Anche i ""poveri"" possono avere piscina e campo da tennis

Nonostante questi accessori sono applicabili i benefici fiscali previsti per la prima casa. Ribaltati i verdetti delle commissioni tributarie provinciale e regionale

Non sempre la presenza di una piscina o di un campo da tennis qualifica un appartamento come abitazione di lusso. Anche immobili dotati di questi accessori , infatti, possono rientrare tra le dimore semplici e godere quindi dei benefici fiscali della prima casa. Lo ha chiarito la sezione tributaria della Cassazione nella sentenza 27617/05, depositata 14 dicembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati. In particolare, con tale verdetto la Suprema corte ha accolto il terzo motivo del ricorso di una contribuente che aveva impugnato un avviso di liquidazione dell'ufficio di registro sostenendo il diritto alle agevolazioni fiscali della prima casa relativamente ad un immobile ereditato. Sia la commissione tributaria provinciale che quella regionale gli avevano dato torto sostenendo, per usare le loro parole, che come asserito dai giudici di prime cure, l'accertamento ha evidenziato particolari insoliti ed impossibili per dimore residenziali, quali piscine, campi da tennis . Gli ermellini hanno ribaltato tale motivazione, ritenendola insufficiente. Siffatta proposizione , hanno detto, non supporta logicamente le conclusioni assunte. Invero l'esistenza di piscine e campi da tennis non è né insolita né impossibile per dimore residenziali anche se non è peculiare a tali dimore così emerge dal decreto ministeriale del 2 agosto 1969 secondo cui le case di abitazione possono essere dotate di simili accessori e precisa che, a determinate condizioni, essi possano attribuire all'immobile le caratteristiche di lusso .

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 6 ottobre-14 dicembre 2005, n. 27617 Presidente Favara - Relatore Cicala Pm Caliendo - parzialmente conforme - ricorrente Di Lorenzo Svolgimento del processo Le signore Rita Di Lorenzo Della Corte e Silvia Della Corte anche in qualità di eredi di Vincenzo Della Corte propongono ricorso per cassazione deducendo tre motivi avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Molise 268/01/99 depositata il 10 novembre 1999. La sentenza di secondo grado rigettava l'appello dei contribuenti avverso la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso avverso avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni con cui l'Ufficio del registro di Isernia negava la spettanza delle agevolazioni prima casa in relazione ad un immobile acquistato dai coniugi Vincenzo e Rita Della Corte, asserendo che trattatasi di edificio di lusso ai sensi del Dm 2 agosto 1969. La sentenza impugnata così motiva come asserito dai giudici di prime cure, l'accertamento ha evidenziato particolari insoliti ed impossibili per dimore residenziali, quali piscine, campi da tennis ecc. . L'Amministrazione si costituiva con memoria. I ricorrenti hanno depositato memoria. Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso i contribuenti deducono una omessa motivazione in ordine alla lesione del diritto di difesa articolo 24 Costituzione e alla violazione dell'articolo 3 della legge 241/90. Il motivo deve essere rigettato in quanto i contribuenti non deducono di non aver avuto contezza dell'avviso Ute cui avrebbe fatto riferimento l'Amministrazione nel suo atto impositivo. Del pari infondato è il secondo motivo in cui viene dedotta una presunta violazione dell'articolo 2697 Cc in quanto il giudice di merito non ha operato affatto un'inversione dell'onere della prova che per altro nel caso di specie gravava sui contribuenti , né ha deciso in assenza di elementi probatori, ma ha proceduto ad una valutazione degli elementi e dati disponibili, sia pure censurabile sotto il profilo del difetto di motivazione. Fondato è invece il terzo motivo violazione e falsa applicazione dell'articolo 112 Cpc articolo 12 legge 12/1985, Dm 2 agosto 1989 , in quanto, così come già riferito in parte espositiva, la Commissione tributaria regionale del Molise ha motivato con queste parole come asserito dai giudici di prime cure, l'accertamento ha evidenziato particolari insoliti ed impossibili per dimore residenziali, quali piscine, campi da tennis, ecc. . Siffatta proposizione non supporta logicamente le conclusioni assunte. Invero l'esistenza di piscine e campi da tennis non è né insolita né impossibile per dimore residenziali anche se non è peculiare di tali dimore così come emerge dal Dm 2 agosto 1969, che prevedeva che le case di abitazione possano essere dotate di simili accessori e precisa che - a determinate condizioni - essi possano attribuire all'immobile le caratteristiche di lusso . In particolare l'articolo 4 prevede siano considerate di lusso le abitazioni unifamiliari dotate di piscina di almeno 80 mq di superficie o campi da tennis con sottofondo drenato di superficie non inferiore a 650 mq . Mentre l'articolo 8 prevede che piscine e campi da tennis posti al servizio di un edificio o di un complesso di edifici possano concorrere a determinare la qualità di lusso di case e singole unità immobiliari . La sentenza impugnata non ha però svolto alcuna considerazione circa la qualificabilità o meno come di lusso dell'immobile di cui si discute. Ed anche sotto questo profilo deve essere cassata con rinvio al giudice di merito che dovrà procedere ad una adeguata motivazione, in ordine alla qualità dell'immobile residenziale o meno ed alle sue caratteristiche di lusso o meno . PQM La Corte rigetta i primi due motivi di ricorso, accoglie il terzo, cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia la controversia ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Molise che deciderà anche sulle spese del presente giudizio.