Politica agricola comunitaria: le spese irregolari vanno rimborsate

Bruxelles reclama un importo complessivo di 317 milioni di euro per recuperi di irregolarità fino al '98. Ancora un record negativo per l'Italia

Niente sconti. La Commissione chiede la restituzione di un importo complessivo pari a 317,3 milioni di euro relativo a spese sostenute irregolarmente nell'ambito della Pac Politica agricola comunitaria le somme dovranno essere recuperate alla luce dell'inadeguatezza dei procedimenti di recupero applicati negli Stati membri interessati. Infatti dovrebbero essere le autorità nazionali a curare tutte le fasi interne della Pac pagamenti, controllo delle spese ed eventuale recupero delle spese che risultino indebitamente versate. La Commissione, dal canto suo, deve verificare che gli Stati provvedano al recupero degli importi irregolarmente. In genere le conseguenze finanziarie dei mancati recuperi da parte degli Stati vengono poste a carico del bilancio comunitario. Tuttavia, nel caso attuale, la Commissione ha ritenuto che i Paesi coinvolti non abbiano applicato con la dovuta diligenza i procedimenti di recupero e dunque i costi sono stati posti a loro carico. Anche perché, anche in considerazione degli importi, Bruxelles è dell'avviso che non si possa più tollerare alcuna irregolarità nell'esborso del denaro dei contribuenti europei. In questa occasione i Paesi oggetto della decisione di recupero - che si riferisce a irregolarità comunicate dagli Stati membri in un periodo compreso fino al 31 dicembre 1998 - sono in particolare l'Italia, la Germania, la Spagna, la Francia e il Regno Unito. C'è da rilevare, purtoppo, che in questa ennesima disavventura risale a due giorni fa la notizia del maxi-sforamento delle quote latte, con ovvie conseguenze il record negativo spetta all'Italia che su oltre 317 milioni di euro le irregolarità complessive di cinque Paesi deve restituire ben 310,8 milioni di euro, vale a dire il 97,9 per cento dell'ammontare totale. Una somma enorme che, in concreto, potrebbe risultare minore solo se fosse provato un difetto di comunicazione ovvero se certuni recuperi fossero invece stati effettuati ma l'Italia non avesse ancora trasmesso a Bruxelles i relativi fascicoli, oppure se si fosse accertato che alcuni importi ritenuti irregolari fossero poi stati giudicati in regola in seguito ad una più approfondita verifica. Ma non dovrebbe essere il caso degli importi citati, dato che Commissione, con la stessa informativa con la quale ha annunciato il recupero attuale ha anche segnalato il depennamento per vari motivi, appunto di 144 casi dal registro dei debitori e tra le due constatazioni non vi è coincidenza.