Legittimo l'avviso di liquidazione immotivato se preceduto da attribuzione di rendita

Enunciato un nuovo principio di diritto secondo cui la necessità di ulteriori specificazioni non sussiste nei confronti dei contribuenti cui sia stato precedentemente notificato l'atto di classamento e del valore catastale

È legittimo l'avviso di liquidazione emesso dopo l'attribuzione di rendita catastale anche senza la motivazione specifica quando al contribuente sia già stato notificato l'atto di classamento e l'attribuzione. Ciò perché, ha spiegato la Corte di cassazione con la sentenza n. 9145 del 19 aprile 2006 leggibile tra i correlati, se la rendita attribuita è già stata notificata non sono necessarie altre specificazioni nell'avviso di liquidazione. Accogliendo il ricorso dell'amministrazione, i giudici della quinta sezione hanno enunciato un nuovo principio di diritto secondo cui la necessità di specifica motivazione dell'avviso di liquidazione emesso ai sensi dell'articolo 12 del d.l. 14 marzo 1988, n. 70, a seguito di attribuzione della rendita catastale, non sussiste nei confronti dei contribuenti cui sia stato precedentemente notificato l'atto di classamento e attribuzione della rendita . La vicenda prende le mosse da una dichiarazione di successione presentata da alcuni eredi che hanno chiesto di avvalersi, per i fabbricati con rendita non definitiva, dell'attribuzione da parte dell'ufficio tecnico erariale. Poi, contro l'atto di attribuzione di tale rendita ha proposto ricorso uno solo. Tutti gli altri, invece, hanno impugnato il successivo avviso di liquidazione perché insufficientemente motivato e perché non preceduto da accertamento. Il primo giudice di merito ha ritenuto inammissibile l'impugnazione contro l'attribuzione della rendita e respinto quello contro l'avviso di liquidazione. Così i coeredi sono ricorsi alla commissione regionale che ha confermato l'inammissibilità della domanda contro la decisione dell'ufficio tecnico erariale e accolto quella sulla liquidazione dichiarando l'avviso nullo per difetto di motivazione. Allora il fisco ha presentato ricorso in Cassazione contro l'erede che aveva impugnato la rendita perché, ha sostenuto, il contribuente conosceva l'atto di classamento perché gli era stato notificato. Tale motivo è stato ritenuto fondato dai giudici della quinta sezione secondo cui nel dichiarare la nullità dell'avviso di liquidazione per carenza di motivazione, il giudice tributario non ha tenuto conto del fatto che l'esigenza, ai fini della tutela del diritto di difesa, di una specifica esposizione dei criteri adottati per la rettifica dei vari punti delle dichiarazione di successione non sussiste nei confronti di chi ben conosce, perché lo ha impugnato, il presupposto atto di attribuzione delle rendite catastali . deb.alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 6 marzo-19 aprile 2006, n. 9145 Presidente Saccucci - Relatore D'Alessandro Pm Fedeli - conforme - ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo 1. Carlo, Bona, Grazia e Maria Marchi presentarono la dichiarazione di successione, quali eredi di Elena Luling, manifestando la volontà di avvalersi, per i fabbricati con rendita non definitiva, delle disposizioni di cui all'articolo 12 del Dl 70/1988, convertito nella legge 154/88. Contro l'atto di attribuzione della rendita catastale, notificatogli il 4 maggio 1999, propose ricorso il solo Carlo Marchi. Contro il conseguente avviso di liquidazione, notificato il 14 giugno 1999, proposero separati ricorsi tutti e quattro gli eredi, lamentando la nullità dell'avviso, perché non motivato e non preceduto da accertamento, ed invocando l'applicabilità del regime agevolativi previsto, per gli immobili di interesse storico-artistico, dall'articolo 11, comma 2, della legge 413/91. In primo grado, riuniti i ricorsi, quello contro l'atto di classamento venne dichiarato inammissibile e quelli contro l'avviso di liquidazione vennero rigettati. Sull'appello dei coeredi la Commissione tributaria regionale della Toscana confermò l'inammissibilità del ricorso contro il classamento proposto dal Carlo Marchi ed accolse i ricorsi contro l'avviso di liquidazione, ritenendolo nullo per difetto di motivazione. 2. Propongono ricorso per cassazione il ministero dell'Economia e delle finanze e l'Agenzia delle Entrate nei soli confronti di Carlo Marchi, sulla scorta di un unico motivo. L'intimato non si è costituito. 3. Con ricorso notificato il 27 dicembre 2004 Carlo Marchi impugna il provvedimento del 15 ottobre 2004, notificato il 28 ottobre 2004, con il quale l'Agenzia delle entrate di Firenze ha rigettato la domanda di definizione di lite fiscale pendente, presentata dallo stesso contribuente ai sensi dell'articolo 16 della legge 289/02, per avere la controversia ad oggetto un atto di mera liquidazione, ai sensi dell'articolo 12 del Dl 70/1988, convertito nella legge 154/88. Eccepisce preliminarmente il ricorrente l'illegittimità costituzionale dell'articolo 16, comma 8, della legge 289/02, quanto alla disposizione in tema di competenza. Deduce, nel merito, l'erroneità del provvedimento in quanto l'oggetto della lite sarebbe in realtà rappresentato dalla questione relativa all'applicabilità della norma agevolativi di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 413/91. Resiste con controricorso l'Agenzia delle entrate. Motivi della decisione 1. I ricorsi vanno riuniti per connessione, ai sensi dell'articolo 274 Cpcomma . Il ricorso contro il provvedimento di diniego della definizione della lite pendente - il cui esame è evidentemente pregiudiziale rispetto al ricorso contro la sentenza della Commissione tributaria regionale - è privo di fondamento. È ormai consolidato, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui non è ipotizzabile una lite pendente , suscettibile di definizione a norma dell'articolo 16, comma 3, lettera a della legge 289/02, in riferimento all'avviso di liquidazione emesso dall'Ufficio del registro in base alla volontà espressa dalle parti di volersi avvalere, ai fini della determinazione dell'imponibile, del sistema automatico di valutazione di cui all'articolo 12 del Dl 70/1988, convertito nella legge 154/88, in quanto in tale ipotesi l'Amministrazione finanziaria si limita a recuperare l'imposta dovuta sulla base della dichiarazione dei contribuenti, svolgendo un'attività meramente liquidatoria, non inquadrabile neppure nella categoria residuale prevista con l'ampia formula descrittiva di ogni altro atto di imposizione Cassazione 12669/05, 23946/04 . Nemmeno può d'altro canto sostenersi che nella specie si sia instaurata una lite per effetto della mancata applicazione del beneficio di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 413/91, in quanto l'applicazione del suddetto beneficio - come lo stesso ricorrente del resto riconosce - non era stata espressamente richiesta dai contribuenti in sede di denuncia di successione, né appare al riguardo sufficiente che la richiesta di agevolazione potesse in ipotesi essere desunta dal valore complessivo degli immobili indicato in denuncia di successione, essendo, questo, un elemento di fatto certamente non univoco. È infine manifestamente infondata - come questa Corte ha già avuto modo di rilevare Cassazione 3427/05 - la eccezione di illegittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli articoli 3, 24 e 113 Costituzione, della disposizione articolo 16 comma 8 in tema di competenza a conoscere dell'impugnativa di diniego, in quanto - in buona sostanza - le rilevate disparità di trattamento tra contribuenti, in relazione al diverso grado di giudizio nel quale la lite pende, sono conseguenza dell'individuazione da parte del legislatore, nell'esercizio della sua discrezionalità in materia, di un criterio di competenza sicuramente non irragionevole. 3. Con l'unico motivo di ricorso contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana, l'Amministrazione lamenta la violazione e falsa applicazione degli articoli 34, comma 5, del D.Lgs 346/90 e 3 comma 1 della legge 241/90, nonché il vizio di motivazione insufficiente, illogica e contraddittoria. Deduce, in sostanza, l'erroneità della pronuncia nella parte in cui ha ritenuto la nullità dell'avviso di liquidazione per difetto di motivazione anche riguardo a Carlo Marchi, che ben conosceva l'atto di classamento per essergli stato previamente notificato. - Il mezzo è fondato. Nel dichiarare la nullità dell'avviso di liquidazione per carenza di motivazione, il giudice tributario non ha tenuto conto del fatto che l'esigenza, ai fini della tutela del diritto di difesa, di una specifica esposizione dei criteri adottati per la rettifica dei vari punti della dichiarazione di successione , in applicazione dell'articolo 12 del Dl 70/1988, evidentemente non sussisteva nei confronti di Carlo Marchi, il quale ben conosceva - avendolo impugnato, a seguito di notifica - il presupposto atto di attribuzione delle rendite catastali. 4. La sentenza impugnata va perciò cassata, quanto all'accoglimento dell'appello proposto da Carlo Marchi contro la sentenza di rigetto del ricorso proposto avverso l'avviso di liquidazione, con rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana che farà applicazione del seguente principio di diritto la necessità di specifica motivazione dell'avviso di liquidazione emesso, ai sensi dell'articolo 12 del Dl 70/1988, convertito nella legge 154/88, a seguito di attribuzione della rendita catastale, non sussiste nei confronti dei contribuenti cui sia stato precedentemente notificato l'atto di classamento e attribuzione della rendita . Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del presente procedimento. PQM La Corte riunisce i ricorsi rigetta il ricorso 913/05 accoglie il ricorso 25260/02 cassa, in relazione al motivo di ricorso, la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Toscana.