Cooperative, come salvare le riserve (del fisco)

Secondo gli ermellini i fondi di una società sono esenti dalle imposte nel caso in cui siano state espressamente dichiarate, con una delibera dell'assemblea, come indivisibili

La delibera assembleare salva le riserve dalle imposte. Infatti, per godere dell'esenzione la società, oltre a dover contare su una specifica previsione dello statuto, deve aver destinato tali riserve, con apposita delibera, all'indivisibilità. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12319 del 24 maggio 2006, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, bocciando la tesi dei giudici di merito. Infatti la commissione tributaria regionale, confermando la decisione di quella provinciale, aveva ritenuto esenti dall'imposta straordinaria sul patrimonio le riserve di una società cooperativa, destinate, dallo statuto, all'indivisibilità. Senza che fosse mai stato adottato un provvedimento ad hoc dell'assemblea. Così il fisco ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che non era corretto ritenere non imponibili tali riserve sulla base della mera appartenenza ad una società cooperativa, senza che fosse in alcun modo dimostrato, mediante verbale assembleare, il loro passaggio a riserve indivisibili, non considerando che la qualificazione giuridica dei fondi e delle poste del netto patrimoniale, secondo la casistica prevista dalle disposizioni codicistiche, non si consegue con la mera denominazione in bilancio, ma attraverso atti formali e sostanziali verbale assembleare, scritture contabili e libro giornale che ne consentano la costituzione, altrimenti permanendo la loro natura di sopravvenienze attive . Questo motivo è stato accolto dai giudici della quinta sezione partendo dall'esame di una norma chiave in materia, l'articolo 12 della legge n. 904 del 1977. Secondo tale disposizione non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate a riserve indivisibili, sempre che sia esclusa la possibilità di distribuzione ai soci, sia durante la vita dell'ente sia in caso di scioglimento . Infatti, nell'articolo 12 non possono essere semplicisticamente annoverate, e quindi esentate dall'imposta, tutte le poste reddituali che, con la denominazione riserve o fondi, debbono essere elencate nel patrimonio netto. La destinazione, oltre a dover essere supportata da una clausola dello statuto, deve trovare conferma in una delibera che ne sanzioni la loro natura di riserve indivisibili. Esistono nel nostro ordinamento delle norme, per così dire, di trasparenza nella formazione del bilancio, che trovano la loro giustificazione nella necessità, da parte degli uffici finanziari, di stabilire la natura delle imposte allocate, considerando che gli articoli del d.p.r. 917/86 stabiliscono la tassabilità di qualsiasi liberalità in favore delle imprese sui cui l'esenzione può prevalere soltanto ove tali liberalità siano esplicitamente destinate a riserve indivisibili con un atto deliberativo dell'ente . Deb.Alb

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 29 marzo-24 maggio 2006, n. 12319 Presidente Altieri - Relatore Sotgiu Pm Sepe - difforme - Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo L'Ufficio II.DD. di Salerno ha accertato nei confronti della Società cooperativa Spineta Srl, in relazione all'anno 1992, una maggiore imposta patrimoniale di lire 141.438.000 in relazione alla mancata inclusine nel conteggio del patrimonio netto di riserve, stante la loro natura di componenti del reddito d'impresa, in quanto derivanti da riserva legale, statutaria ed Iva e da altri contributi, prevalentemente derivanti da provvidenze per le zone terremotate. La Ctr della Campania, confermando con sentenza 23 novembre 1990, la pronuncia di primo grado, ha ritenuto esenti dall'imposta patrimoniale ai sensi dell'articolo 1/3 del Dl 394/92 tutte le riserve indivisibili delle società cooperative, in relazione non alla loro origine reddituale o a fondo perduto, ma alla loro destinazione di indivisibilità, nella specie stabilita dallo Statuto della Cooperativa. L'Amministrazione finanziaria chiede la cassazione di tale sentenza sulla base di due motivi. La Spineta Società Cooperativa Srl resiste con controricorso, proponendo con lo stesso atto ricorso incidentale condizionato sulla base di due motivi. Motivi della decisione Il ricorso principale dell'amministrazione e quello incidentale condizionato della Cooperativa Spineta debbono essere riuniti ai sensi dell'articolo 335 Cpc, essendo proposti nei confronti della medesima sentenza. Col primo motivo del ricorso principale si denuncia violazione degli articoli 12 Dpr 904/77, 2 Dm 7 gennaio 1993, 2524 Cc, 53 e 55 Dpr 917/86, nonché vizio di motivazione della sentenza impugnata che, a fronte della analitica indicazione contenuta nell'atto di accertamento delle riserve e dei fondi, costituiti per la maggiore parte con contributi finalizzati alla ricostruzione dello stabilimento e alla costituzione di macchinari distrutti dal terremoto, tassabili ai sensi degli articoli 53 e 55 del Dpr 917/86, ha affermato la non imponibilità di tali riserve in base alla mera appartenenza delle stesse ad una società cooperativa, senza che fosse in alcun modo dimostrato, mediante verbale assembleare, il loro passaggio a riserve indivisibili, non considerando che la qualificazione giuridica dei fondi e delle poste del netto patrimoniale, secondo la casistica prevista dalle disposizioni codicistiche richiamate dal Dm 7 gennaio 1993 non si consegue con la mera denominazione in bilancio, ma attraverso atti formali e sostanziali verbale assembleare, scritture contabili a libro giornale che ne consentono la costituzione, altrimenti permanendo la loro natura di sopravvenienze attive. Col secondo motivo, adducendo violazione degli articoli 57 del D.Lgs 546/92 e 112 Cpc, nonché difetto di motivazione, si censura la sentenza impugnata per avere ritenuto nuova la deduzione dell'Ufficio in ordine natura commerciale, e non agricola, della contribuente, riconosciuta in altri giudizi. Col primo motivo del ricorso incidentale condizionato, si deduce omessa pronuncia della Commissione regionale in ordine al vizio di motivazione dell'avviso di accertamento, denunciata in tutti i gradi di giudizio. Col secondo motivo, la ricorrente incidentale sostiene che la sentenza impugnata ha violato l'articolo 14 del Dpr 601/73, per avere omesso ogni motivazione in ordine alla mancata allegazione all'atto impositivo del preventivo parere obbligatorio del ministero del Lavoro, che non risulta essere stato neppure richiesto. Precede l'esame del ricorso incidentale, col quale vengono proposte due questioni pregiudiziali rispetto all'esame del contenuto del ricorso principale, tenuta presente la giurisprudenza di questa Corte Cassazione 4977/97, 7127/01, 111/04 , secondo la quale il ricorso incidentale per cassazione, sia esso condizionato o meno, col quale la parte vittoriosa nel merito, riproponga questioni pregiudiziali di rito o preliminari di merito, decise in senso a lei sfavorevole, deve essere esaminato prima del ricorso principale proposto dalla parte soccombente, indipendentemente dalla fondatezza di quest'ultimo, sorgendo l'interesse che lo rende ammissibile dalla stessa proposizione del ricorso principale e dalla conseguente incertezza della vittoria nel merito. Tali questioni sono infondate e vanno rigettate. Quanto al primo motivo infatti, va subito rilevato che il giudice può anche respingere implicitamente una eccezione o richiesta della parte, soprattutto quando, come nella specie, la stessa sia fondata su una tesi disconosciuta dalla costante giurisprudenza, secondo la quale un avviso di accertamento deve considerarsi sufficientemente motivato, ogni qualvolta il contribuente sia stato posto in grado, come nella specie, di controdedurre e di espletare la propria difesa. Quanto al secondo motivo, secondo la prevalente giurisprudenza di questa Corte in tema di agevolazioni tributarie per la cooperazione, il procedimento di verifica dei presupposti di applicabilità di cui all'articolo 14 comma 3 di cui al D.Lgs 601/73 che prevede come obbligatorio il parere degli organi di vigilanza attiene ai soli requisiti soggettivi delle cooperative Cassazione 1797/05 e non è pertanto necessario allorché non si pongano in discussione, come nella specie, i requisiti della mutualità dell'ente considerato Cassazione 5694/02 13280/05 . Ciò posto e passando all'esame del primo motivo del ricorso principale, si controverte nella specie delle modalità di applicazione dell'imposta straordinaria sul patrimonio netto delle imprese istituita, per motivi contingenti di finanza pubblica, con Dl 394/92 convertito nella lette 461/92, che all'articolo 1/3 prevede per le società cooperativa e i loro consorzi la diminuzione del patrimonio netto delle riserve indivisibili di cui all'articolo 12 della legge 904/77, norma che afferma che non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate a riserve indivisibili , sempre che sia esclusa la possibilità di distribuzione ai soci, sia durante la vita dell'ente, sia in caso di scioglimento. Il Dl 394/92 all'articolo 3/7 rinvia la determinazione delle modalità di attuazione delle disposizioni in esso previste ad apposito decreto ministeriale, emanato in data 7 gennaio 1993, il quale, oltre a stabilire nell'articolo 2 la composizione del patrimonio netto rilevante ai fini dell'imposizione, come previsto in sede civilistica dell'articolo 2424 Cc con indicazione, fra l'altro, al punto 5 della riserva legale, riserva statutaria, riserve da definizione agevolate ed altre riserve e fondi, indipendentemente dal relativo regime fiscale , nonché al punto 7 delle riserve vincolate al reinvestimento ribadisce, in relazione alle società cooperative e ai loro consorzi articolo 4 che il loro patrimonio netto determinato ai sensi dell'articolo 2 del presente decreto è diminuito delle riserve indivisibili di cui al citato articolo 12 della legge 904/77. A fronte di una tela precisazione, esplicitata in atti normativi, che la controricorrente cerca di superare adducendo la prevalenza del dettato dell'articolo 12 della legge 904/77 su quanto previsto dal menzionato Dm in tema di determinazione del patrimonio netto, non sembra che possano semplicisticamente essere ricompresse nella dizione del citato articolo 12 e quindi esentate da imposizione ai sensi dell'articolo 1/3 del Dl 394/92 tutte le poste reddituali che, con la denominazione di riserve o di fondi debbono essere elencate nel patrimonio netto e riportate conseguentemente anche nella dichiarazione dei redditi ai fini Irpeg-Ilor articolo 9 cit. Dl 9 , dovendo tale destinazione, ancorché in via generale supportata da una clausola statuaria, trovare conferma in una delibera statutaria che ne sanzioni la loro natura di riserve indivisibili. Non è infatti sufficiente in tale senso, a fronte del preciso disposto dell'articolo 2 del Dm 7 gennaio 1993, che elenca le voci da inserire nel patrimonio netto, obiettare che nello statuto sociale il patrimonio sociale è costituito, oltre che dal capitale sociale, dalla riserva legale e da altri fondi mutualistici, anche da qualunque liberalità pervenuta alla Società al fine di essere impiegata dagli scopi sociali . Il citato articolo 2 del Dm detta infatti una norma di trasparenza nella formazione del bilancio, che trova la sua giustificazione nella necessità da parte degli uffici finanziari, di stabilire la natura delle poste allocate, considerato che gli articoli 53 e 55 del Dpr 917/85 stabiliscono la tassabilità di qualsiasi liberalità a favore delle imprese, su cui la esenzione di cui all'articolo 1/3 del Dl 394/92 può prevalere soltanto ove tali liberalità siano esplicitamente destinate a riserve indivisibili con un atto deliberativo dell'ente. L'accoglimento del primo motivo del ricorso principale comporta l'assorbimento del secondo motivo dello stesso ricorso e del ricorso incidentale condizionato, con conseguente cassazione della sentenza impugnata. Null'altro essendovi da deliberare, la causa può essere decisa nel merito, col rigetto del ricorso introduttivo della contribuente. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, oltre a euro 100 per spese, oltre accessori come per legge. PQM La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso principale, dichiara assorbito il secondo motivo, rigetta il ricorso incidentale condizionato e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della contribuente. Condanna la contribuente nelle spese, che si liquidano in complessivi euro 2100, di cui euro 100 per spese, oltre accessori come per legge.