Pignorabili le somme che l’Istituto vendite giudiziarie deve allo Stato per la vendita di beni confiscati

Nell’opinione comune rappresenta, purtroppo, un dato acquisito che il creditore delle pubbliche amministrazioni debba avere vita difficile per vedere soddisfatti i propri crediti anche quando dispone di un titolo esecutivo.

Un problema sistemico che causa danni ingenti ai creditori, ma anche allo Stato sia in termini di produttività del sistema Paese che in termini di minori entrate tributarie spesso, infatti, siamo in presenza di un cane che si morde la coda dal momento che, per carenza di liquidità dovuta a ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni pensiamo, ad esempio, alle ASL , il creditore a sua volta debitore d’imposta non riesce a versare le imposte né, talvolta, riuscirà a farsi pagare ulteriori e diversi crediti che potrebbero incappare nel fermo amministrativo dei crediti generato dall’inadempimento di debiti verso pubbliche amministrazioni. Certo il sistema si evolve consentendo compensazioni con debiti tributari, certificazione dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione che ne consentono la circolazione e puntando sulla necessità che la pubblica amministrazione rispetti, come chiunque altro, i termini di pagamento nelle transazioni commerciali, ma l’impressione è che la strada per il creditore resti sempre in salita. La ricerca di beni utilmente aggredibili . Ed infatti, si sa che le pubbliche amministrazioni godono - certo in ragione dei fini di interesse generale che sono tenute a perseguire - di un particolare regime derogatorio e di favore per quanto riguarda la fase esecutiva una volta che il nostro creditore avrà ottenuto un titolo esecutivo la strada rimane sempre difficile e ricca di imprevisti con la necessità che l’avvocato della parte cerchi tutti i pertugi che gli consentano di individuare beni o, meglio ancora, somme utilmente & lt aggredibili& gt . Oppure ancora sia costretto a percorrere procedimenti diversi dall’esecuzione del libro III del codice di rito quale, ad esempio, l’ottemperanza amministrativa per & lt aggirare& gt il divieto di azioni esecutive previsto nel caso di piano di rientro per le aziende sanitarie come ritenuto ammissibile recentemente - non senza, a mio avviso, qualche dubbio - dal TAR Lombardia . Una ricerca difficile, non soltanto perché occorre fare particolare attenzione ai tempi e ai soggetti cui si deve notificare l’atto di precetto e di pignoramento, ma anche perché spesso molte delle somme che si vorrebbero aggredire sono, in realtà, impignorabili. Ed infatti, i fondi sui quali le azioni esecutive non possono essere intraprese - e specialmente quelli del Ministero della Giustizia particolarmente ricercati da chi si è visto riconoscere un indennizzo per lunghezza del processo c.d. legge Pinto sono sempre di più l’ultimo in ordine di tempo è quello previsto dalla Legge di Stabilità per il 2013 che ha modificato l’art. 1, comma 294-bis, l. n. 266/2005 prevedendo l’impignorabilità dei fondi destinati al pagamento di spese per servizi e forniture aventi finalità giudiziaria o penitenziaria nonché le aperture di credito destinate al pagamento dell’indennizzo per la violazione della termine di ragionevole durata del processo e degli emolumenti e delle pensioni a qualsiasi titolo dovuti al personale amministrato dal Ministero della giustizia e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri . L’IVG quale terzo debitore . In questo quadro merita particolare interessa la vicenda che emerge dal provvedimento del Tribunale della Spezia del 23 gennaio 2013 con il quale il giudice dell’esecuzione assegna al creditore procedente il credito vantato dal Ministero della Giustizia debitore del creditore procedente per eccessiva lunghezza del processo nei confronti dell’Istituto Vendite Giudiziarie debitor debitoris che aveva reso dichiarazione di terzo positiva per effetto della vendita effettuata da quest’ultimo di alcuni beni provenienti da confisca penale. Un’assegnazione che è stata effettuata de plano dal momento che non vi era stata neppure opposizione da parte dell’Avvocatura dello Stato ed infatti, quest’ultima aveva già espresso un parere favorevole alla sottoposizione ad espropriazione sia dei beni confiscati sia dei crediti vantati nei confronti dell’IVG - che rendeva, quindi, inutile l’opposizione - con un’unica avvertenza che i beni confiscati non abbiano una destinazione vincolata che li sottragga al normale regime di circolazione dei beni. E così, ad esempio, non sarebbe possibile sottoporre ad espropriazione beni confiscati in base al Codice Antimafia in quanto essi diventerebbero parte del patrimonio indisponibile e, come tali, non sottoponibili ad espropriazione forzata. I beni confiscati . Oltre alla strada che l’avvocato spezzino ha percorso con successo, quindi, resta che il creditore potrebbe sottoporre a pignoramento anche i beni confiscati e che non abbiano una particolare destinazione. Ed infatti, secondo il condivisibile parere dell’Avvocatura, nei casi in cui il Legislatore non prescriva un vincolo di destinazione per i beni confiscati, come per l'ipotesi della confisca ex art. 240 c.p. come misura di sicurezza patrimoniale, non paiono riscontrabili ragioni ostative alla possibilità per i creditori procedenti di soddisfarsi coattivamente anche su di essi . Del resto la confisca ha come effetto quello che il diritto di proprietà se a titolo originario o derivativo rappresenta una vexata quaestio sul bene spetta allo Stato o ad altra pubblica amministrazione a seconda dei casi . Certo se si dovesse trattare di beni che devono essere distrutti come, ad esempio, un carico di droga o particolari beni come i beni storico artistici oppure quelli oggetto di misura di prevenzione antimafia bisognerà fare attenzione e operare i necessari distinguo. Peraltro, il percorrere questa strada - nei limiti anzidetti - potrebbe essere anche di una qualche utilità per la pubblica amministrazione che, con riferimento ai beni mobili, si vedrebbe liberati spazi nei depositi dove confluiscono i beni confiscati.

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