Con la dilazione d'imposta si versano solo gli interessi corrispettivi

Non si calcolano quelli moratori tra la data della richiesta del contribuente se ne ha diritto e l'effettiva rateizzazione

Il contribuente che fa richiesta di una dilazione d'imposta, perché ne ha diritto in virtù di una legge, non deve gli interessi moratori per il periodo intercorrente fra la sua richiesta e l'effettiva rateizzazione, ma solo quelli corrispettivi. È quanto affermato dalla Cassazione che - con la sentenza 11180/06 depositata il 15 maggio e qui leggibile tra gli allegati - ha segnato un'inversione di tendenza rispetto al passato sentenza 11142/96 e accolto il ricorso del contribuente. Nel '96, infatti, i giudici di legittimità avevano detto che la richiesta di pagamento dilazionato, determinando uno sfasamento tra il momento in cui l'imposta sarebbe esigibile e quello in cui ha inizio la sua concreta corresponsione, comporta un ritardo nel pagamento imputabile al richiedente e si pone come fonte dell'obbligazione per interessi moratori . Tale principio, si legge nelle motivazioni, non sembra condivisibile, quanto meno con riferimento all'ipotesi in cui il debitore abbia il diritto di accedere alla dilazione e, di conseguenza, l'amministrazione non goda di alcuna discrezionalità nell'accoglimento dell'istanza . In altre parole, non essendoci una colpa del contribuente che non ha fatto altro che proporre un'istanza e aspettato la risposta dell'amministrazione, il prelievo degli interessi moratori non è legittimo. Al contrario, sono dovuti gli interessi corrispettivi. E infatti trova applicazione in questi casi l'articolo 1282 del codice civile secondo cui i crediti liquidi ed esigibili producono interessi di pieno diritto, non essendovi motivo per ritenere che il debitore, oltre al beneficio derivante dalla rateizzazione, debba godere, senza alcun corrispettivo, dell'ulteriore vantaggio costituito dal ritardato inizio del pagamento a causa del tempo necessario per l'emissione del provvedimento di accoglimento dell'istanza . Il risvolto pratico è che, di volta in volta, dovrà valutarsi se gli interessi moratori sono superiori rispetto ai corrispettivi e di quanto. La lite nasce fra un contribuente e il fisco perché quest'ultimo, dopo aver concesso la dilazione dell'imposta di successione, ha notificato un avviso con il quale ha chiesto gli interessi moratori per il periodo fra la richiesta dell'erede e l'effettiva rateizzazione. La questione ha creato qualche incertezza in sede di merito. Infatti in primo grado la domanda del contribuente è stata accolta mentre in secondo è stata respinta. Così l'uomo è arrivato in Cassazione lamentando di non dover nessun interesse. La Suprema corte ha accolto, per quanto di ragione , il ricorso ritenendo dovuti soltanto gli interessi corrispettivi e non quelli moratori. Ciò perché, l'amministrazione finanziaria non ha nessuna discrezionalità nell'accoglimento dell'istanza di dilazione, deve cioè, solo prenderne atto. La causa, dunque, non ha terminato qui il suo iter. Dovrà tornare alla commissione tributaria regionale che, su invito dei giudici di Palazzaccio, dovrà attenersi al principio di diritto secondo cui nel caso di pagamento dilazionato dell'imposta di successione, ai sensi dell'articolo 38 del D.Lgs 346/90, il debitore, nel tempo intercorrente tra la richiesta tempestiva di dilazione e la stipula del relativo atto, è tenuto al pagamento di interessi corrispettivi, sull'intero debito, nella medesima misura prevista ai fini della dilazione del comma 2 dello stesso articolo 38 . Sarà quindi la commissione tributaria regionale della Liguria a mettere un punto sulla vicenda e a calcolare se gli interessi moratori richiesti sono superiori a quelli corrispettivi. Debora Alberici

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 3 aprile-15 maggio 2006, n. 11180 Presidente Paolini - Relatore D'Alessandro Pm Maccarone - parzialmente conforme - Ricorrente De Agostani ed altri Svolgimento del processo I contribuenti, eredi di Giovanni Zumino, ricorrono per cassazione, con quattro motivi, contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria che, accogliendo l'appello dell'Ufficio avverso la decisione di primo grado, ha ritenuto dovuti - in tema di imposta di successione - gli interessi moratori nel periodo intercorrente tra la richiesta di dilazione, ai sensi dell'articolo 38, comma 1, del D.Lgs 346/90, e l'effettiva concessione della rateizzazione ovvero la stipula del relativo atto . L'Amministrazione delle Finanze intimata non si è costituita. Motivi della decisione 1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono violazione e falsa applicazione dell'articolo 38 del D.Lgs 346/90 e dell'articolo 2 della legge 29/1961, censurando la sentenza impugnata per avere ritenuto che siano dovuti interessi moratori da parte di chi ha il diritto di ottenere la dilazione, ai sensi del comma 4 del richiamato articolo 38 D.Lgs 346/90. Con il secondo motivo si lamenta, sotto il profilo della violazione dell'articolo 1218 Cc e del difetto di motivazione, che il giudice di secondo grado abbia implicitamente ritenuto l'esistenza di una presunzione assoluta di imputabilità del ritardo al debitore. Con il terzo motivo si assume, lamentando violazione del giudicato interno ed omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, che fosse ormai incontestabile, in punto di fatto, la circostanza, accertata dal giudice di primo grado, che nessuna inadempienza fosse imputabile ai contribuenti, i quali avevano provveduto alla stipula dell'atto non appena venuti a conoscenza dell'istanza di dilazione. 1.1. Con i primi tre motivi - da esaminarsi congiuntamente - i ricorrenti sostanzialmente negano che fosse nella specie configurabile una ipotesi di ritardo colpevole tale da giustificare la liquidazione di interessi moratori, da ciò facendo discendere che nulla fosse perciò dovuto all'amministrazione in relazione al tempo intercorso tra la liquidazione dell'imposta e l'inizio del pagamento dilazionato. I tre motivi vanno accolti per quanto di ragione. Il principio affermato da Cassazione 11142/96 - secondo cui la richiesta di pagamento dilazionato, determinando uno sfasamento tra il momento in cui l'imposta sarebbe esigibile e quello in cui ha inizio la sua concreta corresponsione , comporta un ritardo nel pagamento imputabile al richiedente e si pone come fonte dell'obbligazione per interessi moratori - non sembra infatti condivisibile, quanto meno con riferimento all'ipotesi in cui il debitore abbia - come nella specie - il diritto di accedere alla dilazione e, di conseguenza, l'Amministrazione non goda di alcuna discrezionalità nell'accoglimento dell'istanza. La circostanza che il ritardo sia conseguente all'esercizio di un diritto preclude, infatti, la possibilità di ricostruire la fattispecie in termini di mora debendi, non essendo configurabile alcuna colpa in capo al debitore, e dunque porta ad escludere che a carico del medesimo debitore possano porsi interessi moratori. Ciò non toglie, peraltro, che nella fattispecie debba trovare applicazione il principio enunciato dall'articolo 1282, comma 1 Cc, secondo cui i crediti liquidi ed esigibili producono interessi di pieno diritto, non essendovi motivo per ritenere che il debitore, oltre al beneficio derivante dalla rateizzazione - comportante comunque il pagamento di interessi a scalare al tasso previsto dall'articolo 38, comma 2 - debba godere, senza alcuni corrispettivo, dell'ulteriore vantaggio costituito dal ritardato inizio del pagamento a causa del tempo necessario per l'emissione del provvedimento di accoglimento dell'istanza. In sede di rinvio dovrà pertanto valutarsi se l'importo degli interessi corrispettivi, nella misura prevista dall'articolo 38, comma 2, del D.Lgs 346/90, sia eventualmente inferiore all'importo degli interessi moratori liquidati dall'Ufficio. 2. Con il quarto motivo i ricorrenti, lamentando difetto di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, assumono che l'Ufficio, sostenendo in appello che il termine di 90 giorni, decorrente dalla domanda di dilazione, costituirebbe il dies a quo di decorrenza della prima rata di debito, avrebbe inteso richiedere gli interessi sulla sola prima rata e non sull'intera somma. 2.1. Il mezzo è chiaramente infondato, essendo di tutta evidenza che l'indicazione del termine di decorrenza della prima rata non può certamente intendersi come espressivo della volontà di limitare la richiesta di interessi alla sola prima rata. 3. La sentenza impugnata va dunque cassata, con rinvio ad altra sezione della Ctr della Liguria, che dovrà attenersi al seguente principio di diritto nel caso di pagamento dilazionato dell'imposta di successione, ai sensi dell'articolo 38 comma 4 del D.Lgs 346/90, il debitore, nel tempo intercorrente tra la richiesta tempestiva di dilazione e la stipula del relativo atto, è tenuto al pagamento di interessi corrispettivi, sull'intero debito, nella medesima misura prevista ai fini della dilazione del comma 2 dello stesso articolo 38 . Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente giudizio. PQM La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Ctr regionale della Liguria.