Cause tributarie gemelle, a dirimere i dubbi saranno le Sezioni unite

La quinta sezione civile gira un quesito sulla producibilità di una sentenza di Ct su questione identica ma periodo differente. L'obiettivo è di fare chiarezza sul valore del giudicato esterno nel processo tributario

Il contribuente, che ha una lite tributaria pendente in Cassazione, può produrre davanti ai giudici di legittimità una sentenza definitiva di Commissione tributaria a se favorevole, riguardante la stessa questione ma un periodo di imposta diverso? La domanda è stata girata dalla quinta sezione civile di Piazza Cavour alle Sezioni unite, al fine di fare chiarezza sul valore del giudicato esterno nel processo tributario ordinanza 20035/05, depositata il 17 ottobre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati . In particolare, il caso esaminato dai Supremi giudici riguarda un'azienda municipale di igiene ambientale che ha chiesto al Fisco il rimborso dell'Iva '97 sui compensi ricevuti dal Comune per i servizi svolti a suo favore. La contribuente ha fatto presente agli ermellini la sopravvenuta sentenza passata in giudicato della Ctr di Venezia, favorevole alla restituzione dell'Iva relativa agli anni 1998 e 1999. Pertanto, l'azienda ha chiesto che tale decisione avesse efficacia anche per la causa arrivata in Cassazione. In attesa del via libera da parte del primo presidente, ai fini dell'assegnazione della questione alle Sezioni unite, in Cassazione si profilano due diversi filoni giurisprudenziali il primo, diretto ad evitare che tra le stesse parti questioni sostanzialmente identiche siano diversamente decise il secondo, rivolto a difendere l'autonomia, nel sistema tributario, di ogni anno fiscale rispetto agli altri.

Cassazione - Sezione quinta civile - ordinanza 28 giugno-17 ottobre 2005, n. 20035 Presidente Papa - Relatore Sotgiu Pm Carestia - conforme - ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze - controricorrente Amia La Corte letti a Il ricorso notificato il 13 aprile 2001 alla Spa Amia Verona Azienda municipale di Igiene ambientale e depositato il 3 maggio 2001, con il quale il ministero delle Finanze e l'Agenzia delle entrate - premesso mediante allegazione della sentenza impugnata 1 che il Consiglio comunale di Verona, con deliberazione 95/1996 costituì, ex articoli 22 e 23 legge 142/90, l'Azienda municipale di Igiene ambientale Amia , azienda speciale, ente strumentale dell'ente locale dotato di personalità giuridica e di autonomia patrimoniale 2 che detta azienda divenne operativa dal primo gennaio 1997 svolgendo, da quel momento, l'attività di raccolta rifiuti per il Comune di Verona e limitrofi, di spazzatura delle strade per il solo Comune di Verona e di trasporto dei rifiuti presso le discariche autorizzate 3 che il 15 marzo 1999 la stessa Amia, su sollecitazione del Comune, aveva chiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso, ai sensi dell'articolo 66, comma 14, Dl 331/93 convertito nella legge 427/93 dell'Iva riferita all'anno 1997 applicata sulle fatture emesse sui compensi per i servizi svolti a favore del Comune di Verona come per quelli a favore degli altri soggetti, in forza di un solo motivo hanno chiesto, con vittoria di spese, di cassare la sentenza 191/00 depositata il 31 gennaio 2001 dalla Commissione tributaria regionale del Veneto - la quale ha respinto il gravame dell'Ufficio delle entrate di Verona contro la decisione 334/01/99 con cui la Commissione tributaria provinciale di Verona aveva accolto il ricorso proposto dalla contribuente avversoil silenzio rifiuto formatosi sulla predetta istanza di rimborso b l'istanza, depositata dalla controricorrente, di assegnazione della presente causa alle Su ex articolo 374 comma 2 Cpc nella quale 1 si deduce a che dopo la costituzione del contraddittorio in questo giudizio di legittimità è sopravvenuta ulteriore pronunzia di merito inter partes sulla medesima questione con riferimento al rimborso chiesto per il medesimo titolo rispetto ai versamenti svolti per le annualità di imposta 1998-1999 il cui diritto è stato riconosciuto con sentenza della Ctr di Venezia n. 78/21/03 passata in giudicato nella recente data del 27 novembre 2004 per decoso del termine annuale di cui all'articolo 327 comma 1 Cpc e b che detto giudicato esterno è destinato ad avere efficacia anche per la decisione della presente causa trattandosi di decisione avente ad oggetto la medesima questione fondamentale, pur riferendosi ad annualità diverse dal durevole rapporto rimasto sempre identico sotto ogni profilo oggettivo e soggettivo 2 si pone in rilievo che la stessa fondamentale questione di diritto di particolare importanza nell'ambito del contenzioso tributarlo è stata risolta in modo difforme da questa sezione c lo memorie ex articolo 378 Cpc depositate dalle parti il 22 ed il 23 giugno 2005 Riscontrato che si è contrastantemente affermata e negata a. la rilevabilità e/o la deducibilità del giudicato esterno formatosi nel corso del giudizio di legittimità o, comunque, processualmente non più deducibile nel pregresso grado di merito osservandosi in senso affermativo, 1 in fattispecie di giudicato formato dopo la lettura del ispositivo della decisione del Tribunale in sede di appello, che Cassazione, 16376/03 , essendo ritenuta ammissibile la produzione della documentazione attestante la rinuncia all'azione, o l'intervenuta conciliazione Cassazione, 13084/02 dal momento che entrambi i casi comprovano il venir meno dell'interesse e, dunque, una causa di sopravvenuta inammissibilità del ricorso o del controricorso, una lettura parimenti elastica dell'articolo 372 Cpc deve essere condivisa anche nell'ipotesi in cui, come in quella di specie, il documento nuovo costituito dalla sentenza passata in giudicato si sia formato dopo l'esaurimento dei gradi di merito, sicché l'unica possibilità per assicurarne la relativa produzione coincide con la notifica del ricorso per cassazione perché ritenere preclusa anche in questa ipotesi l'acquisizione di un documento del genere, strettamente funzionale all'eccezione di un giudicato esterno, ancora inesistente prima del ricorso per cassazione, comporterebbe il grave inconveniente di consentire una pronunzia definitiva da parte di questa Corte, che potrebbe porsi in insanabile contrasto con il precedente, esponendo cosi la sentenza di cassazione al rischio di un vizio revocatorio per cui oltre che al fine di evitare un inconveniente del genere, incompatibile anche rispetto al principio di economicità dei giudizi, recentemente elevato a rango di principio costituzionale, con la riforma dell'articolo 111, comma 2 Costituzione, l'attenuazione del precetto dettato dall'articolo 372 Cpc appare del tutto coerente con l'evoluzione della normativa processuale, in particolare, nella parte concernente la possibilità di sottoporre a revocazione le pronunzie di legittimità articolo 391bis Cpc , rispetto alla quale la produzione di documenti nuovi è strettamente funzionale con la precisazione che non contrasta con la tesi qui manifestata l'avviso espresso di recente da questa stessa Corte sentenza 3925/02 la quale, dopo aver affermato la rilevabilità d'ufficio del giudicato esterno, ha si escluso ogni deroga al citato articolo 372 Cpc, ma nel caso in cui il giudicato esterno si sia formato dopo e non prima la proposizione del ricorso o dei controricorsi 2 nella appena successiva Cassazione, Sezione terza, 19772/03, che ---il principio della parificazione del giudicato esterno a quello interno sul piano della rilevabilità al di fuori di iniziative di parte anche in sede di legittimità - giustificato con la considerazione che, in mancanza di specifica previsione normativa che imponga l'istanza di parte, il giudicato esterno costituisce oggetto di eccezione in senso lato ed il giudice può rilevarne di ufficio l'esistenza ex plurimis Cassazione Su, 226/01 10977/01 13779/01 - richiede nel caso, ivi esaminato, alcune precisazioni dovendosi considerare che, seppure ---il potere-dovere del giudice di rilevare di ufficio in sede di legittimità l'esistenza del giudicato esterno sussiste se il giudicato stesso risulti da atti prodotti nel giudizio di merito e non pure in quello di legittimità, in quanto in questo ultimo giudizio è vietata, a norma dell'articolo 372 Cpc, la produzione di nuovi documenti ed inibita la loro valutazione per ragioni di incompatibilità con lo schema processuale adottato Cassazione 3925/02 7032/02 14750/02 , ---tuttavia,se per effetto del giudicato viene meno l'interesse alla proposizione del ricorso per cassazione e lo stesso diventa inammissibile come nel caso ivi esaminato , in cui si assume che il giudicato contiene pronuncia di risoluzione del contratto di locazione ed il ricorso per cassazione verte sull'ammissibilità della convalida di sfratto per morosità , la parte può produrre documenti per dimostrare l'esistenza del giudicato ed il giudice è tenuto a valutarli, a meno che il giudicato non si sia formato in pendenza del giudizio di merito nel qual caso, potendo e dovendo i documenti essere prodotti in tale giudizio, torna ad applicarsi la regola generale che vieta la produzione di documenti in sede di legittimità Cassazione 1582/87 con la conseguenza dai principi sopra esposti discende che che l'essendo il giudicato intervenuto per come dedotto nel controricorso durante il giudizio di appello, non sarebbe stato possibile provarne l'esistenza mediante la produzione di documenti in questa sede e, d'altra parte, non si può tenere conto dei documenti concernenti il giudicato esistenti nei fascicolo della controricorrente, in quanto irritualmente prodotti nel giudizio di appello dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni le conclusioni sono state precisate il 3 giugno 1996 1'attestazione di deposito dei documenti da parte del cancelliere reca la data del primo aprile 1999 in senso negativo, in espressa adesione alle pregresse pronunce conformi richiamate, che Cassazione, trib., 13854/04 nonché la recentissima Cassazione, trib., 4703/05 quanto alla deduzione del giudicato esterno formatosi nel corso della fase di legittimità del giudizio deve escludersi la sua rilevabilità in questa sede scilicet di legittimità in quanto ---con la sentenza delle Su 226/01 di questa Corte seguita da numerose pronunce, anche delle sezioni semplici , si è definitivamente stabilito il principio della rilevabilità, anche d'ufficio, nella fase di legittimità del giudizio, del giudicato esterno, qualora questo emerga da atti comunque prodotti nel corso del giudizio di merito, non essendo ammissibile la loro produzione per la prima volta in cassazione, data la preclusione posta dall'articolo 372 Cpc, che consente nuove produzioni documentali nel giudizio di legittimità solo ove riguardino la nullità della sentenza impugnata o l'ammissibilità od improcedibilità del ricorso e del controricorso v., tra le molte, Cassazione Su, 9050, 10977/01 14118/01 7032/02 5140, 5689 e 5140/03 , senza che tale preclusione possa subire deroghe neppure nel caso di sopravvenienza del giudicato esterno dopo la proposizione del ricorso o del controricorso, tenuto conto della peculiare struttura del giudizio di cassazione, incompatibile con l'attività di istruzione probatoria Cassazione, 3925/02, che esclude, in ciò, profili di illegittimità costituzionale Cassazione, 11731/03 v. anche, nello stesso senso, Cassazione, 19772/03, che ammette la produzione documentale in cassazione solo nel caso in cui, con il giudicato formatosi dopo la fase di merito del giudizio, si intenda dimostrare l'inammissibilità del ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse ed impedendo la tassatività del disposto dell'articolo 372 Cpc, di accedere al isolata ma, si è visto innanzi, non più tanto interpretazione di Cassazione 16376/03, secondo cui il giudicato esterno formatosi successivamente all'esaurimento dei gradi di merito potrebbe essere dimostrato con la produzione documentale effettuata con la notifica del ricorso per cassazione B. l'efficacia di giudicato esterno, in materia tributaria, dell'accertamento definitivo contenuto in decisione resa tra le stesse parti ma relativa ad annualità diverse dello stesso tributo od a tributi diversi, pur in presenza dei medesimi presupposti fattuali, osservandosi in senso favorevole a da Cassazione, trib, 10280/00 conforme, Cassazione, trib., 6883/01 , che quando due giudizi tra le stesse parti abbiano ad oggetto un medesimo rapporto giuridico ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento compiuto in merito ad una situazione giuridica o la risoluzione di una questione di fatto o di diritto incidente su un punto decisivo comune ad entrambe le cause o costituente indispensabile premessa logica della statuizione contenuta nella sentenza passata in giudicato precludono l'esame del punto accertato e risolto e questo anche nel caso in cui il successivo giudizio ha delle finalità diverse da quelle che costituiscono lo scopo e il petitum del primo Cassazione 9401/99, 3795/99 7891/95 5748/88 1564/88 4807/78 , aggiungendo che da tale orientamento, che risponde all'esigenza di evitare che tra le stesse parti questioni sostanzialmente identiche siano diversamente decise, non vi è motivo di discostarsi b da Cassazione, trib., 7506/01 in relazione all'l'applicazione dell'articolo 295 Cpc il quale impone la sospensione del processo nei casi in cui deve essere risolta una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa , essersi chiarito l'ormai che tale nesso di dipendenza, postula che la questione pregiudiziale debba essere decisa con efficacia di giudicato da un giudice diverso da quello chiamato a pronunciarsi sulla causa pregiudicata Cassazione 3059/99 9787/98 10182/97 9191/97 4179/97 - e statuito l'in reiterate occasioni statuito che, qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno dei due sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento cosi compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza con autorità di cosa giudicata, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo e il petitum del primo Cassazione 10280/00 7891/95 1564/88 . c da Cassazione, trib., 8658/01, nell'esame della specifica censura di nullità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell'articolo 2909, 1 che in tema di giudicato, qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno dei due sia stato definito con sentenza passata in giudicato, F accertamento già compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della sentenza con autorità di cosa giudicata, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, e ciò anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il petitum del primo cfr. Cassazione civ., Sezione quinta, sentenza 10280/00 Cassazione civ., Sezione Seconda, 6041/00 e 2 che tale regola non trova deroga in caso di situazioni giuridiche di durata, giacché anche in tale caso V oggetto del giudicato è un unico rapporto e non gli effetti verificatisi nel corso del suo svolgimento, e conseguentemente neppure il riferimento al principio dell'autonomia dei periodi d'imposta può consentire un'ulteriore disamina tra le medesime parti della qualificazione giuridica del rapporto stesso contenuta in una decisione della commissione tributaria passata in giudicato in senso negativo, a da Cassazione, trib., 8709/03, che nel nostro sistema tributario ogni anno fiscale mantiene la propria autonomia rispetto agli altri, e comporta la costituzione, tra contribuente e fisco, di un rapporto giuridico distinto rispetto a quelli relativi agli anni precedenti o a quelli successivi per cui quando questioni di fatto in tutto, o in parte, analoghe siano state affrontate per più anni, e separatamente vale a dire con più sentenze, anche parallele, e non con un'unica pronunzia emessa al termine di un unico giudizio in cui siano confluiti più processi riuniti , in linea di principio nulla impedisce da un punto di vista strettamente logico giuridico che vengano adottate soluzione difformi per tale decisione l'unico rimedio per impedire la possibile emissione di pronunzie contrastanti relative ad anni diversi è costituito dalla riunione preventiva dei giudizi perché in caso contrario ogni giudizio anche se relativo ai medesimi tributi, ma ad anni diversi, mantiene la propria autonomia, e la soluzione data ad uno di essi non può comportare la formazione della cosa giudicata rispetto ai procedimenti relativi agli altri anni b da Cassazione, trib., 14714/01 resa in tema di dedotta violazione e falsa applicazione di norme e principi di diritto in tema di litispendenza ed in particolare dell'articolo 395 n. 5 Cpc ed in fattispecie nella quale, si legge, costItuiva circostanza incontestata tra le parti quella, secondo cui l'accertamento contenuto nel giudicato parametro attiene ad un periodo d'imposta diverso da quello oggetto del presente giudizio - premesso che sull'interpretazione ed applicazione, nel processo civile, dell'articolo 395 n. 5 Cpc, in ordine all'integrazione della fattispecie di revocazione ivi prefigurata, si è formato, ne corso de tempo, il fermissimo orientamento di questa Corte cfr., ex pluribus, sentenze nn. 33/1963, 933/65, 1534/96, 545/70, 463/75, 3158/84, 5813 8787/87, 7697/92, 8761/96, 13870/99 , secondo cui, perché una sentenza possa considerarsi contraria ad altra precedente, avente tra le parti autorità di cosa giudicata, e, quindi, suscettibile di revocazione, è necessaria - oltre all'identità dei soggetti, vincolati dal giudicato, con le parti del processo, in cui i suoi effetti vengono invocati in sede di revocazione della sentenza che lo ha definito pur nell'ambito della più complessa problematica della c.d. efficacia riflessa del giudicato, che qui non rileva, avuto riguardo alla circostanza che quelle dei due giudizi sono effettivamente le stesse parti cfr. articolo 2909 cod. civ. e Cassazione 2181/54 , anche quella di oggetto , da intendersi quale identità degli elementi obiettivi dette domande giudiziali proposte nelle due cause causae petendi e petita , di tal che tra le due fattispecie dedotte in giudizio sia rilevabile una ontologica e strutturale concordanza, nel senso che la precedente sentenza deve avere ad oggetto il medesimo fatto, o un fatto a questo antitetico, e non anche un fatto costituente un possibile antecedente logico, secondo cui la contrarietà con la sentenza precedente, passata in giudicato, è ipotizzabile unicamente in relazione agli accertamenti in essa racchiusie secondo cui la relativa valutazione del giudice, investito della causa di revocazione, resta sottratta al sindacato di legittimità, se sorretta da motivazione immune da vizi logici e giuridici -, che nel processo tributario l'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato articolo 2901 cod. civ. , quale parametro del giudizio di contrarietà al giudicato di una sentenza successiva pronunciata tra le stesse parti, ai sensi del combinato disposto degli articoli 64 comma 1 del D.Lgs 546/92 e 395 n. 5 Cpc - statuendo 11 articolo 7, primo comma, del Dpr 917/86 che l'imposta è dovuta per anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde un'obbligazione tributaria autonoma - non può che attenere allo specifico rapporto tributario, siccome dedotto in giudizio dalle parti per cui in tanto può configurarsi detta contrarietà, in quanto, o l'oggetto del secondo giudizio sia costituito dal medesimo rapporto tributario definito irrevocabilmente nel primo, ovvero in quest'ultimo sia stato definitivamente compiuto, dai giudice tributario, un accertamento radicalmente incompatibile con quello operato nel giudizio successivo c da Cassazione, 14593/04 in tema di violazione e falsa applicazione degli articoli 2909 Cc in controversia avente ad oggetto il pagamento di oneri consortili riferiti ad anni diversi , che, ricorrendo l'effetto preclusivo del giudicato esterno allorché tra il giudizio in corso e quello definito con sentenza inoppugnabile sussista piena identità di petitum e causa petendi, tale identità non può certamente sussistere nel caso di due crediti diversi, per la cui concreta realizzazione sono certamente necessari due titoli esecutivi, Ritenuto emergere chiaramente dall'excursus che precede - il contrasto esistente in seno 1 alle diverse sezioni di questa Corte in ordine alla prima segnalata questione di diritto e 2 a questa stessa sezione circa la seconda quaestio iuris, di conseguenza, - la opportunità di rimettere gli atti processuali al Sig. Primo Presidente perché valuti la ricorrenza, nella complessiva situazione oggetto del presente giudizio, dell'ipotesi prevista dall'articolo 374, comma 2, Cpc di assegnazione della causa all'esame delle Su ai fini della composizione di tali contrasti e/o, comunque, in considerazione della particolare importanza delle questioni esposte ritenuta quindi, l'inutilità di qualsiasi osservazione in favore dell'uno o dell'altro principio giuridico per entrambe le questioni nonché il richiamo di conferenti pensieri dottrinali e, quindi, la superfluità, allo stato, della confutazione ovvero della condivisione delle contrapposte tesi esposte dalle parti nelle rispettive memorie ex articolo 378 Cpc depositate il 22 e il 23 giugno 2005. PQM La Corte rimette gli atti al sig. Primo Presidente per l'eventuale assegnazione della causa all'esame delle Su.