Redditometri, senza aliquota l'avviso resta valido

L'applicazione del metodo sintetico può avvenire anche in caso di regolarità delle scritture contabili e il conseguente accertamento non deve necessariamente indicare le aliquote applicate dall'ufficio. Il contribuente secondo gli ermellini può desumerle

Redditometri a trecentosessanta gradi. Possono essere applicati anche in caso di regolarità delle scritture contabili e il conseguente avviso di accertamento è valido anche senza l'indicazione delle aliquote applicate dall'ufficio per la determinazione delle imposte. Ciò perché, ha chiarito la Cassazione con la sentenza 15834/06 del 12 luglio 2006 e qui leggibile, in questi casi il contribuente può facilmente desumerle. In sostanza i giudici di legittimità hanno applicato il principio secondo cui l'avviso di accertamento ai fini Irpef, il quale contenga solo l'indicazione dell'aliquota minima e massima applicata, vìola il principio di precisione e chiarezza delle indicazioni che è alla base del precetto dell'articolo 42 del Dpr 600/73, ed incorre pertanto, nella sanzione di nullità disposta dal comma 3 dello stesso articolo solo se contemplante un richiamo insoddisfacente a tabella delle aliquote a testo normativo di non immediata applicazione, o perché integrata da altra norma o perché modificata da successiva norma a sua volta non richiamata nell'avviso . C'è di più. Un altro fondamentale aspetto analizzato dai giudici della sezione tributaria nella sentenza in rassegna è quello per cui l'applicazione del metodo sintetico e cioè individuazione del reddito mediante i redditometri non deve necessariamente essere usato in caso di irregolarità delle scritture contabili ma è valido anche quando vi siano contraddizioni tra il dichiarato e le risultanze emergenti in sede di verifica da parte della guardia di finanza . Infatti, si legge nelle motivazioni, mentre il ricorso al metodo sintetico non è da alcuna norma circoscritto all'ipotesi di irregolarità nella tenuta e conservazione dei libri, registri e documenti contabili obbligatori, i giudici del gravame hanno adeguatamente motivato la legittimità dell'adozione del metodo suddetto con riferimento alla previsione dell'articolo 39 che autorizza l'ufficio a procedere alla determinazione del reddito d'impresa in via sintetica, tra l'altro, quando riscontri contraddizioni tra il dichiarato e le risultanze emergenti in sede di verifica . Nel caso sottoposto all'esame della Corte la guardia di finanza aveva rilevato delle rimanenze iniziali superiori a quelle contabilizzate. Così l'ufficio aveva emesso avviso di accertamento facendo applicazione dei redditometri. I contribuenti avevano fatto ricorso al giudice tributario lamentando la nullità dell'accertamento. Le commissioni gli avevano dato torto e i giudici di Palazzaccio. deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria -sentenza 25 gennaio - 12 luglio 2006, n. 15834 Presidente Riggio - relatore Cappabianca Ricorrente Francesconi ed altro - controricorrente amministrazione dell'economia e delle finanze Svolgimento del processo Con distinti avvisi di accertamento, l'ufficio rettificò - a norma dell'articolo 38, comma 4, Dpr 600/73 e con riferimento ai Dm 10 settembre e 19 gennaio 1992 - i redditi relativi all'anno d'imposta 1991, dichiarati da Mario Francesconi e da Ubaldo Francesconi pari a zero, elevandoli, quanto al primo, a lire 27.989.000 e, quanto al secondo a lire 20.937.000. Per il successivo anno d'imposta 1992, ai medesimi contribuenti, in quanto soci al 50% della Magazzini F.U.M. Snc, furono poi notificati altri due distinti avvisi di accertamento in rettifica, con i quali - a seguito della verifica operata per il medesimo anno e con separato atto a carico della società - il reddito di partecipazione ex articolo 5 Dpr 597/73, dichiarato da ciascun socio in lire 14.481.000, venne, per ciascuno, rideterminato in lire 86.775.000. Avverso detti avvisi di accertamento, i contribuenti proposero distinti ricorsi, che furono riuniti dalla commissione di primo grado. Questa, peraltro, respinse i ricorsi relativi agli accertamenti per l'anno 1991 e accolse parzialmente quelli relativi agli accertamenti per l'anno 1992, rideterminando il reddito di partecipazione di ciascun socio in lire 16.820.000, sulla scorta dell'esito del giudizio a carico della società. La sentenza fu appellata dall'Ufficio, in via principale, e dai contribuenti, in via incidentale. L'Ufficio censurò il capo della sentenza che aveva parzialmente accolto i ricorsi dei contribuenti in relazione all'accertamento operato per l'anno d'imposta 1992, rilevando che la decisione era stata assunta in base ad una sentenza non definitiva, senza che fossero esposte le ragioni per cui venivano condivise le eccezioni sollevate dai ricorrenti, e pertanto, in assenza di adeguata motivazione. I contribuenti resistettero all'appello principale, sottolineando, tra l'altro, che, nelle more, era intervenuta sentenza di secondo grado in relazione all'accertamento a carico della società. A loro volta, censurarono il capo della sentenza che aveva rigettato i ricorsi da loro proposti avverso gli accertamenti dei redditi relativi all'anno d'imposta 1991. Con la sentenza in questa sede impugnata, la commissione di secondo grado respinse l'appello incidentale dei contribuenti, concernente l'anno 1991, mentre, per l'anno 1992, accolse l'appello principale dell'Ufficio ad eccezione della ripartizione tra i soci del maggiore reddito di partecipazione dovuto alla ripresa a tassazione delle spese di pubblicità omaggio ammontante a lire 942.000 . Avverso tale sentenza i contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione, svolgendo quattro motivi di impugnazione in relazione al capo della decisione concernente l'accertamento dei redditi 1991, ed ulteriori 2 motivi d'impugnazione, in relazione al capo della decisione concernente l'accertamento dei redditi 1992. L'Amministrazione ha resistito con controricorso. Motivi della decisione Quanto al capo della decisione concernente l'accertamento relativo ai redditi 1991, i contribuenti, con i primi due motivi di rIcorso, deducono 1 omessa e/o insufficiente motivazione sui criteri adottati per l'applicazione dei coefficienti presuntivi di cui ai Dm 10 settembre e 19 novembre 1992 cd. redditometro 2 violazione o falsa applicazione dell'articolo 11 disposizioni sulla legge in generale. In tale prospettiva, i contribuenti lamentano, in particolare, la mancata motivazione in merito alla ritenuta legittimità dell'avvenuta applicazione dei criteri presuntivi e censurano, inoltre, l'applicazione retroattiva dei parametri di cui ai Dm 10 settembre e 19 novembre 1992. I motivi sono infondati. In merito al primo profilo, va rilevato che la decisione ha puntualmente evidenziato i presupposti di fatto dell'accertamento induttivo reddito negativo per più dì due anni e riscontro di rimanenze iniziali in misura maggiore di quelle contabilizzate , presupposti la cui ricorrenza non risulta contestata in fatto dai contribuenti, ed ha precisato che, sulla base della ricorrenza dei presupposti di relativa operatività, i parametri di cui al c.d. redditometro operano automaticamente e senza necessità di ulteriore motivazione. In merito al secondo motivo, va, invece, considerato che, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il potere dell'Ufficio di determinare sinteticamente il reddito complessivo sulla scorta di indizi, in base all'articolo 38, comma 4, Dpr 600/73, implica l'utilizzo di coefficienti presuntivi e, pertanto, legittima il riferimento a redditometri anche se contenuti in decreti ministeriali successivi. Si verte, infatti, non in materia di applicazione retroattiva di disposizioni normative, ma di valutazione della pertinenza al caso specifico di parametri e calcoli statistici di provenienza qualificata e dì attitudine indiziaria indipendente dal tempo dell'elaborazione v. Cassazione 14161/03, 12731/02, 2123/02, 11611/01, 15045/00 . Con il terzo motivo di ricorso - deducendo violazione o falsa applicazione dell'articolo 42 Dpr 600/73 - il contribuente censura la decisione impugnata per il fatto che la stessa riterrebbe non indispensabile, nell'atto di accertamento, l'indicazione delle aliquote applicate e, conseguentemente, legittima la relativa omissione nell'atto dedotto in controversia. Nei termini in cui viene proposta, la censura si rivela eccessivamente generica e non dotata di adeguata autosufficienza. Come rilevato dall'Amministrazione, i giudici del gravame, non hanno ritenuto la mancata indicazione dell'aliquota irrilevante ai fini della validità dell'accertamento, ma hanno sostenuto che la stessa era comunque desumibile dal contribuente in forza degli elementi in suo possesso, sicché, da parte del ricorrente, sarebbe stato necessario indicare le ragioni per le quali, sulla base dei dati riportati nell'atto, i contribuenti non prevennero agevolmente all'immediata individuazione delle aliquote applicate. Ciò, del resto, in linea con il principio secondo cui l'avviso di accertamento ai fini Irpef, il quale contenga solo l'Indicazione dell'aliquota minima e massima applicata, viola il principio di precisione e chiarezza delle indicazioni che è alla base del precetto dell'articolo 42 Dpr 600/73, ed incorre, pertanto, nella sanzione di nullità disposta dal comma 3 dello stesso articolo solo se contemplante un richiamo insoddisfacente a tabella delle aliquote allegata a testo normativo di non immediata applicazione, o perché integrata da altra norma o perché modificata da successiva norma a sua volta non richiamata nell'avviso v. Cassazione 4332/02, 7188/94, 777/93 Con il quarto motivo - deducendo violazione o falsa applicazione dell'articolo 38 Dpr 600/73 e dei Dm 10 settembre e 19 novembre 1992 - i contribuenti censurano la decisione per non aver tenuto conto del fatto che il redditometro di cui ai menzionati Ddmm è applicabile solo in caso di scostamento superiore ad 1/4 rispetto al dichiarato e quando si verifichi per due o più periodi d'imposta consecutivi. La censura è infondata. Nella sentenza impugnata si rivela, infatti, che i contraenti hanno dichiarato reddito negativo per più di due anni e lo scarto di oltre 1/4 deriva dall'entità del reddito accertato. In merito al capo della decisione concernente l'accertamento relativo ai redditi 1992, i ricorrenti deducono, con un primo motivo d'impugnazione, erronea applicazione del metodo induttivo nonché violazione ed errata applicazione dell'articolo 39 Dpr 600/73. In tale prospettiva, i contribuenti lamentano, in particolare, che l'accertamento induttivo sarebbe stato applicato al di fuori dell'ipotesi consentita e, cioè quella, non riscontrata nella specie ed anzi esclusa dal Pvc, dell'irregolare tenuta e conservazione dei libri, registri e documenti contabili obbligatori. Il motivo è infondato. Deve, infatti, considerarsi, che mentre il ricorso all'utilizzo , del metodo sintetico non è da alcuna norma circoscritta all'ipotesi d'irregolarità nella tenuta e conservazione dei libri, registri e documenti contabili obbligatori - i giudici del gravame hanno adeguatamente motivato la legittimità dell'adozione, nella specie, del metodo suddetto con riferimento alla previsione dell'articolo 39, comma 1 lett. d, che autorizza l'ufficio a procedere alla determinazione del reddito d'impresa in via sintetica, tra l'altro, quando riscontri contraddizioni tra il dichiarato e le risultanze emergenti in sede di verifica ex articolo 33 nella specie rilevamento di rimanenze iniziali superiori a quelle contabilizzate . Con il secondo motivo i contribuenti censurano il fatto che i giudici d appello, definendole non arbitrarie ma estremamente realistiche abbiano ritenuto legittima l'applicazione da parte dell'ufficio delle percentuali di ricarico e, peraltro, con uso per il 1992 di quelle relative al 1993. Anche questa censura è infondata. Il criterio seguito dall'ufficio è stato ricostruito nella sentenza impugnata, che ha evidenziato come la Guardia di Finanza, fisicamente riscontrate all'inizio della verifica rimanenze di ammontare superiore a quelle contabilizzate e tali da far presumere vendite non contabilizzate, ha rilevato dalle scritture contabili le rimanenze iniziali e finali, distintamente per il settore all'ingrosso e al minuto, e, attenuto il costo del venduto, ha applicato le percentuali medie ponderate di ricarico - corrispondenti allo specifico settore operativo profumi, cosmetici ecc. e compatibili con le fatture di acquisto ed il listino prezzi praticato - determinate nel 35%, per il settore all'ingrosso, e nel 70%, nel settore al minuto. E peraltro, dalla stesso ricorso dei contribuenti emerge che l'uso per il 1992 delle percentuali di ricarico relative al 1993 è stato plausibilmente giustificato con la contiguità temporale tra i due esercizi e l'ambito operativo. A fronte di tale lineare metodologia, i ricorrenti oppongono generiche o non documentate censure, inidonee ad inficiarne le risultanze in assenza di elementi concreti da cui desumere l'eccessività e L'inattendibilità delle percentuali utilizzate ed inficiare la valutazione della Commissione di Il grado, che, al limitato fine della definizione quantitativa dell'accertamento, le ha ritenute non arbitrarie ma estremamente realistiche, sulla base delle caratteristiche merceologiche dei vari prodotti e delle caratteristiche dell'impresa. Alla stregua delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere rigettato. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. PQM la Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti alla rifusione in favore dell'Amministrazione delle spese di causa che liquida in complessivi euro 4.100, di cui euro 100 per spese, oltre accessori di legge.