Cade il divieto di concedere misure alternative

di Mario Griffo

Massima il divieto di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 58quater. La misura alternativa può essere concessa nonostante la revoca La preclusione triennale prevista dall'articolo 58quater commi 2 e 3 legge 354/75 consegue ad una revoca delle misure alternative che non è automatica, bensì fondata su una valutazione in concreto, caso per caso, delle situazioni in cui il comportamento del condannato, contrario alla legge o alle prescrizioni, risulti anche incompatibile con la prosecuzione della prova. Anche prima che sia decorso il termine triennale previsto dalla norma è possibile concedere misure alternative sulla base di una valutazione, in concreto, delle ragioni che determinarono l'inosservanza delle prescrizioni. Cade il divieto di concedere misure alternative La preclusione di cui all'articolo 58quater commi 1 e 2 Ordinamento penitenziario deve essere intesa in senso concreto di Mario Griffo* IL DIVIETO DI CONCESSIONE DI BENEFICI L'articolo 58quater legge 354/75 - introdotto dal sesto comma dell'articolo 1 del Dl 152/91 e rubricato divieto di concessione di benefici - pone alcuni limiti alla concessione dei benefici previsti dalla legge penitenziaria. Innanzitutto, la norma nella sua versione originaria, sanciva il divieto di assegnazione al lavoro esterno nonché di concedere i permessi premio e misure alternative, per la durata di anni tre dal momento in cui è ripresa l'esecuzione della custodia o della pena, nei confronti dei condannati per uno dei delitti previsti dall'articolo 4bis Ordinamento penitenziario che abbiano posto in essere una condotta punibile a norma dell'articolo 385 Cp . In materia, la legge 251/05 cd. ex Cirielli è intervenuta estendendo il divieto di concessione dell'assegnazione al lavoro esterno, dell'affidamento in prova al servizio sociale, della detenzione domiciliare e della semilibertà a tutti i condannati riconosciuti colpevoli di evasione, mentre, come visto, la disposizione ante novella prevedeva tale divieto solo per i condannati per taluno dei delitti di cui al primo comma dell'articolo 4 bis Ordinamento penitenziario che avessero posto in essere una condotta punibile ai sensi dell'articolo 385 Cp sulla portata della modifica, BLASI, Ex Cirielli, Ridotti i benefici carcerari. La stretta sui recidivi punto per punto, in questa rivista, 2006, n. 3, p. 102 . E' da notare come, secondo il nuovo disposto sia richiesta la condanna - si ritiene debba essere definitiva - per il delitto di evasione, diversamente dalla locuzione condotta punibile a norma dell'articolo 385 del Cp , contenuta nella precedente disposizione, che rifletteva l'evidente intenzione del legislatore di rendere operante l'inasprimento del presupposto per il beneficio in relazione alla concreta attuazione di una condotta astrattamente riferibile al reato di evasione, indipendentemente dall'intervento di pronunzia definitiva per il delitto stesso CANEPA-MERLO, Manuale di diritto penitenziario, Milano, 2002, p. 481 , secondo il nuovo disposto è richiesta la condanna - si ritiene che debba essere definitiva - per il delitto di evasione Diversamente, la preclusione, ex articolo 58quater commi 5, 6 e 7 Ordinamento penitenziario è assoluta e per cinque anni, per coloro che, nell'ambito delle condotte di evasione, si siano resi responsabili dei fatti per cui si procede o, nei cui confronti, sia stata pronunciata condanna per delitto doloso punito con almeno tre anni. Sempre per il periodo di tre anni, ma con decorrenza dal giorno del provvedimento di revoca, è esclusa la concedibilità di benefici ai condannati nei cui confronti sia stata disposta la revoca di una misura alternativa ai sensi dell'articolo 47 comma 11 affidamento ordinario al servizio sociale , dell'articolo 47ter comma 6 detenzione domiciliare o dell'articolo 51 comma 1 semilibertà . Si rammenta, per inciso, che, ai sensi degli articoli 47 comma 11 e 47ter comma 6 Ordinamento penitenziario, l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare sono revocati qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione delle misure, mentre, a tenore dell'articolo 51 comma 1 Ordinamento penitenziario, il provvedimento di semilibertà può essere in ogni tempo revocato quando il soggetto non si appalesi idoneo al trattamento. La limitazione in discorso, contemplata dal secondo e dal terzo comma dell'articolo 58quater, è rivolta alla generalità dei detenuti - e non solo a quelli condannati per uno dei delitti previsti dal comma 1 dell'articolo 4bis, come una interpretazione più benevola vorrebbe Cassazione, Sezione prima, 30 settembre 1996, Diofebo, in CED Cassazione, n. 205704 - i quali dopo avere illuso su una loro presunta capacità di percorrenza del cammino rieducativo, denunciano invece, solo successivamente, una totale inadeguatezza nei confronti di esso GUAZZALOCA-PAVARINI, L'esecuzione penitenziaria, Torino, 1995, p. 330 . Se, allora, la previsione deve essere letta nel senso che l'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio, l'affidamento in prova al servizio sociale la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi a tutti i condannati nei cui confronti sia stata disposta la revoca di una misura alternativa ai sensi dell'articolo 47 comma 11, 47ter comma 6 e 51 comma 1 Ordinamento penitenziario, si nota, comunque, come da essa resti esclusa, oltre alla liberazione condizionale, l'ipotesi di affidamento in prova in casi particolari di cui all'articolo 94 Dpr 309/90, dove, proprio per l'eccezionalità dello strumento di favore verso soggetti particolari, l'unico limite resta quello posto dal quinto comma dello stesso articolo 94 in base al quale la misura non può essere concessa per più di due volte PRELATI, Il Tribunale di sorveglianza, Milano, 2003, p. 87 . I DUBBI DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE CONNESSI ALLA RIGIDITÀ DEL DIVIETO I commi due e tre dell'articolo 58quater legge 354/75, introducendo un generale divieto di ammissione a determinati benefici penitenziari per i condannati che siano stati destinatari di un provvedimento di revoca, impongono la declaratoria di inammissibilità della domanda del condannato tesa ad ottenere misure alternative, ove la stessa sia avanzata entro il termine triennale previsto dalla norma, sebbene nel merito si palesi fondata. E però, un'interpretazione che dia per scontata la generale applicabilità dell'articolo 58quater ad ogni caso di revoca relativo a qualunque esecuzione sembra contrastare con il principio di proporzionalità della pena articoli 3 e 27 comma 3 Costituzione e con il principio di personalità della stessa articolo 27 comma 1 Costituzione . Quanto al primo, esso discende direttamente dall'articolo 3 Costituzione poiché a parità di disvalore della condotta e di gravità della colpevolezza deve corrispondere un pari trattamento penale ma lo si può ricavare anche dal comma 3 dell'articolo 27 Costituzione, posto che una pena rigida, non proporzionale, non costituisce un trattamento rieducativo sia nel caso in cui risulti per difetto di proporzionalità troppo lieve , sia nel caso risulti troppo gravosa. Ad ogni modo, il principio è stato affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 343/87 in Cassazione pen., 1989, 25 , con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 47 comma 10 Ordinamento penitenziario nella parte in cui non consente che in caso di revoca del provvedimento di ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale il tribunale di sorveglianza determini la pena residua da espiare, tenendo conto della natura e della durata delle limitazioni patite dal condannato e del suo comportamento durante il periodo trascorso in affidamento . La preclusione triennale di accesso ai benefici, in caso di revoca, dunque, sembrerebbe porsi in antitesi con il principio di proporzionalità secondo il quale la pena deve essere adeguata e perciò anche ragionevolmente flessibile, così da potersi adattare alle differenti situazioni concrete senza creare disparità di trattamento abnormi a causa degli elementi di irrazionalità, automaticità, casualità ed imprevedibilità quanto agli effetti che la connotano e che danno luogo ad ingiustificate e gravi discriminazioni. La norma, infatti, se, da un lato, introduce un trattamento uguale per situazioni del tutto differenti, in quanto a condotte diverse generatrici della revoca fa seguire una reazione che sul piano della preclusione di ordine processuale a nuove concessioni è del tutto identica, dall'altro, detta una disciplina diversa per situazioni identiche, sol che si consideri che la preclusione incide in misura differente a seconda della pena originariamente inflitta ai condannati, anche se le condotte contrarie alle prescrizioni sono le medesime. L'INTERVENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE Proprio queste perplessità hanno sollecitato il ricorso alla Corte costituzionale ordinanza del 28 maggio 2002 del Tribunale di sorveglianza di Torino la quale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell'articolo 58quater legge 354/75 nella parte in cui introduce un divieto generale di ammissione a determinati benefici penitenziari per in condannati che ne abbiano subito la revoca, ha fornito una lettura sotanzialistica della previsione. Invero, nel dichiarare la questione manifestamente infondata, il Giudice delle leggi ha statuito che la preclusione triennale consegue ad una revoca delle misure alternative che non è automatica bensì basata su una valutazione caso per caso delle situazioni in cui il comportamento del condannato risulti incompatibile con la prosecuzione della misura Corte costituzionale 87/2004, in Cassazione penale, 2004, p. 2334 . Quanto alle specifiche doglianze sollevate dal giudice rimettente - concernenti l'asserito contrasto della norma in discorso, nella parte in cui introduce un generale divieto di ammissione a determinati benefici penitenziari per i condannati destinatati di revoca, prima che siano decorsi tre anni dal momento in cui è stato emesso il relativo provvedimento, con gli articoli 3 e 27 comma 3 Costituzione - la Corte ha testualmente motivato il giudice a quo erroneamente pone sullo stesso piano i profili relativi ai presupposti per la revoca della misura alternativa a quelli concernenti gli effetti della revoca, come è dimostrato anche dalla censura concernente la violazione del principio della personalità della pena l'eventuale concorso di terzi nel fatto che ha dato luogo alla revoca della misura attiene infatti esclusivamente alla valutazione del comportamento del condannato che deve compiere il tribunale di sorveglianza chiamato a decidere in relazione alla revoca della misura . In altri termini, il divieto posto dal comma 2 dell'articolo 58quater, secondo il dictum della Corte, non si connota per il suo operare automatico come diretta conseguenza del mancato rispetto delle prescrizioni, bensì costituisce la conseguenza di una valutazione effettuata caso per caso all'atto della decisione in ordine alla proposta di revoca della misura alternativa. L'impostazione, non formalistica , se pone la previsione normativa al riparo da qualsivoglia censura di illegittimità costituzionale, determina, da un punto di vista pratico, la materiale impossibilità di avanzare nuova istanza di misura alternativa anteriormente allo spirare del termine previsto dalla legge. Se, infatti, la valutazione effettuata in sede di revoca della misura costituisce il presupposto di concreta operatività del divieto di concessione di ulteriori benefici è chiaro che una volta iniziata - o ripresa - l'esecuzione carceraria ogni istanza tesa alla concessione di misure alternative, anteriore ai tre anni dalla adozione del provvedimento di revoca, sarà dichiarata inammissibile dall'organo di sorveglianza competente. Detto altrimenti, al condannato che non abbia rispettato le prescrizioni impostegli è riconosciuta la possibilità di dedurre giustificazioni quanto al contegno trasgressivo tenuto in occasione della decisione concernente l'eventuale revoca della misura sicché, nel caso l'indicazione degli elementi a discarico dovesse rivelarsi inidonea a scongiurare il provvedimento revocatorio, ecco che il condannato si vedrà preclusa la possibilità di accedere a misure alternative entro l'arco temporale individuato dal comma 3 dell'articolo 58quater. A questa impostazione si è rifatto il Magistrato militare di sorveglianza nell'adottare il provvedimento sul quale si è innestata la decisione in commento. Invero, richiesto di disporre la sospensione dell'esecuzione, ai sensi dell'articolo 47 comma 4 legge 354/75, o, in subordine, l'applicazione provvisoria della detenzione domiciliare ex articolo 47ter commi 1bis e 1quater legge 354/75 e/o della semilibertà, ai sensi dell'articolo 50 comma 6 Ordinamento penitenziario, in favore di soggetto destinatario di revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale, esso ha dichiarato l'inammissibilità delle domande avanzate proprio in virtù del disposto di cui all'articolo 58quater, commi 2 e 3 legge 354/75. LA DECISIONE INNOVATIVA DEL TRIBUNALE La parte innovativa dell'ordinanza in commento attiene alla riconosciuta possibilità di ottenere la concessione di misure alternative alla detenzione pur a seguito di provvedimento revocatorio l'ammissione a misure alternative è possibile anche dopo la revoca disposta ai sensi dell'articolo 47, comma 11, dell'articolo 47ter, comma 6 o dell'articolo 51, comma 1 e, dunque, indipendentemente dallo spirare del termine triennale fissato dall'articolo 58quater Ordinamento penitenziario. Nello specifico, il Tribunale militare di sorveglianza - adito a seguito di trasmissione degli atti da parte del Magistrato militare di sorveglianza - era chiamato a decidere in ordine alla concedibilità di misure alternative alla detenzione - affidamento in prova, detenzione domiciliare o semilibertà - in favore di soggetto per il quale la revoca dell'affidamento, già concesso, era scaturita, sic et simpliciter, dalla omessa presentazione all'ente affidatario e, dunque, da una condotta manifestamente contraria alla legge o alle prescrizioni , concretandosi in un rifiuto del beneficiato. I Giudici, nel condividere l'interpretazione dell'articolo 58quater Ordinamento penitenziario fornita dalla richiamata pronuncia 87/2004 della Corte costituzionale osservano come la preclusione triennale prevista dalla norma consegua ad una revoca delle misure alternative che non è automatica , bensì fondata su di una valutazione in concreto, e caso per caso, delle situazioni in cui il comportamento del condannato, contrario alla legge o alle prescrizioni, risulti anche incompatibile con la prosecuzione della prova. Sulla base di tale premessa, valutando la reiterata istanza del condannato alla luce dei requisiti posseduti dallo stesso in base alla previsione normativa, il Tribunale ha deliberato per l'applicazione della detenzione domiciliare. Ebbene, il provvedimento, corretto quanto alla interpretazione del divieto posto dall'articolo 58quater, rischia però di spingersi troppo oltre rispetto alla significato della norma come interpretata dalla Corte costituzionale. Il Tribunale militare di sorveglianza, infatti, apre il viatico ad una seconda possibile valutazione di opportunità della misura al momento della nuova richiesta applicativa del beneficio. E però, se la concreta operatività del divieto scatta con la decisione sulla proposta di revoca della misura, il dato letterale della norma non lascia spazio all'attivazione di un vaglio ulteriore e successivo sulla ri-concedibilità della misura. Ad ogni modo, occorre precisare che il caso affrontato dalla magistratura militare di sorveglianza presenta la peculiarità di riguardare un soggetto il quale, omettendo di partecipare al procedimento attivato a seguito della proposta di revoca dell'affidamento in prova, ha, immediatamente dopo l'inizio dell'esecuzione carceraria, avanzato richiesta di concessione di misure alternative. Nel caso in oggetto, cioè, il divieto di cui all'articolo 58-quater Ordinamento penitenziario è scattato a seguito di un provvedimento revocatorio adottato, comunque, inaudito l'interessato. Così, l'esposizione delle ragioni giustificatrici del comportamento trasgressivo è avvenuta soltanto in occasione della nuova attivazione del procedimento di sorveglianza, ove il Tribunale, nel corso dell'udienza fissata ai sensi degli articoli 666 comma 2 e 678 Cpp., è stato reso edotto delle ragioni determinanti il contegno inadempiente. Alla luce di siffatte premesse, però, sarebbe pericoloso affermare che il superamento del divieto posto dall'articolo 58quater commi 2 e 3 sia consentito soltanto nell'ipotesi di mancata partecipazione del condannato al procedimento attivato per la revoca della misura alternativa. Una tale conclusione, come accennato, non soltanto non riceve avallo dal dato letterale della previsione normativa ma si rivela fuorviante per un duplice ordine di ragioni innanzitutto, quella di non esporre deduzioni a discarico costituisce scelta legittima del proposto ed, in ogni caso, possono verificarsi situazioni nelle quali l'intervento del soggetto si rivela superfluo e, comunque, in nessun modo influente sulla decisione del tribunale di sorveglianza - si pensi al caso di un soggetto colto nella flagranza di commettere un grave delitto. È lecito, allora, interrogarsi sulla effettiva portata del divieto di cui all'articolo 58quater. Conformemente alla ratio sottesa alla introduzione degli istituti alternativi alla detenzione ed in virtù dei principi costituzionali attinenti alla funzione della pena, può affermarsi che il superamento della preclusione può intervenire soltanto quando si prospettino all'organo di sorveglianza situazioni capaci di far rivedere il giudizio espresso sulla revoca del beneficio penitenziario. In particolare, la concessione postuma di misure alternative sarà possibile a condizione che il condannato fornisca elementi concreti tali da giustificare il mancato ossequio delle prescrizioni e, soprattutto, dimostri l'intervento di cause di forza maggiore che, di fatto, hanno reso impossibile l'esposizione degli stessi in occasione della decisione sulla revoca. Soltanto una siffatta interpretazione appare coerente con la funzione assegnata ai benefici di cui alla legge 354/75 - introdotti al precipuo fine di realizzare la funzione rieducativa della pena - e, comunque, non distonica rispetto alla previsione di cui all'articolo 58quater legge 354/75, secondo l'interpretazione fornitane dalla Corte costituzionale. * Università Federico II, Napoli ?? ?? ?? ?? 5

Tribunale militare di sorveglianza - ordinanza 14-16 dicembre 2005, n. 238 Presidente Fabretti - Relatore Salvatori Osserva Il condannato ripropone istanza di misura alternativa dopo che, avendo ottenuto in data 6 aprile 2005 da questo stesso Tribunale e per la stessa condanna l'affidamento in prova all'Ente militare è stato ristretto in Carcere in espiazione della pena de qua per revoca del beneficio anzidetto da parte di questo stesso Tribunale in data 28 settembre 2005. Il caso configura, quindi, la fattispecie concreta prevista dall'articolo 58quater, commi due e tre della legge penitenziaria che, come noto - in specie dopo l'emanazione della sentenza 343/87 e della più recente ordinanza 87/2004 della Corte costituzionale - impone al giudice di considerare che la preclusione triennale ivi prevista consegue ad una revoca delle misure alternative che non è automatica , bensì fondata su di una valutazione e in concreto e caso per caso delle situazioni in cui il comportamento del condannato, contrario alla legge o alle prescrizioni, risulti anche incompatibile con la prosecuzione della prova . Nella fattispecie in esame, invece, la revoca dell'affidamento concesso all'E. è scaturita sic et simpliciter, come si legge nella citata ordinanza di questo Tribunale, dalla omessa presentazione all'Ente militare affidatario e, quindi, da una non-prova, che non è neppure iniziata e che dunque neppure ammette un giudizio di incompatibilità con la sua prosecuzione ma che tuttavia doveva essere dichiarata per manifesta contrarietà alla legge o alle prescrizioni della condotta del rifiuto del beneficiato. Da quanto premesso e considerato consegue dunque che la reiterata istanza dell'E. deve essere valutata - esclusa per motivi detti la preclusione dell'articolo 58quater citato - alla luce dei requisiti posseduti dall'istante in base alla previsione normativa. L'esame degli atti istruttori compiuti e, soprattutto, della personalità del condannato quale emerge dalla osservazione della sua condotta in carcere ed ancor di più dall'approfondito interrogatorio cui è stato sottoposto all'odierna udienza, consente al Tribunale di pronosticare che la misura più idonea concedibile allo stesso è quella della detenzione domiciliare, potendosi ancora ritenere che egli sia culturalmente e psicologicamente così condizionato dalla precaria situazione familiare, economica e di salute della madre attestata agli atti da non fargli comprendere, qualora fosse ammesso all'affidamento, il complesso rapporto da osservare con il servizio sociale affidatario e con le prescrizioni in genere connesse con questa misura alternativa. PQM Rigetta l'affidamento in prova richiesto dall'E. e dispone la detenzione domiciliare di E.F. in relazione alla condanna in epigrafe indicata.