Occupazioni abusive, di per sé non si configura il reato associativo

Affetta da vizi di motivazione e da scarsa chiarezza e puntualità l'ordinanza del riesame contro Nunzio D'Erme e altri sei membri di Action Roma

Per la Cassazione i militanti di un movimento come Action Roma - che nella capitale, dal 2002, sono stati protagonisti dell'occupazione abusiva di 26 case - non devono essere in quanto aderenti a un gruppo di lotta politico-sociale chiamati a rispondere di reato associativo solo perché si rendono responsabili di condotte illecite. Affinché sia possibile contestare seriamente l'accusa di far parte di un sodalizio criminale - dice la Suprema corte con la sentenza 5075/06 della seconda sezione penale depositata il 9 febbraio, spiegando perchè, lo scorso 12 gennaio, ha annullato con rinvio le misure cautelari disposte nei confronti di Nunzio D'Erme e altri sei militanti di Action Roma - è necessario che vi sia, da parte di tutti gli indiziati, la condivisione di un programma criminoso e non solo la partecipazione ad azioni di invasione di immobili. In sostanza i magistrati di legittimità, hanno contestato gli arresti domiciliari e l'obbligo di firma disposto dal Tribunale della libertà di Roma, lo scorso 23 maggio, perchè dalla lettura degli atti risulta che gli aderenti all'Associazione Action, come conclamato dagli stessi documenti di area rinvenuti ed acclusi al fascicolo trasmesso, non abbiano a priori , e programmaticamente, circoscritto il vincolo di appartenenza alla consumazione di uno o più azioni di invasione, allo scopo di occupazione o di altro profitto, di edifici . Ad avviso della Cassazione appare contraddittorio che il Tribunale, pur ammettendo che non vi fosse un disegno criminoso preordinato, condizionato e motivato dall'appartenenza ad Action Roma, abbia poi ravvisato nell'organizzazione stessa gli estremi di una associazione per delinquere . Pertanto gli ermellini hanno dichiarato l'ordinanza del riesame affetta da vizi di motivazione e da scarsa chiarezza e puntualità nella individuazione del fenomeno associativo, nel cui contesto i singoli episodi delittuosi andrebbero inseriti . Adesso i giudici di merito devono rivedere la loro decisione. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto l'annullamento con rinvio dell'ordinanza impugnata.

Cassazione - Sezione seconda penale cc - sentenza 12 gennaio 2006, n. 5075 Presidente Rizzo - estensore Tavassi Ricorrente D'Erme ed altri Svolgimento del processo e motivi della decisione 1.1. Con ordinanza in data 23.5.05, depositata il 6.7.05, il Tribunale della libertà di Roma, in parziale accoglimento dell'appello del Pm ed in riforma dell'ordinanza emessa dal Gip il 30 marzo 2005, disponeva nei confronti di D'Erme Nunzio, Alzetta Andrea, Cavallo Giovanna, Nizi Fabrizio, Lutrario Guido, la misura degli arresti domiciliari nei confronti di Blasi Luca e di Pagnozzi Fabrizio la misura coercitiva dell'obbligo di presentazione alla Pg ex articolo 282 Cpp. Tutti i prevenuti risultavano indagati per i reati di cui agli articoli 416 e 110, 112 nn. 1 e 2, 633 Cp, per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti contro il patrimonio immobiliare altrui invasioni di edifici e danneggiamenti in relazione all'associazione denominata Action Roma Agenzia Comunitaria Diritti dall'ottobre 2002 capo A , con riferimento ad ultime occupazioni avvenute nel febbraio 2005. Inoltre, erano tutti indagati per il reato di occupazione aggravata di un immobile sito in via Carlo Felice 69 di proprietà della Banca d'Italia, dopo aver liberato altri immobili già occupati, fatto avvenuto in Roma il 12.7.2004 capo B . 1.2. Il Tribunale riteneva che il quadro indiziario a carico dei ricorrenti, come già descritto dal Gip nell'ordinanza impugnata, apparisse sufficientemente saldo, tale da fondare con elevato grado di probabilità l'affermazione di colpevolezza dei prevenuti per i reati loro ascritti ed in particolare per l'associazione a delinquere, sulla base delle seguenti considerazioni - richiamava pag. 2 i riferimenti del Gip alle occupazioni di immobili disabitati di edilizia privata, con successiva creazione di comunità abitative basate sulla solidarietà e sulla gestione diretta da parte degli abitanti volantini e dattiloscritti acquisiti nel corso dell'indagine ricordava il coinvolgimento di Action in almeno 11 occupazioni abusive dal marzo 2003 al febbraio 2005 in circa due anni , come da annotazioni dì p.g. e querele dei proprietari richiamava la partecipazione a vario titolo degli indagati nella gestione, ideazione e diffusione dell'attività dell'associazione e alle illecite occupazioni annotazioni di PG e querele dei proprietari informative della Digos, conversazioni telefoniche intercettate riteneva la persistenza dell'attività di occupazione, quale rivendicata dai partecipanti nella stesura di volantini e scritti riconducibili all'Associazione Act on informative Digos del 14.7 e 16.9.04 . Gli elementi indiziari erano costituiti dai fatti elencati, confortati dagli strumenti probatori sopra indicati. 1.3. Sulla base dei fatti considerati ed avuti presenti i rilievi della difesa, il Tribunale in sede d'appello concludeva che a livello indiziario doveva essere ritenuta l'ipotesi accusatoria associativa. Quanto alle esigenze cautelari, riteneva sussistente un elevato rischio di reiterazione dei reati della stessa specie e riteneva che unica misura idonea fossero gli arresti domiciliari per D'Erme Nunzio, Alzetta Andrea, Cavallo Giovanna, Nizi Fabrizio, Lutrario Guido, posizionati all'apice del dinamismo organizzativo ed esecutivo dell'ente associativo, mentre l'adozione di una misura di mera prescrittività si sarebbe rivelata incapace di impedire in concreto la prosecuzione del programma associativo. Diversa era invece la situazione nei confronti di Blasi Luca e di Pagnozzi Fabrizio, in considerazione della loro collocazione all'interno dell'organismo associativo e degli indici criminologici di cui all'articolo 133 Cp per essi era sufficiente la misura dell'obbligo di presentazione tutti i giorni della settimana, anche festivi, tra le ore 12 e le 13 davanti alla polizia giudiziaria competente per territorio, in relazione al luogo di residenza ovvero di lavoro di ciascuno di essi. 2.1. Con ricorso in data 15 ottobre 2005, l'Avv. Francesco Tagliaferri, difensore di fiducia dì D'Erme Nunzio, Alzetta Andrea, Cavallo Giovanna, Nizi Fabrizio, Lutrario Guido e Blasi Luca, impugnava la pronuncia dei Tribunale di Roma denunciando, come primo motivo di gravame, inosservanza ed erronea applicazione dell'articolo 416 Cp nonché mancanza e manifesta illogicità della motivazione dell'ordinanza impugnata, in ordine alla ritenuta sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Censurando la motivazione svolta dall'ordinanza impugnata pagg. 24-25 la difesa assume che il Tribunale del riesame Iungi dal provare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ai requisiti strutturali del reato associativo contestato, si sofferma sulla dimostrazione dell'antigiuridicità della condotta di invasione dì edifici, che tutt'al più proverebbe il coinvolgimento a titolo di concorso di alcuni membri di Action nella commissione di tali delitti, ma non certo l'esistenza di un'associazione preordinata a quel fine. Assume la difesa che per l'applicazione dì una misura cautelare è necessario raggiungere una qualificata probabilità di colpevolezza circa l'esistenza di un'associazione costituita proprie al fine di attuare un programma delinquenziale. Osserva che le finalità dell'Associazione Action non possono di certo essere ricondotte ad un qualsivoglia programma criminoso l'attività svolta dagli indagati ha natura sociale e politica, l'associazione ha ricevuto riconoscimenti a livello istituzionale Comune di Roma per l'apertura dei c.d. sportelli, per garantire il diritto al lavoro e alla casa anche ai non abbienti . Imputa al Tribunale di essere incorso in una censurabile generalizzazione, laddove ricava da alcuni casi di invasione di edifici l'induzione secondo la quale simili azioni erano state previste e programmate fin dall'inizio, e che addirittura esse rappresentassero il programma criminoso generico tipico dell'associazione. Il GIP, rigettando le richieste cautelari avanzate dal Pm, aveva riconosciuto la circostanza attenuante di cui all'articolo 62 n. 1 Cp. Afferma poi la difesa dei ricorrenti che la lettura offerta dal Tribunale del riesame circa il carattere delittuoso dell'associazione Action era altresì palesemente illogica rispetto a quanto sostenuto in un precedente passo della motivazione, laddove, nel definire l'attività come antitetica con i principi fondamentali riconosceva tuttavia che lo scopo dichiarato della stessa associazione era quello della risoluzione dei problemi inerenti alla tutela dei diritti pag. 24 . Mancava, quindi, nella specie il dolo specifico di avere di mira proprio la realizzazione di più delitti, seppure non già previamente individuati nella loro specificità. La commissione di una pluralità di delitti era al più un mezzo non preordinato utilizzato da taluni membri per raggiungere il diverso e qualificante obiettivo dell'associazione. Diversamente si giungerebbe a degradare l'elemento soggettivo del dolo specifico in un mero dolo eventuale, nel quale sarebbe sufficiente che la realizzazione dei più delitti fosse oggetto di mera ed eventuale rappresentazione con relativa accettazione del rischio. La difesa ricorda la giurisprudenza della Corte che ha sancito l'impossibilità di configurare un'ipotesi associativa qualora i singoli componenti di un'organizzazione, creata per il perseguimento di uno scopo lecito risultante dallo statuto, pongano in essere attività illecite sentenza 25.5.95, Sezione seconda, Avanzino e altri, nel caso della Chiesa di Scientology . 2.2. Con il secondo motivo di gravame l'Avv. Tagliaferri per i ricorrenti sopra indicati deduce l'inosservanza ed erronea applicazione degli articoli 274 e 275 Cpp, nonché mancanza e manifesta illogicità della motivazione dell'ordinanza impugnata, in ordine alla ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari. Brevemente afferma che il Tribunale non avrebbe affrontato il problema della sussistenza delle esigenze cautelari e del loro indispensabile requisito di concretezza e attualità. Conclude quindi per l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza impugnata, o in subordine con rinvio ad altro giudice per nuovo esame. Il medesimo difensore ha in seguito depositato, per l'udienza odierna memoria di riflessioni e critiche al provvedimento impugnato con specifico riferimento all'aspetto delle esigenze cautelari. 3.1. Con separato ricorso per Pagnozzi Fabrizio, l'Avv. Francesco Romeo ha dedotto, con il primo motivo di censura, la violazione di cui all'articolo 606 lett. b ed e Cpp, per illogicità, mancanza, difetto di motivazione ed erronea applicazione della legge penale in ordine alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per il reato di partecipazione ad associazione a delinquere nella qualità di capo, promotore ed organizzatore. Secondo il Tribunale, ai sensi degli articoli 18 e 54 Costituzione e 633 Cp sarebbe vietato associarsi per i fini che sono, vietati ai singoli dalla norma incriminatrice di cui all'articolo 633 pag. 23 dell'ordinanza , con riferimento alle norme di rango costituzionale ed internazionale a tutela della proprietà privata. L'invasione ed occupazione di proprietà pubblica e privata come metodica di pressione sulle istituzioni costituirebbe il progetto antigiuridico dell'associazione pag. 41 , e ciò a fronte di un capo di imputazione che contestava il reato associativo allo scopo di commettere più delitti contro il patrimonio immobiliare altrui . Assume la difesa di Pagnozzi che non vi sarebbero in atti elementi dai quali desumere la conclusione indicata. Richiama la documentazione prodotta in data 17.5.2005 che dimostrerebbe che Action Roma è interlocutore del Comune per i problemi della condizione abitativa. Non è un'associazione che ha come scopo costituire una società criminale, in modo che ne risulti un'istituzione contrastante con l'essenza dell'istituzione statuale, bensì un'associazione che opera a fianco delle istituzioni per la risoluzione di una questione sociale che involge la realizzazione di un diritto di rilevanza costituzionale. Ricorda che anche il diritto all'abitazione trova riconoscimento nelle fonti di diritto internazionale articolo 25 della CEDU , rientrando l'alloggio fra i bisogni primari della persona, diritto inviolabile dell'uomo ex articolo 2 Costituzione. Sostiene che avrebbe dovuto essere valorizzato che le condotte di occupazione erano state poste in essere nei confronti di immobili disabitati, funzione sociale. Quanto alla posizione del Pagnozzi mancherebbe l'indicazione della specifica condotta del reato asseritamente da lui posto in essere e del suo presunto ruolo apicale in seno all'organizzazione nel capo dì imputazione si individuano nei primi sette il Pagnozzi è il sesto i capi, promotori e organizzatori, con una inammissibile tecnica di contestazione generica e generalizzante. 3.2. Il secondo motivo di gravame per Pagnozz si fonda sull'affermazione della violazione dell'articolo 606, l e., lett. e Cpc, per illogicità, difetto di motivazione in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari di cui all'articolo 274 lett. c Cpc, nell'assunto che l'ordinanza avrebbe omesso ogni analisi quanto alla sussistenza o meno dei requisiti di attualità e concretezza del pericolo. Ricorda che per tale ultimo requisito devono sussistere elementi concreti, cioè non meramente congetturali, sulla base dei quali possa affermarsi che l'imputato, verificandosi l'occasione, possa facilmente commettere reati rientranti fra quelli contemplati dalla norma processuale in discorso Cassazione 10347/04 . Unico elemento divisato era quello dei precedenti penali e/o giudiziari a norma dell'articolo 133 Cp, laddove, da un lato, deve rilevarsi che la previsione di cui alla lett. e dell'articolo 274 fa riferimento solo ai precedenti penali, e non a quelli giudiziari, dall'altro, che questi ultimi precedenti sono richiamati invece dall'articolo 133, non applicabile in tema di valutazione delle esigenze cautelari, mentre il ricorrente non ha precedenti penali né carichi pendenti. Mancano elementi individualizzanti per ciascuna specifica posizione, né il Tribunale ha speso una parola sulla giovane età dei soggetti coinvolti Pagnozzi è del marzo 1971, gli altri fra il 61 e l'81 , sui loro impegni politici e sulle motivazioni ideologiche che determinavano il loro agire. La difesa ricorrente fa inoltre presente che, non potendo configurarsi il delitto di associazione, verrebbe meno il requisito della pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni di cui all'articolo 274 lett. e Cpp. Rileva, infine, che manca alcuna motivazione circa le modalità di esecuzione della misura coercitiva imposta, in contrasto con le previsioni di cui all'articolo 282 Cpp e senza spendere neppure una parola su eventuali esigenze professionali, di studio, di salute, familiari o abitative degli interessati. Conclude, quindi, per l'annullamento dell'ordinanza impugnata. 4.1. Esaminando i ricorsi come sopra riassunti, questa Corte deve premettere che carattere assorbente rispetto alle altre ragioni di gravame prospettate riveste indubbiamente la questione concernente la sussistenza o meno dell'associazione a delinquere, di cui al contestato articolo 416 Cp, posto che tale imputazione cambia considerevolmente il contesto decisorio in ordine alle misure cautelari adottate nei confronti dei prevenuti. Difatti, l'esclusione dell'ipotesi del delitto di associazione farebbe venir meno il requisito della pena della reclusione nel limite stabilito dall'articolo 280 Cpp, al quale è subordinata la possibilità della misura cautelare a carattere custodiale. Ora la configurazione del reato sub capo A presuppone che, sia pure in questa fase a livello del fumus commissi delicti necessario all'assunzione della misura cautelare, si possa rappresentare l'esistenza di un'associazione finalizzata Alla consumazione di determinati delitti e nello specifico all'invasione ed occupazione degli immobili allo scopo di sottrarli alla disponibilità dei legittimi titolari ed adibirli ad abitazioni di persone o gruppi privi di alloggio. 4.2. Ancorché il reato di associazione per delinquere sia un reato a forma libera, con una mancata tipizzazione della relativa condotta, di modo che il giudice possa cogliere nel contesto sociale ed economico della fattispecie in esame la peculiare fisionomia dell'ipotizzata associazione e possa in tale contesto definire i contenuti dell'appartenenza, anche in nuove ed eterogenee forme comportamentali ed anche quindi nelle condotte tipiche dei reati di invasione oggetto del presente procedimento , tuttavia, nell'elaborazione giurisprudenziale di questa Corte risulta dato acquisito che requisiti oggettivi del reato di cui all'articolo 416 Cp debbano essere l'esistenza di un vincolo associativo a carattere permanente fra tre o più persone, la presenza di un minimo di organizzazione a carattere stabile, infine l'esistenza di un programma criminoso volto al compimento di una serie indeterminata di delitti. Giova in proposito ricordare, a proposito della differenza fra il reato associativo ed il reato continuato commesso da più persone, che l'elemento distintivo è individuabile nel carattere dell'accordo criminoso, che nei casi di concorso può anche essere in via meramente occasionale e temporanea, - anche se nell'ambito di un medesimo disegno criminoso - essendo diretto alla commissione di uno o più reati, con la realizzazione dei quali può anche esaurirsi la condotta criminosa, mentre nel reato associativo risulta diretto all'attuazione di un programma criminoso, per la commissione di una serie indeterminata di delitti, con la permanenza di un vincolo associativo tra i partecipanti, anche indipendentemente e al di fuori dell'effettiva commissione dei singoli reati da parte di ciascuno di essi sentenza 42635/04, Sezione quinta, rv. 229906, ric. Collodo ed altri cfr sentenza 3340/99, rv. 212816 . L'elemento soggettivo del delitto di associazione consiste nel dolo specifico, avente ad oggetto la prestazione di un contributo utile alla vita dei sodalizio ed alla realizzazione dei suoi scopi. Ciò premesso, con riferimento al caso in esame, può rilevarsi che intanto l'intera Associazione Action Roma può essere considerata una associazione. per delinquere, la cui appartenenza possa determinare un responsabilità degli associati per il reato di cui all'articolo 416 in quanto sussistano gravi indizi dell'esistenza di una regola, per la quale i singoli delitti siano stati progettati dall'intera organizzazione con la piena consapevolezza da parte dei singoli associati delle manifestazioni del progetto delittuoso e delle connesse modalità esecutive. Diversamente, la carenza di una prova in tal senso non può rendere il semplice associato automaticamente responsabile di ogni delitto compiuto da altri appartenenti al sodalizio, in deroga al principio che dei delitti fine rispondono soltanto coloro che materialmente o moralmente hanno dato un effettivo contributo, causalmente rilevante, volontario e consapevole all'attuazione della singola condotta delittuosa, alla stregua del principio costituzionale dì personalità della responsabilità penale e dei comuni principi in tema di concorso di persone nel reato, essendo teoricamente esclusa dall'ordinamento vigente la configurazione di qualsiasi forma di anomala responsabilità di posizione in tal senso, a proposito di un'associazione di tipo mafioso, ma secondo principi comunque validi per l'associazione a delinquere in genere sentenza 18845/03, Sezione quinta, ric. Aglieri, rv. 226423 cfr 22897/01, rv. 219435 6172/96, rv. 203872 cfr 3584/94, rv. 199305 . 4.3. Ciò premesso, dalla lettura dell'ordinanza del Tribunale di Roma qui impugnata deve riscontrarsi, secondo quanto lamentato dai difensori dei ricorrenti, l'omessa considerazione dell'argomento difensivo che individuava, al più, plurime ipotesi di violazione di cui all'articolo 633 Cp. commesse da soggetti diversi in concorso fra loro ed in modo continuato, ma non già un sodalizio criminoso. I difensori hanno contestato la sussistenza e la struttura organizzativa a carattere permanente, come pure la consapevolezza di dar vita ad un organismo associato per l'attuazione di un comune programma criminoso, elementi necessari per l'integrazione del reato di associazione per delinquere. E' vero, infatti, che non è possibile ravvisare nell'ordinanza impugnata argomenti che valgano a distinguere in termini efficaci l'ipotesi del concorso nei reati di occupazione contestati, uniti dal vincolo della continuazione, rispetto all'associazione per delinquere. In particolare, vi sono nel provvedimento impugnato diversi passaggi argomentativi dedicati a dimostrare l'esistenza di un'associazione per delinquere. Tuttavia tale aspetto non risulta trattato in modo lineare e coerente, non essendo chiaro se il Tribunale abbia identificato l'associazione per delinquere nell'Associazione denominata Action Roma, ovvero in un gruppo sorto, sia pure nel contesto di detta associazione, quale frangia eversiva della stessa, teso a perseguirne gli intenti sociali, tramite tuttavia la perpetrazione di una serie, sistematica ed organizzata, di reati. Ed infatti, nella lunga e disomogenea articolazione dell'ordinanza, si evidenziano diversi passaggi contraddittori circa la figura di Action Roma e la supposta associazione per delinquere. Così infatti, dopo aver affermato che l'azione, di lotta-politico sociale dell'associazione Action si estrinsecava nelle illecite condotte previste e punite dall'articolo 633 Cp pag.3 , il Tribunale riconosce poi che lo scopo dichiarato di Action Roma era quello di porsi come soggetto politico attraverso cui passa la risoluzione dei problema-casa pag.25 , con una sua Iegittimazione nel sociale . Il Tribunale sostiene inoltre che l'invasione contra legem di edifici costituirebbe il progetto di vita dell'associazione e, dopo aver esaminato i diversi episodi riguardanti le occupazioni degli immobili nella città di Roma, afferma pag.40 che l'associazione aveva di mira l'attuazione di un programma di delinquenza, cioè la realizzazione di una serie indeterminata di delitti. Ma al passaggio successivo rileva che la storia fenomenologia su narrata dimostra che gli aderenti all'Associazione Action, come conclamato dagli stessi documenti di area rinvenuti ed acclusi al fascicolo trasmesso, non abbiano a priori e programmaticamente, circoscritto il vincolo di appartenenza alla consumazione di uno o più azioni di invasione, allo scopo di occupazione o di altro profitto, di edifici . Ma allora, come efficacemente rilevato dal P.G. in udienza, in base a tale ultima affermazione si sarebbe dovuto escludere a livello indiziario che vi sia stato un programma criminoso condiviso dagli associati di Action Roma posto che è di questa che si stava parlando . Non risulta quindi chiaro se il Tribunale abbia imputato ai ricorrenti una responsabilità per il delitto di associazione per delinquere in quanto componenti dell'associazione Action Roma, ovvero ad un diverso titolo associativo. In particolare appare contraddittorio che il Tribunale, pur ammettendo che non vi fosse un disegno criminoso preordinato, condizionato e motivato dall'appartenenza all'associazione Action Roma, abbia poi ravvisato nell'organizzazione stessa gli estremi di un'associazione per delinquere. Ne consegue che l'ordinanza impugnata risulta affetta da vizio di motivazione e da scarsa chiarezza e puntualità nella individuazione dei fenomeno associativo, nel cui contesto i singoli episodi delittuosi andrebbero inseriti. Il primo motivo di gravame dei ricorsi proposti risulta pertanto fondato. L'accoglimento di un tale motivo, attenendo alla sussistenza di gravi indizi in ordine al reato di cui all'articolo 416 Cp, impone l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma per nuovo esame. PQM La Corte annulla l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma.