Nuovo processo civile: troppe preclusioni e decadenze

La riforma in discussione alla commissione Giustizia della Camera in legislativa non piace agli avvocati. Camera civile, Aiga e Anf consegnano un appello ai parlamentari sottoscritto anche da Giuristi democratici, Md e Cittadinanzattiva

Il processo civile non va. Mentre la commissione Giustizia della Camera si appresta ad esaminare le disposizioni in materia in sede legislativa, tra una pausa e l'altra di discussione della Finanziaria, l'Osservatorio romano sulla giustizia civile, la Camera civile, le sezioni romane dell'Aiga associazione italiana giovani avvocati e dell'Anf associazione nazionale forense , criticano duramente la riforma inviando un appello scritto ai parlamentari per correggerlo. La nuova legge - dicono - provoca una inutile contrazione del diritto di difesa, rendendo ancor più rigoroso il regime delle decadenze e delle preclusioni soprattutto per il convenuto. Essa ancora una volta esaurisce ogni intervento destinato all'accelerazione dei processi . L'appello dei civilisti romani presentato ieri ed inviato ai parlamentari, ha raccolto il consenso delle sezioni romane dei giuristi democratici, di Magistratura democratica e di Cittadinanzattiva. Le associazioni romane chiedono che venga di nuovo introdotta l'obbligatorietà dell'interrogatorio libero delle parti e del tentativo di conciliazione che venga ripristinata la scansione temporale per fasi processuali e non per udienze che vedeva prima la determinazione del thema decidendum, poi la definizione del thema probandum ed infine l'articolazione dei mezzi istruttori che venga eliminata la riserva obbligatoria, eventualmente prevedendo che, in caso di concessione di termini alle parti per l'articolazione dei mezzi istruttori, il giudice sia obbligato a provvedere in udienza che venga abrogato l'articolo 70 delle disposizioni attuative al codice di procedura civile, il quale consente alle parti di scegliere il rito ordinario o societario nella decisione delle controversie . Il coordinatore dell'Osservatorio romano sulla giustizia civile, Alessandro Cajola ha detto che in Italia sono pendenti circa 4 milioni di processi civili, con almeno 8 milioni di cittadini interessati e la riforma del processo civile non consente una riduzione dei tempi processuali, ma comporta problemi organizzativi conseguenti alla scelta discrezionale del rito e soprattutto dell'obbligo di notifica delle parti delle centinaia di migliaia di provvedimenti istruttori . Secondo Cajola gli effetti della riforma porteranno ad un aumento della durata dei processi ed ad un prevedibile collasso della struttura amministrativa, nonché ad una riduzione delle garanzie e delle pari opportunità che la Costituzione riconosce alle parti .