Quando l'ordine di integrazione del contraddittorio riguarda centinaia di persone il giudice non può ""scaricare"" la causa perché manca una sola citazione

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Non risponde invero alle esigenze di una sana amministrazione della giustizia una decisione che, a fronte di un ordine d'integrazione del contraddittorio ritualmente eseguito nei confronti di diverse centinaia di persone, finisca per precludere ai ricorrenti l'accesso ad uno scrutinio di merito delle doglianze dedotte in contenzioso solo a cagione dell'omessa citazione di un unico controinteressato. L'osservazione appena riportata è della Sezione quinta del Consiglio di Stato con la decisione 2990/06 depositata lo scorso 22 maggio e qui leggibile nei documenti correlati , ed è contenuta nella sentenza citata in epigrafe, qui leggibile nei documenti correlati. Con la citata sentenza, i giudici di Palazzo Spada hanno risolto un'interessante questione concernente la notifica per pubblici proclami , disciplinata dall'articolo 14 del Rd 642/07 - Regolamento per la procedura dinnanzi alle giurisdizionali del Consiglio di Stato G.U. n. 227 del 25.9.1907 . Ai sensi della predetta normativa quando la notificazione del ricorso nei modi ordinari sia sommamente difficile per il numero delle persone da chiamarsi in giudizio, il Presidente della sezione adita può disporre che sia fatta per pubblici proclami autorizzando il ricorrente a far inserire, nel foglio degli annunzi della Provincia ove ha sede l'autorità che emise il provvedimento e nella Gazzetta Ufficiale del Regno, un sunto del ricorso e le sue conclusioni, con le cautele consigliate dalle circostanze, e designando, se sia possibile, alcuni fra gli interessati ai quali la notificazione debba farsi nei modi ordinari . La questione da cui ha origine il contenzioso è fondata tutta sul dubbio della validità di una notificazione per pubblici proclami che non contenga l'indicazione nominativa dei singoli controinteressati, considerando che la natura giuridica della notificazione è di atto recettizio. La normativa disciplinante la specifica materia articolo 14 cit. , a ben vedere, non impone l'indicazione nell'avviso per pubblici proclami dei nominativi cui notificare l'atto, se non dispone in tal senso il Presidente della Sezione adita, visto che la norma lascia a quest'ultimo la possibilità di inserire particolari cautele, valutate specifiche circostanze. Il ricorso in appello è proposto avverso la sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale della Toscana dichiarò inammissibili i ricorsi collettivi, promossi dagli odierni appellanti, onde ottenere, tra l'altro, l'annullamento della loro non ammissione al concorso pubblico, per titoli ed esami, a trentuno posti di collaboratore amministrativo, indetto dall'Azienda Usl n. 6 di Livorno. L'inammissibilità pronunciata dal giudice di prime cure trova la sua motivazione nella difettosa instaurazione del rapporto processuale, eccezione sollevata dall'Azienda sanitaria, e condivisa dai giudici toscani. Per questi ultimi, infatti, i ricorrenti non avevano ottemperato al puntuale ordine, contenuto nella sentenza interlocutoria, di integrare il contraddittorio nei confronti dei controinteressati alla lite, asseritamente individuabili in tutti i candidati, vincitori o non vincitori, al concorso pubblico in questione così alle pagg. 8 e 9 della sentenza interlocutoria succitata . Con due decreti del 1995, in effetti, il Presidente del Tar autorizzò l'effettuazione della notifica ai controinteressati nelle forme dei pubblici proclami, che avvenne con avvisi pubblicati sul Foglio degli Annunci Legali della Provincia di Livorno e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana tuttavia, l'omessa inclusione nei predetti avvisi del nominativo di una concorrente vincitrice spinse il Tribunale toscano a dichiarare l'inammissibilità dei primitivi ricorsi. Punto chiave dell'intera vicenda, è, quindi, stabilire la giusta portata della disposizione contenuta nell'articolo 14 del Rd 642/07. A tale scopo, il Collegio ritiene preliminarmente utile richiamare il principio, contenuto nella decisione n. 6 del 23 ottobre 1981 dell'Adunanza plenaria del Consiglio, e da allora consolidatosi, secondo cui la disciplina settoriale del procedimento di notificazione per pubblici proclami sensibilmente difforme da quanto previsto dall'articolo 150 Cpc per il rito civile , pur rimettendo al prudente apprezzamento del Presidente del Collegio la decisione in merito all'eventuale prescrizione di cautele aggiuntive rispetto a quanto previsto dalla disposizione regolamentare ivi inclusa, se del caso, la notifica nelle forme ordinarie a taluni degli interessati, particolarmente lesi dal processo , tuttavia non impone l'indicazione, nell'avviso da inserire nei pubblici proclami, dei nominativi dei possibili controinteressati, a meno che un'indicazione in tal senso non sia stata espressamente stabilita dallo stesso Presidente nel corpo del provvedimento di autorizzazione. A parere dei giudici romani, dunque, il Collegio toscano correttamente stimò che la mancata indicazione del nominativo di una concorrente, nonché vincitrice, non consentisse di ritener perfezionato il contraddittorio, non essendo stato evocato in giudizio uno dei soggetti direttamente e particolarmente pregiudicati dall'ipotetico accoglimento dell'impugnativa. Pur tuttavia, a parere del Consiglio di Stato, il Tar, in luogo di dichiarare inammissibili ancorché, rectius, improcedibili i ricorsi, avrebbe potuto e dovuto concedere d'ufficio ai ricorrenti il beneficio dell'errore scusabile e la correlata remissione in termini, onde consentire loro di rimediare ad un'evidente svista involontaria, attraverso la rinnovazione della notifica mancante ciò, per rispetto delle esigenze di una sana amministrazione della giustizia. Per ragioni ampiamente esposte in motivazione, che tengono conto anche del disposto dell'articolo 35, comma 4, della legge 1034/71, che nel disciplinare il rinvio utilizza, non a caso, il verbo proseguire , evidenziando l'assenza delle successive formalità della riassunzione presso il Tar, la Sezione ritiene di non procedere all'integrazione del contraddittorio nel giudizio d'appello, e di non dichiarare direttamente l'interruzione, rimettendo l'incombente al giudice ad quem, che valuterà, altresì, le ragioni e la posizione dei successori di uno dei concorrenti, nel frattempo deceduto, che potranno costituirsi avanti al Tar nel tempo occorrente per la prosecuzione del giudizio in primo grado ed, ove tale spatium temporis non fosse sufficiente, soccorrerà l'obbligo del primo giudice di dichiarare l'interruzione. La quinta sezione del Consiglio, quindi, annulla la sentenza impugnata e rinvia la controversia al Tar toscano, evidenziando che, fatta salva l'eventuale necessità di dichiarare l'interruzione del processo, il giudice ad quem provvederà alla rinnovazione degli atti a partire dalla remissione in termini degli odierni appellanti, onde consentire loro di rinnovare la notificazione individuale , unicamente nei confronti della concorrente vincitrice, il cui nominativo era stato omesso nell'avviso per pubblici proclami. Non per un'interpretazione diversa della norma, rispetto ai giudici di prime cure, è stata, quindi, annullata la sentenza appellata sotto questo aspetto lo stesso Consiglio di Stato ritiene corretto il giudizio del Tar , ma per una diversa valutazione del comportamento dei ricorrenti, ritenuto, sic et sempliciter, contra legem , dai giudici toscani, considerato, invece, affetto da errore scusabile svista involontaria , con correlato beneficio della remissione in termini, dal Collegio romano, e ciò, in considerazione della gran quantità di persone cui notificare gli atti, ed in ossequio al generale principio di un sana amministrazione della giustizia.

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 20 dicembre 2005-22 maggio 2006, n. 2990 Presidente Iannotta - Estensore Carlotti Ricorrente Razzauti ed altri Fatto e diritto Viene in decisione l'appello interposto avverso la sentenza, specificata in epigrafe, con cui il Tar della Toscana dichiarò inammissibili - previa riunione che ha interessato anche una terza impugnativa, allibrata al r.g. del tribunale territoriale con il n. 3236/1994 - i ricorsi collettivi, promossi dagli odierni appellanti, onde ottenere, tra l'altro, l'annullamento della loro non ammissione al concorso pubblico, per titoli ed esami, a trentuno posti di collaboratore amministrativo, indetto dall'Azienda Usl n. 6 di Livorno ex Usl n. 13 . 2. Nel grado di giudizio così instaurato si è costituita l'Azienda sanitaria labronica, eccependo in via preliminare l'improcedibilità del gravame e concludendo nel merito per la conferma della sentenza impugnata, con rigetto integrale dell'impugnazione. 3. In occasione dell'udienza pubblica, celebrata il giorno 20 dicembre 2005, è pervenuta all'Ufficio una copia fotostatica dell'atto, notificato alla controparte, con cui il difensore degli appellanti ha comunicato formalmente la notizia del sopravvenuto decesso della signora Anna Paola Bartolozzi. In esito alla discussione, il ricorso è stato trattenuto in decisione. 4. Onde meglio illuminare le ragioni della decisione, giova riferire che il primo giudice pervenne alla pronuncia in rito, oggi appellata, dopo aver rilevato, in via pregiudiziale, la fondatezza dell'eccezione, sollevata dalla difesa dell'amministrazione intimata, in punto alla difettosa instaurazione del rapporto processuale. Il Tar toscano ritenne, difatti, che gli originari ricorrenti non avessero puntualmente ottemperato all'ordine - risalente alla sentenza interlocutoria 566/95 - di integrare il contraddittorio nei confronti dei controinteressati alla lite, asseritamente individuabili in tutti i candidati, vincitori o non vincitori, al concorso pubblico in questione così alle pagg. 8 e 9 della sentenza interlocutoria succitata . Dalla lettura della motivazione della decisione gravata e dall'esame degli atti di causa emerge, invero, che il Presidente del Tar autorizzò l'effettuazione della notifica ai ridetti controinteressati nelle forme dei pubblici proclami v. i decreti del 5 ottobre 1995 e del 17 ottobre 1995 sennonché il Collegio fiorentino dichiarò ugualmente l'inammissibilità dei primitivi ricorsi, avendo rilevato l'omessa inclusione nei relativi avvisi, rispettivamente pubblicati sul Foglio degli Annunci Legali della Provincia di Livorno e sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, del nome della signora Donatella Bertelli e di alcuni altri nominativi di concorrenti idonei , nonché l'imprecisa individuazione di taluni ulteriori candidati. 5. L'appello è affidato ai seguenti mezzi di gravame riguardo la questione di rito, violazione e falsa applicazione dell'articolo 14 del Rd 642/07, dell'articolo 150 e 156 Cpc, nonché dei decreti presidenziali emessi in data 5 e 17 ottobre 1995 II nel merito, violazione dell'articolo 143 del Dm 30 gennaio 1982. 6. L'impugnazione è fondata e merita accoglimento nei termini di seguito precisati. 7. Per la corretta soluzione delle questioni devolute alla cognizione del Collegio, occorre muovere dalla decisione 6/1981 con cui l'Adunanza plenaria di questo Consiglio risolse un contrasto giurisprudenziale insorto in ordine alla corretta esegesi dell'articolo 14 del regolamento di procedura Rd 642/07 . Nell'occasione fu statuito il principio, da allora consolidatosi, secondo cui la disciplina settoriale del procedimento di notificazione per pubblici proclami sensibilmente difforme da quanto previsto dall'articolo 150 Cpc per il rito civile , pur rimettendo al prudente apprezzamento del Presidente del collegio la decisione in merito all'eventuale prescrizione di cautele aggiuntive rispetto a quanto previsto dalla disposizione regolamentare ivi inclusa, se del caso, la notifica nelle forme ordinarie a taluni degli interessati, particolarmente lesi dal processo , tuttavia non impone l'indicazione, nell'avviso da inserire nei pubblici proclami, dei nominativi dei possibili controinteressati, a meno che un'indicazione in tal senso non sia stata espressamente stabilita dallo stesso Presidente nel corpo del provvedimento di autorizzazione. 8. Calato il principio alla fattispecie concreta sottoposta allo scrutinio della Sezione, va osservato che nei decreti del 5 e del 17 ottobre 1995 il Presidente della Seconda sezione del Tar della Toscana autorizzò la notificazione per pubblici proclami, esplicitamente richiamando per relationem quanto statuito a tal riguardo nella sentenza interlocutoria 566/95 sopra menzionata. Orbene, come sopra ricordato, in quest'ultima pronuncia i controinteressati furono individuati in tutti i partecipanti alla selezione pubblica correttamente, pertanto, il Tar stimò che la mancata indicazione del nominativo della concorrente, nonché vincitrice collocatasi al 21 posto nella graduatoria finale , signora Donatella Bertelli, non consentisse di ritener perfezionato il contraddittorio, non essendo stato evocato in giudizio uno dei soggetti direttamente e particolarmente pregiudicati dall'ipotetico accoglimento dell'impugnativa non altrettanto invece può dirsi relativamente alle altre imprecisate carenze della notificazione, alle quali il primo giudice ha dedicato soltanto un rapido accenno, peraltro del tutto generico . Sennonché, ad avviso del Collegio, il Tar, in luogo di dichiarare inammissibili ancorché, rectius, improcedibili i ricorsi, avrebbe potuto e dovuto concedere d'ufficio ai ricorrenti il beneficio dell'errore scusabile e la correlata remissione in termini, onde consentire loro di rimediare ad un'evidente svista involontaria, attraverso la rinnovazione della notifica mancante. Non risponde invero alle esigenze di una sana amministrazione della giustizia una decisione che, a fronte di un ordine d'integrazione del contraddittorio ritualmente eseguito nei confronti di diverse centinaia di persone, finisca per precludere ai ricorrenti l'accesso ad uno scrutinio di merito delle doglianze dedotte in contenzioso solo a cagione dell'omessa citazione di un unico controinteressato. 9. Al lume dei precedenti rilievi è superabile ogni altra questione procedurale. 10. In primo luogo non sussiste l'improcedibilità dell'appello denunciata dall'Azienda sanitaria intimata. Prevalenti considerazioni di economia dei mezzi processuali impediscono difatti alla Sezione di ordinare l'integrazione del contraddittorio instaurato in secondo grado, una volta accertato il medesimo difetto di procedura della sentenza impugnata. 11. Analoghe considerazioni, ispirate dall'esigenza di conciliare la garanzia della pienezza del contraddittorio con la ragionevole durata del processo, inducono il Collegio a non dichiarare direttamente l'interruzione, rimettendo l'incombente al giudice ad quem. Un soddisfacente bilanciamento tra i valori surricordati, di pari rango costituzionale, può rinvenirsi nel generale principio della strumentalità delle forme processuali. Se invero il combinato disposto degli articoli 24 e 29, ult. comma, della legge 1034/71 promana dall'indefettibile necessità, in uno logica e giuridica, di far partecipare al giudizio tutti i soggetti lambiti dal giudicato articolo 2909 Cc , allora il raggiungimento dello scopo che giustifica le norme sull'interruzione del processo amministrativo risulta ugualmente assicurato dalla soluzione adottata, posto che i successori della signora Bartolozzi potranno costituirsi avanti al Tar della Toscana nel tempo occorrente per la prosecuzione del giudizio in primo grado ed, ove tale spatium temporis non fosse sufficiente, soccorrerà l'obbligo del primo giudice di dichiarare l'interruzione. Ogni altra soluzione condurrebbe ad esiti illogicamente defatiganti e manifestamente contrari allo stesso interesse dei successori della signora Bartolozzi, come di tutte le altre parti, alla sollecita definizione del giudizio. 12. D'altronde, a favore della correttezza di quanto divisato, milita lo stesso tenore letterale dell'articolo 35, comma 4, della legge 1034/71 che, nel disciplinare il rinvio, utilizza non a caso il verbo proseguire , così mettendo in luce come avanti al Tar, una volta regredito il processo a seguito dell'annullamento disposto dal Consiglio di Stato, non si richieda alcun formale atto di riassunzione. Se, dunque, l'annullamento della sentenza, per i motivi sopra indicati, si presenta come un approdo inevitabile del presente appello e, vieppiù, se è vero com'è vero che l'articolo 35 sopra ricordato delinea un'ipotesi di mera prosecuzione del giudizio, allora nessun ostacolo d'ordine logico o giuridico s'oppone al differimento dell'incombente in questione alla successiva fase, da celebrarsi avanti al Tar, né alcun vulnus arreca la presente decisione alle ragioni ed alla posizione dei successori della signora Bartolozzi. 13. In definitiva, fatta salva l'eventuale necessità di dichiarare l'interruzione del processo, il giudice ad quem provvederà alla rinnovazione degli atti a partire dalla rimessione in termini degli odierni appellanti, onde consentire loro di rinnovare la notificazione individuale , unicamente nei confronti della signora Donatella Bertelli. 14. La natura della presente decisione ed i motivi che la sorreggono giustificano ampiamente la compensazione integrale tra le parti delle spese processuali. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sull'appello in epigrafe, annulla la sentenza impugnata, rinviando la controversia al Tar della Toscana. Compensa integralmente tra le parti le spese del doppio grado del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? N . RIC. 3 N . RIcomma -97 RA