va rigettata perché inammissibile, trattandosi di eccezione nuova, ed infondata. Dalla lettura dell'atto di citazione, infatti, emerge che la procura attrice ha determinato il danno, ripartito in parti eguali tra i convenuti, in misura pari all'ammontare complessivamente liquidato dal ministero alla concessionaria Frigomacello. Passando al merito, il collegio ritiene che il danno, correttamente rideterminato dal giudice di primo grado in euro 60.830,40, detraendo l'importo dei lavori effettivamente eseguiti, è stato documentalmente provato con le due perizie in atti, alle quali l'appellante muove solo generiche doglianze, affermando che i lavori furono eseguiti, ma dimenticando che il danno contestato riguarda la mancata esecuzione di tutti i lavori rendicontati e finanziati dal ministero. Quanto all'elemento psicologico, contestato dall'appellante, il quale afferma di aver preso atto delle certificazioni tecniche, è sufficiente richiamare la documentazione in atti testimonianza dell'imprenditore, aggiudicazione a ditta priva dei necessari requisiti tecnici per ritenere che la condotta del Gilotti, anche se non dolosa, appare priva del minimum di diligenza richiesto a chi gestisce pubblico denaro. La responsabilità del Gilotti va pertanto confermata, con l'unica eccezione dell'importo di condanna, che il collegio, tenendo conto dell'esistenza di concorrenti condotte di altri soggetti, anch'esse causative del pregiudizio, ritiene di dover determinare in via equitativa in euro 18.075,99 pari a 35 milioni di vecchie lire , oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali come stabiliti nella sentenza di primo grado. Attesa la sostanziale soccombenza, il collegio ritiene di dover porre a carico del Gilotti anche le spese del presente grado di giudizio. PQM La Corte dei Conti, Sezione Seconda giurisdizionale centrale, definitivamente pronunciando, ogni contraria ragione ed istanza reiette, dichiara inammissibile l'appello proposto da Manocchio Francesco e Gilotti Vitaliano nei confronti di Corrado Giorgio, accoglie l'appello iscritto al n 16867 del registro di segreteria, proposto da Manocchio Francesco del registro di segreteria, e dichiara nei suoi confronti il difetto di giurisdizione, accoglie parzialmente l'appello iscritto al n. 16924 del registro di segreteria proposto da Gilotti Vitaliano e, a parziale modifica dell'impugnata sentenza, lo condanna a pagare al Ministero delle Politiche Agricole l'importo di euro 18.075,99, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali come stabiliti nella sentenza di primo grado ed alle spese del presente grado di giudizio che si liquidano in euro 233,76_____________________ duecentotrentatre/76 .