Il nuovo corso della Direzione nazionale antimafia

Con un ordine di servizio Piero Grasso cambia i dipartimenti per far fronte alla criminalità organizzata sempre più transnazionale. Previsto un maggiore coordinamento con i distretti

Maggiore coordinamento con le procure sparse nelle Corti d'appello di tutta Italia e maggiore coordinamento all'interno degli uffici della stessa Direzione nazionale antimafia. Con questo obiettivo il nuovo procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, all'indomani del suo insediamento a via Giulia, ha messo in atto una vera e propria rivoluzione organizzativa all'interno della Dna, tramite l'ordine di servizio datato 2 marzo il documento è leggibile tra i correlati . Razionalizzazione, riorganizzazione e maggiore collegamento della struttura centrale con il territorio, questi i tre cardini del nuovo corso che prevede innanzitutto una suddivisione tra mafie tradizionali e nuove mafie, che Grasso ha voluto delegare rispettivamente ai procuratori aggiunti Emilio Ledonne e Lucio di Pietro. Sulla base dell'esperienza maturata , si legge nel documento, i principi ispiratori dei vecchi dipartimenti appaiono in gran parte superati. Dal momento che sembrano sempre meno delineati i confini tra le organizzazioni criminali cosiddette endogene mafia, 'ndrangheta, camorra etc. , le attività dei vari uffici sono state suddivise per materie, ciascuna delle quali è stata delegata ad un magistrato della Dna. Ventiquattro materie di interesse che vanno dalla cooperazione internazionale, all'informatica, agli appalti pubblici, alle Ecomafie, al narcotraffico, all'immigrazione clandestina e la tratta delle persone, al racket e usura, per passare dal doping e criminalità organizzata, fino alle infiltrazioni di questa nel mondo del lavoro. Le materie ovviamente si intersecano e per assicurare una maggiore collaborazione Grasso ha previsto almeno una riunione mensile tra i magistrati della Dna per il necessario scambio delle informazioni. C'è, tra i sostituti chi ritiene la riorganizzazione solo una questione interna, una prerogativa del nuovo capo e chi invece ritiene la svolta un atto necessario per superare l'esperienza del doppio mandato prorogato del predecessore Piero Luigi Vigna. Un progetto che nasce da lontano - ha spiegato Antonio Laudati, sostituto della Dna -. Vi era l'esigenza di adeguare la nostra operatività all'evoluzione della criminalità diventata sempre più transnazionale . La maggiore organizzazione dell'ufficio centrale per l'attività inquirente, ha spiegato ancora Laudati, è un progetto che parte dalla riforma dell'articolo 371bis Cpp voluto da Giovanni Falcone . Obiettivo dichiarato quello di un migliore coordinamento sia al suo interno che rispetto alle direzioni distrettuali, dal momento che, riporta l'ordine di servizio, condizione indispensabile per il miglior esercizio delle funzioni attribuite al procuratore nazionale, appare quella di assicurare una costante attività di collegamento investigativo con le direzioni distrettuali antimafia da realizzarsi attraverso i magistrati della Dna . Per raggiungere lo scopo ogni magistrato dalla Dna avrà un distretto di Corte d'appello al quale rispondere ponendosi come punto di riferimento per gli organi di polizia giudiziaria . Rispetto alla gestione Vigna, dai vari distretti si lamentava talvolta proprio una mancanza di collegamento con la struttura centrale nei prossimi mesi, quando la struttura sarà entrata a regime, si potrà dire se la formula Grasso avrà centrato l'obiettivo. p.a.

Direzione nazionale antimafia Provvedimento 11/2006/Dna 2 marzo 2006