Riveduto (ma non stravolto) arriva il ""federalismo"" delle professioni

Luce verde dal Consiglio dei ministri al Decreto legislativo La Loggia di ricognizione dei principi fondamentali che fissa confini più definiti tra Stato e Regioni. Prime reazioni dalla Lapet solo parziale soddisfazione per il provvedimento

Via libera dal Consiglio dei ministri al D.Lgs di ricognizione dei principi fondamentali in tema di professioni. Palazzo Chigi, infatti, ha approvato lo scorso 2 dicembre il decreto legislativo meglio conosciuto come D.Lgs La Loggia qui leggibile nei documenti correlati che stabilisce confini più precisi fra Stato e Regioni. Ma non solo, le delimitazioni si fanno più stringenti se in gioco ci sono le associazioni rappresentative dei professionisti non regolamentati. Per loro, il ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha previsto un meccanismo che permette a livello territoriale solo il riconoscimento della personalità giuridica. L'iter legislativo. Il provvedimento è arrivato alla sua ultima tappa dopo un lungo iter legislativo e ha dovuto fare i conti con la bocciatura della Corte costituzionale, anche se parziale, con le critiche espresse dalla Conferenza Stato-Regioni e dall'Antitrust. Tuttavia anche se modificato il D.Lgs La Loggia non è stato stravolto. Del resto, sono state eliminate solo le parti oggetto delle pronunce della Consulta, riviste e corrette quelle oggetto dei pareri espressi dalle commissioni parlamentari. Non sono mancate neanche le indicazioni della Conferenza Stato-Regioni. Ma vediamo nel dettaglio come funziona. Il D.Lgs La Loggia. Quanto alla delimitazione dei confini tra Stato e Regioni articolo 1 comma 3 il D.Lgs è chiaro la potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale. Per quanto riguarda le associazioni non riconosciute il provvedimento articolo 2 comma 4 prevede che se non esercitano attività regolamentate o tipiche e se possiedono i requisiti, nel rispetto delle condizioni prescritte dalla legge per il conseguimento della personalità giuridica, possono essere riconosciute dalle Regioni nel cui ambito territoriale si esauriscono le relative finalità statuarie. Inoltre, il decreto legislativo prevede anche all'articolo 2 comma 3 che l'esercizio dell'attività professionale in forma di lavoro dipendente si svolge secondo specifiche disposizioni normative che assicurino l'autonomia del professionista . Sul fronte della concorrenza, nessuna novità. Del resto, non sono state considerate le osservazioni dell'Antitrust, la quale sosteneva che il testo così come formulato avrebbe stravolto il principio stesso di tutela della concorrenza. Pertanto, l'articolo 3 del D.Lgs cosiddetto La Loggia non è stato oggetto di alcun restyling Le reazioni. Sono molto soddisfatto - ha detto il ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, a margine del Consiglio dei ministri - perché dopo un lunghissimo iter e dopo aver ascoltato tutti e incontrato il Comitato unico delle professioni ricevendo il via libera, è stato approvato dal Consiglio dei ministri in via definitiva lo schema di riforma in materia di professioni . Del resto, ha aggiunto La Loggia, è il più importante segnale dato in vista della riforma delle professioni perché ora è stato individuato il compito dello Stato e il compito delle Regioni, il che fa base per il futuro riordino delle professioni . Anche per quanto riguarda le Regioni - ha concluso il ministro - mi aspetto un parere positivo, considerato che la loro valutazione negativa iniziale era legata alla convenzione che l'organizzazione degli ordini fosse di competenza regionale. La Consulta invece ha stabilito che è di competenza dello Stato e quindi ha dato ragione a noi . Dello stesso avviso anche il vice presidente della Camera, Alfredo Biondi, Forza Italia, che ha giudicato molto importante l'iniziativa del Governo, su particolare impulso del ministro La Loggia, in materia di principi fondamentali delle professioni . Del resto, ha aggiunto Biondi il tema è spesso utilizzato con tentativi riduttivi della funzione e della libertà d'esercizio delle libere professioni, stabilendo un rapporto inammissibile tra la natura intellettuale e fiduciaria del ruolo del professionista, e tentando di assimilarlo ad attività più o meno imprenditoriali, commerciali e aziendali che non corrispondono sul piano della tutela e della responsabilità conseguente di chi esercita professioni intellettuali e liberali . Il ministro La Loggia, ha concluso il vicepresidente di Montecitorio, è andato nella direzione giusta specie ora che è stato individuato e distinto il compito dello Stato rispetto a quelle delle Regioni, dicendo che è la base di partenza per quel riordino delle professioni che ha avuto tanta difficoltà a farsi strada . E ha concluso non si tratta di superare gli ordini, strumenti necessari sul piano professionale e deontologico, ma di evitare i disordini in danno della libertà e della qualità delle prestazioni professionali . La posizione della Lapet. Soddisfatto anche il presidente della Lapet, Roberto Falcone, anche se ha espresso un sì condizionato al D.Lgs cosiddetto La Loggia. Del resto l'associazione nazionale dei tributaristi pur condividendo il provvedimento nella parte in cui stabilisce confini più precisi tra Stato e Regioni in materia di professioni ha espresso un sì condizionato dopo le modifiche subite nel suo lungo iter. Il provvedimento ha infatti dovuto fare i conti con la bocciatura della Corte costituzionale, seppur parziale, e con le critiche espresse dalla Conferenza Stato-Regioni e dall'Antitrust, alle quali il presidente dei tributaristi si è associato nel settembre scorso. L'associazione sosteneva, infatti, che, legittimando le associazioni a livello regionale, si giungeva ad una frammentazione del riconoscimento e non ad una uniformità come l'Europa stabilisce. La discrasia tra ordini e associazioni - ha continuato Falcone - avrebbe potuto cedere il passo ad un divario tra associazioni di serie A riconosciute a livello europeo e di serie B a livello regionale . Mentre gli organismi dei professionisti annoverati nella direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali sono nazionali e non regionali . In seguito, però, alle modifiche messe a punto dal ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, che rivedendo il testo, ha precisato di non voler creare nuovi Ordini e di riconoscere, a proposito delle associazioni delle professioni non regolamentate, l'esistente di fatto, la Lapet ha sostenuto le modifiche al provvedimento, che permette il superamento delle barriere territoriali. Tra le due più corpose modifiche al testo, la seconda interessa più da vicino le associazioni professionali. Al comma 4 infatti non si parla più genericamente di riconoscimento , ma di conseguimento della personalità giuridica per le associazioni rappresentative di professionisti che non esercitano attività regolamentate. Malgrado tutto, però, ha concluso Falcone se è vero che non è stata tenuta in considerazione neppure nella nuova versione del provvedimento, l'osservazione dell'Antitrust da noi riaffermata di evitare lo stravolgimento del significato del principio di tutela della concorrenza, non possiamo esprimere totale assenso a questo provvedimento. Ma ne auspichiamo senz'altro un ravvedimento dell'ultimora . cri.cap

Consiglio dei ministri D.Lgs Ricognizione dei principi fondamentali in materia di professioni ai sensi della legge 131/03 Approvato il 2 dicembre 2005 Capo I Disposizioni generali Articoli 1 Ambito di applicazione 1. Il presente decreto legislativo individua i principi fondamentali in materia di professioni, di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, che si desumono dalle leggi vigenti ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 131/03, e successive modificazioni. 2. Le Regioni esercitano la potestà legislativa in materia di professioni nel rispetto dei principi fondamentali di cui al capo secondo. 3. La potestà legislativa regionale si esercita sulle professioni individuate e definite dalla normativa statale. 4. Nell'ambito di applicazione del presente decreto non rientrano la formazione professionale universitaria la disciplina dell'esame di Stato previsto per l'esercizio delle professioni intellettuali, nonché i titoli, compreso il tirocinio, e le abilitazioni richiesti per l'esercizio professionale l'ordinamento e l'organizzazione degli Ordini e dei collegi professionali gli albi, i registri, gli elenchi o i ruoli nazionali previsti a tutela dell'affidamento del pubblico la rilevanza civile e penale dei titoli professionali e il riconoscimento e l'equipollenza, ai fini dell'accesso alle professioni, di quelli conseguiti all'estero. Capo II Principi fondamentali Articolo 2 Libertà professionale 1. L'esercizio della professione, quale espressione del principio della libertà di iniziativa economica, è tutelato in tutte le sue forme e applicazioni, purché non contrarie a norme imperative, all'ordine pubblico ed al buon costume. Le Regioni non possono adottare provvedimenti che ostacolino l'esercizio della professione. 2. Nell'esercizio dell'attività professionale è vietata qualsiasi discriminazione, che sia motivata da ragioni sessuali, razziali, religiose, politiche o da ogni altra condizione personale o sociale, secondo quanto stabilito dalla disciplina statale e comunitaria in materia di occupazione e condizioni di lavoro. 3. L'esercizio dell'attività professionale in forma di lavoro dipendente si svolge secondo specifiche disposizioni normative che assicurino l'autonomia del professionista. 4. Le associazioni rappresentative di professionisti che non esercitano attività regolamentate o tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell'articolo 2229 del Cc, se in possesso dei requisiti e nel rispetto delle condizioni prescritte dalla legge per il conseguimento della personalità giuridica, possono essere riconosciute dalla Regione nel cui ambito territoriale si esauriscono le relative finalità statutarie. Articolo 3 Tutela della concorrenza e del mercato 1. L'esercizio della professione si svolte nel rispetto della disciplina statale della tutela della concorrenza, ivi compresa quella delle deroghe consentite dal diritto comunitario a tutela di interessi pubblici costituzionalmente garantiti o per ragioni imperative di interesse generale, della riserva di attività professionale, delle tariffe e dei corrispettivi professionali, nonché della pubblicità professionale. 2. L'attività professionale esercitata in forma di lavoro autonomo è equiparata all'attività d'impresa ai fini della concorrenza di cui agli articoli 81, 82 e 86 ex articoli 85, 86 e 90 del Trattato Ce, salvo quanto previsto dalla normativa in materia di professioni intellettuali. 3. Gli interventi pubblici a sostegno dello sviluppo delle attività professionali sono ammessi, secondo le rispettive competenze di Stato e Regioni, nel rispetto della normativa comunitaria. Articolo 4 Accesso alle professioni 1. L'accesso all'esercizio delle professioni è libero, nel rispetto delle specifiche disposizioni di legge. 2. La legge statale definisce i requisiti tecnico-professionali e i titoli professionali necessari per l'esercizio delle attività professionali che richiedono una specifica preparazione a garanzia di interessi pubblici generali la cui tutela compete allo Stato. 3. I titoli professionali rilasciati dalla Regione nel rispetto dei livelli minimi uniformi di preparazione stabiliti dalle leggi statali consentono l'esercizio dell'attività professionale anche fuori dei limiti territoriali regionali. Articolo 5 Regolazione delle attività professionali 1. L'esercizio delle attività professionali si svolge nel rispetto dei principi di buona fede, dell'affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, della tutela degli interessi pubblici, dell'ampliamento e della specializzazione dell'offerta dei servizi, dell'autonomia e responsabilità del professionista. Capo III Disposizioni finali Articolo 6 Regioni a statuto speciale 1. Per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano resta fermo quanto previsto dall'articolo 11 della legge 131/03. Articolo 7 Norma di rinvio 1. I principi fondamentali di cui al presente decreto legislativo si applicano a tutte le professioni. Restano fermi quelli riguardanti specificamente le singole professioni. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.