La dirigenza pubblica privatizzata: le distrazioni del legislatore

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello * La materia è disciplinata dall'articolo 19 del decreto legislativo 165/01, norma sulla quale si è formata una copiosissima giurisprudenza Conviene concentrare l'attenzione sul comma 6, il quale prevede il conferimento degli incarichi di funzioni dirigenziali a tempo determinato da parte di ciascuna amministrazione 1 nella misura massima del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli unici istituti presso ogni singolo ministero, 2 nella misura massima dell'8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, a tempo determinato. Premesso che la durata di tali incarichi, comunque, non può eccedere 1 per gli incarichi di funzione dirigenziale di cui al comma 3 segretario generale dei Ministeri, uffici dirigenziali generali e di livello equivalente e 4 funzioni dirigenziali di livello generale , il termine di tre anni, 2 per gli altri incarichi di funzione dirigenziale, il termine di cinque anni, gli stessi incarichi sono conferiti a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale a che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, b che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro maturate, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza c che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato. Il trattamento economico può essere integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione professionale, tenendo conto della temporaneità del rapporto e delle condizioni di mercato relative alle specifiche competenze professionali. Per il periodo di durata dell'incarico, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell'anzianità di servizio. Ciò che vi è di rimarchevole è il fatto che, è bene ripeterlo, sono prese in considerazione concrete esperienze di lavoro maturate, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza. Nel settore dell'Amministrazione penitenziaria tale norma veniva richiamata per l'applicazione dal decreto legislativo di attuazione delle legge delega c.d. Meduri dal nome del suo proponente e primo firmatario , ancora in attesa di promulgazione, approvato nel consiglio dei ministri del 3 febbraio 2006, specificatamente nell'articolo 8 Nomina a dirigente generale penitenziario , prima alinea, la quale recita Resta altresì fermo quanto previsto dall'articolo 18 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e dall'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 norma quest'ultima che si sta illustrando. Tale richiamo consentiva di affermare che i dirigenti di II^ fascia reggenti uffici dirigenziali generali con contratto a tempo determinato di durata da tre a cinque anni, per il richiamo di cui all'alineain argomento, debbono essere destinatari del conferimento delle funzioni dirigenziali generali fino ad allora esercitate in regime di dirigenza pubblica privatizzata v. in Diritto & Giustizi@ - 8.2. 2006 . Ma significa, anche, non si scorge altro significato che l'amministrazione penitenziaria ritiene di poter utilizzare tali figure professionali, pescandole consolo all'interno dell'amministrazione stessa. Su tale circostanza grava il dubbio di costituzionalità per superamento dei limiti della delega v. Diritto & Giustizi@ - 8.2.2006 cit. , tuttavia dalla data della sua promulgazione sarà norma da applicare. Ebbene, qui accade un fatto curioso, al quale il legislatore delegato non deve avere pensato. L'articolo 19, comma, 6 d. lgs. 165/01 non prescrive che si debba trattare di personale ancora in servizio. La magistratura contabile affermava, infatti, al riguardo che 1 un dirigente collocato a riposo per raggiunti limiti di età deve essere considerato come estraneo alla amministrazione di appartenenza pertanto legittimamente può essere destinatario di un provvedimento di conferimento di funzioni dirigenziali ai sensi dell'articolo 19, comma 6, d. lgs. 165/01 considerato che la citata disposizione non prevede alcuna limitazione connessa con il raggiungimento di una determinata età anagrafica degli interessati. 2 l'articolo 19, comma 6, D.Lgs 165/01, che individua una procedura straordinaria per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti non appartenenti al ruolo unico dei dirigenti, non vieta espressamente la possibilità che beneficiari della predetta disposizione possano essere dirigenti della stessa amministrazione collocati a riposo, nei cui confronti - in quanto all'attualità non più dipendenti dell'amministrazione procedente, o di altre amministrazioni - non vale il limite del raggiungimento dell'età massima per la permanenza in servizio Corte Conti, Sezione contr., 16/2003 . Sembra un errore od una distrazione del legislatore del 2001, ma non lo è. Quel legislatore sapeva il fatto suo e le professionalità conquistate non venivano, né sono oggi lasciate cadere nel nulla dopo l'età canonica del collocamento in pensione. Ma la magistratura contabile aveva in precedenza ha fatto di meglio. Infatti, affermava il giudice contabile Ai sensi dell'articolo 19, comma 6, D.Lgs 165/01, non è legittimo il conferimento di un incarico dirigenziale ad un funzionario della medesima amministrazione, che non abbia svolto funzioni dirigenziali sia pur a titolo di reggenza per un periodo di almeno 5 anni e il cui curriculum non evidenzi quei requisiti di eccellenza culturale e professionale previsti dalla norma citata per la nomina di soggetti non inseriti già nel ruolo unico dei dirigenti statali. Corte Conti, sez. contr., 22 febbraio 2002, n. 7 . Ragionando 'a contrariis , è agevole desumere che è legittimo conferire un incarico dirigenziale ad un funzionario della medesima amministrazione, che abbia svolto funzioni dirigenziali sia pure a titolo di reggenza per un periodo di almeno cinque anni, con un 'curriculum' che evidenzi requisiti di eccellenza culturale o professionale per i soggetti non già inseriti nel ruolo unico dei dirigenti statali. Correlando le due decisioni della magistratura contabile, se ne può agevolmente dedurre che un funzionario in pensione 1 che abbia ricoperto a titolo di reggenza per un quinquennio una sede dirigenziale di II^ fascia, svolgendo le relative funzioni per il medesimo periodo, ha acquisito quei requisiti di legittimità che, 2 aggiunti al grado di eccellenza culturale e professionale previsti per l a nomina di soggetti non già inserito nel ruolo unico di II^ fascia, nello svolgimento di tali funzioni, 3 in applicazione del comma 6 dell'articolo 19 d. lgs 165/01, può essere ripescato dalla pensione e stipulare un contratto di rango dirigenziale di II^ fascia di durata fino a cinque anni. È agevole affermare che questa norma, e la sua interpretazione data dal giudice contabile, sono applicabili anche all'amministrazione penitenziaria, per la commistione operata dalla stessa nel decreto legislativo di attuazione, approvato il 3.2.2006 ed in attesa di promulgazione, di norme della dirigenza privatizzata, richiamate per l'applicazione in quelle della dirigenza pubblica. Non solo. A ben riflettere si tratta di una applicazione che non cessa di essere utilizzata una volta a regime, in quanto l'articolo 8 del promulgando decreto legislativo non è una norma transitoria. * ispettore generale dell'amministrazione penitenziaria in pensione.