Niente discoteche nelle zone produttive fissate dal Prg

La previsione di una quota di attività secondarie commerciali nelle stesse aree non è onnicomprensiva. Occorre comunque un nesso logico e di utilità reale tra le attività primarie e le altre ammissibili

È legittimo il diniego della licenza di pubblica sicurezza per l'apertura di una discoteca in una zona industriale, ove le Norme tecniche di attuazione Nta del Piano regolatore generale vigente non prevedano tale tipologia di attività tra quelle ammesse nella zona come destinazioni secondarie in genere attività commerciali connesse . Ad affermarlo è la quinta sezione del Consiglio di Stato che con la decisione qui leggibile come documento correlato ha accolto il ricorso in appello proposto dal Comune di Monticello Conte Otto, in provincia di Vicenza, per la riforma della sentenza del Tar Veneto che aveva, invece, annulato il diniego opposto dal Comune. L'amministrazione aveva motivato il provvedimento sostenendo la non conformità tra il tipo di zona e la destinazione richiesta, essendo l'area di tipo D1 zone produttive mentre, secondo il Prg vigente, i locali destinati a discoteca risultavano disciplinati da uno specifico articolo delle Nta e potevano trovare collocazione all'interno delle zone territoriali omogenee di tipo F destinate ad attrezzature e servizi . La società che intendeva realizzare la discoteca aveva impugnato il diniego dinanzi al Tar Veneto, chiedendo anche il risarcimento dei danni subiti in conseguenza dei lavori effettuati. I giudici amministrativi veneti avevano accolto il ricorso ritenendo fondata, sebbene non espressamente dedotta, la censura di sviamento di potere in quanto dall'iter dei procedimenti sarebbe emerso un comportamento poco chiaro dell'amministrazione ed elementi indicatori di una volontà del Comune rivolta ad impedire comunque un esito del procedimento favorevole alla richiedente. Circa l'incompatibilità di zona, il Tar rilevava che il combinato di articoli delle Nta ammettesse anche attività secondarie, nei limiti del cinquanta per cento delle superfici destinate alle attività principali. Ammetteva infine fondata la richiesta di risarcimento, ordinando al Comune di formulare un'offerta sulla base dei criteri indicati in sentenza. Di tutt'altro avviso Palazzo Spada, che, accogliendo il ricorso in appello del Comune, in riforma della sentenza impugnata ha respinto il ricorso di primo grado. In particolare i giudici del Consiglio di Stato, pur non avendo potuto trovare alcuni riscontri nelle Nta lo stralcio di queste, relativo all'area controversa, non era stato prodotto , hanno trovato ineccepibile la motivazione ulteriore del Comune relativa alla non conformità tra il tipo di zona produttiva e la destinazione richiesta.Non è infatti, a parere dei giudici, legittimo concludere che le attività commerciali limitatamente consentite nelle zone D1 siano consentite tutte, indistintamente, senza limiti di tipologia. Sono da ritenere ammissibili, invece, ove quelle in cui sia riscontrabile una connessione tra attività primarie e secondarie circostanza che non ricorre, evidentemente, nel caso di una discoteca. m.c.

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 14 dicembre 2004-10 giugno 2005, n. 3059 Presidente Frascione - estensore Pullano Ricorrente comune di Monticello Conte Otto - controricorrente Milk Srl Fatto Il Comune di Monticello Conte Otto, dopo una lunga istruttoria, ha negato alla soc. Milk la licenza di pubblica sicurezza per l'apertura di una discoteca. Il provvedimento è stato così motivato i locali destinati a discoteca sono disciplinati dall'articolo 26 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG vigente e trovano collocazione all'interno delle zone territoriali omogenee di tipo F zone destinate ad attrezzature e servizi . Considerato che la zona dove è situato il locale Pelle d'Oca oggetto dell'intervento richiesto è del tipo D1 zone produttive , non sussiste conformità tra il tipo di zona e la destinazione richiesta . La società Milk ha impugnato il provvedimento suddetto dinanzi al Tar per il Veneto, chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi - violazione degli articoli 25 del D.Lgs 112/98 e 5 del Dpr 447/98 ed eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà e stravolgimento del procedimento unico, in quanto il Comune, in sede di procedimento semplificato c.d. sportello unico , dopo avere rilasciato le concessioni ed autorizzazioni edilizie ed acquisito i pareri necessari, a distanza di circa due anni dalla domanda, ha accampato pretese incompatibilità urbanistiche - violazione e falsa applicazione delle NTA del PRG articoli 10 e 4b ed eccesso di potere sotto più profili, essendo l'attività commerciale richiesta compatibile con la destinazione di zona D1. Ha anche chiesto il risarcimento dei danni subiti, in conseguenza dei lavori effettuati, da quantificare ai sensi dell'articolo 35 del D.Lgs 80/1998. Il Tar ha accolto il ricorso, ritenendo fondata, anche se non espressamente dedotta, la censura di sviamento di potere, in quanto dalla sequenza procedimentale sarebbero emersi un comportamento perplesso dell'amministrazione comunale ed elementi indicatori di una volontà della stessa diretta ad impedire comunque l'esito positivo del procedimento. Quanto, poi, alla pretesa incompatibilità con la destinazione di zona, il Tar ha ritenuto che l'articolo 10 delle NTA, con riferimento all'articolo 4b , ammette, oltre all'attività tipica, anche attività secondarie, segnatamente, attività commerciali, nei limiti del 50% della superficie destinata all'attività principale. Ha, infine, ritenuto fondata nell'an la domanda di risarcimento, ordinando al Comune, per il quantum, di formulare un offerta sulla scorta dei criteri indicati in sentenza. Il Comune di Monticello Conte Otto chiede la riforma della sentenza, che reputa erronea, ed insiste nel sostenere che nelle attività commerciali consentite nella zona D1 non possono farsi rientrare tutte le attività commerciali, ma solo quelle connesse alla destinazione principale. La società Milk si è costituita in giudizio ed ha illustrato i motivi di infondatezza dell'appello. Con successive memorie, entrambe le parti, hanno ribadito le proprie tesi difensive. Diritto L'appello è fondato. Si deve innanzi tutto escludere che, nella specie, sia rinvenibile lo sviamento di potere individuato dal Tar censura, peraltro, neanche espressamente dedotta dall'originaria ricorrente , potendosi, di contro, spiegare il comportamento dilatorio del Comune appellante sia con la incertezza in ordine alla compatibilità o non di un locale discoteca con la destinazione di zona zona D1 destinata ad attività produttive, nella quale sono consentite attività secondarie anche commerciali , sia con la necessità, più volte segnalata nel corso del procedimento, di reperire adeguate aree di parcheggio. Si può, invece, convenire con l'originaria ricorrente che la motivazione del diniego di autorizzazione all'apertura di una discoteca - secondo la quale tali locali sarebbero disciplinati dall'articolo 26 delle NTA del PRG vigente e trovano collocazione nelle zone territoriali omogenee di tipo F zone destinate ad attrezzature e servizi - non ha un puntuale riscontro nelle suddette NTA. Infatti, l'amministrazione appellante, nel dare adempimento alla decisione interlocutoria indicata in epigrafe, non ha prodotto lo stralcio delle NTA relativo alla zona F, che era stato espressamente richiesto. Il Comune di Monticello Conte Otto ha, però, giustificato il diniego anche con una ulteriore ed autonoma motivazione, osservando che non sussiste conformità tra il tipo di zona e la destinazione richiesta, in quanto la zona dove è situato il locale Pelle d'Oca, oggetto dell'intervento, è del tipo D1, zone produttive. Tale motivo appare ineccepibile. Non si può, infatti, seguire la tesi della soc. Milk, condivisa dal giudice di primo grado, che l'articolo 4, punto 4b delle NTA ammette, oltre all'attività principale tipica della zona di ubicazione nella specie attività produttive , anche attività secondarie, nei limiti del 50% della superficie destinata all'attività principale, e, segnatamente attività commerciali alle quali potrebbero essere ricondotti, l'intrattenimento, la musica e il ballo. La norma precisa che nella zona D1 sono ammesse, come destinazione secondaria, le attività e gli impianti connessi alla destinazione principale, i quali vengono espressamente elencati. Pertanto, se è esatto, che tra questi sono menzionate anche le attività commerciali, non è dato, però, concludere che, entro i suddetti limiti di superficie, sono consentite tutte indistintamente le attività commerciali. Infatti, mentre, per es., è da ritenere connesso all'attività principale un esercizio commerciale di somministrazione di alimenti e bevande, non si vede, invece, quale conessione potrebbe esistere tra una attività artigianale o industriale ed una discoteca. La motivazione di cui si è trattato appare, pertanto, del tutto legittima e da sola idonea a sorreggere il provvedimento impugnato. Per le considerazioni che precedono l'appello va, quindi, accolto e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va respinto. Le spese di entrambi i gradi di giudizio possono essere compensate. PQM il CdS, Sezione quinta, accoglie l'appello in epigrafe e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 4 N . RIC. Luigi 3 GFF