Le frequenti visite nella comunità non bastano per riabbracciare i propri figli

Genitori incapaci di effettuare un’analisi della reale situazione e zero possibilità di porre in essere significativi cambiamenti? Le visite in comunità non sono sufficienti a far cambiare idea ai giudici sulla dichiarazione dello stato di adottabilità.

Tutto ciò emerge dalla sentenza n. 3062 della Corte di Cassazione, depositata l’8 febbraio 2013. Il caso. Il Tribunale per i minorenni di Palermo dichiarava lo stato di adottabilità di due minori, una bambina di anni 11 e un bambino di 8, per l’incapacità dei genitori anche con riferimento ad un clima particolarmente violento che caratterizzava la vita familiare. Genitori e figli sorpresi a mendicare in condizioni precarie. La vicenda culminava con il ferimento con un coltello della bimba da parte del padre. Anche i giudici di secondo grado confermavano lo stato di abbandono dei minori e l’incapacità di accudimento e di percezione dei bisogni dei figli da parte dei genitori. Tuttavia, i due genitori, nel ricorso per cassazione, hanno evidenziato come nel corso del tempo avessero dimostrato, visitando i figli continuamente nelle comunità alle quali erano affidati, un forte legame affettivo nei confronti della prole . Non si intravede alcuna possibilità di cambiamento. La Cassazione, però, conferma in toto la decisione dei colleghi del merito e, nello specifico, afferma che, se in un primo momento era stata esclusa la pronuncia dello stato di adottabilità, disponendosi comunque il collocamento dei bambini in comunità, l’esito negativo di tale sperimentazione aveva portato, in una fase successiva - visto anche l’episodio del ferimento con un coltello della minore - alla dichiarazione dello stato di adottabilità. Insomma, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione della Corte territoriale di escludere una probabilità di evoluzione in senso positivo, stante l’incapacità dei genitori di effettuare una analisi della reale situazione, riconoscendo i loro comportamenti disfunzionali a porre in essere significativi cambiamenti .

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 16 ottobre 2012 8 febbraio 2013, n. 3062 Presidente Luccioli Relatore Campanile Svolgimento del processo 1 - Con sentenza n. 122, depositata il 9 giugno 2011, il Tribunale per i minorenni di Palermo dichiarava lo stato di adottabilità dei minori Z.S. , nata il omissis , e Za.Si.Pi. , nato il omissis . 1.1 - La vicenda aveva avuto inizio con la segnalazione del commissariato di Canicattì del 20 maggio 2006, relativa al rinvenimento dei cinque figli della coppia composta da Z.C. e S.G. , compresi i predetti minori, mentre erano intenti a mendicare, versando in condizioni abbastanza precarie. Poiché risultava che gli stessi non fruivano di pasti regolari e di adeguata igiene, che erano affetti da pediculosi ed erano dediti al turpiloquio, manifestando per altro scarsa capacità di autocontrollo e deficit sul piano cognitivo, ne veniva disposto il ricovero nella comunità Primavera di Favara, dove maggiormente si apprezzavano vari segni, per ognuno di essi, di un grave disagio sia sul piano psicologico che dal punto di vista formativo. 1.2 - Essendo emersi significativi segni di incapacità nei confronti di entrambi i genitori, anche con riferimento a un clima particolarmente violento che caratterizzava la vita familiare, il Tribunale per i minorenni, con decisione del 25 settembre 2009, pur escludendo la possibilità di un ritorno in famiglia dei minori, aveva dichiarato il non luogo a provvedere sullo stato di adottabilità, considerando, da un lato, il forte legame affettivo fra genitori e figli, e dall'altro, la possibilità di un recupero delle capacità genitoriali da parte dello Z. e della S. . 1.3 - Durante il successivo periodo di osservazione si era tuttavia constatato un complessivo peggioramento della situazione, permanendo una temperie di violenza in ambito familiare che si riverberava sui comportamenti della prole stessa e culminava nell'episodio del omissis , caratterizzato dal ferimento con un coltello della minore M. ad opera del padre nella citata sentenza del 9 giugno 2011 lo stato di abbandono veniva desunto da tali circostanze. 1.4 - La Corte di appello di Palermo, pronunciando sugli appelli proposti avverso tale decisione da entrambi i genitori, e quindi riuniti, esclusa preliminarmente l'esistenza di altri congiunti che avessero un significativo rapporto con i minori, confermava la valutazione inerente alla sussistenza dello stato di abbandono, rimarcando, sulla base delle circostanze riferite dagli stessi interessati e delle relazioni aggiornate dei servizi sociali, l'assoluta inadeguatezza di entrambi i genitori, con particolare riferimento all'incapacità di accudimento e di percezione dei bisogni dei figli della S. e all'analoga inconsapevolezza facente capo allo Z. , non senza considerare come l'indole violenta di costui, non adeguatamente contrastata dalla madre, costituisse per i minori un pericolo concreto non solo per la loro formazione, ma per la stessa incolumità fisica. A fronte di tali elementi concreti di inadeguatezza, nessun valore potevano assumere le propalate manifestazioni di affetto da parte dei genitori, del tutto astratte e non associate a una manifestazione seria e concreta di capacità genitoriale, la cui carenza, sulla base di quanto emerso, doveva ritenersi irreversibile. 1.5 - Per la cassazione di tale decisione hanno proposto distinti ricorsi lo Z. e la S. , affidati, rispettivamente, ad un motivo, illustrato con memoria e a due censure, cui resiste con distinti controricorsi la curatrice speciale dei minori. Motivi della decisione 2 - Con il ricorso principale si deduce violazione degli artt. 1 e 8 della l. n. 184 del 1983, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione, rispettivamente, all'art. 360, primo comma, n. 3 e n. 5 c.p.c., ponendosi in evidenza, previa ricostruzione della vicenda, come nel corso del tempo entrambi i genitori avessero dimostrato, visitando i figli continuamente nelle comunità alle quali erano affidati, un forte legame affettivo nei confronti della prole la relazione dei Servizi sociali di Mussomeli, che denunciava carenze genitoriali, non era attendibile, così come la figlia M. , che avrebbe falsamente attribuito al padre la condotta lesiva relativa all'episodio del OMISSIS . La Corte territoriale avrebbe, poi, disatteso la relazione psicologica della Dott.ssa R. , relativa alle possibilità di intervento per consentire allo Z. di riprendere il rapporto con i figli. 2.1 - Analoghi rilievi, con la deduzione delle medesime violazioni e vizi di natura motivazionale, vengono svolti nel ricorso della S. , prospettandosi, con la prima censura, come alle proprie difficoltà di natura cognitiva e culturale si sarebbe dovuto, a fronte dell'affetto manifestato per la prole, predisporre da tempo un percorso costruttivo il piano solo di recente elaborato dalla comunità Valentina, dati i tempi brevi di attuazione, non aveva consentito il superamento delle disfunzionalità evidenziate nella decisione di primo grado. Con la seconda censura si prospetta l'insussistenza dello stato di abbandono alla luce del percorso intrapreso - dopo la rottura dei rapporti con lo Z. a seguito dell'aggressione da costui posta in essere nei confronti della figlia M. - nella comunità Valentina . La Corte distrettuale avrebbe erroneamente omesso di valutare le attuali prospettive, tali da consentire alla S. di conseguire un'adeguata capacità di sostenere moralmente e materialmente la prole. 3-1 motivi sopra indicati possono essere congiuntamente esaminati, in quanto, al di là di specifici elementi differenziali, pongono in termini non dissimili la questione inerente ai criteri valutativi sottesi all'accertamento dello stato di abbandono della prole. Di certo, lo svolgimento della dolorosa vicenda in esame, a fronte della situazione esistente nel nucleo familiare in questione, è paradigmatica, da un lato, del sostanziale rispetto, nella prassi quotidiana, del principio secondo cui il minore ha diritto di rimanere nella propria famiglia di origine, e, dall'altro, del ricorso allo stato di adot-tabilità come soluzione estrema, quando ogni altro rimedio appare ormai inadeguato. Sotto tale profilo, non possono comunque disattendersi, da un lato, l'esigenza dell'acquisto o di un recupero della capacità genitoriale in tempi compatibili con l'esigenza del minore di uno stabile contesto familiare Cass., 14 giugno 2012, n. 9769 Cass. 26 gennaio 2011, n. 1839 e, dall'altro, l'irrilevanza delle mere espressioni di volontà da parte dei genitori, prive di qualsiasi concreta prospettiva e quindi non idonee al superamento dello stato di abbandono Cass. 17 luglio 2008 n. 16795 . Nella sentenza impugnata si da atto della circostanza che, sebbene fossero emerse condizioni di estrema carenza di capacità genitoriali, in quanto i minori erano costretti a una situazione di mendicità e di degrado ambientale, in un clima pervaso di violenza e di aggressività, si fosse in un primo momento esclusa la pronuncia dello stato di adottabilità, disponendosi tuttavia il collocamento dei bambini in comunità. L'esito negativo di tale sperimentazione, ove solo si consideri il gravissimo episodio di violenza verificatosi nel maggio del 2011, che la corte territoriale ha accertato con congrua motivazione, non scalfita dai rilievi dello Z. circa l'assenza di riscontri e mediante richiami a un improbabile atto di autolesionismo della figlia M. laddove il dato fattuale in esame è stato accertato anche sulla base delle dichiarazioni rese dalla S. , costituisce un valido motivo per la pronuncia dello stato di adottabilità, non affievolito dai propositi, privi di concretezza, di recupero delle capacità genitoriali Cass., 24 febbraio 2010, n. 4545 Cass., 17 luglio 2009, n. 16795 . Bene la Corte territoriale ha posto in evidenza - al di là del menzionato episodio lesivo - la regressione constatata ad ogni rientro in comunità, dopo brevi soggiorni in famiglia, dei minori, i quali riferivano di liti violente, nel corso delle quali i genitori si colpivano a vicenda con sedie e coltelli , e dei pericoli, anche per lo loro incolumità, di tale clima di aggressività, che si trasmetteva anche ai figli, determinando scontri anche fra gli stessi. A fronte di tale obiettiva situazione, che vede nello Z. il principale artefice delle vessazioni alle quali i minori venivano costantemente sottomessi, la corte territoriale ha correttamente escluso una probabilità di evoluzione in senso positivo, stante l'incapacità dei genitori di effettuare un'analisi della reale situazione, riconoscere i loro comportamenti disfunzionali e porre in essere significativi cambiamenti . D'altra parte la S. , indipendentemente da una sua maggiore o minore colpevolezza inversamente proporzionale alla sua consapevolezza , per il vero, per naturali limiti, non accentuata , posto che lo stato di adottabilità non ha natura sanzionatoria Cass., 12 maggio 2006, n. 11019 Cass., 7 ottobre 1987, n. 7486 , ma viene pronunciato nell'esclusivo interesse del minore sulla base di circostanze obiettive, ha intrapreso un percorso da lei stessa giudicato di non breve durata, per altro congruamente valutato dalla corte territoriale, che ha escluso, con un giudizio insindacabile in questa sede, che tali iniziative abbiano prodotto in lei, che ha già dato prova della propria incapacità di adeguata tutela della prole, una percezione della situazione pregiudizievole in cui versano i figli. In definitiva, la decisione impugnata è meritevole di conferma, per essere fondata, con congrua motivazione, su una significativa e non transitoria i-nidoneità dei genitori, indipendentemente dalla loro volontà, alla cura e all'educazione della prole, adeguatamente accertata e di intensità tale da provocare danni gravi ed irreversibili non solo per la crescita e lo sviluppo psico-fisico della prole Cass., 21 novembre 2010, n. 24589 Cass., 11 ottobre 2006, n. 21817 , ma anche per la sua integrità fisica. Deve infine rilevarsi che nel ricorso dello Z. , pur non sollevandosi una specifica questione di nullità, a un certo punto pagg. 13 e 14 ci si duole del rigetto implicito, da parte della Corte territoriale, delle istanze relative all'audizione dei minori per accertare lo stato di disagio in cui si trovano all'interno della comunità e per far emergere il forte legame che li lega con tutti i familiari . Tale doglianza, nella misura in cui sembra voler adombrare una violazione del principio inerente l'audizione del minore nei procedimenti che lo riguardano, stabilita in via generale, nelle convenzioni internazionali sui diritti fondamentali di cui è titolare Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20/11/89 ratificata con L. n. 176 del 1991, - Convenzione di Strasburgo sull'esercizio dei diritti dei minori del 25 gennaio 1996 ratificata con L. n. 77 del 2003 e sancita, in materia di adozione, dalla L. n. 184 del 1983, art. 10, comma 5, e art. 15, comma 2, non coglie nel segno. Deve invero richiamarsi l'orientamento di questa Corte secondo cui la norma citata L. n, 184 del 1983, art. 15, comma 2 prevede l'audizione del minore nel procedimento rivolto alla dichiarazione di adottabilità soltanto nel giudizio di primo grado che si svolge davanti al Tribunale per i minorenni e non anche davanti al giudice d'appello Cass., Cass., 31 marzo 2010, n. 7959 14 giugno 2010, n. 14216 . In considerazione della buona fede correlata alla - ancorché erronea - convinzione di recupero delle capacità genitoriali e della natura del giudizio ricorrono giustificati motivi per la compensazione delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità. P.Q.M. La Corte rigetta i ricorsi e dichiara interamente compensate le spese processuali.