Chi ha il sito web deve indicare la partita Iva. Anche se non commercia

di Massimo Bernabei e Salvatore Albanese

di Massimo Bernabei e Salvatore Albanese Anche chi non commercia, se ha il sito web, deve indicare la partita Iva. Lo ha stabilito l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione 60/2006 pubblicata sul quotidiano del 23 maggio 2006 . L'articolo 35 del Dpr 633 del 26 ottobre 1972. Il Dpr 633 del 26 ottobre 1972 contiene all'articolo 35 le indicazioni normative a carico dei soggetti che intraprendono l'esercizio d'impresa o della professione nel territorio dello Stato, la cui concreta applicazione si ha nei modelli approvati con provvedimento dell'Agenzia delle Entrate modelli AA9/7 e AA7/71 , da presentare all'Amministrazione Finanziaria, ai fini del rilascio del numero di partita Iva e delle successive variazioni. In particolare, la norma che ha istituito l'imposta sul valore aggiunto dispone che l'avvio dell'impresa o della professione sia subordinato ad apposita dichiarazione, da presentare entro trenta giorni dall'effettivo inizio dell'attività, agli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate, dalla quale deve risultare quanto previsto al comma 2, lett. a e seguenti, articolo 35, e precisamente per le persone fisiche, i dati anagrafici per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la natura giuridica, la denominazione, la ragione sociale o ditta, la sede legale per i soggetti residenti all'estero, anche l'ubicazione della stabile organizzazione il tipo e l'oggetto dell'attività e il luogo di relativo svolgimento della stessa per i soggetti che svolgono attività di commercio elettronico2, l'indirizzo del sito web ed i dati identificativi dell'internet service provider3 ogni altro elemento richiesto dai modelli AA7 e AA9 citati . Con specifico riferimento alla suddetta lettera e , nelle istruzioni ai modelli l'Agenzia chiarisce che l'obbligo di indicare i dati relativi compete se si utilizza la rete internet per effettuare transazioni per via elettronica, nell'ambito della commercializzazione di beni e servizi, distribuzione di contenuti digitali, effettuazione di operazioni finanziarie e di borsa, appalti pubblici e ogni altra procedura di tipo commerciale . L'Ufficio attribuisce al contribuente che rispetti la procedura prevista un numero di partita Iva, che, specifica l'articolo 35, comma 1, Dpr 633, deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto , e che rimarrà invariato anche in caso di successive variazioni della residenza e del domicilio fiscale, fino alla cessazione dell'attività. La richiesta di chiarimenti all'Amministrazione Finanziaria E' stato chiesto un chiarimento sulla corretta interpretazione dell'articolo 35 del Dpr 633/1972, in merito al rapporto logico tra il comma 1, che specifica la necessità di indicare il numero di partita Iva nell'eventuale sito web , e la successiva lettera e del comma 2, relativa alla dichiarazione di inizio attività, dalla quale devono risultare, tra gli altri, per i soggetti che svolgono attività di commercio elettronico, l'indirizzo del sito web ed i dati identificativi dell'internet provider . Il dubbio emerso non riguarda i soggetti che svolgono il commercio elettronico, per i quali l'obbligo di indicazione del numero della partita Iva, nella propria home page, non suscita alcuna perplessità. Ci si chiede invece se detto adempimento riguardi anche i contribuenti che utilizzino il sito per attività diverse dal commercio, avvalendosene a scopo meramente pubblicitario o propagandistico4. Il dubbio emerge in quanto dalla dichiarazione di inizio attività, a lettura del comma 2, lett. e , del citato articolo 35, l'indirizzo del sito web e i dati identificativi dell'internet service provider devono risultare solo per i soggetti che, appunto, intendono svolgere in rete l'attività di commercio cosiddetto elettronico . E' stato pertanto chiesto all'Agenzia se l'obbligo di indicare nella propria home page il numero di partita Iva attribuito sussista per tutti i contribuenti che svolgono impresa, o arte e professione, o solo per alcune categorie di essi. Come ha infatti sottolineato la più recente dottrina5, la funzione dei siti web è duplice, potendo gli stessi essere utilizzati sia per il commercio elettronico in senso stretto6, sia per finalità meramente propagandistiche. e la risposta dell'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione N 60/E del 16 maggio 2006. La questione deve essere risolta mediante una rigorosa analisi delle finalità che hanno mosso il legislatore alla riforma dell'articolo 35, primo comma, disposizione integralmente novellata dall'articolo 2, comma 1, del Dpr 404/01, con decorrenza dal 1 dicembre 2001. L'Agenzia evidenzia come l'adempimento del comma 1 dell'articolo 35 Dpr 633/1972 abbia portata generale, rispetto invece a quello del successivo comma 2 lett. e , relativo alla sola fase che precede l'attribuzione del numero di identificazione, durante la quale l'Amministrazione agisce per acquisire le informazioni inerenti l'attività che il soggetto è in procinto di avviare, compresa l'eventuale presenza di un sito web, nonché le informazioni idonee ad identificare, anagraficamente, l'imprenditore o il professionista che richiede l'attivazione della partita Iva. Tale parte della normativa articolo 35 comma 2 lett. e è rivolta in maniera specifica esclusivamente a coloro i quali esercitano il commercio elettronico. Diversamente, l'obbligo di indicazione del numero di partita Iva nell'eventuale sito web rileva per tutti i contribuenti soggetti passivi d'imposta, a prescindere dal tipo di attività posta in essere, incidendo anche su chi utilizza lo spazio in rete per finalità solamente pubblicitarie. Argomenta l'Agenzia che qualora l'indicazione del numero di partita Iva nel sito web fosse necessaria solo per chi svolge sullo stesso il commercio elettronico, il legislatore non avrebbe avuto ragione di qualificare, nel comma 1 dell'articolo 35, il sito web come elemento eventuale , perché in tal caso l'esistenza dello spazio web sarebbe stata indispensabile all'attività stessa. Di conseguenza, quando un soggetto passivo Iva7 dispone di uno spazio virtuale, anche per finalità diverse dalla specifica fattispecie commercio elettronico , sussiste l'obbligo di indicazione del numero di partita Iva nella home page del sito, ai sensi del comma 1, articolo 35 del Dpr 633/72, prescindendo dalle concrete modalità di esercizio dell'attività. Alcune precisazioni sulla regolarizzazione della posizione dei contribuenti con sito web. Stando all'interpretazione fornita dall'Agenzia delle Entrate, l'obbligo di indicare il numero di partita Iva nella home page decorre dal 1 dicembre 2001, in seguito alla modifica introdotta, con il citato Dpr 404/01, nel primo comma dell'articolo 35 Dpr 633. L'omissione, o l'indicazione inesatta della partita Iva, comporta il pagamento di una sanzione amministrativa variabile da 258,23 a 2.065,83 euro, prevista dall'articolo 11, comma 1, lett.a , del D.Lgs 471/978, nei casi di omissione agli obblighi di comunicazione prescritti dalla legge tributaria. Occorre tuttavia osservare che in assenza di una constatazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria, la suddetta violazione non risulta suscettibile di sanzioni, se sanata dal contribuente. Si rende infatti applicabile quanto sancito dal D.Lgs 472/979, il cui articolo 6, comma 5 bis, include, tra le cause di non punibilità le violazioni che non arrecano pregiudizio all'esercizio dell'azione di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell'imposta e sul versamento del tributo . Si ritiene pertanto sufficiente, per regolarizzare la posizione del contribuente titolare del sito web, aggiornare la home page con il dato richiesto. 1 Provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 12 novembre 2002. I modelli attuali, pubblicati nel Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 286 del 6 dicembre 2002, sono in uso a partire dal 1 gennaio 2003. 2 Il commercio elettronico, o e commerce, consiste nella compravendita, nel marketing e nella fornitura di prodotti o servizi attraverso computer collegati su internet. Nell'industria delle telecomunicazioni si può intendere anche come l'insieme delle applicazioni dedicate alle transazioni commerciali. 3 Le indicazioni relative al sito web vanno inserite nel quadro B del modello, tra i dati identificativi del soggetto d'imposta persona fisica o società , nella specifica sezione dedicata ai soggetti che effettuano Attività di commercio elettronico . Occorre indicare l'indirizzo del sito web, la denominazione dell'internet service provider, specificando anche se il sito è in proprio o ospitato su una struttura server appartenente a soggetti terzi. Sempre nella medesima sezione andrà indicata l'eventuale cessazione dell'attività in oggetto. Tale sezione, aderendo al dettato delle istruzioni ai modelli, deve essere compilata esclusivamente se l'oggetto dell'attività è il commercio elettronico, e non quando l'eventuale sito internet sia destinato ad un uso meramente pubblicitario. Infine, si ricorda che l'obbligo in esame decorre per i soggetti che iniziano l'attività di commercio elettronico a partire dal 1 gennaio 2003. 4 Un caso molto frequente è quello dei siti istituzionali, ad esempio Enti Pubblici, i quali essendo titolari della partita Iva, ai sensi del primo comma dell'articolo 35 del DPR 633 avrebbero l'obbligo di indicare la stessa nella home page del proprio spazio web. 5 Francesca Zaccaria, Nello spazio virtuale la partita è sempre segnata, su FISCOoggi edizione del 18 maggio 2006. 6 Diretto, quando la cessione ha per oggetto beni virtuali e la transazione si conclude con il download degli stessi, indiretto quando le parti si avvalgono dello stesso solo per concludere il contratto ed eseguire il pagamento di merce che poi verrà spedita all'acquirente per le vie ordinarie. Francesca Zaccaria, op. citata alla nota precedente. 7 Per i requisiti soggettivi Iva si rimanda alla lettura degli articoli 4 e 5 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, in materia rispettivamente di esercizio di impresa e di arte e professione. 8 Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell'articolo 3, comma 133, lettera q , della legge 23 dicembre 1996, n. 662 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1998 - Supplemento Ordinario n. 4. 9 Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 5 dell'8 gennaio 1998 - Supplemento Ordinario n. 4. ?? ?? ?? ?? 3