Quando l'omicidio colposo è reato omissivo improprio

Condannato per un incidente mortale il direttore del servizio manutenzione autostrade che non ha controllato i materiali impiegati nei lavori per lo spostamento della segnaletica orizzontale

Il direttore del servizio manutenzione autostrade, che non controlla i materiali impiegati nei lavori per lo spostamento della segnaletica orizzontale, può essere chiamato a rispondere della morte di un utente della strada verificatasi in conseguenza della sua omissione. L'imputazione sarà quella di omicidio colposo, come reato omissivo improprio. È quanto accaduto a Carlo P., direttore dei lavori di rifacimento della segnaletica stradale di via del mare per conto dell'Anas, condannato ad otto mesi di reclusione dalla quarta sezione penale del tribunale di Roma sentenza 14537/05, depositata il 22 luglio 2005 e qui leggibile tra i documenti allegati per la morte di un motociclista. Mauro M., questo il nome della vittima, mentre percorreva la via del mare, perdeva il controllo del motociclo a causa dello slittamento dei pneumatici sulla parte di manto stradale sulla quale era stato steso uno strato di vernice nera e decedeva a causa delle gravissime lesioni riportate nell'impatto con un autocarro. Per il giudice capitolino non ci sono dubbi l'adeguata rimozione mediante raschiamento o sverniciatura con prodotti chimici delle strisce bianche , e non con l'uso della vernice nera scivolosa come era avvenuto nel caso in esame, avrebbe evitato con elevato grado di credibilità razionale lo slittamento del ciclomotore e, quindi la morte del motociclista. La responsabilità di tutto questo è senza altro da attribuire al direttore dei lavoro del cantiere Anas. L'omissione colposa, ascritta all'imputato, si sostanzia nell'inosservanza delle regole cautelari generiche e specifiche ossia, in quelle di comune diligenza, in quelle specifiche del Codice della strada e, infine, in quelle previste dal capitolato d'appalto. In altre, parole, il direttore Carlo. P ha omesso colposamente di attivarsi nell'esercizio del potere di intervento a tutela della sicurezza della circolazione stradale e di svolgere gli opportuni controlli sullo stato dei lavori per verificarne la correttezza di esecuzione . Dalla documentazione acquisita, conclude infatti il Tribunale di Roma, risulta che l'imputato ha invece accettato le opere ed i materiali impiegati dall'impresa senza le prove di rugosità o di analisi di riscontro sulle vernici , come invece era sua facoltà richiedere in base alle norme contrattuali prima di redigere il certificato di regolare esecuzione delle opere stesse.

Tribunale di Roma - Sezione quarta penale - sentenza 14 giugno-22 luglio 2005, n. 14537 Giudice Bianchi - Ricorrente Porta ed altri Svolgimento del processo Porta Carlo e Annunziata Felice venivano tratti a giudizio davanti al Tribunale di Roma in composizione monocratica in data 18 ottobre 2002 nelle loro rispettive qualità di direttore dei lavori di rifacimento della segnaletica orizzontale di via del mare per conto dell'Anas e di legale rappresentante dell'impresa esecutrice degli stessi. Gli imputati sono chiamati a rispondere della morte di Matteoli Mauro che, mentre percorreva la suddetta strada, perdeva il controllo del motociclo da lui condotto a causa dello slittamento dei pneumatici sulla parte di manto stradale sulla quale era stato steso uno strato di vernice nera e decedeva a causa delle gravissime lesioni riportate nell'impatto con l'autocarro Renault Traffic tg RM 5E3485 alla cui guida era Di Livio Domenico. Tale evento è attribuito a titolo di colpa generica e specifica per violazione delle norme del codice della strada e del capitolato Anas, poiché l'imputato Porta ometteva di accertare la qualità dei materiali utilizzati e di verificarne la rispondenza con riferimento alle finalità dell'opera, mentre l'Annunziata, incaricato del rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale, ne disponeva la ricopertura con vernice non idonea, determinando in tal modo un livello di sdrucciolevolezza superiore al limite normativamente stabilito. Il processo subiva alcuni rinvii preliminari fino all'udienza del 24 marzo 2004 nella quale, dopo aver ammesso le prove testimoniali e documentali richieste dalle parti come da ordinanza agli atti, dichiarata aperta l'istruttoria dibattimentale, il Tribunale procedeva all'escussione dei testi Di Livio Domenico, Fioravanti Vittorio ed Angelini Patrizio. A seguito del mutamento della persona fisica del Giudice a causa del trasferimento del precedente giudicante alla sezione Gip dello stesso Tribunale, si procedeva in data 25 gennaio 2005 all'espletamento delle formalità di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale svolta la Difesa non prestava il consenso all'utilizzabilità degli atti istruttori già svolti davanti al precedente Giudice - diversa persona fisica, sicché il Tribunale disponeva la rinnovazione delle prove dibattimentali già legittimamente assunte ed i cui verbali, pur validamente inseriti nel fascicolo per il dibattimento cfr. ordinanza 99/1992 Corte costituzionale , non erano utilizzabili ai fini del decidere cfr. Cassazione Su, sentenza 1-2 /1999 . Si procedeva poi all'escussione dei restanti testi e, dichiarata chiusa l'istruttoria dibattimentale, le parti rassegnavano le conclusioni trascritte a verbale e riportate in epigrafe. Ricostruzione storica del fatto Il Tribunale evidenzia preliminarmente come, con riguardo alla dinamica del sinistro, le consulenze di parte siano giunte ad esiti difformi da quelli cui hanno approdato gli ausiliari del Pm e del Giudice dell'udienza preliminare. In considerazione di tali contrasti di valutazione, occorrerà ricostruire le modalità di svolgimento del fatto secondo un iter logico diacronico che partendo dai dati di fatto risultanti dagli atti irripetibili, come tali utilizzabili ai fini del decidere, ricostruisca la dinamica del sinistro valutando le risultanze dell'istruttoria dibattimentale svolta e gli esiti delle consulenze e perizie espletate sulla base dei riscontri che essi trovano in altri atti, nelle regole di comune esperienza e previa verifica della validità scientifica dei mezzi di indagine e più in generale degli strumenti usati, in quanto appartenenti all'attuale patrimonio culturale della scienza e della tecnica. Procedendo in conformità con il criterio logico esposto, il Tribunale rileva preliminarmente come le dichiarazioni rese dai testimoni ed, in particolare, dal maresciallo Gabrini che ha proceduto agli accertamenti irripetibili e dal teste oculare Fioravanti, in quanto complete, puntuali e rese con dovizia di particolari da persone che non risultano interessate all'esito del processo, debbano considerarsi di totale attendibilità e costituiscano, pertanto, insieme ai dati risultanti dai rilievi e dalle ispezioni svolte in funzione descrittiva e conservativa, l'ineliminabile punto di partenza del processo deduttivo avente ad oggetto la ricostruzione storica delle modalità di svolgimento dei fatti per i quali è processo. La vicenda iniziava in data 26 novembre 1998 alle ore 6,50 circa, giorno in cui Matteoli Mauro, che percorreva Via del Mare, strada a doppia carreggiata, a bordo della moto Piaggio exagon in direzione Ostia-Roma, giunto all'altezza dell'ippodromo di Tor di Valle, in seguito ad una caduta, si schiantava contro il furgone condotto da Di Vilio Domenico che viaggiava nel senso opposto di marcia sull'altra carreggiata e decedeva a seguito del grave trauma cranico encefalico riportato cfr. consulenza della dott.ssa Ferrari De Stefano Veronica, relazione tecnica di parte del dott. Bartolucci, pp.2, nonché deposizione del teste Fioravanti in trascr. verb. ud. 24.3.2004, pp.12 e ss. . Dalle dichiarazioni rese nel corso dell'istruttoria dibattimentale dal teste oculare Fioravanti che al momento del sinistro procedeva a bordo della sua autovettura dietro il Matteoli distanziandolo di circa quaranta metri, è emerso che qualche minuto prima dell'impatto mortale la vittima cadeva in terra a seguito dello slittamento delle ruote del ciclomotore da lui condotto sulla vernice nera con la quale erano state ricoperte le strisce bianche che segnavano la precedente linea di mezzeria, in quanto la carreggiata percorsa dal Matteoli era stata allargata, sicché la linea longitudinale di separazione delle due corsie di marcia era stata spostata sulla sinistra di quella stessa carreggiata oltre la precedente mezzeria ed era indicata da strisce gialle vedi rilievi tecnici foto numero -9 in fascicolo per il dibattimento, verbale di ispezione dei luoghi del 26 novembre 2004, nonché deposizione teste Fioravanti in trascr. verb. ud. 24.3.2004, pp.7 e ss. . La vittima aveva per tale motivo perso il controllo del veicolo sul quale viaggiava, ad avviso di questo Tribunale, valutate le risultanze dell'istruttoria sulla base di regole di comune esperienza, ed a seguito di ciò aveva finito per invadere l'opposta corsia di percorrenza sulla quale aveva cercato invano di frenare, atteso che solo su quella carreggiata sono state rilevate tracce frenata. Il Matteoli aveva, inoltre, cercato di mantenersi in sella al ciclomotore senza riuscirci, poiché aveva finito per schiantarsi sul lato anteriore sinistro dell'autocarro Renault alla cui guida era Di Livio Domenico, che viaggiava su quel mezzo insieme al fratello. Quest'ultimo ha riferito che poco prima dell'impatto con il corpo della vittima aveva notato in una frazione di secondo un'ombra che andava a sbattere addosso al mezzo sul quale viaggiavano, circostanza che lo aveva indotto a pensare si trattasse di una ruota distaccatasi da un'autovettura cfr. deposizione teste Di Livio Natale Giuseppe in trascr. verb. ud. 17.3.2005, pp.61 e ss. . La velocità di percorrenza tenuta dalla moto della persona offesa doveva essere pari a 60-70 km. orari, in considerazione delle conclusioni condivisibili, perché basate su leggi scientifiche, del consulente del Gup, dott. Paribelli le stesse sono, inoltre, conformi al contenuto delle dichiarazioni rese dal teste oculare che ha riferito di aver viaggiato a circa 60 km orari ed ha aggiunto che la moto, alla cui guida era il Matteoli, lo precedeva tenendo una distanza costante dalla sua autovettura fino a quando non si era avvicinato alle strisce nere cfr. deposizione teste Fioravanti in trascr. verb. ud. 24.3.2004, pp.5 e ss. . Con riguardo alle condizioni atmosferiche, dall'istruttoria svolta si ricava che alle ore 6,50 del 26 novembre 1998 era ancora buio e cadeva una lieve pioggia cfr. trascr. verb. ud. 24.3.2004, deposizione teste Fioravanti, pp.11 e ss. . Dalle fonti cognitive sopra citate, si ricava, altresì, che su Via del Mare erano posizionati cartelli indicanti il divieto di transito per motocicli e furgoni che non risulta fosse rispettato, giacché il maresciallo Gabrini riferiva come le infrazioni a tali prescrizioni avvenissero con una certa frequenza e il teste Fioravanti dichiarava che . secondo la communis opinio, tale divieto non si reputava più vigente, in quanto era stato posto all'epoca del regime fascista e trovava la sua giustificazione all'epoca in cui tale via era un'autostrada cfr. deposizione teste Fioravanti in trascr. verb. ud. 24.3.2004, p.28 . Il maresciallo Gabrini aggiungeva, poi, che sulla stessa Via del Mare, all'altezza della stazione ferroviaria Tor di Valle, nei pressi di via Ostiense e di via Sarsina, non vi era alcun cartello indicante il divieto di accesso per i motocicli. Dagli accertamenti urgenti svolti sui luoghi si ricava che poco più avanti del luogo del sinistro era presente un segnale verticale indicante la fine del divieto di sorpasso , mentre sul luogo dell'accaduto non erano segnalati lavori in corso, sebbene un chilometro più avanti vi fosse un cantiere cfr. deposizione teste Angelini in trascr. verb. ud. 24.3.2004, pp.47 e ss. . Dal relativo contratto di appalto risulta che l'importo stanziato per l'esecuzione di tali lavori era stato pari a lire 13.280.000, che gli stessi erano iniziati in data 8 settembre 1998, come da verbale di consegna ed erano terminati in data 22.9.1998 in base a quanto risulta dal certificato di ultimazione. La conformità dell'esecuzione delle opere alle normative tecniche anche con riguardo alla qualità dei materiali impiegati era stata dichiarata dall'imputato Porta che aveva emesso il certificato di accertamento della loro regolare esecuzione tre mesi dopo e precisamente cinque giorni dopo il sinistro cfr. deposizione teste Angelini in trascr. verb. ud. 24.3.2004, pp.49 e 52 . Dalle dichiarazioni rese dal consulente del Pm in dibattimento ex articolo501 Cpp, si ricava che sebbene, in base al disposto degli articoli 40 e 137 Cds disciplinante la segnaletica orizzontale, nel caso di lavori di modifica della stessa, questa non potesse essere coperta con l'uso di vernici, ma rimossa mediante abrasione o sverniciata con l'ausilio di prodotti chimici, nel caso di specie, pur dovendosi eliminare le strisce bianche per spostare la mezzeria in ragione dell'allargamento della carreggiata sulla quale viaggiava il ciclomotore, le stesse erano state riverniciate di nero, sebbene nemmeno nel capitolato di appalto tale modalità di rimozione della precedente segnaletica fosse contemplata cfr. deposizione consulente Angelini in trascr. verb. ud. 24.3.2004, p.79 . Dagli atti utilizzabili ai fini del decidere e dalla deposizione dei testi si ricava altresì che la parte centrale del manto stradale dove era posizionata in precedenza la linea di mezzeria, era stata ricoperta da due strisce nere longitudinali estremamente scivolose, tanto che il consulente del Pm dott. Angelini, recatosi sul posto immediatamente dopo il fatto, aveva constatato che lì sopra il piede scivolava da solo , malgrado indossasse scarpe con suole di gomma. Dagli accertamenti tecnico-scientifici e dalle prove chimiche espletate dall'Istituto sperimentale per l'Edilizia Istedil Spa di Guidonia RM sul conglomerato bituminoso prelevato dal manto stradale, comprensivo dell'asfalto e della vernice nera di copertura, si ricava che mentre il primo era a norma, la seconda evidenziava una notevole differenza rispetto ai valori normativi di riferimento perché le disposizioni normative contemplano come idonee solo vernici cariche di pigmenti e cioè volgarmente di sferette di vetro delle quali, invece, la vernice utilizzata nel caso di specie era priva, ma anche perché dalle analisi effettuate risultava che rispetto ai dati riportati sulla scheda tecnica del prodotto, la percentuale di resina presente nella suddetta vernice, risultava eccedente di circa dieci punti percentuali rispetto ai dati riportati sulla scheda del prodotto. Il consulente aggiungeva che l'usura aveva ulteriormente peggiorato il grado di scarsa rugosità del manto stradale cfr. deposizione Angelini, in trascr. verb. ud. 24.3.2004, pp.62, 63 e 82 . Per misurare le caratteristiche superficiali della pavimentazione veniva effettuato uno skid tester sulla superficie previamente bagnata in conformità con quanto prescritto circa le modalità di esecuzione dell'esame, atteso che le prove di attrito devono essere fatte nelle condizioni c.d. peggiori , cioè su superfici bagnate influendo l'acqua sulla scivolosità. Dai riscontri degli esami svolti dall'istituto sperimentale dell'Anas di Cesano sotto la supervisione di un tecnico specializzato dell'Istedil, convocato dallo stesso consulente del Pm, si ricava che i valori riscontrati sul tratto di strada di cui sopra erano difformi rispetto a quelli prescritti. Infatti, sebbene la normativa tecnica prevedesse un valore minimo di rugosità o non scivolosità del manto stradale pari all'entità numerica di 35 e, per quanto riguardava il raffronto con la parte non verniciata, che il rapporto non potesse essere inferiore al 60% dell'attrito della normale strada, al fine di garantire la sicurezza della circolazione articolo32 lettera l , il tratto di strada in esame presentava, invece, valori numerici pari a 29 quanto alla striscia nera riverniciata posta a sinistra ed a 25 quanto alla striscia posta a destra, mentre il coefficiente di raffronto con la pavimentazione era risultato essere del 55% per la prima e del 47% per la seconda cfr. deposizione consulente Angelini, in trascr. verb. 24/3/2004, pp.68, 70, 83 e ss. . Fin qui la ricostruzione del fatto ricavabile dagli atti irripetibili e dagli elementi acquisiti nel corso dell'istruttoria dibattimentale svolta, verificata la corretta applicazione delle cognizioni tecniche cui hanno fatto ricorso i consulenti di parte ed il perito del Gup, previa valutazione della validità scientifica dei metodi utilizzati cfr. conf. Cassazione Sezione prima, 48377/98, Bompressi . Sotto questo aspetto deve rilevarsi come l'incipit delle consulenze di parte appaia erroneo perché non trova adeguato riscontro nelle risultanze dell'istruttoria dibattimentale svolta cfr. consulenza Marcon e relativa deposizione in trascr. verb. ud. 20.4.2005, pp.1 e ss. . In particolare la circostanza che la vittima avesse perso il controllo del mezzo sul quale viaggiava mentre stava già effettuando una manovra di sorpasso, risulta priva di sufficiente supporto probatorio in base a quanto riferito dal teste oculare Fioravanti ed in base a quanto si ricava dagli accertamenti irripetibili svolti come sinteticamente riassunti. Infatti dai dati ricavabili dagli atti utilizzabili, risulta che la vittima si era portata sulle strisce nere che avevano ricoperto la precedente mezzeria. È probabile che la stessa vi si fosse avvicinata per prepararsi al sorpasso, condotta questa peraltro scevra da censure, atteso che dagli elementi acquisiti nel corso dell'istruttoria dibattimentale, poco oltre il luogo del sinistro, era stato apposto il cartello indicante la fine del divieto di sorpasso vedi accertamenti tecnici irripetibili agli atti . Ne deriva che, sulla base di quanto fin qui osservato, appare carente la prova della violazione del divieto di cui all'articolo148 Cds relativo al divieto di effettuare una manovra di sorpasso. A tale riguardo decisiva valenza probatoria hanno gli esiti degli accertamenti tecnici disposti, dai quali si ricava che le tracce di frenata partono dal luogo appena successivo a quello sul quale vi erano le fasce ricoperte di vernice nera, a riprova che su quelle non era stata svolta alcuna azione frenante. I consulenti della Difesa hanno cercato brillantemente di spiegare la circostanza evidenziando come in base a dati di comune esperienza su una superficie più ruvida lo strisciamento operato da una frenata produca una maggiore consunzione e cioè un maggior deposito. Questo Tribunale ritiene che sebbene tale considerazione sia condivisibile, non possa ritenersi sufficiente a spiegare la totale assenza di un sia pur minimo deposito sulle strisce ricoperte di vernice nera, sicchè l'esito della verifica deduttiva ed induttiva della coerenza e fondatezza dell'enunciato contenuto nell'imputazione, risulta positivo. Motivi della decisione Nel merito ritiene il Giudice che gli odierni imputati debbano essere considerati responsabili del reato loro ascritto per le considerazioni in fatto in parte già esposte e di quelle in diritto che si vanno a svolgere. Sotto tale aspetto deve preliminarmente rilevarsi come mentre il Porta sia imputato di un reato omissivo improprio, l'Annunziata sia, invece, chiamato a rispondere del reato indicato in rubrica per aver tenuto un comportamento commissivo. Ne consegue che i presupposti e gli elementi costitutivi della responsabilità dei prevenuti sono differenti e devono di conseguenza, essere valutati separatamente. Responsabilità dell'imputato porta accertamento in ordine alla posizione di garanzia La motivazione in diritto della decisione adottata con riguardo al Porta, implica lo svolgimento di una tra le più complesse problematiche del diritto penale sostanziale. All'imputato, infatti, viene contestato un reato cosiddetto omissivo improprio, commesso per colpa generica e specifica, avendo, in qualità di direttore del centro manutentore di Roma autostrade, omesso di provvedere al controllo dei materiali impiegati nell'esecuzione dei lavori relativi allo spostamento della segnaletica orizzontale, malgrado tale potere rientrasse tra i suoi compiti. Come noto, il legislatore penale ha equiparato la condotta di mancato impedimento di un evento antigiuridico alla causazione dello stesso per mezzo della clausola di equivalenza, contenuta nell'articolo40 cpv. Cp, sul presupposto della ritenuta necessità di assicurare una speciale tutela a determinati beni. Peraltro, malgrado la suddetta previsione abbia una formulazione generale, non può ritenersi che la stessa si riferisca a tutte le fattispecie dell'ordinamento, dato che sarebbe eccessivo considerare responsabile un qualche consociato della verificazione di un evento lesivo di beni giuridici primari, sul presupposto che un suo ipotetico intervento soccorritore avrebbe plausibilmente impedito il prodursi di un accadimento antigiuridico penalmente rilevante, poiché, in tal caso, verrebbe eccessivamente violata la libertà di movimento dei cittadini per tale motivo la sfera di operatività della suddetta clausola viene pacificamente limitata ai soli reati di evento causalmente orientati a condotta libera, dato che in questi ultimi il disvalore penale risiede nel fatto della loro causazione, a prescindere dalle modalità di verificazione dell'evento lesivo tra questi reato è ricompreso il delitto di omicidio, quale classico esempio di reato di evento a condotta libera. A questo punto occorrerà verificare l'esistenza in capo all'imputato della posizione di garanzia, quale presupposto dell'obbligo giuridico di agire articolo40 cpv. Cp e della responsabilità, in conformità con i principi di riserva di legge, tassatività articolo25 Cost. e determinatezza delle fattispecie penali Corte costituzionale 34/1995 e ciò anche al fine di evitare che all'interprete sia lasciato un eccessivo margine di discrezionalità. Per soddisfare tali esigenze i giuristi francesi hanno formulato la teoria formale dell'obbligo di impedire l'evento, in base alla quale il dovere di attivarsi deve derivare da una fonte giuridicamente valida, mentre la dottrina tedesca e quella italiana ha elaborato la teoria funzionale dell'obbligo di impedire, in base alla quale la condotta omissiva di un soggetto potrà considerarsi causalmente rilevante ai fini dell'affermazione della responsabilità per il mancato impedimento dell'evento lesivo che ne sia conseguenza, solo se quello stesso soggetto rivestiva una posizione di garanzia dell'integrità del bene giuridico leso, ricostruita in base allo scopo di protezione della fattispecie incriminatrice. In considerazione della notevole varietà delle ipotesi potenzialmente sussumibili nella regola di equivalenza normativa, questo Tribunale ritiene necessario, in conformità con l'orientamento ermeneutico maggioritario della giurisprudenza, ricondurre le posizioni di garanzia a precisi disposti normativi, in quanto la giuridicità dell'obbligo di cui al secondo comma dell'articolo40 Cp, è indicativa di una intentio legis volta a subordinare la rilevanza penale della posizione di garanzia all'esistenza di un obbligo di protezione previsto da una fonte normativa. Ne deriva che nell'ipotesi di specie, allo scopo di addivenire al giudizio in ordine alla penale responsabilità dell'odierno imputato, occorrerà, stabilire se nel nostro ordinamento giuridico vi siano disposizioni di legge, in base alle quali il direttore dei lavori è tenuto ad attivarsi allo scopo di impedire il prodursi di eventi lesivi del tipo di quello di cui oggi si discute. Sotto questo aspetto, è da dire che se è vero che non è dato rinvenire nel vigente sistema normativo un obbligo di protezione di ampia portata individuabile in capo al direttore dei lavori, in quanto responsabile della sicurezza della strada e quindi in veste di garante della salvaguardia di beni giuridici primari, giacché un obbligo di tal fatta non appare astrattamente esigibile, considerata la varietà e l'indefinita evenienza di situazioni di pericolo per i beni giuridici primari dei cittadini, è d'altro canto indubitabile la presenza di specifiche disposizioni di legge che rendono il suddetto soggetto, nella ricorrenza dei presupposti normativi richiesti, destinatario dell'obbligo di garantire la sicurezza dei consociati, costituendo in capo allo stesso, una posizione di garanzia del bene giuridico costituito dall'integrità fisica dei cittadini, riconducibile al novero delle posizioni di controllo . Sotto tale aspetto deve evidenziarsi come le particolarità fattuali e giuridiche dell'ipotesi specie, inducano a ritenere applicabile il disposto di cui agli articoli2051-2053 Cc, come norme integratrici dell'articolo40 cpv. Cp consentendo l'accollo in capo al direttore dei lavori della responsabilità legale presunta prevista e disciplinata dalla legge per le ipotesi di beni in custodia e per il caso di rovina degli stessi non comportando ciò un'applicazione in via analogica in malam partem delle norme penali incriminatici in pregio al divieto normativo. Sotto altro aspetto e per completezza di trattazione, si rileva come la responsabilità del Porta scaturirebbe, in ogni caso, dall'applicazione della norma di cui all'articolo2043 Cc, a motivo della portata generale del principio del neminem laedere , in quanto le strisce nere sdrucciolevoli integravano gli estremi di un'insidia, quale situazione obiettivamente lesiva, connotata dall'elemento subiettivo dell'imprevedibilità dovendosi escludere che la stessa costituisse un proprium della conformazione della strada e, come tale, fosse conosciuta dai cittadini ed anche dalla parte lesa. Da quanto fin qui detto si ricava, pertanto, prova della sussistenza di una situazione oggettivamente lesiva e soggettivamente imprevedibile nonostante l'uso della normale diligenza che obbligava il Porta, se avesse controllato lo stato dei lavori come era suo dovere, ad attivarsi per ovviarvi eliminandone la fonte nell'esercizio dei poteri dei quali era titolare. Dalla documentazione acquisita risulta che il direttore dei lavori ha invece accettato le opere ed i materiali impiegati dall'impresa in assenza di prove di rugosità o di analisi di riscontro sulle vernici, come invece era sua facoltà richiedere in base alle norme contrattuali prima di redigere il certificato di regolare esecuzione delle opere stesse articolo4 del contratto e 21 capit. spec. ANAS . 2. Rapporto causale tra l'omissione e l'evento Occorre a questo punto accertare l'esistenza del nesso di causalità tra la condotta omissiva del Porta e l'evento non impedito, costituito dalla morte del Matteoli. Preliminarmente deve essere ricordata la differenza concettuale che intercorre fra la causalità attiva e quella omissiva, dato che nella seconda si tratta di stabilire l'esistenza di una relazione solo ipotetica fra l'azione dovuta, che è mancata e l'evento concreto che si è verificato hic et nunc e quindi occorre spiegare la verificazione di un evento, non secondo lo scandirsi degli accadimenti reali, bensì con riferimento ad un non fare del soggetto e cioè ad una sua omissione. Peraltro solo delineando il comportamento dovuto sarà possibile evidenziare la sussistenza del collegamento eziologico con l'evento verificatosi, attraverso un giudizio ipotetico e prognostico su come l'eventuale compimento dell'azione doverosa omessa avrebbe influenzato il corso degli accadimenti impedendo il verificarsi dell'evento lesivo sulla base di leggi di copertura scientifiche in base alle quali appaia certo o probabile che la condotta in concreto omessa, avrebbe impedito la verificazione dell'evento lesivo. Riguardo al giudizio in ordine alla sussistenza del rapporto di causalità omissiva, si potrà affermare che ex articolo40 comma 2 Cp sussiste il nesso eziologico fra l'omissione e l'evento se l'azione del soggetto dovuta e rimasta ineseguita avrebbe impedito il verificarsi dell'evento lesivo. Ne deriva che, nell'ipotesi di specie, per determinare il nesso tra la condotta omissiva del Porta e l'evento antigiuridico costituito dal decesso del Matteoli, occorrerà formulare un giudizio ipotetico o prognostico col quale supponendo mentalmente come realizzata l'azione doverosa omessa, costituita dalla rimozione delle strisce bianche mediate raschiamento o sverniciatura con prodotti chimici e non con l'uso della vernice nera scivolosa, appaia probabile che il decesso del Matteoli non si sarebbe verificato. Al quesito di cui sopra, sembra ragionevole rispondere affermativamente sulla base dei dati risultanti dagli atti irripetibili e da quelli acquisiti nel corso dell'istruttoria dibattimentale svolta come sopra esposti in estrema sintesi e valutati. 3. La colpa Al Porta viene ascritta l'omissione colposa dell'osservanza delle regole cautelari generiche e specifiche di cui al capo di imputazione. Dall'esame delle risultanze si evince che la condotta tenuta dallo stesso risulta in contrasto con le norme di comune diligenza, nonché con quelle specifiche del codice della strada e del capitolato di appalto, menzionate in epigrafe, in quanto l'imputato ha omesso colposamente di attivarsi nell'esercizio del potere di intervento a tutela della sicurezza della circolazione stradale e di svolgere gli opportuni controlli sullo stato dei lavori per verificarne la correttezza di esecuzione del resto anche a voler ritenere che lo stesso non avesse conoscenza diretta e personale di siffatta pericolosità, è evidente che, in quanto direttore dei lavori, aveva l'obbligo di assumere le informazioni del caso, mentre tale dovere risulta essere stato totalmente disatteso, nonostante operasse in una struttura in grado di soddisfare tali esigenze di conoscenza. Le dichiarazioni rese in dibattimento dai testi escussi ed i dati risultanti dagli atti irripetibili valgono quindi a provare la completa negligenza e superficialità nella gestione dei lavori da parte dell'imputato che all'epoca dei fatti rivestiva la carica di direttore dei lavori per conto dell'Anas nel cantiere di via Del Mare. Sussistono, pertanto, tutti gli elementi del reato contestato. Responsabilità dell'imputato annunziata 1. Colpa e nesso di causalità Dall'esame delle risultanze dell'istruttoria dibattimentale svolta quali fin qui esposte si ricava che la condotta tenuta dall'Annunziata rileva sul piano della tipicità del reato colposo, poiché le circostanze di fatto del caso di specie portano ad escludere che l'imputato abbia volutamente cagionato l'evento lesivo ed in secondo luogo perché la condotta tenuta si pone in contrasto con le norme di comune diligenza e con quelle specifiche del codice della strada, nonché con il disposto del capitolato del contratto di appalto che prescrive precisi requisiti con riguardo ai materiali da utilizzare per i lavori ed alle modalità di esecuzione degli stessi Occorre premettere che la verifica relativa all'esistenza dell'elemento soggettivo presenta notevole complessità, dovendosi accertare un fatto interno, di modo che il grado di immediatezza tra questo e l'evento è minore rispetto a quanto avviene allorché si tratta di provare un accadimento esterno e materiale. Per valutare se il colpevole abbia agito con dolo o con colpa e cioè se si sia rappresentato ed abbia voluto il risultato della sua condotta o se tale evento sia venuto, invece, in considerazione come soltanto probabile o possibile o al contrario non sia stato voluto, è necessario fare riferimento a dati esterni aventi valore significante, oggettivamente valutabili che tramite appropriate massime di esperienza consentono d'inferire l'elemento psicologico dalle circostanze esterne ed oggettive che accompagnano la condotta e le concrete modalità della stessa. Dall'istruttoria si ricava che nella fattispecie concreta in esame l'imputato Annunziata aveva un concreto potere di direzione dei lavori ed era tenuto ad ottemperare agli obblighi di legge, adottando ogni più opportuna misura. Infatti, quanto alla segnaletica orizzontale e più in generale alle modalità di esecuzione dei lavori, il codice della strada ed il relativo regolamento di esecuzione impongono che la stessa debba essere realizzata con materiali non sdrucciolevoli, tali da renderla visibile anche di notte, è, inoltre, prescritto che chiunque effettua lavori su aree destinate alla circolazione debba adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione. Ora dall'istruttoria dibattimentale svolta si ricava che invece tali norme sono state violate, in quanto l'impresa appaltatrice dei lavori della quale l'Annunziata era il legale rappresentante aveva usato materiali tali da rendere scivoloso il manto stradale in violazione delle suddette norme in particolare dagli esami espletati sul conglomerato bituminoso è risultato che la vernice usata doveva essere stata allungata con della resina, in quanto tale componente risultava eccedente rispetto al valore indicato sulla scheda tecnica del prodotto e ciò sebbene nel deplian relativo alle modalità di utilizzo della vernice, la Nuova Maric Srl raccomandasse la minor diluizione possibile. Per quanto riguarda il nesso di causalità è da dire che le risultanze dell'istruttoria dibattimentale hanno consentito di accertare che la condotta tenuta dall'imputato è stata condicio sine qua non dell'evento lesivo derivatone e cioè delle lesioni riportate dal Matteoli dalle quali è poi derivato il decesso dello stesso. Per completezza si aggiunge che la morte della vittima è stata senza dubbio determinata solo dalla gravità delle lesioni riportate a seguito dell'impatto con l'autocarro, non risultando che lo stesso fosse affetto da alcuna patologia. La verifica relativa alla sussistenza di tale ulteriore requisito risulta parimenti positiva. Inaccoglibilità della tesi difensiva sull'interruzione del nesso di causalità Occorre a questo punto svolgere alcune considerazioni in punto di fatto e di diritto circa le ragioni che sostengono la presente decisione nella parte in cui non accoglie le istanze della Difesa che ha chiesto l'emissione di una declaratoria assoluzione degli imputati, ritenendo che la condotta del Matteoli, sia tale da integrare gli estremi della causa sopravvenuta da sola sufficiente a cagionare l'evento ex articolo 41 comma 2 Cp. Ora in punto di fatto il Tribunale evidenzia come la prospettazione difensiva non risulti del tutto infondata in punto di fatto, in quanto la condotta tenuta dalla vittima si connota sotto alcuni aspetti come imprudente si consideri a tale riguardo come la velocità di percorrenza tenuta dal Matteoli non fosse certamente consona alle condizioni atmosferiche atteso che al momento del sinistro vi era scarsa visibilità ed il tratto di strada in oggetto era interessato a fenomeni pluviometrici ciò nonostante non può ritenersi possibile qualificare in termini di assoluta imprudenza il comportamento della vittima, in modo tale da poterla considerare alla stregua di causa esclusiva dell'evento e ciò in considerazione dei principi della teoria condizionalistica, temperata secondo gli assunti della c.d. causalità umana, accolta dalla giurisprudenza di legittimità che individua come idoneo ad interrompere il nesso eziologico solo il fatto eccezionale ed atipico e non soltanto quello improbabile , secondo gli assunti della c.d. causalità adeguata. Infatti, la condotta tenuta dagli imputati quale sopra descritta, considerata secondo la prospettiva della teoria cosiddetta della causalità umana, ha certamente svolto un'azione di concausa, sicchè non può trovare accoglimento la prospettazione difensiva, perché il concetto di causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinare l'evento che la stessa propone è troppo ampio giacché finisce per ricomprendere non solo gli eventi eccezionali rispetto alla condotta, ma ogni tipo di sviluppo che fuoriesca dall'ordinaria consequenzialità. Ora non è questo il concetto di causa sopravvenuta accolto dall'articolo41 comma 2 Cp che tempera, ma non contraddice il principio di equivalenza di cause affermato nel primo comma della stessa disposizione di legge cfr. ex pluribus Cassazione penale, Sezione quarta sentenza 18641/04 , sicchè l'esclusione del rapporto eziologico, si verifica soltanto nel caso di serie causali assolutamente autonome . Ne deriva che nel caso in esame non potrebbe essere escluso ogni e qualsivoglia collegamento tra l'evento verificatosi e la violazione delle regole di cautela da parte dell'imputato, perché l'adeguata rimozione o sverniciatura delle strisce bianche avrebbe evitato con elevato grado di credibilità razionale lo slittamento del ciclomotore. Per tali ragioni, questo Tribunale ritiene che la condotta tenuta dalla vittima sia piuttosto da qualificare e ricondurre alla figura del concorso di colpa della persona offesa, il cui comportamento non integra gli estremi della concausa da sola sufficiente a produrre l'evento e, pertanto, non esonera da responsabilità penale i prevenuti. La pena In base a quanto fin qui evidenziato e valutati tutti i criteri di cui agli articoli133 e 133bis Cp ed in particolare l'entità del danno causato, nonchè il tipo di condotta ed il comportamento processuale degli imputati, si ritiene equo condannare Porta Carlo e Annunziata Felice, in quanto responsabili del reato loro ascritto, alla pena di mesi otto di reclusione ciascuno, previa concessione ad entrambi i prevenuti delle circostanze attenuanti generiche in considerazione dello stato di incensuratezza degli stessi. La condanna al pagamento delle spese processuali consegue ex lege. Il Giudice concede ad entrambi gli imputati il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione, poiché in base ai certificati agli atti, ne sussistono pienamente i presupposti. In conseguenza della pronuncia della presente sentenza deve ordinarsi il dissequestro del ciclomotore e la sua distruzione in considerazione dell'esiguo valore economico del suddetto mezzo dato il notevole tempo trascorso ed i danni subiti a seguito del sinistro stradale. Responsabilità nei confronti della parte civile Ai sensi dell'articolo185 Cp, gli imputati sono obbligati in solido tra loro a risarcire alla parte civile costituita i danni cagionati in conseguenza dei reati commessi nei suoi confronti, danni che in questa sede non sono stati provati nel loro esatto ammontare e che, perciò, dovranno essere quantificati nel corso di un apposito giudizio civile. Gli imputati sono poi ugualmente obbligati, ai sensi del disposto di cui all'articolo541 Cpp, a tenere indenne la parte civile dalle spese di costituzione e rappresentanza sostenute, liquidate in complessivi euro 4.250,00 comprensivi di onorari e spese generali, oltre Iva e Ca nella misura dovuta. Emergendo esigenze patrimoniali immediate ed urgenti e risultando sia pure in parte quantificabile il danno economico subito dalla parte civile, può essere accolta la richiesta di assegnazione di una provvisionale immediatamente esecutiva che si determina in misura pari ad euro 30.000,00. La complessità della motivazione della presente sentenza ha richiesto la fissazione di un termine di gg.40 per il suo deposito. PQM Visti gli articoli533 e 535 Cpp dichiara Annunziata Felice e Porta Carlo responsabili del reato loro ascritto e concesse ad entrambi le circostanze attenuanti generiche li condanna alla pena di mesi otto di reclusione ciascuno. Doppi benefici. Visti gli articoli 538 e ss. Cpp. Condanna i predetti imputati in solido al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile da liquidarsi in separato giudizio ed alla rifusione delle spese di costituzione e rappresentanza sostenute dalla parte civile che liquida in euro 4.250,00 comprensivi di onorari e spese generali, oltre Iva e Ca. Riconosce una provvisionale pari ad euro 30.000,00. Ordina il dissequestro e la distruzione del motociclo.