Indulto e rientri in cella: l'effetto ""maglie larghe""

di Sergio Beltrani

di Sergio Beltrani* Il 4 agosto scorso ho avuto occasione di conoscere, nel corso di una udienza di convalida ex articolo 391 Cpp, il sig. G.T. Il quale, in precedenza detenuto in espiazione di una condanna definitiva, aveva beneficiato dell'indulto concesso con la legge 241/06, venendo rimesso in libertà alle ore 21.20 di martedì primo agosto 2006, ed era stato sottoposto a fermo perché sorpreso, alle ore 00.35 di mercoledì 2 agosto 2006, a bordo di una autovettura risultata di provenienza furtiva all'alt intimatogli si era fermato, attendendo l'arrivo degli operanti, per poi ripartire improvvisamente al loro avvicinarsi, ma era stato ripreso dopo breve inseguimento , in merito alla cui disponibilità forniva indicazioni in palese contrasto con le risultanze delle indagini nell'immediato svolte il suo voluminoso certificato penale documentava, tra l'altro, nove furti aggravati, tre rapine aggravate e due evasioni. La vicenda offre lo spunto per qualche considerazione sulla legge 241/06 Concessione di indulto , approvata dalla Camera dei deputati giovedì 27 luglio, dal Senato sabato 29 luglio, promulgata dal presidente della Repubblica domenica 30 luglio, e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 31 luglio, per entrare in vigore martedì primo agosto. COSÌ LA CLEMENZA L'indulto o condono è come l'amnistia un provvedimento di clemenza generale e astratto, che si concretizza nella rinunzia dello Stato allo ius puniendi, ed è di competenza del Parlamento articolo 79 della Costituzione , che lo concede con legge che ne determina il termine di applicazione in ogni caso, non è applicabile a reati commessi dopo la data di presentazione del disegno di legge Beltrani, Corso di diritto penale - Parte generale e parte speciale , Padova 2006, p. 437 l'indulto, nel caso di specie, è stato concesso in relazione a reati commessi fino a tutto il 2 maggio 2006 , ma la sua concessione costituiva da molto tempo oggetto di dibattito politico, e può ben dirsi che molti possono essersi determinati alla commissione di reati anche gravi nella assoluta certezza che prima o poi il beneficio sarebbe stato concesso. E questa è una prima, grave anomalia. L'odierno beneficio concesso nella misura non superiore a tre anni per le pene detentive e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie sole o congiunte a quelle detentive cfr. articolo 1 legge 241/06 risulta estremamente più ampio, sotto il profilo oggettivo, che in passato cfr., da ultimi, i Dpr 865/86 e 394/90, che avevano condonato entrambi pene detentive fino a due anni, e pene pecuniarie fino all'equivalente di 5.164 euro e si applica cfr. articolo 2 della legge 241/06 anche a reati di particolare gravità, come ad esempio la partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di droghe articolo 74, comma 2, Dpr 309/90 non aggravata ex articolo 74, quarto comma e quinto comma, stesso Dpr, e le ipotesi di spaccio di stupefacenti non aggravate ex articolo 80, primo comma, lettere b-g , e comma 3, stesso Dpr , in precedenza tradizionalmente esclusi cfr., da ultimo, articolo 3, comma 1, lettera b , nn. 1 e 2 Dpr 394/90 . Particolarmente oscura risulta la ratio dell'esclusione del solo reato di partecipazione all'associazione di cui all'articolo 74, se aggravato ex articolo 80, primo comma, lettera e stesso Dpr se le sostanze stupefacenti o psicotrope sono adulterate o commiste ad altre in modo che ne risulti accentuata la potenzialità lesiva , e non anche della corrispondente ipotesi aggravata dell'articolo 73 dello stesso Dpr. In relazione alla previsione di cui all'articolo 3, primo comma, lettera b n. 1 del Dpr 394/90 che escludeva l'applicazione dell'indulto per i delitti di cui all'articolo 71, commi 1, 2 e 3 dell'allora vigente legge 685/75 ove applicate le circostanze aggravanti specifiche di cui all'articolo 74 della stessa legge , si era ritenuto che, ove fosse stata riconosciuta la sussistenza di una delle circostanze aggravanti ostative all'operatività dell'indulto, la relativa causa di esclusione del beneficio sussisteva anche nel caso in cui dette aggravanti fossero state ritenute equivalenti non subvalenti a circostanze attenuanti anche generiche concorrenti La ritenuta equivalenza, infatti, implicando un giudizio di valore alla base del bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti articolo 69, terzo comma, Cp , comporta l' applicazione in concreto delle aggravanti, poiché, in assenza delle stesse, le circostanze attenuanti determinerebbero ex se una riduzione di pena. La non applicazione in concreto delle dette aggravanti può verificarsi solo se le attenuanti suddette siano ritenute prevalenti rispetto alle aggravanti in questione, poiché, in tal caso, per legge si applicano le sole diminuzioni e non si tiene conto degli aumenti di pena stabiliti per le aggravanti articolo 69, secondo comma, Cp Cassazione, sesta sezione, 9379/92, Ced Cassazione 191708 . La formulazione dell'articolo 1, comma 2, lettera b della legge 241/06, che fa generico riferimento alla sussistenza di determinate aggravanti, lascia diversamente ritenere che l'esclusione del beneficio vada oggi ricollegata al mero dato della sussistenza di esse, a nulla rilevando l'esito del possibile bilanciamento con circostanze attenuanti eventualmente concorrenti. OBIETTIVO SVUOTARE LE CARCERI Diversamente dall'amnistia propria, che estingue il reato, l'indulto condona, in tutto o in parte, la pena inflitta, ovvero la commuta in altra specie di pena, senza estinguere le pene accessorie la legge 241/06, infatti, non ha stabilito altrimenti , né gli altri effetti penali della condanna, tra i quali rientra la recidiva, che potrà pertanto essere contestata anche in relazione ai reati la cui pena, inflitta con precedenti sentenze definitive, sia stata condonata Cassazione, quarta sezione, 516/97, Ced Cassazione 206643 . L'indulto non presuppone di necessità l'irrevocabilità della condanna Si distinguono, in proposito, l'indulto proprio, che interviene in fase esecutiva, dopo la condanna irrevocabile, dall'indulto improprio, applicato in fase di cognizione dal giudice, con la condanna Beltrani, op. e loc. cit. . Ciò evidenzia la parzialità delle stime diffuse in merito al numero di soggetti che sarebbero stati rimessi in libertà, calcolato con riferimento ai soli detenuti in espiazione di condanne definitive. Ma vi è di più. L'indulto ha natura di causa di esclusione della pena, e pertanto, ai sensi dell'articolo 273, secondo comma, Cpp, la prognosi della sua fruizione impedisce l'applicazione di qualsiasi misura cautelare, che andrà immediatamente revocata, se in corso di esecuzione alla data del primo agosto 2006, anche di ufficio, risultando mancanti, per fatto sopravvenuto, le condizioni di applicabilità previste dall'articolo 273 cfr. articolo 299, comma 1, Cpp , a meno che dagli atti già acquisiti, ovvero all'uopo prodotti dal Pm, cui andrà sempre richiesto il parere, ex articolo 299, comma 3bis, Cpp emergano elementi tali da far ritenere che in concreto l'indulto non inciderà sulla pena che si ritenga possa essere irrogata per il reato oggetto di cautela ad esempio, in presenza di condanne definitive che già esauriscano il bonus concesso dal legislatore, o anche soltanto di una pluralità di procedimenti a carico dello stesso indagato, ovvero di condotte successive che potrebbero legittimare la revoca dell'indulto . Come appare ormai chiaro, lo sfollamento delle carceri che il legislatore è sembrato avere tanto a cuore, anche a costo di sacrificare le ragioni delle persone offese risulterà ben più radicale di quanto annunciato. Sarebbe stato forse più opportuno non diffondere alla collettività fuorviandone il giudizio stime tanto parziali, certamente atte ad ingenerare minore allarme sociale, ma ben lontane - e, come visto, per grave difetto - dalla realtà. I BENEFICI E LA GIURISPRUDENZA In caso di concorso di reati, l'indulto si applica una sola volta articolo 174, comma 2, Cp , dopo che le pene sono state cumulate, se è riferibile a tutti i reati concorrenti in caso contrario, sia nell'ipotesi in cui, in ragione del titolo, alcuni tra i reati unificati siano esclusi e altri compresi nel provvedimento di clemenza, sia nella diversa ipotesi in cui alcuni reati siano commessi prima e altri dopo il termine di efficacia previsto nel decreto di concessione del condono il reato continuato va scisso al fine di applicare il beneficio a quei reati che vi rientrano, a meno che diverse disposizioni al riguardo siano dettate dal singolo provvedimento di clemenza Cassazione, Sezioni unite, 2780/96, Ced Cassazione 203975 . Nel caso in cui un soggetto abbia indebitamente beneficiato di plurime applicazioni dello stesso indulto effettuate in giudizi diversi o in fase esecutiva, è il Pm l'organo che, nel procedere all'unificazione delle pene, a norma dell'articolo 663 Cpp, deve, in linea con i suoi compiti istituzionali, provvedere alla riduzione del beneficio concesso in misura superiore al limite stabilito, al fine di assicurare l'esatta osservanza, oltre che della specifica norma contenuta nel relativo [provvedimento concessivo], anche della disposizione di cui all'articolo 174, secondo comma, Cp, che regola l'applicazione definitiva del beneficio nella sua entità quantitativa sulla pena complessiva risultante dal cumulo delle pene concorrenti Cassazione, prima sezione, 4526/81, Ced Cassazione 208485 . Tuttavia, si è precisato che la riduzione dell'indulto, in sede esecutiva, entro i limiti di legge, quando questi siano stati superati a causa di plurime applicazioni del medesimo beneficio da parte di giudici diversi, è legittima ove tale superamento sia derivato da presumibile difetto di reciproca conoscenza dei vari provvedimenti applicativi, mentre è vietata quando vi sia la ragionevole certezza che esso sia derivato da consapevole inosservanza o disapplicazione della norma condizione, quest'ultima, che non può, tuttavia, ritenersi sussistente per il solo fatto che l'applicazione dell'indulto che ha dato luogo al superamento del limite sia successiva di diversi anni a quella precedente, ove non risulti certo che all'atto di detta successiva pronuncia il giudice disponesse di un certificato penale debitamente aggiornato Cassazione, prima sezione, 1739/04, Ced Cassazione 227109 . QUANDO SCATTA LA REVOCA L'articolo 1, comma 3, legge 241/06 stabilisce che l'indulto è revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni. Si è affermato, in passato, che i provvedimenti di revoca ex lege di benefici a suo tempo concessi hanno natura ricognitiva e non costitutiva, ma che essi vanno comunque pronunciati in concreto e all'esito di un procedimento in contraddittorio delle parti, con la conseguenza che, finché essi non sono stati in concreto deliberati, le relative pene non sono espiabili e, pertanto, non possono costituire oggetto di ordini di esecuzione Cassazione, prima sezione, 6444/99, Ced Cassazione 212452 . Si è successivamente precisato, peraltro, che l'indulto non può essere applicato nel caso in cui, al momento della sua possibile applicazione, risulti una già operante e riconoscibile causa di revoca, atteso che, altrimenti, il medesimo, una volta applicato, o dovrebbe essere subito dopo revocato, con inutile dispendio di attività giurisdizionale, o non sarebbe più revocabile, con evidente violazione della legge che, quando ne sussistano le condizioni, prevede invece la revoca come obbligatoria Cassazione, prima sezione, 19752/03, Ced Cassazione 223850 . Ci si è chiesti se anche una sentenza di patteggiamento possa legittimare la revoca dell'indulto, e la risposta è stata affermativa Benché la sentenza emessa a seguito di patteggiamento abbia natura non di sentenza di condanna bensì sui generis, la stessa, giusto il disposto dell'ultima parte del primo comma [attualmente, del comma 1bis dello stesso articolo, a seguito delle modifiche apportate con legge 134/03] dell'articolo 445 Cpp, è equiparata ad una pronuncia di condanna salve diverse disposizioni di legge . Ne consegue che, in assenza di una specifica diversa disposizione, della sentenza suddetta deve ritenersi conto ai fini della revoca dell'indulto Cassazione, prima sezione, 3080/91, Ced Cassazione 187896, in relazione all'articolo 11 del Dpr 865/86, la cui formulazione equivale, in parte qua, a quella di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 241/06 conforme, Cassazione, quinta sezione, 9828/92, Ced Cassazione 192270, con la precisazione che la revoca dell'indulto, pur disposta, non implica l'esecuzione della pena condonata che, in armonia con la particolare disciplina dell'istituto del patteggiamento, resta sospesa sino al verificarsi dell'evento risolutore ovvero sino al compimento della vicenda estintiva - con la mancata verificazione della condizione risolutiva . MAGLIE LARGHE Ai sensi dell'articolo 174, terzo comma, Cp, si osservano, per l'indulto, le disposizioni contenute negli ultimi tre capoversi dell'articolo 151 Cp tuttavia, in deroga a tale previsione, l'ultima parte dell'articolo 1, primo comma, della legge 241/06 stabilisce che all'indulto non si applichino le esclusioni soggettive previste dall'ultimo comma dell'articolo 151 Cp il quale già di per sé conteneva, in proposito, una clausola riserva Salvo che il decreto disponga diversamente l'indulto, quindi, è stato indiscriminatamente concesso, nella misura stabilita, a chiunque, ovvero anche ai soggetti gravati come il sig. G.T. da recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, e ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza. Analoga previsione era già contenuta nell'articolo 1, secondo comma, del Dpr 394/90, che peraltro condonava pene di minore entità, in relazione a reati commessi fino ad oltre un anno prima, e in relazione ad un evento obiettivamente di particolare rilievo l'entrata in vigore di un nuovo codice di rito . Le considerazioni sull'opportunità o meno della concessione per la prima volta nella storia delle Istituzioni repubblicane di un beneficio sì ampio per entità delle pene condonate e ambito di applicazione oggettivo - quanto ai reati interessati - e soggettivo - quanto ai beneficiari - appaiono, all'indomani dell'entrata in vigore della legge 241/06, inutili. Non ci si può, peraltro, esimere dal rilevare che la legge, proprio in considerazione della sua ampiezza, e della sua indiscriminata applicabilità, in pari misura, a delinquenti incensurati, recidivi, et cetera, appare in contrasto con l'articolo 27, comma 3, della Costituzione a norma del quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato , oltre a violare il principio di uguaglianza articolo 3 della Costituzione è stato, infatti, interrotto, in misura rilevante fino a tre anni di reclusione il trattamento rieducativo, irragionevolmente parificando le esigenze di rieducazione sussistenti per delinquenti con personalità criminali assolutamente eterogenee. Recentemente, i giudici della Consulta hanno dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 1, primo comma, della legge 207/03 sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni si tratta del cosiddetto indultino , nella parte in cui non prevede che il giudice di sorveglianza possa negare al condannato la sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva quando ritiene il beneficio non adeguato alle finalità previste dall'articolo 27, terzo comma, della Costituzione Corte costituzionale, 255/06, in D& G numero 30/2006, p. 56 e seguenti . L'eccezionale ampiezza dell'indulto concesso con legge 241/06 avrebbe dovuto indurre il legislatore a prevedere, se non esclusioni soggettive automatiche, almeno la possibilità di condizionarne la fruizione all'assenza di esigenze rieducative ostative. CONCLUSIONI All'esito dell'udienza di convalida del fermo, ritenuta la sussistenza di un elevatissimo pericolo di recidiva specifica emergente delle accertate modalità e circostanze del fatto contestato, particolarmente gravi proprio in considerazione della sua commissione poche ore dopo la scarcerazione, e da una personalità palesemente proclive alla commissione di delitti contro il patrimonio, ineludibilmente documentata dai reiterati precedenti innanzi citati , il sig. G.T. è rimasto in carcere, in stato di custodia cautelare. Fino al prossimo atto di clemenza.