Gli onorari del difensore d'ufficio e i problemi per il pagamento

di Leonardo Rinella

di Leonardo Rinella * Il ruolo del difensore di ufficio, anche con l'introduzione del nuovo codice processuale penale, è stato sempre sottovalutato e trascurato, per cui, spesso, ha svolto nel processo una funzione di semplice presenza, quasi mai assumendo il ruolo di protagonista e così non salvaguardando realmente i diritti di quegli imputati che, sprovvisti di difensore di fiducia, si affidavano al difensore d'ufficio per ottenere la salvaguardia delle proprie posizioni di parti nel processo. Colpa dell'insofferenza dei giudici per un difensore che, ove avesse compiutamente espletato realmente i compiti a lui affidati, avrebbe finito col rendere complesso un procedimento che, invece, proprio per l'assenza di un difensore di fiducia, i giudici contavano di risolvere in breve tempo. Colpa della pigrizia dei difensori, quasi sempre nominati all'ultimo momento e, perciò privi di qualsiasi conoscenza reale delle carte processuali, e non determinati a contrastare la volontà del giudicante per una soluzione quanto più rapida della questione. Colpa della sostanziale gratuità della difesa d'ufficio, per cui l'avvocato sapeva di donare il suo tempo e le sue fatiche senza speranze di compenso. Per molti anni è accaduto, allora, che il difensore d'ufficio è apparso come uno sprovveduto ed ossequioso protagonista di una commedia processuale, in cui egli non poteva che limitarsi al semplice completamento degli attori che agiscono nell'aula di giustizia. Per rimediare ai lamentati inconvenienti e per dare attuazione alle norme costituzionali sul giusto processo è intervenuta la legge 60/2001 che, oltre a disciplinare i sistemi di nomina dei difensori di ufficio, garantendo altresì un accertamento della professionalità e della specifica preparazione culturale dell'avvocato che ricopre tale ruolo, ha anche stabilito che l'attività del difensore di ufficio sia in ogni caso retribuita, da parte dello stesso difeso, se abbia le necessarie capacità economiche, o ad opera dello Stato se l'imputato sia un non abbiente. La spinosa questione della retribuzione del difensore d'ufficio è disciplinata dal combinato disposto degli articoli 17 e 18 della legge 60/2001 che, rispettivamente, hanno modificato l'articolo 32 e introdotto il nuovo articolo 32bis nelle norme di attuazione del codice di procedura penale, nonché gli articoli 1, 2, 12 e 13 della legge 134/01, recante modifiche alla disciplina del patrocinio statale, disposizioni che hanno delineato la procedura necessaria per ottenere la corresponsione degli onorari, nonché delle spese anticipate per il patrocinio prestato. Dobbiamo subito dire che, di fatto, la procedura in parola, per la sua macchinosità e per l'interpretazione offerta dalla giurisprudenza di merito, ha tutt'altro che risolto il problema del compenso al difensore di ufficio, finendo così col penalizzare soprattutto quei difensori che, adeguandosi allo spirito della legge, hanno inteso svolgere i loro compiti con l'impegno ordinariamente profuso per le difese di fiducia. Nessun problema sorge, ovviamente, ove il pagamento degli onorari avvenga direttamente ad opera del patrocinato, nell'ambito del consueto schema contrattuale privatistico. Trattasi di ipotesi assolutamente eccezionale e marginale, sia perché chi ha la possibilità di pagare un difensore, ordinariamente se ne sceglie uno di fiducia, anziché affidarsi ad uno sconosciuto nominatogli d'ufficio e sia perché, ove mai il cliente decida di affidarsi al legale nominatogli dall'Ufficio, in genere trasforma il rapporto in fiduciario. Numerose sono invece le questioni presenti tutte le volte in cui il cliente non possa far fronte al suo impegno ed il difensore decida di ricorrere alla procedura per il pagamento, a carico dello Stato, delle anticipazioni delle spese e dell'onorario. In siffatta ipotesi le strade che si aprono per il difensore sono tre, diversamente percorribili, a secondo il caso concreto che si presenti. Il primo riguarda la possibilità che il cliente possa essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato, ove versi nelle condizioni di cui all'articolo 3 della legge 134/01. Trattasi di fattispecie di difficile percorribilità in quanto presuppone che possa essersi istaurato un contatto ed un rapporto fra il difensore ed il cliente. È indispensabile, infatti, per percorrere la citata procedura, che l'istanza sia sottoscritta dall'interessato, a pena di inammisasibilità, e che sia corredata da una dichiarazione sostitutiva di certificazione in ordine ai requisiti previsti dalla legge, parimenti a firma dell'interessato. Quasi sempre, peraltro, nonostante il difensore, nominato d'ufficio, si rizeli per invitare il cliente ad un incontro, questi lascia inevaso l'invito. Il pagamento a carico dello Stato delle anticipazioni delle spese e dell'onorario in favore del difensore d'ufficio è parimenti semplificato se l'indagato o l'imputato sia stato dichiarato irreperibile dal Pubblico ministero o dal Giudice competente, con regolare decreto notificato al difensore nominato e previe ricerche della Polizia giudiziaria. Trattasi di ipotesi assolutamente marginale e che, peraltro, può intervenire in una fase o, addirittura in un grado avanzato del processo, quando il difensore ha già spiegato numerose attività. Senza contare che, come avremo modo di osservare, la richiesta di liquidazione degli onorari va avanzata al Giudice dinanzi al quale si svolge il procedimento, onde l'irreperibilità potrebbe intervenire quando, terminate una fase o un grado del giudizio, il processo già si trova pendente dinanzi ad un giudice diverso con impossibilità, da parte del difensore, di ottenere il pagamento per l'attività svolta nella fase o nei gradi precedenti. Il caso più frequente a verificarsi e che fa sorgere le maggiori questioni è quello in cui il cliente, di fronte alla richiesta avanzata dall'avvocato, di corrispondere gli onorari per l'attività prestata in suo favore, dichiari di non volere o di non potere pagare o, addirittura, lasci inevasa la richiesta. In tal caso il difensore è costretto ad iniziare una lunga e defatigante azione di recupero che, seppure per il disposto dell'articolo 32 disp.att. Cpp, nel testo sostituito dall'articolo 17 legge 60/2001, è esente da bolli, imposte e spese, in realtà comporta complessi adempimenti, non sempre di facile esecuzione, anche in presenza di una giurisprudenza di merito che non facilita certamente i compiti del difensore di ufficio. Egli dovrà, in primo luogo, presentare una dettagliata parcella riepilogativa delle attività svolte, contenuta entro i valori medi del tariffario, al Consiglio forense di appartenenza, il quale, in adunanza, esprimerà parere di congruità. Nonostante il puntuale disposto dell'articolo 17 legge 60/2001,alcuni Consigli forensi ritengono di richiedere i diritti per l'emissione del parere, escludendo che gli stessi rientrino fra i bolli, imposte e spese per i quali vige il regime di esenzione. Ottenuto il parere del Consiglio forense, il difensore dovrà richiedere l'emissione di un decreto ingiuntivo al Giudice civile competente per valore, cui dovrà far seguito l'inizio ed il tentativo di esecuzione forzata. Trattasi di attività che, seppure esente da spese, importa un impegno professionale da parte dell'avvocato, ma la costante giurisprudenza esclude la recuperabilità degli onorari della procedura monitoria ed esecutiva, assumendo che questa non sarebbe di competenza del giudice penale ma dimenticando che la stessa si è resa indispensabile proprio per il pagamento degli onorari maturati nella sede penale. Sicchè, in definitiva, sovente il difensore, per ottenere il recupero di una parcella di poco conto in sede penale, è costretto ad un'attività ben più impegnativa nella sede civile, che sarà priva di qualsiasi compenso. L'articolo 32 disp. att. Cpp, nel testo modificato dall'articolo 17 legge 60/2001, si esprime nel senso che al difensore d'ufficio è corrisposto il compenso quando dimostri di aver esperito inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali . La norma è stata integralmente ripresa dall'articolo 116 Dpr 115/02 t u in materia di spese di giustizia a norma del quale l'onorario e le spese spettanti al difensore d'ufficio sono liquidate dal magistrato quando il difensore dimostra di avere esperito inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali La lettera della norma , seppure indubbiamente imprecisa ed equivoca, unitamente allo spirito che l'ha fatta dettare, sembrerebbero portare alla conclusione che il difensore, per vedere maturato il diritto al compenso con pagamento da parte dello Stato, può in qualunque modo provare l'irrecuperabilità del credito, senza alcun bisogno di portare a compimento l'intera procedura monitoria ed esecutiva. Tanto per impedire che il difensore affronti procedure lunghe e defatiganti e, al tempo stesso, che lo Stato sopporti spese inutili, quasi sempre irrecuperabili. Siffatta tesi ha trovato concorde la magistratura di merito soltanto in casi sporadici. Così il Tribunale di Bari ha riconosciuto la liquidazione dell'onorario e delle spese in favore del difensore di uno straniero, pur non dichiarato mai irreperibile, anche se detto difensore non aveva esperito l'intero procedimento per il recupero del credito professionale, motivando col fatto che non risultando agli atti alcun indirizzo del soggetto, sarebbe stato concretamente impossibile per il difensore esperire qualsivoglia ricorso agli strumenti coattivi previsti dall'ordinamento italiano La maggior parte dei giudici, invece, ha opposto un rifiuto esasperato, richiedendo il completarsi di procedure, a volte assolutamente impossibili da espletare. Così il Tribunale di Sorveglianza di Bari, in una decisione inedita del 15 dicembre 2005, ha opposto il rifiuto a liquidare i compensi a favore di un difensore di ufficio che aveva provato di aver richiesto gli onorari con raccomandata ad un imputato straniero detenuto, il quale gli aveva risposto di essere nell'impossibilità di corrispondere alla richiesta in quanto straniero detenuto, privo di permesso di soggiorno, senza domicilio in Italia e non in possesso di qualsiasi fonte di reddito Il Tribunale ha preteso egualmente l'espletamento delle procedure monitorie ed esecutive, senza chiarire, peraltro, dove il difensore avrebbe dovuto tentare la procedura d'esecuzione. Ancora più esasperato il formalismo manifestato dal Giudice per le Indagini preliminari di Trani che, in presenza di imputato straniero mai formalmente dichiarato irreperibile perché a suo tempo aveva eletto domicilio in Italia ma, di fatto, non rintracciabile nel nostro Paese, ha sostenuto che il difensore avrebbe dovuto provaree di essere nell'impossibilità di esperire le procedure di recupero del credito anche attraverso informazioni da richiedersi all'ambasciata di appartenenza dello straniero o alla Questura, per conoscere se mai fosse avvenuta l'espulsione dal territorio dello Stato. Non è chi non veda quanto sia improntato ad eccessivo formalismo il provvedimento del Gip di Trani, soprattutto ove di consideri, per quanto generalmente noto 1. che lo straniero non è quasi mai formalmente dichiarato irreperibile in quanto, per comodità legate alle notificazioni, viene costantemente invitato ad eleggere domicilio presso il difensore d'ufficio, anche se quel difensore non sarà quasi mai da lui contattato 2. che lo straniero espulso non è sicuramente rintracciabile in Italia perché, se nota la sua presenza, sarebbe sicuramente arrestato e poi nuovamente espulso per violazione al primo decreto di espulsione 3. che uno straniero, entrato clandestinamente nel nostro Stato, per poi essere espulso, non avendo permesso di soggiorno, non è sicuramente in condizioni economiche capaci di permettergli il pagamento degli onorari al suo difensore perché, diversamente, non sarebbe entrato clandestinamente in Italia 4. che l'Ambasciata del Paese cui l'imputato straniero appartiene, potrebbe, se contattata, fornire, al massimo, il domicilio del connazionale nel Paese d'origine, dove il difensore non potrebbe certamente esperire le procedure di recupero del credito. In definitiva, costringere il difensore di uno straniero ad adempimenti defatiganti ed iutili, oltre che estremamente costosi, significa solo ritardare e, qualche volta, scoraggiare, il conseguimento del giusto compenso per l'attività professionale espletata. Superata, indenne, la complessa procedura monitoria ed esecutiva per ottenere la sospirata prova dell'irrecuperabilità del credito vantato, il difensore dovrà richiedere al Giudice, dinanzi al quale ha espletato la sua attività, il decreto per il pagamento delle spese e dell'onorario, che, a mente dell'articolo 82 Dpr 115/02 andrà liquidato dall'autorità giudiziaria entro i valori medi delle tariffe professionali vigenti. E qui i provvedimenti giudiziari iniziano l'operazione di taglio che, nella migliore delle ipotesi e quando appaiono particolarmente motivati, ricordano che l'importo dei valori medi della tariffa professionale rappresenta non già l'ammontare del compenso bensì il limite massimo insuperabile per concludere che l'impegno del professionista e la natura delle questioni trattate consente l'applicazione delle tariffe minime. Non di rado, però, i tagli investono voci e compensi senza motivazione alcuna, confidando nella circostanza che il decreto è sì impugnabile dinanzi al Collegio ma che il difensore non oserà mai lamentarsi di un Giudice che dovrà ancora molto spesso incontrare sulla sua strada. Di fronte a certi atteggiamenti e provvedimenti della magistratura, difetta un'azione dei Consigli forensi a tutela dei propri iscritti, sicchè è difficile che un difensore sia disponibile a lotte individuali per affermazioni di principio che non investono il singolo caso ma la dignità e la professionalità della classe forense. Utile sarebbe una riforma legislativa che dovrebbe sempre assicurare il pagamento degli onorari al difensore d'ufficio da parte dello Stato, che dallo Stato e per ricoprire una funzione d'interesse pubblico è nominato. Dovrebbe poi essere la Pa incaricata di recuperare le spese anticipate, con la procedura seguita per il recupero di tutte le spese di giustizia. Solo così il difensore d'ufficio potrebbe essere sicuro che la propria opera sarà adeguatamente e sollecitamente compensata, così spronandolo ad un impegno sempre crescente e migliorandolo professionalmente. Resta una seconda strada, altrettanto efficacemente percorribile creare un ruolo di difensori, stipendiati direttamente dallo Stato, a cui affidare sempre il compito di difendere gli indagati, imputati e condannati privi di difensore di fiducia. Ma la via delle riforme utili in Italia è sempre lastricata di difficoltà * Procuratore Generale Onorario della Cassazione