L'extracomunitario in attesa di cittadinanza non può essere escluso dai concorsi

L'Asl di Viterbo condannata ad ammettere alle prove per dirigente medico anestesista una iraniana che sarà giuridicamente italiana solo dal 2008

Libero accesso degli stranieri al pubblico impiego. La partecipazione ad un concorso pubblico di un cittadino non italiano né europeo, attualmente, non trova alcun ostacolo normativo nel nostro ordinamento giuridico. La recente legislazione in materia di stranieri ha, di fatto, implicitamente abrogato la regola generale contenuta in precedenti disposizioni normative secondo la quale era da ritenere esistente una riserva d'accesso al pubblico impiego a favore dei soli cittadini italiani e dei soggetti per legge agli stessi equiparati . In altre parole, oggi, vale il principio opposto contenuto nella disciplina speciale sull'immigrazione, in particolare nell'articolo 2 che sancisce la parità di trattamento e la piena uguaglianza di diritti tra lo straniero regolarmente soggiornante in Italia e il cittadino italiano. Per questi motivi la sezione civile del Tribunale di Perugina - con l'ordinanza del 29 settembre scorso qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - ha accolto il ricorso di una cittadina iraniana ex articoli 43 e 44 Testo sull'immigrazione D.Lgs 286/98 ordinando all'Asl di Viterbo di ammetterla al pubblico concorso, per titoli ed esami, di Dirigente medico nella disciplina di anestesia e rianimazione. Secondo il magistrato perugino, infatti, non esiste alcuna norma che legittimi né un provvedimento di esclusione né uno di ammissione con riserva della ricorrente al concorso dell'Azienda sanitaria locale. Pertanto, il provvedimento di riserva preso dall'Asl viterbese ha integrato una condotta discriminatoria ai sensi dell'articolo 43 del Tu sull'immigrazione come tale legittimante a pieno la ricorrente all'azione diretta alla rimozione dei suoi effetti, così come previsto dal successivo articolo 44.

Tribunale di Perugia - Sezione civile - ordinanza 29 settembre 2006 Giudice monocratico Criscuolo Con l'indicato ricorso M.A. ha chiesto che venisse ordinato alla Asl di Viterbo, ai sensi del comma 5 dell'articolo 44 del D.Lgs 286/98 di porre in essere ogni eventuale e necessario atto volto a consentirle la partecipazione al concorso pubblico, per titoli ed esami, a Dirigente medico nella disciplina di anestesia e rianimazione, indetto e pubblicato sul Bur della Regione Lazio del 10 marzo 2006, n. 7, parte III, p. 78 A sostegno della sua richiesta precisava - di essere cittadina iraniana e di soggiornare regolarmente in Italia dal 1985 in forza di permesso di soggiorno rilasciatole dalla Questura di Perugia - di essersi laureata in Medicina e Chirurgia con specializzazione in anestesia e rianimazione presso l'Università di Perugia in data 28 febbraio 1995 - di aver presentato in data 4 aprile 2006 domanda di partecipazione al concorso pubblico, per titoli ed esami, a Dirigente medico nella disciplina di anestesia e rianimazione, indetto dall'Asl di Viterbo e pubblicato sul Bur della Regione Lazio del 10 marzo 2006 - di aver specificato nella domanda di partecipazione di aver inoltrato domanda per ottenere la cittadinanza italiana sin dal 2 gennaio 2006 - di aver ricevuto, successivamente, dall'Asl di Viterbo comunicazione datata 25 luglio 2006 di ammissione con riserva al detto concorso in quanto non in possesso del requisito della cittadinanza italiana, previsto nel relativo bando tra quelli generali e necessari per l'ammissione, con contestuale invito a produrre il documento attestante la cittadinanza al momento di sostenere la prova scritta del concorso L'Asl di Viterbo, malgrado la rituale notifica del ricorso non provvedeva a costituirsi in giudizio. Ritiene il giudicante come, anzitutto, debba ritenersi ormai pacifica la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario a decidere la presente controversia, rientrando questa nell'ambito del disposto di cui all'articolo 44 del D.Lgs 286/98 che prevede espressamente al comma 1 che quando il comportamento di un privato o della pubblica amministrazione produce una discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, il giudice può, su istanza di parte ordinare la cessazione del comportamento pregiudizievole e ad adottare ogni altro provvedimento idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti della discriminazione , precisando, al comma successivo, che la domanda si propone con ricorso depositato, anche personalmente dalla parte nella cancelleria del pretore ora Tribunale del luogo di domicilio dell'istante . Passando, quindi, all'esame del merito, va rilevato come il ricorso sia fondato e vada, conseguentemente, accolto sulla base quantomeno di una duplice serie di argomentazioni. 1 Ed infatti, risulta che la ricorrente - che risiede legalmente sul territorio italiano sin dal 1985 - ha inoltrato in data 2 gennaio 2006 domanda volta ad ottenere la concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell'articolo 9, lettera f , della legge 91/1992. Il termine di perfezionamento di tale procedura - come comunicato dal competente Ufficio Territoriale del Governo di Perugia - è di 730 giorni e, quindi, di 2 anni decorrenti dalla data di presentazione della domanda. Da ciò consegue che solo alla data del 2 gennaio 2008 la ricorrente M.A. potrà ottenere il requisito della cittadinanza italiana, posto che non pare sussistano circostanza ostative. Orbene, può affermarsi, come principio generale, quello secondo cui il lasso di tempo necessario alla Pa per pervenire al perfezionamento di un procedimento - a maggior ragione nei casi, come quello in esame, in cui sia di notevole durata - non può mai ritorcersi a danno del privato interessato soprattutto quando questi abbia un apprezzabile interesse ad una sua sollecita conclusione. Nel caso in esame, gli effetti negativi e pregiudizievoli ricollegabili al lasso temporale di due anni indicato come necessario per il perfezionamento della pratica di concessione della cittadinanza italiana non possono certamente pregiudicare la posizione della ricorrente rispetto all'espletando concorso non essendo di certo a lei addebitabili. È questo, pertanto, un primo aspetto discriminatorio del provvedimento n. 26387 del 25.7.2006 dell'Asl di Viterbo in quanto operante una ingiustificata disparità di trattamento tra colui che, come la attuale ricorrente, sia in attesa di conseguire il requisito, avendo tempestivamente provveduto ad inoltrare la relativa richiesta. Sarebbe stato più corretto, si ritiene, un provvedimento di ammissione con riserva di successiva esclusione in caso di mancato conseguimento del requisito della cittadinanza richiesto. 2 Pure a voler prescindere da quanto sin qui esposto, la questione della partecipazione a pubblici concorsi del cittadino non italiano né appartenente all'Unione Europea risulta essere stata più volte posta, affrontata e risolta dall'autorità giudiziaria in senso favorevole al privato sulla base di osservazioni e argomentazioni corrette sul piano giuridico e, pertanto, pienamente condivisibili anche da parte di questo Tribunale. In estrema sintesi, una volta richiamato integralmente l'ampio excursus normativo compiutamente elaborato dalla difesa della ricorrente, si ritiene che per addivenire ad una soluzione favorevole alla ricorrente della controversia basti solo osservare come la attuale normativa in materia di stranieri ha di fatto e implicitamente abrogato la regola generale contenuta e ribadita in varie antecedenti disposizioni normative per effetto della quale era da ritenere esistente una riserva di accesso al pubblico impiego a favore dei soli cittadini italiani e per i soggetti per legge agli stessi equiparati. Da ciò deriva che in assenza di precise disposizioni restrittive inerenti lo svolgimento di determinate attività quali, ad esempio, quelle dei militari e dei magistrati prevedenti normativamente come stabilito, ad esempio, dall'articolo 27 del D.Lgs 286/98 ovvero per effetto di individuazione demandata al Presidente del Consiglio dei Ministri in tal senso l'articolo 30, comma 2, del D.Lgs 165/01 il possesso della cittadinanza italiana debba valere la regola generale contenuta nella normativa speciale in tema di immigrazione, con particolare riferimento all'articolo 2 che sancisce la parità di trattamento e la piena uguaglianza di diritti tra lo straniero regolarmente soggiornante in Italia e il cittadino italiano. Da ultimo, può ancora evidenziarsi a come non esista un interesse dello Stato volto a precludere l'accesso di uno straniero al posto di dirigente medico b che nemmeno può rinvenirsi un ostacolo alla partecipazione dello straniero a concorsi pubblici l'articolo 51 della Costituzione sia perché la interpretazione nel senso escludente gli stranieri è contraria alla sua ratio, volta alla eliminazione di ogni forma di discriminazione all'interno dello Stato, sia perché la previsione in esso contenuta di consentire l'accesso ai pubblici uffici ai soli cittadini italiani non ha impedito che tale accesso fosse reso possibile anche per i cittadini dell'Unione Europea per cui non si scorgono valide ragioni per ritenere l'esclusione di cittadini anche non appartenenti all'Unione Europea. Non esistendo in conclusione, norma alcuna che legittimi un provvedimento di ammissione con riserva al concorso dell'Asl di Viterbo della ricorrente M.A., il provvedimento stesso n. 26387 del 25.7.2006 , rendendo più difficile o addirittura impedendo di fatto la sua partecipazione al concorso, integra una condotta discriminatoria ai sensi dell'articolo 43 del Tu sull'immigrazione come tale legittimante appieno la ricorrente all'azione volta alla rimozione dei suoi effetti, così come previsto dal successivo articolo 44. Poiché ai sensi dell'articolo 44 del D.Lgs 286/98 è compito del giudice quello di ordinare la cessazione del comportamento pregiudizievole e di adottare ogni altro provvedimento idoneo a rimuovere gli effetti della discriminazione, deve, in accoglimento del ricorso, senz'altro ordinarsi all'Asl di Viterbo di procedere immediatamente ad adottare tutti gli atti necessari per consentire al M.A. di essere ammessa, senza riserva, al concorso pubblico per titoli ed esami a Dirigente medico nella disciplina di anestesia e rianimazione pubblicato sul Bur della Regione Lazio del 10 marzo 2006, n. 7, parte III, p. 78, previa disapplicazione del provvedimento di ammissione con riserva n. 26387 del 25.7.2006. Va, invece, respinta la richiesta risarcitoria avanzata al punto d delle conclusioni del ricorso ai sensi del comma 7 dell'articolo 44 D.Lgs 286 citato non essendo stato fornito alcun elemento probatorio a sostegno della pretesa. Nulla per le spese, attesa l'assenza di contestazioni da parte della resistente dovuta alla mancata costituzione in giudizio. PQM Visto l'articolo 44 del D.Lgs 286/98, - ordina all'Asl di Viterbo di procedere immediatamente ad adottare tutti gli atti necessari per consentire a M.A. sia di essere ammessa, senza riserva, al concorso pubblico per titoli ed esami a Dirigente medico nella disciplina di anestesia e rianimazione pubblicato sul Bur della Regione Lazio del 10 marzo 2006, n. 7, parte III, p. 78, sia di partecipare alle prove scritte e orali, previa disapplicazione del provvedimento di ammissione con riserva adottato con delibera n. 26387 del 25.7.2006 - respinge la domanda risarcitoria avanzata dalla M.A. ai sensi del 7' comma del citato D.Lgs 286. Nulla per le spese.